San Vitaliano. Licenziati i 76 lavoratori del salumificio Spezia, chiuso sei mesi fa per mancanza di liquidità. Questi operai non hanno nessuna intenzione di gettare la spugna e da ieri hanno deciso di occupare il piazzale della ormai storica fabbrica napoletana. Sono a conoscenza di una trattativa tra un imprenditore intenzionato a rilevare l’azienda ormai messa in liquidazione e sanno anche che l’acquirente avrebbe garantito la loro riassunzione ma si cercano ulteriori garanzie.Ora che il periodo della cassa integrazione é finito e che per gli operai si é aperta la strada del Naspi, e cioè dell’indennità mensile di disoccupazione che sarà percepita per due anni, si vorrebbe anticipare gli eventi. Dopo essersi confrontati con le istituzioni che si sono sedute al tavolo nel tentativo di trovare una soluzione per una storica azienda, gli operai hanno deciso di occupare. La speranza dei lavoratori é che la protesta serva a far spingere il piede sull’acceleratore dell’accordo. Ad oggi il nome dell’ imprenditore non è stato ufficializzato ma una svolta potrebbe avvenire già nei prossimi giorni.
Castellammare, facevano assumere pescivendoli come operai specializzati in Fincantieri: chiesti 24 anni di carcere
Castellammare di Stabia. Assumevano fruttivendoli e pescivendoli come operai specializzati nonostante non ne avessero le competenze, venivano spostati da una parte all’ altra perché “non sapevano fare nulla”. Alcune assunzioni erano imposte alle ditte che lavorano in Fincantieri direttamente da un dipendente dell’ azienda madre. Così il pm della procura di Torre Annunziata, Maria Benincasa, ha condannato tutti e cinque gli operai accusati di estorsioni ai danni di aziende che lavorano nello stabilimento stabiese. Le richieste di condanna sono pesanti: 9 anni per Antonio Vollono, il sindacalista dipendente di Fincantieri; 7 anni ciascuno sono stati chiesti per Francesco Amoroso e Catello Schettino; 5 anni e mezzo per Catello Scarpato e 3 anni e mezzo per suo fratello Ferdinando.
Le parti offese riconosciute sono gli imprenditori Paolo Pascucci e Antonio Imazio con le loro aziende, secondo l’accusa tutto nasce da Vollono che dirigeva le richieste estorsive. Alcuni episodi sono stati ritenuti emblematici dall’ accusa, come il sequestro di persona subito da Antonio Imazio che sarebbe stato costretto nel febbraio 2015 a far salire in macchina alcuni operai tra cui Nicola Tramparulo, già condannato anche in Appello a 5 anni di reclusione che gli avrebbero raccomandato di assumere “le persone che ti indicherà uno di Fincantieri, senza fare problemi”. Dopo due settimane, da Imazio sarebbe poi arrivato Vollono, che avrebbe imposto le assunzioni di alcuni amici e parenti, tra cui la figlia di Amoroso “che non si è mai recata sul posto di lavoro, ma ha incassato regolarmente lo stipendio”. Da aggiungere poi gli scioperi pilotati, i boicottaggi nell’ utilizzo delle macchine da lavoro e il conseguente ritardo sull’ avanzamento dei lavori e danni all’ azienda. Tra una settimana toccherà alle difese provare a smontare le accuse avanzate in sede di requisitoria dalla Procura.
Camorra, ”Ti faccio fare la fine del meccanico, ti sparo in faccia”: così ‘o nannone minacciò un parcheggiatore di Forcella
“Ti faccio fare la fine del meccanico, ti sparo in faccia. Se ancora ti vedo in questa zona”. La violenza ai tempi della Paranza dei Bimbi non conosceva limiti e così, 15 giorni dopo l’omicidio di Luigi Galletta, Antonio Napoletano “o’ nannone” avrebbe minacciato il padre di un affiliato al clan Buonerba che gestiva un parcheggio in una zona contesa con i Sibillo.
Il giovanissimo ma pericoloso killer al servizio dei Sibillo nella guerra di Forcella è in caarcere da due giorni perché accusato dell’omicidio del meccanico incensurato di Forcella Luigi Galletta, che ha pagato con la vita solo percé era il cugino di Luigi Criscuolo detto “sby-sby” uno dei personaggi del gruppo di fuoco dei nemici del clan Buonerba “capelloni”. Con ‘o nannone è indagato anche Ciro Contini, nipote del superboss Eduardo Quindici giorni dopo l’uccisione del meccanico, grazie alla microspia piazzata abilmente nell’abitazione dei Buonerba, come ricorda Il Roma, in cui si riuniva il gruppo di fuoco, la polizia ascoltò un’importante e illuminante conversazione tra Gennaro Buonerba e Salvatore Mazio.
