Home Blog Pagina 8620

A la Reggia Designer Outlet arrivano i personaggi del Posco Regno Incantato

0

Un Natale dedicato alla fantasia e al sogno alla Reggia Designer Outlet, dove lo scorso week end, l’attenzione di grandi e piccini è stata catturata da una magica nevicata. Un’esperienza affascinante e multisensoriale: una cascata di fiocchetti bianchi venuta giù in piazza fontana, accompagnata da effetti luminosi.E, ora, in un’atmosfera unica e suggestiva, che si respira tra i viali e nelle piazze del Centro McArthurGlen di Marcianise (CE), arriva il momento di un altro atteso appuntamento. Una sorpresa strepitosa per gli ospiti della Reggia Designer Outlet che, sabato 16 dicembre, alle 17.00, troveranno ad accoglierli sotto il grande albero sfavillante alcuni dei personaggi del Piccolo Regno Incantato, lo spettacolo prodotto da Volare Srl, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, che ha trasformato il Complesso di San Domenico Maggiore (Centro Storico di Napoli) in un castello incantato e che sta riscuotendo grande successo di pubblico e critica. A dar loro il benvenuto ci saranno Mago Merlino, la Fata Turchina, Biancaneve, Grimilde e il Lupo delle favole più amate di tutti i tempi, che, nella sceneggiatura e regia di Simone Malucchi, diventa un Lupo buono e divertente. La fiaba delle fiabe, curata nella direzione artistica da Simona Baronti, arriva da Montecatini Terme, dove, in due edizioni ha contato più di 50.000 presenze. I bambini potranno vedere dal vivo i protagonisti delle favole raccontate dalla mamma, seguirli nel Centro McArthurGlen di Marcianise (CE) e scattare fotografie tra le luci e le scenografie di Natale. In piazza Fontana, nella grande Ghirlanda con Biancaneve e
Grimilde. Nella casetta di Marzapane li aspetterà il Lupo. La Fata Turchina e Mago Merlino daranno inizio a questo magico viaggio, all’inizio del viale principale. Tutti torneranno a casa con l’autografo dorato!
Dopo La Reggia Designer Oulet, la magia continuerà al Complesso di San Domenico Maggiore, dove, in occasione della Notte d’Arte, è stata organizzata una visita straordinaria dalle 21.00 alle 23.00

Pino è: un omaggio al cantautore scomparso, allo Stadio San Paolo il 7 giugno

L’annuncio ufficiale è atteso per oggi, ma i biglietti – fino a un massimo di quattro -, sono già acquistabili on line solo per i clienti Intesa Sanpaolo con carte di credito Mastercard e Visa. Il cast è in parte ancora una incognita e resterà tale fino a inizio della prossima settimana. Certa invece è la data per “Pino è”, allo Stadio San Paolo il 7 giugno.
Nelle scorse settimane hanno in qualche modo anticipato la loro presenza all’evento gli amici come Fiorella Mannoia e Jovanotti, ma dovremmo trovare anche Eros Ramazzotti, i Negramaro, Claudio Baglioni, Renato Zero, Francesco De Gregori, Giorgia.
Ferdinando Salzano, che fu il manager di Pino, aveva pensato a quest’omaggio subito dopo la sua scomparsa, poi per problemi organizzativi il progetto ha subito ritardi nell’attuazione. Circolano diverse ipotesi sulle presenze al concertone, si parla di “protagonisti della musica partenopea, italiana, internazionale” lasciando immaginare la presenza di protagonisti della stagione del neapolitan power con James Senese e Tullio De Piscopo e/o ai loro eredi Clementino e Rocco Hunt, ma anche di alcuni dei big internazionali con cui il cantautore collaborò: da Noa a Pat Metheny, da Steve Gadd a Chick Corea. Poi ci sono anche le ipotesi che ricadrebbero sulla partecipazione di Zucchero, Biagio Antonacci, Francesco Renga, Mario Biondi, fino a Loredana Bertè, Gino Paoli, Laura Pausini e addirittura Vasco Rossi e Ligabue.
“Pino è” il titolo scelto quasi a capovolgere l’assenza che è presenza costante dettata dalla scomparsa del mascalzoone latino. Un’assenza mai così presente, e non solo al San Paolo dove viene celebrato ogni volta dai tifosi del Napoli, ma anche in tv e dal vivo.

