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Ricucci in manette: assieme al magistrato Russo

L’imprenditore Stefano Ricucci e il magistrato Nicola Russo, giudice della commissione tributaria del Lazio e consigliere di Stato già sospeso dal servizio, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza. L’accusa nei loro confronti ipotizzata dalla procura di Roma è corruzione in atti giudiziari. In manette anche un altro imprenditore, Liberato Lo Conte. Secondo inquirenti ed investigatori il giudice avrebbe aggiustato una sentenza in cambio di denaro e altre utilità.

Neve? No, c’è il sole: scatta l’ironia social per le scuole chiuse a Napoli e provincia

Cori da stadio, messaggi sui social, foto di mamme disperate e di ragazzi entusiasti: la neve e le ordinanze di chiusura delle scuole nella provincia di Napoli hanno scatenato le fantasie e l’ironia di mamme, papa’, studenti, oltre che dei soliti burloni. Faccine tristi, disperate, sorridenti, felici, hanno fatto da padrone nei vari gruppi whatsapp di ragazzi, genitori e anche degli insegnanti. In rete non sono mancate le foto di ordinanze fasulle dei piu’ disparati comuni della provincia di Napoli, tutti recanti la stessa data e lo stesso numero di protocollo, che ieri hanno fatto letteralmente impazzire le mamme del Napoletano nei gruppi whatsapp, molte delle quali hanno tartassato di telefonate centralini dei comuni e delle locali sedi di protezione civile chiedendo delucidazioni e notizie su eventuali ordinanze, vista anche l’imminente chiusura delle scuole sedi di sezioni elettorali. Manco a dirlo, a farne le spese le rappresentanti di classe, che hanno dovuto scomodare le maestre, per conoscere le decisioni dei sindaci dei vari comuni interessati. Ma i tormentoni, nei gruppi mamme e sui profili social di alcune fasce tricolori del Vesuviano e del Nolano, sono stati gli hashtag che inneggiavano ad ordinanze di chiusura delle scuole da parte di giovani studenti, o quelli delle mamme che ne chiedevano l’apertura, cosi’ come non sono mancate le foto ritoccate di politici a favore o contro la neve. Studenti contro mamme, contro sindaci, e gli ormai consueti messaggi ironici, e naturalmente sgrammaticati ad arte, di madri e padri disperati per la presenza a casa dei propri figli. ”Sindaco non mandare l’ordinanza, altrimenti per le mamme si chiama l’ambulanza”, uno dei messaggi cantati a mo’ di cori da stadio dai papa’ che chiedevano l’apertura delle scuole, cui sono seguiti quelli degli studenti che canticchiavano ”Saro’ con te, ma tu non devi mollare, abbiamo un sogno nel cuore, sindaco chiudi le scuole”.

( la foto è di Raffaele De Conciliis)

Il delitto della roncola: preso Angelo Rainone

I carabinieri di Modena hanno eseguito nella notte il fermo disposto dal Pm Lucia De Santis nei confronti di Angelo Rainone, 50 anni, accusato di aver ucciso a colpi di roncola i due fratelli trovati morti martedì in una stalla a Lame di Zocca, sull’Appennino. Le due vittime, Ugo e Breno Bertarini, erano il genero dell’indagato e lo zio dell’ex moglie.
Per illustrare le indagini è stata convocata una conferenza stampa nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Modena, presente anche il procuratore capo Lucia Musti.