In cui il primo riferiva al secondo di aver visto a porta Capuana Antonio Napoletano mentre minacciava suo padre (Ciro Mazio, gestore di un’area di parcheggio in zona); dicendogli che, se quest’ultimo fosse “sceso” ancora in quella zona, gli avrebbe fatto “fare la stessa fine del meccanico” e gli avrebbe “sparato in faccia”. In sostanza, scrivono gli inquirenti pur essendo accuse “de relato”, “è quindi lo stesso Napoletano a confessare l’efferato omicidio, al contempo facendone motivo di intimidazione ai danni di Ciro Mazio, a fini estorsivi. E che quella minaccia non sia il frutto di una millanteria lo dimostra il fatto che gli altri consociati, Salvatore Mazio, e Massimo Amoruso, commentarono, seriamente preoccupati, la minaccia fatta dal “Nannone”.
Va aggiunto che le numerose conversazioni ambientali intercettate a casa Buonerba fanno costantemente riferimento alla partecipazione di Antonio Napoletano all’omicidio del meccanico, per cui emerge dalle medesime conversazioni il progetto di far fuori il “Nannone”.
Caserta: reati nelle amministrazioni pubbliche decine di arresti anche a Napoli e Salerno
I carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere e quelli della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua, nelle province di Caserta, Napoli e Salerno, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di diversi indagati, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia di pubblica amministrazione. Il Procuratore Capo di Santa Maria Capua Vetere ha indetto, per le ore 10.15, una conferenza stampa sull’attività.
Il Popolo: l’unica copia al mondo del 1925 acquistata dall’Emeroteca Tucci di Napoli
L’Emeroteca Tucci di Napoli ha acquistato l’unica copia esistente al mondo del quotidiano “Il Popolo” del primo maggio 1925, il giornale di don Sturzo contenente il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce.
L’Emeroteca nei mese scorsi era riuscita anche ad assicurarsi la terza copia del primo libro di Matilde Serao, “L’Opale”, stampato a Napoli nel 1878 dall’allora ventiduenne ex telegrafista delle Poste di Napoli (le altre due copie della rarissima pubblicazione sono custodite dalla British Library di Londra e dalla Biblioteca Croce di Napoli).
Fino al 26 luglio scorso si sapeva che il manifesto crociano era stato pubblicato soltanto dal quotidiano “Il Mondo” fondato da Giovanni Amendola e diretto da Alberto Cianca. Ma l’indomani lo studioso Giancristiano Desiderio annunciò che gli antiquari Giuseppina Casillo e Salvatore Onofrio di Solopaca, possedevano l’esclusiva copia del giornale sturziano, soppresso dal fascismo il 18 novembre 1925 che aveva in precedenza tentato di arrestarne il direttore Giuseppe Donati. Faentino, orfano del padre fornaciaio, Donati era stato mandato dalla madre lavandaia a studiare all’Istituto Cesare Alfieri di Firenze. Prima di laurearsi, aveva collaborato alla “Voce” di Prezzolini e, dopo, a “L’Unità” di Salvemini. Staccatosi dal movimento cattolico di Romolo Murri aveva aderito, da sinistra, al Partito Popolare di Don Sturzo che nel 1923, fondando “Il Popolo” gli aveva affidato la direzione non immaginando che Donati sarebbe stato cosi’ temerario da lanciare gravi accuse, senza prove certe contro i triunviri fascisti De Bono e Balbo. Fu allora che comincio’ a crescere il record dei sequestri subiti dall’organo del Partito Popolare (due anni dopo ne avrebbe collezionato sessantaquattro).
Il 30 aprile 1925, Donati, ricevuto il testo del manifesto crociano con le firme di Albertini, Alvaro, Amendola, Ansaldo, Benelli, Bracco, Calamandrei, Cassola, Cecchi, Chiovenda, Croce, De Lollis, Del Secolo, De Ruggiero, Einaudi, Fortunato, Ruffini, Matilde Serao, Tilgher e altri, non esito’ a stamparlo nel numero dell’indomani (festa dei lavoratori) in apertura della terza pagina col titolo (su tre delle sei larghe colonne del giornale) “La replica degli intellettuali non fascisti / al manifesto di Giovanni Gentile”. Minacciato di morte, Donati dovette fuggire in Francia dove fondò, tra gli esuli antifascisti, il “Corriere degli italiani”. Morì a Parigi, dopo una parentesi maltese, a quarantuno anni in povertà.
Uccise un imprenditore per motivi economici: latitante catturato in Croazia
La polizia di Benevento ha catturato in Croazia il latitante Paolo Messina junior, 35 anni di Benevento che il 25 novembre 2013 aveva ucciso a colpi d’arma da fuoco Antonio Rosiello, 41 anni, un imprenditore sannita per ragioni economiche. Lo scorso 31 ottobre, nell’approssimarsi della sentenza di condanna di primo grado a ventiquattro anni di reclusione per omicidio volontario, emessa su richiesta della locale procura della Repubblica, dalla Corte di assise di Benevento, aveva fatto perdere le proprie tracce.