Terrorismo, arrestato l’algerino Yacine affiliato a Fis e attivo tra Napoli e Milano

0

I Carabinieri del ROS, all’interno della Stazione ferroviaria di Foggia hanno rintracciato e tratto in arresto, in esecuzione di un provvedimento emesso dall’Ufficio Esecuzione Penali della Procura Generale di NapoliI, il cittadino algerino Gasry Yacine, condannato in via definitiva a 4 anni, 9 mesi e 21 giorni di reclusione per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Il provvedimento scaturisce dagli esiti di un’indagine avviata dal Ros all’indomani degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli.
Gli accertamenti riguardarono, all’epoca, la rete di supporto logistico al Fronte Islamico di Salvezza (F.I.S.) algerino, attiva in Italia tra le province di Napoli, Caserta, Vicenza e Milano. La rete logistica prendeva il nome dal leader Lounici Djamel, cittadino algerino direttamente collegato ad elementi di spicco del F.I.S. Dalle indagini del ROS è emerso che la rete “Lounici” fosse dedita al traffico di armi di provenienza illecita da utilizzare per gli attentati terroristici dei gruppi armati del F.I.S. e del G.I.A. (Gruppo Islamico Armato) in Europa e in Algeria nonché al reperimento di documenti falsi da fornire ad elementi integralisti che dovevano abbandonare il territorio algerino ovvero ad extracomunitari già presenti in Europa che ne facevano espressa richiesta.
I ricavi delle attività illecite erano destinati a finanziare la struttura eversiva e sostenere le attività lecite ed illecite del F.I.S. in Algeria ed in Europa. Complessivamente, l’indagine aveva consentito di documentare: il sostegno degli appartenenti al sodalizio dell’organizzazione terroristica algerina; l’esistenza di altri soggetti presenti in Campania e in altre regioni d’Italia organici alla medesima struttura eversiva, attiva sul territorio nazionale: la riconducibilità degli indagati al G.S.P.C. algerino (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento); la disponibilità a sostenere logisticamente e operativamente i gruppi armati operanti in Algeria e prendere parte attiva alle azioni in quel Paese; la ricerca di armi e il procacciamento sistematico di documentazione falsificata a beneficio degli aderenti, nonché di coloro che ne fanno richiesta, a scopo di autofinanziamento; lo svolgimento di intensa attività di proselitismo, finalizzata a stimolare la comunità islamica ad aderire ai vari conflitti armati nel segno della jihad; l’immigrazione illegale in territorio italiano di militanti islamisti, deputati a mantenere i collegamenti con omologhi gruppi operanti in madrepatria ed in altri Stati europei.

La confessione di Mertens: ‘Ho rinunciato ai soldi cinesi per vincere lo scudetto col Napoli’

0

 

“Siamo li’, a un punto. Possibile che due pareggi e una sconfitta rimettano in discussione tutto? Siamo in corsa e fino alla fine proveremo a vincere”. Dries Mertens non molla di un centimetro e, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, dimostra fiducia nelle qualita’ della formazione di Sarri, seconda in classifica ad un punto dall’Inter. Un patto nello spogliatoio, ad inizio stagione, e’ una sorta di leggenda perche’ il patto, “quello vero, l’ho fatto con la citta’ che aspetta di vincere qualcosa da trent’anni. Sono rimasto a Napoli per questo – assicura l’attaccante belga – Questa e’ una squadra forte, in cui credo fermamente. Allenata da un comandante, uno che ha cambiato la vita a tutti, ci ha trasformati in un gruppo solido e motivato, ha reso forti giocatori normali. Sarri ci ha trasferito il suo modo di intendere il calcio, una filosofia che ci contraddistingue dagli altri e che ci fa esprimere il nostro gioco nel migliore dei modi: se teniamo la palla, comandiamo sempre noi. Siamo una squadra che si diverte giocando, questo e’ un valore aggiunto”.
Mertens ha smarrito la via del gol da cinque gare: “Non sono il centravanti che vive solo per il gol. Non sto li’ ad aspettare che arrivi la palla giusta. Lavoro con e per la squadra. Un assist, se vinciamo, ha lo stesso valore di un gol. Preferisco i tre punti”. Bisogna pero’ essere al top della condizione: “Questo e’ un momento difficile e stiamo provando a superarlo. Ma sono fasi che possono capitare. E’ successo e non mi sembra che abbiamo perso troppo terreno. Davanti a noi c’e’ solo l’Inter, siamo a meta’ del cammino. Non so se ci riusciremo, ma il nostro obiettivo resta lo scudetto”. Per Mertens non e’ un problema di stanchezza, fisica o mentale: “Non credo, siamo giovani e con tanta voglia di stare sul pezzo. Mi lamentavo quando non potevo giocarle tutte, non adesso che sono sempre in campo. Piuttosto siamo diventati vittime del nostro gioco. Le squadre ormai ci conoscono e studiano il modo per bloccarci. Qualcosa dovremmo cambiare per continuare a sorprendere e diventare piu’ imprevedibili”.
Nel frattempo il Napoli ha detto addio alla Champions: “Ho sentito che l’abbiamo snobbata o che inconsciamente ci siamo applicati di meno. Abbiamo dato tutto, invece. Come faremo in Europa League. Nel calcio, poi, non tutto fila sempre liscio, ci sono gli episodi che non sono girati a nostro favore. E poi gli infortuni di giocatori importanti. Non e’ una giustificazione, certo. Durante una stagione devi mettere in conto che puo’ capitare”. Diventa complicato quando, rispetto alle altre squadre, il Napoli ha una panchina meno lunga: “Quando parlo di squadra forte mi riferisco a tutti e 25 i giocatori, pronti a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere l’obiettivo. Il secondo tempo contro la Fiorentina ci ha gia’ detto che siamo in ripresa, siamo tornati sulla strada giusta. Le altre squadre sono altrettanti forti ma possiamo competere. Con Juventus o Inter? Non ci piace guardare in casa d’altri. Entrambe possono darci fastidio fino alla fine, ma pensiamo a come migliorarci. Rispetto all’anno scorso siamo diventati piu’ adulti, non ci lasciamo condizionare dal momento ne’ dalla forza degli altri. Abbiamo imparato a lavorare su noi stessi, sentendoci in grado di imporre il nostro gioco”.
Ad Higuain, suo ex compagno di squadra ora alla Juve, non ha fatto gli auguri di compleanno: “Caspita, me ne sono dimenticato. Capita. Non credo ci abbia fatto caso. Il suo gol al San Paolo? E’ un fuoriclasse, lo sapevamo. Ma ora gioca in un’altra squadra. Non mi va di parlare di lui”. “Sono rimasto a Napoli perche’ ho creduto in questo gruppo, nella forza di Sarri e del progetto – prosegue Mertens – Potevo guadagnare molti piu’ soldi in Cina, ma questa citta’ e’ un po’ la mia citta’, i tifosi meritano di vincere. Ci stiamo provando e speriamo di riuscirci. Se resto a Napoli? Ho un contratto di due anni”. Con una clausola di 28 milioni che lui stesso ha definito un affare per chi la paga: “Da me non e’ venuto nessuno. In ogni caso, sono concentrato su questo momento, voglio continuare a divertirmi e vincere, al dopo non penso. Nel calcio puo’ succedere di tutto, meglio non andare troppo oltre”. Mertens, infine, assicura che “non faro’ mai l’allenatore, troppo stress. Mi piacerebbe insegnare calcio ai bambini. Sarri e’ stressato? “Direi di si’… Cinque pacchetti di sigarette al giorno…”.