‘Cyrano Station’ al nuovo Teatro Sancarluccio per la regia di Roberto Ingenito

Con Alessandro Balletta, Fortuna Liguori e Gaetano Migliaccio, per la regia di Roberto Ingenito, è in scena al nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, “Cyrano Station”. Tratto dal Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, lo spettacolo è in scena da questa sera (giovedì primo marzo) fino a sabato 3 marzo alle ore 21.00 e domenica 4 marzo alle ore 18.00.
L’amore vive tra i versi dei poeti. Sui guanciali del loro risveglio. Nei pensieri che accompagnano al crepuscolo.
E se l’amore fosse la mera invenzione di un dio beffardo, un bluff, un modo per riempire pagine di libri, appesantire tavole di palcoscenico, giustificare torbidi di stomaco. Se fosse solo “parola”, o molto più semplicemente menzogna. Se fosse un ritornello scemo, tipo:“sole, cuore e amore”.
Insomma, se l’amore esistesse solo nella voce di chi, capace di raccontarcelo, ce lo facesse intendere vero e/o plausibile? Allora immaginiamo dei poeti, indossare le vesti di un guascone, e iniziare un viaggio, con tanto di fermate e capolinea. Virtuosi della parola, dall’inchiostro sopraffino, duelleranno in singolar tenzone a colpi di puntuta stilografica. Rilke e Rostand, o Rostand e Rilke, se preferite. E poi il bardo, declamato per errore o forse per amore. E ancora i turbamenti di Vitangelo Moscarda, di Kovalèv e Pinocchio. E poi un naso, grosso, “maledetto”, testimone di un amore impossibile ma terribilmente reale, emblema letterario della menzogna, ma anche rivelatore di verità. Dei poeti, dunque, e un naso. Un’ ispirata passeggiata tra le righe, i racconti, i versi di poeti profondamente innamorati o tremendamente bugiardi.

Il nuovo Teatro Sancarluccio si trova in via San Pasquale a Chiaia, 49 – Napoli
www.nuovoteatrosancarluccio.it – tel. 081 410 44 67

Castellammare, picchiò imprenditore che negava il pizzo: arrestato esponente del clan Cesarano

Castellammare.Pestaggio per un debito. in ospedale la vittima dà false dichiarazioni ma carabinieri scoprono estorsione con metodo mafioso. eseguita un’ordinanza di custodia cautelare.
I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione ad un’ ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Napoli su richiesta della localeDda per estorsione e lesioni personali gravi aggravate dal metodo mafioso nei confronti di Santolo Martone, un 40enne di Castellammare di Stabia ritenuto appartenente al clan camorristico dei “Cesarano” attivo tra Pompei e il comune stabiese.
Le indagini partirono il 22 novembre 2015 quando all’ospedale di Castellamare giunse un imprenditore 29enne del luogo gravemente ferito che ai medici dichiarò di essersi infortunato a causa di un improbabile indicente domestico, una caduta, ma le lesioni non erano compatibili con la versione dei fatti raccontata.
I militari hanno ricostruito infatti, nonostante il clima di reticenza, che in realtà la famiglia dell’imprenditore da tempo subiva richieste estorsive da parte dell’arrestato. Quest’ultimo, per ottenere l’estinzione di un supposto debito di circa 7mila euro vantato nei confronti del defunto padre della vittima, prima si era appropriato arbitrariamente di alcune sue piccole imbarcazioni ormeggiate nel porto cittadino e poi, ritenendo che non fosse abbastanza, aveva pestato il 29enne tanto violentemente da costringerlo a subire l’operazione di asportazione della milza. Arrestato, dopo le formalità Martone è stato portato al carcere di Ooggioreale.

Colpi di pistola contro agenzie di pompe funebri nel Casertano

Sparanise. E’ da poco passato mezzogiorno quando una banda scende da un’auto blu ed inizia a sparare, nel pieno centro di Sparanise, verso la porta della “Vagliviello”, agenzia di onoranze funebri. Secondo alcune testimonianze sarebbero tre gli autori del violento raid. Hanno agito con volti coperti eh hanno aperto il fuoco prima di fuggire a gran velocità sull’auto. Dieci colpi di pistola hanno forato il portone di ingresso. Il tutto è successo alla piena luce del giorno e in pieno centro. Questo atto intimidatorio sta preoccupando l’intera comunità anche per quanto riguarda le modalità. Fortunatamente non si sono registrate vittime o feriti tra passanti e pendolari. La piazza è adiacente alla stazione ferroviaria. Sul posto dopo il raid sono arrivati i carabinieri e gli uomini della Scientifica che stanno investigando per risalire agli autori del raid. Nel paese è tornata la paura per un far-west che non si vedeva da tempo, molto. Indagano i carabinieri che non escludono nessuna pista.