Proprio al termine della vicenda processuale, l’uomo, anch’egli imprenditore nel settore dell’impiantistica da riscaldamento, si era reso irreperibile, con l’intento di sfuggire definitivamente alla giustizia italiana. I poliziotti della squadra mobile di Benevento, coordinati dal Servizio centrale operativo, della Direzione anticrimine della Polizia di Stato, che ha loro fornito il supporto operativo e tecnico necessario, attraverso articolate attività tecniche, hanno individuato l’uomo, che, a bordo di una moto e con documenti falsi, si era nascosto in territorio croato.
Attraverso l’intervento del Servizio cooperazione internazionale di Polizia della Direzione centrale della polizia criminale, è stato attivato l’organo collaterale della polizia croata che ha proceduto alla localizzazione del latitante e, in costante contatto con gli investigatori della Questura di Benevento, presenti in territorio straniero nonché dell’Ufficiale di collegamento del Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano, ha proceduto alla cattura, al termine di un’incursione all’interno di una struttura ricettiva dove si nascondeva.
All’interno dell’abitazione sono stati trovati 18.500 euro, schede telefoniche dedicate e documenti falsi, recuperata anche la moto utilizzata per la fuga. Il latitante è stato quindi arrestato, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dalla Corte di Assise di Benevento.
Ferì l’amico culturista a colpi di pistola: patteggia 2 ani e 6 mesi carcere
Ha patteggiato 2 anni e 6 mesi di reclusione Vincenzo Cascetta, il 38enne culturista di Pagani che lo scorso 28 maggio ferì con tre colpi di pistola l’amico e collega di palestra Pietrangelo Campitelli. Cascetta, ha concordato la pena davanti al giudice, riconoscendo gli addebiti. L’accusa era di lesioni, cambiata grazie alle immagini video rispetto all’iniziale reato di tentato omicidio.
Alla base della lite sfociata nel ferimento a colpi di pistola tra Cascetta e Pietrangeli ci sarebbe stato un giro di sostanze dopanti. Almeno così ha raccontato, cercando di difendersi, in questi mesi, lo sparatore. “Mi ero allenato con un trainer in palestra che mi aveva dato prodotti dopanti. Quando gli dissi di voler interrompere gli allenamenti, mi minacciò per paura che rivelassi del traffico di anabolizzanti. Per questo Campitelli mi aveva assalito”. Nel bar Fidema oltre a Campitelli e Cascetta c’era anche un altro culturista. E dopo che gli ultimi due avevano discusso sarebbe nata la lite con Campitelli durante la quale Cascetta avrebbe fatto fuoco due volte contro il collega.
Nel motivare la decisione degli arresti domiciliari per Cascetta il gip aveva scritto: “Non vi era volontà di uccidere, vista la distanza ravvicinata e la pistola tenuta verso il basso. Lo sparatore non sarebbe scappato non appena Campitelli lasciava la presa nella colluttazione, accontentandosi di averlo solo ferito. I colpi erano solo estrinsecazione della volontà di liberarsi dalla morsa di un’aggressione”. Anche se “La scelta di portarsi armato di pistola all’interno di un bar integra una condotta sproporzionata rispetto alla banalità della discussione in corso.
La totale mancanza di autocontrollo e la disarmante semplicità con cui si passava da un diverbio verbale all’uso disinvolto di una pistola costituivano sintomo evidente di una propensione al delitto violento che andava arginato con un intervento cautelare”. Ora è arrivata la condanna di primo grado.
( nella foto Pietrangelo Campitelli e Vincenzo Cascetta)
Scafati, la Cassazione decide il 23 gennaio la richiesta di arresto di Aliberti
La Cassazione ha fissato per il 23 gennaio prossimo la data in cui discuterà il ricorso presentato dagli avvocati contro la richiesta di arresto dell’ex sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti accusato di scambio di voto politico-mafioso. La richiesta di arresto era arrivata nel mese di settembre da parte dei giudici del Riesame di Salerno. Decisione analoga per Luigi Ridosso, mentre la misura più idonea per Gennaro Ridosso è quella dei domiciliari.
Aliberti e’ accusato di violazione della legge elettorale, con l’aggravante dell’articolo 7 (metodo mafioso) e di scambio elettorale politico-mafioso. Sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia salernitana ci sono le elezioni comunali del 2013 nel comune dell’Agro sarnese-nocerino e le regionali in Campania del 2015. Secondo i giudici del Riesame, alla luce delle nuove prove acquisite nel corso dell’udienza prodotte dall’accusa e nonostante le prove a discapito della difesa ‘Non è stata superato il pericolo di recidiva’ relativo al reato di scambio di voto politico mafioso.