Sparò a due turisti scambiandoli per ladri: condannato a sei anni di carcere

Salerno. I giudici della seconda sezione penale di Salerno hanno condannato ieri l’italo americano Mario Benevenga a sei anni e sei mesi di reclusione per tentato omicidio. Infatti l’uomo scambiò due turisti per dei ladri e sparò contro la loro auto. I pubblico ministero aveva chiesto dieci anni riconoscendo una manifesta volontà omicida evidente. Benevenga avrebbe puntato, secondo l’accusa, alla portiera anteriore destra con chiaro intento di fare del male.
Erano circa le tre di notte quando la coppia di stranieri rimase ferita dai colpi di fucile ed entrambi finirono in ospedale. I due turisti avevano smarrito la strada per tornale nella struttura in cui alloggiavano, iniziando a girovagare per le stradine tra Sicignano e Palomonte sui monti Alburni in provincia di Salerno. Bevenga notò l’auto e non ci pensò due volte a sparare. La donna fu sottoposta ad intervento chirurgico, ma non in pericolo di vita, il marito, invece, giudicato guaribile in 30 giorni.

Legambiente presenta: Vista mare. Le trasformazioni dei paesaggi costieri italiani

0

In Campania complessivamente sono 181 i chilometri di paesaggio costiero trasformato da case, alberghi, palazzi, porti e industrie, oltre la metà rispetto ai 360 chilometri totali, da Sapri a Baia Domizia. Di questi, 28 sono occupati da opere infrastrutturali (in gran parte portuali) e da attività produttive.Sono 51 i chilometri di paesaggi urbani ad alta densità, 102 i chilometri di costa occupata da insediamenti con densità più bassa.

Mentre solo 17 chilometri di costa possono considerarsi ancora paesaggi agricoli e questo dato è davvero allarmante visto che, fino a pochi anni fa, erano una delle caratteristiche di molti paesaggi campani.È questa la fotografia scattata da Legambiente e che viene raccontata nel libro “Vista mare.La trasformazione dei paesaggi italiani costieri” – edito da Edizioni Ambiente e pubblicato con il supporto di Castalia.
“I dati dimostrano ancora una volta come ad oggi si continui a non capire che il futuro della Campania non passa per le grandi opere, ma per l’ordinaria tutela del suo paesaggio come volano di un turismo che oggi chiede qualità e legami tra storia, mare, territorio – dichiara Michele Buonomo presidente di Legambiente Campania-. Per riuscirci servono scelte chiare di discontinuità con gli ultimi decenni di urbanizzazione, a partire dalla salvaguardia di tutte le aree ancora rimaste integre.

Le nostre coste non si possono più permettere di vedere ogni anno sparire chilometri e chilometri di paesaggi, semplicemente perché le norme di tutela non funzionano.Se fino ad ora abbiamo fatto finta di non vedere quanto stava accadendo lungo le coste, oggi non possiamo più permettercelo perché ci troviamo di fronte a una fortissima crescita del turismo, con potenzialità di rilancio per alcune regioni italiane se si punta sulla riqualificazione e valorizzazione dell’offerta, e perché siamo di fronte a cambiamenti climatici che rischiano di produrre proprio nelle aree costiere impatti drammatici”.