Maltempo sulla Campania: in arrivo un altro picco dell’influenza

Dopo il picco registrato verso la metà di gennaio la curva inizia a calare ma per quanto calino i casi, medici e pediatri sono ancora allertati perché si teme una coda epidemica dovuta al gelo. L’influenza, infatti, continua a costringere a letto migliaia di persone con febbre alta, sintomi respiratori e in qualche caso problemi all’intestino e allo stomaco. Intanto si iniziano a tirare le somme di una stagione che ha messo a dura prova la tenuta dei presidi territoriali e dei pronto soccorso: all’ottava settimana del 2018, il numero di casi di influenza registrati in Italia dall’inizio dell’epidemia sfiora i sette milioni e mezzo di persone di cui circa settecento mila solo sul territorio campano. Casi, per il 60% riguardanti le fasce di età pediatrica. Ma quest’anno l’influenza non ha risparmiato i giovani adulti con alcune forme molto aggressive soprattutto nella platea dei non vaccinati. “Sono almeno 15 le persone, giovani adulti senza altri apparenti fattori di rischio, che abbiamo ricoverato quest’anno in rianimazione per le complicazioni polmonari sviluppate a seguito dell’infezione influenzale”, precisa Fiorella Paladino, responsabile del reparto di Osservazione breve del Cardarelli di Napoli. “Abbiamo per la prima volta – continua il medico – sviluppato una collaborazione con l’azienda ospedaliera Cotugno, non solo per l’invio rapido al presidio specialistico dei casi di sospette meningiti, ma anche per la diagnosi rapida con un test e un tampone nasale cui si associa, in caso di positività, a una terapia con antivirali”.
Al Cardarelli è stata dunque utilizzata una piccola scorta di kit forniti dal Cotugno per un nuovo test rapido, estremamente sensibile, per la determinazione qualitativa del virus dell’influenza A o B. “Un test – spiega Carlo Tascini, primario di emergenze infettivologiche al Cotugno – capace di dare risposte su campione da tampone nasofaringeo, da tampone faringeo o da muco aspirato, sensibile ai vari sottotipi dell’influenza A (tra cui H1N1), che distingue tra A e B e che rileva il virus a distanza di 24-48 ore dall’insorgenza dei sintomi in 10 minuti rispetto ai 310 giorni necessari per il risultato con coltura”. 
Un lavoro costante cui si è affiancato quello del laboratorio di virologia e batteriologia dell’azienda dei Colli guidato da Luigi Atripaldi, attivo anche nei casi di sospetta meningite.  “Particolare attenzione,  precisa Carolina Rescigno, dirigente della infettivologia del Cotugno, va posta alle encefaliti e meningiti del bambino. Il corretto e precoce riconoscimento dei segni clinici, l’esecuzione rapida della terapia cortisonica e antibiotica in qualsiasi pronto soccorso e l’invio rapido al centro di riferimento per l’attuazione del percorso diagnostico terapeutico (tac cranio, puntura lombare, rianimazione) scandiscono il successo terapeutico. Anche la presenza di una sola petecchia sulla cute (macchie cutanee rossastre) deve essere considerato un segno promonitore di un possibile innesco di una risposta infiammatoria sistemica e coagulativa rapida e progressiva che può portare al quadro quasi sempre irreversibile della coagulazione intravasale disseminata (Cid) e quindi morte”.