Cioè Aliberti potrebbe nuovamente far ricorso a quel patto scellerato con il clan Loreto-Ridosso. ‘Esiste la presunzione che Aliberti lasciato libero continui ad agire politicamente entrando in affari con la criminalità organizzata per ottenere consensi per lui, per la moglie o in favore di terze persone a lui legate’ scrivono i giudici del Riesame. Ed inoltre è possibile ‘Che si attivi per attuare gli impegni assunti con i clan’. Secondo i giudici la tesi sostenuta dalla difesa secondo la quale la perdita della carica di sindaco avrebbe alleviato la possibilità di reiterare il reato non è comunque sostenibile.
Infatti scrivono: ‘È irrilevante che Aliberti si sia dimesso dalla carica di sindaco.E poi il tempo decorso dal 2015 (l’ultima tornata elettorale incriminata, ndr) attualizza il pericolo perché lo avvicina alla data della prossima tornata elettorale per le amministrative previste per il 2018’. E poi a proposito di eventuali arresti domiciliari secondo i giudici ‘da casa Aliberti ha la possibilità di continuare a influenzare le scelte politiche della moglie Monica Paolino necessarie per ottenere l’appoggio della camorra’ e portare a termine quei patti con i clan.
Inoltre Aliberti ha continuato a dimostrare attraverso il suo attivismo politico e anche la sua attività su Facebook di poter seguire, con l’ausilio di suoi fedelissimi e del suo ex staffista, Giovanni Cozzolino, tutto quello che accade in cittá.
Camorra, processo Medea: uno dei testi minacciato dai Casalesi
Lavori affidati alle ditte vicine al clan dei Casalesi: gli imprenditori ‘vessati’ testimoniano al processo in cui sono imputati l’ex senatore Tommaso Barbato, l’imprenditore Vincenzo Pellegrino, Pino e Orlando Fontana, il carabiniere Alessandro Cervizzi e il finanziere Silvano Monaco. Un processo alle battute finali quello scaturito dall’operazione Medea e che si è celebrato ieri nel tribunale di Napoli Nord di Aversa.
Due gli imprenditori convocati come testimoni insieme a Nicola, figlio del boss Francesco Schiavone detto Sandokan e Sigismondo Di Puorto, questi ultimi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. E’ durato invece circa 5 ore l’interrogatorio dell’imprenditore Francesco Martino, indagato nel processo Jambo 1, mentre l’altro testimone che nel 2016 denunciò di aver subito un attentato ai suoi danni, ai carabinieri di Gricignano di Aversa si è rifiutato di rispondere. Una decisione che ha allarmato il pubblico ministero Maurizio Giordano della Procura Antimafia che ha chiesto l’acquisizione dei verbali della denuncia.
Licenza aveva ammesso nel processo su appalti e corruzione all’ospedale di Caserta, l’intreccio di affari fra imprese milionarie e il boss ergastolano Michele Zagaria. Ma ieri in aula ha detto di non voler rispondere alle domande dei giudici del collegio presieduto da Mimma Miele. “Lo ha fatto perché desumo sia stato minacciato”, ha ipotizzato il pm Giordano prima di chiedere l’acquisizione dei verbali, una richiesta sulla quale i giudici si sono riservati.
Ha risposto alle domande, invece, Francesco Martino, imprenditore testimone nel processo che ha parlato della vicinanza tra l’ex senatore Tommaso Barbato dell’Udeur e il boss Zagaria. “Compilai una serie di esposti in Prefettura perché ritenevo che i lavori per le centrali di sollevamento delle condotte idriche fossero assegnate sempre alle stesse ditte da parte della Regione Campania” ha spiegato Martino ai giudici. Quelle società erano, secondo l’accusa, di Garofalo, Licenza, Fontana e altri.
Tutte sponsorizzate dal boss Zagaria, per la Procura. Martino ha spiegato di essere stato emarginato dopo un incontro con il capoclan Zagaria, portato nel garage della sua abitazione nel cofano dell’auto da Giovanni Garofalo, un altro imprenditore. “Mi riferirono, in seguito, che Zagaria era rimasto male perché non gli avevo fatto gli onori di casa” ha raccontato.Da quel momento in poi Martino sarebbe stato escluso dagli appalti. Ha anche ammesso di aver consegnato 10 mila euro all’ex senatore Barbato per sponsorizzare una squadra di calcio.