Il viaggio fotografico raccontato nel volume – realizzato attraverso una serie di scatti satellitari ravvicinati – racconta come è cambiata la costa e come il cemento, nel corso di questi anni, abbia deliberatamente invaso i litorali anche in barba alla Legge Galasso in materia di tutela paesaggistica, approvata nel 1985 e che prevede un vincolo di tutela per le aree costiere fino a 300 metri dalla linea di costa.Nonostante tale legge, in Campania sono stati “consumati” dal cemento, 29 chilometri di costa, cioè il 16% dell’intera urbanizzazione avvenuta in oltre 2.000 anni di storia.

Tutto per la costruzione di nuovi complessi turistici edilizi e case singole in aree libere, e per l’espansione di alcuni agglomerati già presenti lungo la costa con un processo di saldatura e densificazione.In numeri, il 76% delle trasformazioni, 22 chilometri, è avvenuto per usi urbani (residenziale, turistico e servizi annessi); il restante 24%, cioè 7 chilometri, riguarda interventi infrastrutturali, portuali e industriali
La prospettiva da scongiurare è che litorali, baie e spiagge vengano progressivamente, anno dopo anno, divorati dal cemento. Ossia quello che è successo in questi anni tra Agropoli e Salerno, come tra Varcaturo e Baia Domizia, per fare degli esempi. Ascea, in provincia di Salerno, risulta tra le aree in cui l’aumento della densità edilizia è maggiore, perché grandi aree agricole sono state trasformate in quartieri residenziali; la stessa situazione a Sapri, ma con densità inferiori; a Capaccio, lo scenario alle spalle della pineta è cambiato radicalmente a causa della costruzione di residence e ville di lusso, che hanno alterato irreparabilmente la suggestiva vista della pineta dalla strada; a Ispani e Castellabate, vuoti interclusi importanti sono stati occupati da nuove costruzioni residenziali e di servizio.

Il tema della tutela diventa oggi centrale: il 30% delle aree costiere campane è all’interno di aree protette e quindi sottoposto ad attenzioni o vincoli di salvaguardia, almeno in teoria, perché anche in queste aree sono avvenute diverse trasformazioni edilizie.Il problema è che le aree protette riguardano in larga parte ambiti rocciosi, dove l’urbanizzazione trova difficoltà oggettive a proliferare.

Sono invece diversi gli ambiti costieri pianeggianti a rischio, come nel tratto tra Caprioli e Marina di Ascea, tra Marina di Casal Velino e Acciaroli, tra Agropoli e Torre Piacentina o l’area del lago di Patria, con la Riserva Naturale di Castelvolturno, solo per citarne alcune.Soprattutto su queste aree, nel prossimo futuro, occorrerà prestare la massima attenzione, in modo da fermare ogni ulteriore cancellazione di paesaggi agricoli e naturali.

Nel volume, oltre alle situazioni di intollerabile illegalità e degrado, sono raccolte e segnalate alcune storie di qualità e successo.  Come la lista degli ecomostri abbattuti tra i quali l’Hotel Fuenti a Vietri sul Mare, il Villaggio Coppola a Castelvolturno e lo “scheletrone” di Alimuri in Costiera Sorrentina.Il libro è stato scritto dal Vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e dall’Architetto Michele Manigrasso ed è frutto di una ricerca durata 3 anni e che ha incrociato il lavoro e i monitoraggi di Goletta Verde, dei circoli territoriali e sindaci, integrandola con racconti fotografici e le foto vincitrici del concorso sulle coste promosso da Legambiente e Ordine degli architetti di Roma.

Il libro è in vendita presso le principali librerie e online su www.edizioniambiente.it, i proventi delle vendite contribuiranno alla campagna Goletta Verde di Legambiente per la tutela dei mari e delle coste italiane.

Napoli, il nonno pensionato faceva il ‘filo di banca’ per i complici: arrestati in tre. IL VIDEO

Nel corso di due distinti interventi effettuati dopo indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord i Carabinieri della Stazione di Casavatore hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Francesco Davino, un 74enne già noto alle forze dell’ordine che l’11 maggio scorso si era reso responsabile di una rapina aggravata commessa in concorso con 2 complici (in via d’identificazione) con il metodo del cosiddetto “filo di banca”. Alcuni video dell’impianto di sorveglianza lo riprendono mentre finge di attendere il turno all’interno di una banca di Casavatore mentre in realtà sta osservando le operazioni di prelievo dei clienti per individuare quelli che avevano preso più contante e segnalarli ai complici.
Gli altri 2, su uno scooter, avevano poco dopo raggiunto la vittima costringendola a consegnare con la minaccia di una pistola i 1900 euro appena prelevati. Svolta anche per le indagini su una rapina con sequestro di persona. i militari dell’Arma, anche in questo caso dopo attività investigativa coordinata dalla Procura di Napoli Nord, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di Giustino Augusto, 28 anni e Russo Emanuele 26 anni, entrambi ritenuti responsabili in concorso del raid ai danni del conducente di un furgone che opera come corriere per una nota ditta di spedizioni. La vittima era stata assaltata a Casavatore ove i banditi erano saliti a bordo del furgone e sequestrando il malcapitato lo avevano costretto a guidare fino a Casoria.
Lì il mezzo era stato svuotato del contenuto (plichi destinati a gioiellerie, librerie, tabaccherie e privati) portati via a mano da Giustino e Russo (che sono stati ripresi da telecamere di sorveglianza mentre effettuavano il trasbordo del bottino) e poi identificati attraverso il video. Entrambi sono stati sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

