Carceri: detenuto uccide connazionale in cella

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Omicidio tra le sbarre nel carcere di San Gimignano: a seguito di un violento litigio tra due detenuti rumeni, uno ha ammazzato l’altro con uno sgabello di legno. La denuncia e’ del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e piu’ rappresentativo della categoria, da tempo in prima linea nel sollecitare provvedimenti urgenti per i penitenziari toscani e del Paese. “Ieri sera dopo le 19 – fa sapere Pasquale Salemme, segretario nazionale Sappe della Toscana – c’e’ stata una lite tra due rumeni (entrambi condannati per omicidio) della sezione media sicurezza del carcere. Uno, gia’ conosciuto per il suo stato psicologico, ha impugnato uno sgabello di legno ed ha ammazzato l’altro recluso colpendolo ripetutamente alla testa”. Anche Donato Capece, segretario generale del SAPPE, e’ netto nella denuncia: “Il fatto che l’omicida fosse seguito dal un gruppo di osservazione multidisciplinare per i casi psichiatrici e di autolesionismo la dice lunga. Questi sono soggetti che non possono stare in un carcere normale ed e’ stato sbagliato chiudere gli OPG: bisognava riformali, indubbiamente, ma non chiuderli. Ma il problema e’ anche un altro. Il sistema delle carceri non regge piu’, e’ farraginoso. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. E al Corpo di Polizia Penitenziaria servono almeno ottomila nuove unita’ per fronteggiare la costante emergenza carceri, che vede oggi in Italia il nuovo numero record di oltre 57mila 300 detenuti, con celle sovraffollate e tensione ‘a mille’ (come dimostra il grave fatto accaduto a San Gimignano)”. 






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