Napoli: già 36mila biglietti per la Juve e l’Europa applaude Insigne e Mertens
Una coppia da sogno, ammirata in tutta Europa. Dries Mertens e Lorenzo Insigne troneggiano tra i migliori campioni europei scelti dall’Uefa per i premi di fine anno e per quelli della Champions League. Mertens e’ tra i 50 giganti del calcio europeo che i tifosi possono votare, sul sito, per decidere la squadra dell’anno 2017: il belga si puo’ scegliere per uno dei due posti in attacco ed e’ in una rosa di supercampioni tra cui Ronaldo, Messi, Neymar, Lewandoski, Cavani, Suarez. Fuoriclasse del gol che confermano la geniale scelta dello scorso anno, quando Sarri s’invento’ Martens prima punta dopo l’infortunio di Milik, una scelta che ha portato alla “nascita” di un campione che ha segnato e continua assegnare con una puntualita’ mostruosa.
I numeri sono di 34 gol stagionali nella stagione scorsa, a cui vanno sommati i 13 gia’ messi a segno quest’anno, senza dimenticare i 24 assist. La nomination e’ la consacrazione definitiva che ha anche scatenato i tifosi azzurri per la mancanza, nella lista Uefa, di Gonzalo Higuain. Ma l’Europa applaude anche il gol di Lorenzo Insigne contro lo Shakhtar Donetsk. Il suo tiro a giro che ha aperto il 3-0 finale contro gli ucraini era stato definito “colpo di genio” dal tecnico portoghese Fonseca nel dopopartita e ha impressionato anche gli esperti dell’Uefa che lo hanno candidato per il miglior gol del turno della massima competizione europea.
Insigne continua a stupire e con la rete di martedi’ allo Shakthar e’ arrivato a quota otto gol stagionali. Intanto il Napoli prepara la sfida all’Udinese ma in citta’ e’ gia’ scattata la lunga attesa per la sfida-scdetto contro la Juventus. L’appuntamento e’ per l’1 dicembre, un venerdi’ che nessuno si vuole perdere: da ieri sono andati bruciati 36.000 biglietti e il tutto esaurito e’ praticamente scontato visto che finora ci sono di sicuro 43.000 spettatori, abbonati compresi .
Anche il San Paolo praticamente vuoto per la sfida di Champions contro lo Shakhtar, solo diecimila paganti, era la testimonianza dell’attesa gia’ partita e della voglia de tifosi di risparmiare un biglietto, piuttosto costoso, di Champions per non perdersi la sfida ai bianconeri. La sensazione tra i tifosi e’ che una vittoria potrebbe lanciare davvero la corsa al titolo, potrebbe rappresentare il primo vero passo per scucire lo scudetto alle maglie dei bianconeri, che lo vincono da sei stagioni.
Il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho a Casal di Principe per ‘Pacco alla camorra’
Prima uscita pubblica da neo procuratore nazionale antimafia per Federico Cafiero De Raho, che domani torna a Casal di Principe (Caserta), una volta roccaforte di quel clan dei Casalesi che lo stesso alto magistrato ha contribuito a smantellare con le sue inchieste quando era procuratore aggiunto alla Dda di Napoli. De Raho, fino a poche settimane fa procuratore a Reggio Calabria, inaugura alle 18.30 il tour di “Facciamo un pacco alla camorra”, il paniere natalizio con prodotti agroalimentari realizzati attraverso il riutilizzo sociale e produttivo dei beni confiscati alle mafie.
Quest’anno il tour includera’ anche le citta’ di Bruxelles, Bologna, Novellara (Reggio Emilia), Cento (Ferrara), Camposampiero (Padova), Rimini, Milano, San Damiano d’Asti e Torino. Il filo conduttore dell’iniziativa e’ “Agricoltura Sociale, noi ripartiamo dalla terra”. L’appuntamento con il neo procuratore antimafia e’ in un altro bene simbolo della lotta alla camorra casalese, “Casa don Diana”, bene confiscato che sorge in via Urano a Casal di Principe.
L’iniziativa, giunta alla nona edizione, e’ promossa dal Comitato don Diana in collaborazione con Libera ed organizzata dal Consorzio NCO (Nuova Cooperazione Organizzata). All’interno del paniere, realizzato col caratteristico cartone riciclato e riciclabile 100% campano, ci sono confetture, legumi, sott’oli, barrette di cioccolato, prodotti che raccontano la storia di una cooperativa sociale del territorio impegnata nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso il riutilizzo sociale e produttivo di beni confiscati.
Camorra: Ciro Contini aiutò ‘o nannone nell’omicidio del meccanico innocente di Forcella
C’era anche Ciro Contini, il “ribelle”, nipote del superboss Eduardo ‘o romano fondatore dell’Alleanza di Secondigliano, insieme con Antonio Napoletano “’o nannone” il 31 luglio del 2015 quando fu ucciso nell’officina di Forcella dove lavorava, il meccanico incensurato Luigi Galletta. Il nipote del boss è indagato per concorso nell’omicidio.