YouTube video
francesco davino

Sant’Antimo, il papà di Rosa: ‘Temo che quel video sia stato organizzato’

Luigi Di Domenico è amareggiato: la scomparsa di sua figlia Rosa, quindici anni, presumibilmente prima plagiata e poi rapita da Alì Qasib, ventotto anni, pakistano,  è ben lontana dalla soluzione. Dopo sette mesi di assoluto silenzio, nei giorni scorsi la ragazzina si è fatta viva con un video, girato con uno smartphone e inviato ai genitori da un numero sconosciuto e non rintracciabile. È la prova certa che almeno fino al 4 novembre, Rosa era ancora viva. Ma il contenuto lascia perplessi i genitori: “Il video, che pure dimostra che Rosa è ancora viva non ci convince. Perché non ci saluta, perché quel trucco sbavato? Lei che ci teneva tantissimo”, ha spiegato l’uomo al quotidiano Il Mattino.
Che poi ha aggiunto una riflessione sulla frase: “Mi tratta sempre bene. Non mi manca nulla: ho i trucchi, le piastre per i capelli, gli orecchini. Ho anche due conigli, che lui mi ha portato per non farmi sentire sola”. Rosa, dice papà Luigi, i conigli da compagnia non li sopportava, le facevano impressione. Amava i cani. E poi che significa quel passaggio sul non farla sentire sola? Vuol dire che potrebbe essere prigioniera o trattenuta in un luogo chiuso contro la sua volontà?. Temo che quello che Rosa ha detto nel videomessaggio non sia la sua volontà. Qualcuno le ha scritto quello che doveva dire. L’abbiamo capito rivedendo decine di volte il video, con mia figlia che guarda verso il basso, mai nell’obiettivo del cellulare, proprio come si fa quando bisogna leggere qualcosa”.
Luigi lancia un appello alle forze dell’ordine: “So che gli inquirenti non hanno ancora abbandonato l’ipotesi dell’allontanamento volontario. E dopo questo video potrebbero convincersi che sia proprio così, visto che dice di stare bene. Mia figlia ha solo quindici anni e deve essere tutelata, deve essere cercata come non mai, e gli inquirenti devono mantenere la stessa tensione investigativa tenuta fino a oggi. Ve lo chiedono una mamma e un padre disperati”. Il video è ora nelle mani del pubblico ministero della Procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore Francesco Greco, per essere analizzato da esperti.

Pozzuoli, si stringe il cerchio attorno al boss ‘fantasma’ di Monteruscello

0

Pozzuoli. Si stringe sempre più il cerchio attorno a Carlo Avallone, il 30enne aspirante boss della mala puteolana. A dargli la caccia dallo scorso agosto sono sia i carabinieri che la polizia. L’ultimo colpo per l’organizzazione è avvenuto mercoledì con l’arresto di due presunti fiancheggiatori di Avallone: Gabriele Sgamato e Marco Gelminno, rispettivamente di 21 e 26 anni. Sono stati presi all’interno della roccaforte nella quale l’aspirante boss pare muoversi con scaltrezza. Entrambi sono stati bloccati e portati via.
I due avevano con se anche due pistole tra le quali una a tamburo. Il blitz ha visto impegnati sia i Carabinieri, gli agenti della Polizia Municipale e un’unità dei vigili del fuoco. Con questo arresto sale a tre il numero di uomini sottratti all’esercito che Avallone avrebbe messo su in pochissimo tempo. Il 30enne ha approfittato del vuoto criminale creatosi dopo l’uscita di scena dei capi storici del clan Longobardi-Beneduce. Proprio contro di loro Avallone sta portando avanti la sua guerra con l’intento di diventare il nuovo capo della malavita di Pozzuoli.

Condannata la maestra violenta che faceva perfino magiare il vomito ai bambini

La maestra e direttrice della “Tana degli orsetti” di Fisciano che picchiava, maltrattava e umiliava i suoi alunni è stata condannata a quattro anni e nove mesi di carcere anni di reclusione.I giudici hanno riconosciuto anche cinquemila euro di risarcimento a bambino.
Una vicenda brutta, raccapricciante, raccontata dagli stessi bimbi in fase di indagine preliminare. Come quella di un bimbo di poco più di due anni che, dopo aver vomitato ha subito detto in lacrime “pulisco”. Questo perché la maestra, Marcella De Risa, costringeva loro non soltanto a pulire ma, a volte, anche a mangiare il loro stesso vomito. Oppure come quella di una bimba di appena diciotto mesi messa faccia al muro per punizione.
Non c’erano telecamere all’asilo di Fisciano solo i bimbi con i loro racconti. Quattro, in particolare, sono le contestazioni mosse alla direttrice e maestra De Rosa. Due del gennaio del 2010: in un caso le è stato contestato di picchiare i bambini con schiaffi, pizzichi e tirate di orecchie e capelli; qualcuno di loro anche con un manico di scopa in legno, e molti erano costretti a restare immobili, in silenzio su un tappeto per ore.
Obbligati a stare faccia al muro con il divieto di mangiare la merenda e andare nel bagno fino poi a essere loro stessi chiusi a chiave in bagno, al buio, per punizione. A un bimbo, come riporta Il Mattino, avrebbe anche causato ferite al capo dicendo poi ai genitori che si era fatto male da solo. È di luglio 2009, invece, l’episodio di violenza che ha visto protagonista un bimbo legato al polso con una fune attaccata al muro e poi chiuso in bagno. Di settembre 2008, infine, le minacce ad un bambino: “non dire niente a mamma e papà se no domani mattina ti do gli schiaffi”.

Pompei, addetto alla vigilanza rubava smartphone dal centro commerciale: arrestato

0

Pompei. Indagine choc dei carabinieri che hanno scoperto il capo dell’organizzazione dei furti di cellulare all’interno del centro commerciale. Si tratta di un addetto alla sicurezza, un 30enne incensurato che dovrà rispondere delle gravi accuse di furto e furto in concorso. A rivelare il ruolo di organizzatore dei furti sono stati i suoi stessi complici, finiti in carcere nel novembre del 2016 dopo una prima fase investigativa. Dopo queste rivelazioni choc sono scattate le indagini guidate dai carabinieri di Pompei che subito hanno trovato riscontri su quanto raccontato dai “pentiti”.
Infatti il sospettato ha continuato a delinquere, appropriandosi in un cellulare dal valore di 800 euro e all’alba di ieri è scattato il blitz per eseguire la misura cautelare, ai domiciliari, emessa dal gip di Torre Annunziata. L’inchiesta è scattata dopo un furto commesso nel novembre 2016 di merce elettronica per una somma di circa 2mila euro culminata con gli arresti di un uomo e tre donne. L’addetto alla sicurezza oltre alle accuse di furto e concorso in furto dovrà anche rispondere di appropriazione di un cellulare Samsung dal valore di 800 euro.

Camorra, il figlio del boss come un principiante a fare la rapina: a volto scoperto e con auto pulite

Sono state le immagini del sistema di video sorveglianza ad Antonio Vastarella, figlio del boss del rione Sanità, Patrizio detto “l’immortale” e i suoi complici per la violenta rapina compiuta il 16 marzo scorso nel parcheggio dell’Uci Cinema di Casoria. I tre agirono a volto scoperto, nonostante fosse evidente il cartello di avviso della presenza di telecamere di sorveglianza. Un errore da principianti e non da “ragazzi di camorra”. Ma non è finita perché le auto utilizzate dalla banda era “pulite”, intestate ai genitori dei primi due rapinatori complici arrestati a giugno: Antonio Stella e Daniele Pandolfi, 21 anni, entrambi del rione Sanità.
Nel video si vede il branco accerchiare l’auto delle due vittime. Poi uno dei componenti del mucchio selvaggio aprire con violenza lo sportello del lato del guidatore. Questi, dopo essere stato afferrato e scaraventato sull’asfalto, viene accerchiato da quattro malviventi e colpito più volte con pugni e calci alla testa. Le immagini in primo piano riprendono anche il pestaggio, ancora più brutale, per la seconda vittima, quella che è seduta sul lato passeggero. Il filmato mostra nei minimi dettagli l’aggressione.
Una delle vittime, pestata con inaudita violenza, riportò alcune fratture al naso e a uno zigomo, tanto da essere sottoposto a più di un intervento chirurgico. Grazie alla denuncia delle due vittime e al lavoro fatto sulle immagini e sulle telecamere autostradali è stato ricostruito tutto il percorso del branco guidato dal figlio del boss.

Castellammare, estorsioni in Fincantieri: tre operai condannati, due assolti

Castellammare di Stabia. Si va alla conclusione del processo di primo grado che vede tre operai condannati e due assolti. Secondo quanto emerso in fase dibattimentale le ditte dell’indotto avrebbero ricevuto estorsioni ma non nella misura di quanto raccontata. Dalla sentenza di primo grado emerge una certezza chiara: non è mai avvenuto un sequestro di persone ai danni di Antonio Imazio, imprenditore.
Quindi cade quella che è l’accusa più pesante che indusse il pm a chiedere 9 anni di carcere per il sindacalista Antonio Vollono assolto perché il fatto non sussiste. E’ stato assolto anche Ferdinando Scarpato, mentre è stato condannato a 6 mesi (con il beneficio della pena sospesa) il fratello Catello. Condannati Catello Schettino (3 anni e 5 mesi) e Francesco Amoroso (3 anni e 4 mesi), che insieme a Catello Scarpato saranno chiamati a risarcire il danno alle parti civili (Imsa e Fincantieri) in separata sede.
Le posizioni di questi imputati erano considerate non primarie in quanto, secondo l’accusa, era il sindacalista Vollono ad indire scioperi pilotati e danneggiare l’azienda, pretendendo l’assunzione di amici e parenti. Invece, non tutto è sembrato come descritto dall’accusa. Costi extra e ritardi nella consegna delle commesse non sarebbero imputabili ai ricatti ne agli scioperi.