Lo scorso anno era stato condannato a 4 an ni di carcere per concorso in detenzione di armi che la polizia aveva scoperto nella zona di Capodichino insieme a della droga, Ciro Contini aveva deciso di seguire il gruppo della paranza dei Bimbi nella faida di Forcella contro i Buonerba e si accompagnava spesso con Antonio Napoletano nella sue scorribande armate contro i “capelloni”. Personaggio violento e irascibile. I pentiti e in particolare il giovane collaboratore Bruno Esposito ha raccontato:
“Mi feci portare da Ciro Contini 64 chilogrammi di cocaina, acquistati da lui perché intendevo spacciarla a dettaglio. Lui attualmente è il capo del can Sibillo. L’ho conosciuto tramite Giovanni Licciardi che a sua volta mi fu presentato due anni fa da un mio parente acquisito, Giuseppe De Rosa, affiliato al clan Botta, che opera nel rione Amicizia. Circa due mesi fa Giovanni Licciardi mi presentò Ciro Contini e cominciai a lavorare con lui.
Ho acquistato da Contini della cocaina che poi ho rivenduto a Casavatore e nel Nolano. Pagavo 44 euro a grammo. Mi sono rifornito da Ciro Contini due volte: la prima volta ho acquistato duecento grammi e la seconda 64 grammi di cocaina. Ho eseguito con Contini anche altri reati. La settimana scorsa mi ha contattato al cellulare e mi ha detto di andare a casa sua. Mi sono recato da lui che abita in una traversa di Capodichino al terzo piano.
Mi chiese di contattare un tale Emanuele di cui non ricordo il cognome e che abita a Casoria perché intendeva fare una riunione con lui. Fissammo l’appuntamento per la sera stessa nello scantinato della mia abitazione, i due si accordarono e decisero di gestire assieme la zona di Casoria. Quel giorno nello scantinato Contini lasciò un trolley con all’interno delle armi che chiamava con il nome delle mie figlie, poi si riprese la borsa.
Risolto questo problema mi ha parlato di un altro problema: un mio cliente di Nola, a nome Pietro, acquirente di stupefacenti che poi rivendeva al dettaglio, aveva acquistato da me 110 grammi di cocaina della partita di 200 che avevo acquistato da Contini. Pietro mi doveva versare 5.500 euro in tutto, ma mi ha pagato solo una parte ed è rimasto debitore di 3.400 euro. Ciro ha chiamato Pietro e lo ha minacciato gravemente: se non lo avesse pagato lo avrebbe ucciso e gli avrebbe violentato la figlia.
Pietro mi ha richiamato e mi ha detto che non avrebbe pagato per le gravi minacce subite. Io ero legato a Pietro come il cane con il padrone,ha preteso che andassi con altri suoi uomini a fare un pestaggio ad un pusher di piazza Bellini, perché spacciavano senza la sua autorizzazione. Pietro allora si è rivolto ad un esponente dei Moccia per tendermi una trappola. Mi hanno invitato da un barbiere a Casoria e poiché sapevamo che i Moccia non volevano la droga a Casoria, l’ho detto a Ciro e siamo andati all’appuntamento. Lui si è armato e si è fatto scortare da due scooter. Lui ha fatto irruzione nel locale, ha picchiato tutti ed è andato via. Poi c’è stato il sequestro delle armi nel mio scantinato e conti- ni ha pensato che fosse stato mio fratello a contattare i carabinieri. Contini mi ha cercato e sono andato da lui: mi ha puntato un coltello alla gola e mi voleva portare nella stanza delle torture di cui mi ha sempre parlato. Sono riuscito a scappare e sono corso dalla polizia al commissariato San Carlo all’Arena”. Ora contro Ciro Contini c’è questa nuova indagine e la nuova accusa per l’omicidio di Luigi Galletta.
Rissa in strada a Barcellona: italiano ucciso a coltellate
Un italiano di 34 anni e’ morto a Barcellona per le ferite che ha riportato apparentemente in una rissa in una strada del quartiere popolare del Raval. Lo riferisce un comunicato della polizia catalana dei Mossos d’Esquadra.
Secondo la Efe, l’italiano sarebbe sarebbe stato accoltellato ed e’ morto in ospedale per le ferite riportate. Non e’ stata resa nota per ora l’identita’ dell’uomo.
Pd Napoli, in scena la contro assemblea: Oddati lancia ‘Passione Democratica’
Si chiama Passione Democratica ed e’ la nuova area politica del Pd nata oggi a Napoli. Ad inaugurarla sono i cosiddetti dissidenti ex Ds riunitisi al Teatro Il Piccolo mentre nell’hotel Ramada l’assemblea metropolitana eleggeva Massimo Costa segretario del Pd napoletano. Di fianco a Nicola Oddati, sfidante di Costa al congresso, i deputati napoletani del Pd, Leonardo Impegno e Valeria Valente, i consiglieri regionali, Enza Amato, Antonella Ciaramella, Gianluca Daniele, Bruna Fiola, Franco Picarone e Antonio Marciano e l’eurodeputato Andrea Cozzolino.