Riciclaggio, operazione ‘Malavigna’ della Dia: 7 arresti e sequestro beni per 20 milioni

0

Dalle prime ore di questa mattina, la Sezione operativa Dia di Bologna, coadiuvata dai Centri operativi di Bari, Firenze e Napoli, dalle Sezioni operative di Lecce e Salerno e dai Nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ravenna e Foggia, sta dando esecuzione, nelle province di Ravenna, Foggia e Taranto, a 7 provvedimenti di cattura e contestuali decreti di sequestro per un patrimonio complessivo di 20 milioni di euro, emessi dal gip di Ravenna, nonche’ a numerosi decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Ravenna.
L’operazione, denominata ‘Malavigna’, ha permesso di ricostruire l’operato di un sodalizio criminale, specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, capeggiato da un imprenditore ravennate e da pregiudicati contigui alla criminalita’ organizzata operante nella provincia di Foggia.

Ex calciatore ucciso, arrestati mamma e figlio di Quarto Oggiaro: volevano scioglierlo nell’acido

0

Due persone, mamma e figlio, sono state sottoposte a fermo per l’omicidio e la soppressione del cadavere di Andrea La Rosa, 35 enne milanese ex calciatore di serie C e neo direttore sportivo del Brugherio calcio (Monza), scomparso il 14 novembre scorso. Il cadavere del 35enne  era nel bagagliaio di una macchina, guidata sulla superstrada Milano-Meda da Antonietta Biancaniello e fermata ieri pomeriggio dalla Squadra omicidi dei carabinieri, che fin da subito dopo la sparizione, svelata lo scorso mese dal Corriere della Sera, seguivano e “ascoltavano” sia la donna sia il figlio, Raffaele Rullo. Due balordi di Quarto Oggiaro che avevano cercato di nascondere il corpo sciogliendolo nell’acido. Non avevano la quantità necessaria di liquido e avevano rimandato l’atto finale del piano: a bordo di quell’auto c’erano flaconi di acido.
Per quasi un mese, come riporta l’edizione on line del Corriere della sera, i resti di Andrea La Rosa sono stati sigillati e conservati all’interno di un bidone. Madre e figlio erano già stati ascoltati in seguito alla denuncia di scomparsa presentata da una zia di Andrea, socio di una società di consulenza. Gli investigatori erano arrivati a loro grazie alle testimonianze di allenatori e giocatori del Brugherio calcio, la società della quale La Rosa era direttore sportivo: il 35enne aveva parlato negli spogliatoi di un imminente incontro per una questione di soldi. Si pensava che il cadavere potesse essere stato seppellito nei boschi ai margini di Quarto Oggiaro già scelti, in passato, per esecuzioni della malavita. E invece  mamma e figlio lo tenevano in auto in attesa di poter compiere il macabro martirio del cadavere.

Camorra,’Tu sei nuovo e sei nostro cliente adesso. Paga’: la minaccia dei parenti del boss Ferrara all’imprenditore coraggio

Villaricca.  Sono in attesa della convalida del fermo i due cugini estorsori che da ieri sono rinchiusi nel carcere di Poggioreale. Si tratta di Giovanni Mauriello, 58 anni imparentato con Mimì Ferrara, ritenuto capo clan della cosca di Villaricca, e del 51enne, Giuseppe Mauriello suo cugino. I due in vista del Natale stavano facendo il giro di commercianti e imprenditori per la richiesta di pizzo. Avevano chiesto 2500 euro a un imprenditore che no ha ceduto al ricatto e li ha denunciati facendo fermare quel giro di estorsioni che stavano facendo dal alcune settimane senza che nessuno si ribellasse.”Tanto poi ci rivediamo” si erano presentati così la prima volta ottenendo un rifiuto. Ma senza perdersi d’animo i due Mauriello dopo pochi giorni si erano ripresentati e con toni molto più minacciosi gli avevano detto “Tu sei nuovo e sei nostro cliente adesso. Paga”. La richiesta era stata di 2500 euro. L’imprenditore  ha preso tempo. Ma nel frattempo è andato dai carabinieri che ieri hanno fermato i due.

 

Pagani, chiedeva pizzo e assunzioni sui cantieri: condannato il boss

Imponeva le assunzioni di familiari e amici agli imprenditori della Valle dell’Irno oltre che al pizzo: condannato a 4 anni di carcere Pietro Desiderio, 37enne originario di Pagani detto “Pierino Maradona” il boss della Valle dell’Irno, nel Salernitano. Il boss fu arrestato nel maggio scorso insieme con il complice Emanuele Arena. Si erano presentati in alcuni cantieri edili della zona chiedendo posti di lavoro. In un caso la minaccia fu fatta davanti agli operai. Fu la coraggiosa denuncia dell’imprenditore a far scattare la manette ai polsi di Desiderio e Arena.

E’ morto nel carcere di Benevento il giovane boss del clan D’Alessandro

E’ morto nel carcere di Benevento dove era detenuto da circa 10 anni il giovane boss del clan D’Alessandro di Castellammare, Vincenzo Guerriero detto  ‘o cane. Aveva 38 anni e stava scontando la pena dell’ergastolo come mandante dell’omicidio di Pietro Scelzo ucciso la sera del 18 novembre 2006 mentre rincasava nella zona di santa Caterina con le pizze calde da consumare con la famiglia. Guerriero all’epoca era considerato il reggente del clan D’Alessandro con la detenzione di tutti gli esponenti della famiglia di Scanzano.
Il giovane boss aveva deciso di uccidere Scelzo, ex affiliato ai D’Alessandro, in quanto quest’ultimo uscito di galera grazie all’indulto appena due mesi prima era passato tra le fila degli scissionisti  di Santa Caterina  insieme con gli ex cutoliani degli Scarpa-Omobono che si erano organizzati e avevano dichiarato guerra alla “famiglia” stabiese. Il giovane boss deceduto nel carcere di Benevento già allora era molto “attenzionato” dalle forze dell’ordine che gli avevano piazzato una cimice sotto il balcone di casa per controllare i suoi traffici di droga. Quella sera la cimice lo tradì perchè gli investigatori ascoltarono in diretta l’ordine di uccidere che Guerriero diede al killer, Pasquale Rapicano ‘ o capone.
Alla scena del delitto tra l’altro assistete da un balcone di fronte alla casa di Scelzo un giovane disabile, che poi si scoprì era un cugino di Guerriero, che alla vista del delitto si rivolse alla madre esclamando “ma’ ci sta ‘o muort nderr’. L’intercettazione e il racconto del ragazzo servirono a risolvere in breve tempo il delitto e portarono alla condanna all’ergastolo nel 2009 per  Guerriero e Rapicano.

Rosaria Federico

@riproduzione riservata

Scafati, il repubblicano De Luca attacca: ‘Non è giusto far pagare le luminarie ai commercianti’

La città di Scafati, da tantissimi anni, non viveva una situazione difficile come quella di quest’anno. A pochissimi giorni dal Natale, il paese in provincia di Salerno non sembra assolutamente vivere in clima natalizio. Il repubblicano Raffaele De Luca fa sentire la sua voce: “Le forze politiche, ormai sono scomparse, non hanno la fiducia dei cittadini, ormai stufi di una situazione che rasenta il il disastro più totale. Da palazzo Mayer, tornando in clima natalizio, arrivano brutte notizie riguardanti le luminarie: dovranno essere i commercianti ad illuminare le varie strade della città, tutto a spese loro. Ed è per questo motivo che la maggior parte dei commercianti di Scafati si riuniranno insieme alle forze politiche per trovare un compromesso ad una situazione molto complessa e per avere un confronto serio e costruttivo anche per una Ztl concordata”.

Fca Pomigliano, la Fiom comunica: ‘Pochi ordini, fermi 9 giorni tra gennaio e febbraio’

0

 

Lo stabilimento Fca di Pomigliano d’Arco si fermera’ per cinque giorni a gennaio e per quattro a febbraio ”a causa della flessione degli ordinativi della Panda”. E’ quanto rende noto la Fiom di Napoli in una nota, nella quale i metalmeccanici della Cgil sottolineano che le ulteriori nove giornate di chiusura totale, comunicate da Fca, si aggiungono alle 7 del mese in corso. ”La Fiom – si legge nella nota – ritiene il lungo stop produttivo un ulteriore segnale di preoccupazione per il futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento di Pomigliano. Di fronte ad uno scenario cosi’ carico di incognite, tutti devono chiedere all’ad di Fca di onorare gli impegni assunti per garantire il futuro produttivo e occupazionale di Pomigliano”.
I metalmeccanici della Cgil, inoltre, affermano che la situazione attuale e’ ”penalizzante e carica di incognite perche’ oltre alla prima vera flessione delle vendite della Panda, si aggiungono la mancanza di nuovi modelli e la prossima scadenza degli ammortizzatori sociali”. ”Adesso il tempo delle promesse e’ scaduto – concludono dalla Fiom – non si puo’ aspettare impassibili l’investitor day per conoscere le decisioni dell’ad sulla sorte di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Lo stesso impegno che l’Ad ha dedicato per far raggiungere al gruppo Fca gli obiettivi finanziari, la riduzione del debito e l’aumento degli utili, lo deve garantire anche per assicurare un futuro ai siti industriali italiani”.