Tutti renziani, ad eccezione del consigliere Daniele, esponente della mozione Emiliano. La decisione di fondare Passione Democratica e’ nata durante la campagna elettorale congressuale che ha visto Oddati denunciare piu’ volte “vizi e irregolarita’” nelle procedure. Una vicenda finita in tribunale, proprio mentre i circoli aprivano le urne, con un esposto alla magistratura presentato dal comitato a sostegno dell’ex assessore della giunta Iervolino.
“Siamo dentro al Pd e non arretriamo sul rispetto delle regole, sul rispetto dei principi di legalita’, sul rispetto dello statuto, del nostro codice etico. Su questo – ha spiegato il consigliere regionale dem – non svendiamo un giorno della nostra militanza. Prendiamo per mano tutti i circoli per una grande battaglia di legalita’, prendiamo il nostro simbolo e ricostruiamo la carta d’identita’ del nostro partito. Ripartiamo dal territorio, riempiamo di iniziative politiche la nostra agenda”.
Pd Napoli, Costa: ”Parlerò con tutti, il congresso è stato regolare”
“Non esistono uomini della provvidenza, da soli non si va da nessuna parte. Io voglio parlare con tutti, poi se qualcuno non vuole parlare con me ci pensera’ un po’”. Lo ha detto Massimo Costa nel corso del suo intervento all’assemblea del Pd di Napoli che lo ha proclamato nuovo segretario del partito a Napoli e provincia. “Siamo giunti a questo momento – ha detto Costa riferendosi alle polemiche e al ricorso in Tribunale presentato da Nicola Oddati – rispettando le regole e io non sono mai entrato nelle polemiche. Il Pd di Napoli deve diventare una risorsa, dobbiamo essere capaci di voltare pagina, di riportare questo partito fuori dalle secche”.
In una sala piena di delegati (Costa ne ha 179 su 193), il medico napoletano che succede a Venanzio Carpentieri ha lanciato un segnale, pur senza nominarlo, anche al governatore Vincenzo De Luca che sosteneva, anche se non apertamente, il suo avversario Nicola Oddati: “Dobbiamo lavorare insieme per vincere – ha detto Costa – anche se in alcuni territori gia’ vinciamo grazie a dei fuoriclasse. E io l’ho votato il fuoriclasse anche se qualcuno non l’ha fatto”. Costa ha sottolineato di voler “aprire una campagna di ascolto” e in vista di “una grande conferenza programmatica”.
Delle polemiche del congresso ha parlato anche il segretario uscente Carpentieri: “Ho apprezzato le parole di Costa – ha detto – che vuole lavorare per una ricomposizione interna in vista delle elezioni politiche”. Carpentieri ha ringraziato: “Costa ed Ederoclite”, senza citare Oddati, ed ha elogiato soprattutto Tommaso Ederoclite “perche’ si e’ candidato senza paracadute e ha testimoniato che questo partito e’ vivo”. “Con la proclamazione di Massimo Costa – ha detto Tartaglione – si chiude il percorso congressuale. Al neosegretario spetta il compito di riaffermare, insieme con i dirigenti, gli iscritti e i militanti, una presenza forte del partito nel capoluogo e nell’area metropolitana. E’ l’impegno piu’ importante che dobbiamo prendere con i cittadini e che ci deve vedere piu’ uniti che mai. Per questo dico fin da ora che il partito provinciale non sara’ solo e che la segreteria regionale dara’ il massimo sostegno”.
Tartaglione ha anche ringraziato il garante Alberto Losacco e Carpentieri “che ha portato avanti – ha detto – il suo mandato in anni difficili, di vittorie e di sconfitte, ma anche di ricostruzione”. Alla fine dell’assemblea Costa ha proposto di rinviare a un prossimo appuntamento le nomine delle altre cariche, tra cui quella del presidente che, in base ad accordi pre-congresso, dovrebbe andare all’area Orlando. A quanto si apprende lo slittamento della nomina dipende anche dall’attesa per il ricorso pendente di Nicola Oddati al tribunale ordinario.
Ritrovato a Napoli il materiale rubato stanotte in una ditta aerospaziale di Avellino: due arresti
Gli agenti della sezione Volanti dell’U.P.G., stamane, nel corso dei servizi di prevenzione e controllo del territorio, in Via Gianturco, hanno notato due individui a bordo di un’autovettura Volkswagen Passat, recante una targa bulgara. I poliziotti hanno imposto l’Alt, al fine di procedere all’identificazione delle due persone, risultati essere due cittadini romeni di 18 e 31 anni.
Da una ispezione all’interno dell’autovettura, gli agenti hanno notato diversi P.C. Notebook, una smart Tv 48”, oltre a dell’attrezzatura meccanica professionale.
A seguito di ulteriori indagini, i poliziotti hanno accertato che, nel corso della notte, era stato perpetrato un furto, all’interno di una ditta aerospaziale ubicata in provincia di Avellino. Il materiale rinvenuto, infatti, era stato trafugato all’interno di un’officina meccanica che opera a livello mondiale.
Florin Mattei, pregiudicato di 18 anni e Ioan Cricop, pregiudicato di 31 anni, inoltre, sono stati trovati in possesso di circa 2.000 euro in contanti, di cui non hanno saputo fornire alcuna spiegazione. I poliziotti hanno sottoposto a fermo di pg. i due cittadini romeni, perché responsabili, in concorso tra loro, del reato di ricettazione, conducendoli alla Casa Circondariale di Poggioreale.
Napoli, pregiudicato dei Quartieri in prova ai servizi sociali va a minacciare la ex: torna in carcere
Salvatore Iodice, pregiudicato di 44 anni dei Quartieri Spagnoli, conosciuto come Totore O’Ferraro, era sottoposto alla misura alternativa dell’affidamento in prova ai servizi sociale, così come disposto dal Tribunale di Sorveglianza di Salerno.
L’uomo, il 1° ottobre scorso, violando le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria., si è recato nell’abitazione della ex compagna e con toni accesi ed animati, ingaggiava con questa una lite verbale, tanto da far accorrere sul posto la Polizia.
Iodice, che avrebbe dovuto terminare la pena nel gennaio 2020, perché il 15 agosto del 2010 fu sorpreso dai poliziotti a spacciare droga nel quartiere Scampia, è stato arrestato e condotto alla Casa Circondariale di Poggioreale. L’autorità giudiziaria. emetteva provvedimento per immediata sospensione della misura a cui era sottoposto, disponendo l’accompagnamento in carcere.
Napoli sequestri di addobbi natalizi alla Maddalena
Gli agenti della Polizia Municipale Unità Operativa Tutela Minori di Napoli hanno controllato una serie di esercizi commerciali nella zona di via Maddalena. Hanno verbalizzato 8 esercizi commerciali sequestrando migliaia di oggetti provenienti da importazione estera e privi dei requisiti di sicurezza per un totale di circa 41000 pezzi. La merce sequestrata consiste in 35000 dispositivi elettrici quali serie di luci, stelle luminose, 70 pupazzi , 48 abiti di Babbo Natale e 6000 cerchietti x capelli natalizi tutta risultata priva del marchio CE e dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente.
I dispositivi elettrici e i giocattoli erano in vendita in un esercizio commerciale, gestito da un cittadino cinese, che è stato sanzionato per un importo di 3.000 Euro per aver messo in commercio articoli mancanti di certificazione CE, delle indicazioni di fabbricazione e importazione nonché delle avvertenze d’uso in lingua italiana.
Patti Smith a Napoli il 12 dicembre. I biglietti in prevendita sul circuito GO2
Because the night belongs to lovers… a Napoli con la sacerdotessa del rock che torna inaspettatamente nella città partenopea. A renderlo noto è il suo suo manager che annuncia un live di Patti Smith previsto martedì 12 dicembre alle 21.00 alla fondazione Made in Cloister.
L’esibizione consiste in un concerto-reading accompagnato dalla figlia Jesse al pianoforte e si terrà nel chiostro di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana. Dopo tanti anni in stato di abbandono, la struttura del ‘500 è stata recuperata dalla stessa fondazione Made in Cloister diretta da Davide De Blasio e Rosa Alba Improta. Nel 2012, gli spazi sono stati interamente restaurati seguendo un progetto di recupero urbano, volto sia ad accogliere iniziative culturali che laboratori pratici per il rilancio e la cultura dell’artigianato, sia con maestri locali che designer internazionali. Prossimamente verrà aprirà anche una nuova Mensa sociale dello famoso chef Massimo Bottura.
Il concerto del 12 dicembre rientra quindi nelle attività culturali della fondazione, avviate già nel 2016 con la mostra di Laurie Anderson The Withness of the Body.
I biglietti de concerto sono in prevendita sul circuito GO2 e prima del concerto fino ad esaurimento.
Inchiesta Consip, la Cassazione chiede il giudizio disciplinare per Woodcock
Il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo ha chiesto il giudizio disciplinare per il pm Henry John Woodcock. In particolare, a quanto si apprende, gli atti trasmessi alla sezione disciplinare del Csm riguardano i virgolettati contenuti in un articolo di ‘Repubblica’ sul caso Consip e l’audizione dell’ex consigliere economico di Palazzo Chigi Filippo Vannoni, sentito come persona informata sui fatti e non come indagato.
Si attende ora la fissazione dell’udienza da parte della disciplinare di Palazzo dei Marescialli. Per la vicenda riguardante Vannoni, la contestazione disciplinare del pg e’ rivolta anche alla pm di Napoli Celestina Carrano.