Torre del Greco, raid alle poste: presi i due banditi

Torre del Greco. Mattinata di terrore in via Nazionale per una rapina all’ufficio postale che ha sconvolto gli abitanti dell’intero quartiere della zona periferica della città. Poco dopo le 12 due malviventi sono giunti all’interno dell’ufficio postale ed hanno seminato il panico tra gli utenti presenti. Erano in due ed hanno portato via circa 1200 euro. Subito sul posto sono giunti i carabinieri e di li a poco è partita la caccia ai due che sono fuggiti a bordo di uno scooter ma, dopo qualche ora, sono stati presi in zona Leopardi. Si tratta di due soggetti già noti alle forze dell’ordine, uno dei due infatti era già agli arresti domiciliari, I.F. 30enne e A.V. 31enne, a bordo di uno scooter e con una pistola giocattolo hanno preso d’assalto l’ufficio nel quartiere di Santa Maria la Bruna. Non è la prima volta che questo ufficio postale subisce una rapina con le stesse modalità. Un contributo importante alla cattura dei due è stato dato dal sistema di videosorveglianza. Per diverse ore i due banditi sono stati interrogati dai carabinieri di Torre del Greco agli ordini del capitano Emanuele Corda. Poi sono stati trasferiti nel carcere di Poggioreale.

Scafati, bomba carta danneggia un locale di proprietà dell’avvocato Santocchio

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Scafati. Una bomba carta questa notte è esplosa in corso Nazionale danneggiando un locale commerciale sfitto, di proprietà dell’avvocato  Mario Santocchio esponente di Fratelli d’Italia, consigliere comunale uscente e leader dell’opposizione all’ex sindaco Pasquale Aliberti agli arresti domiciliari per collusioni con la camorra. L’esplosione  ha danneggiato la parte inferiore della porta d’ingresso a vetro, e ha provocato lievi danni ad un autovettura parcheggiata difronte. Sul posto i carabinieri della tenenza di Scafati che procedono con le indagini. Gli investigatori seguono la pista dell’intimidazione.Il locale fino a quale tempo fa ospitava un negozio di calzature. L’avvocato santocchio, che è stato anche presidente del Cstp, sentito a sommarie informazioni già in nottata ha dichiarato di non aver subito mai minacce ne richieste estorsive e di non sapere spiegare il gesto.

Maxi sequestro di droga dall’Albania: 25 arresti

E’ di 25 arresti il bilancio di un’operazione che ha permesso di smantellare una rete di traffico di droga dall’Albania che aveva riguardato cinque tonnellate di marijuana. I militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, in collaborazione con il Servizio centrale investigazione criminalita’ organizzata (Scico) di Roma, hanno eseguito in tutta Italia l’arresto di 25 soggetti, fra cui tre presunti capi cosca. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa in programma alle 9.45 nella caserma Soveria Mannelli sede del comando provinciale della GdF, dal procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, dal comandante provinciale e dal comandante dello Scico.

Da Mugnano alla Puglia per incassare un vaglia da 320mila euro con documenti falsi: arrestato

I Carabinieri di Ceglie Messapica in provincia di Brindisi hanno tratto in arresto in flagranza di reato Leopoldo Imperatore, classe 1965 di Mugnano di Napoli, pregiudicato, responsabile di riciclaggio e possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. L’uomo nella giornata di ieri si era presentato nell’ufficio postale di Ceglie Messapica per incassare un vaglia, dell’importo di 320.000 euro, emesso dall’agenzia di Cuneo di Poste Italiane intestato a un imprenditore di Cremona spacciandosi per quest’ultimo ed esibendo una carta di identità falsificata con i dati dell’imprenditore. L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato associato alla casa circondariale di Brindisi. Ora i carabinieri continuano le indagini per risalire ad eventuali complici.

Condannato a 4 anni e sei mesi di carcere il piromane del Vesuvio

E’ stato condannato a 4 anni e sei mesi di carcere Leonardo Orsino, il 24enne di Torre del Greco, passato alle cronache come il presunto piromane del Vesuvio. Il giovane che , si è sempre professato innocente, è stato condannato ieri pomeriggio dal gup Antonio Fiorentino del Tribunale di Torre Annunziata nel processo che si è svolto con rito abbreviato. Il pm Antonella Lauri che rappresentava l’accusa aveva chiesto 5 anni e sei mesi di carcere in mattinata. Richiesta che aveva fatto scoppiare in lacrime il giovane macellaio  da  7 mesi chiuso in carcere nel padiglione San Paolo del carcere di Poggioreale, dove si sta dedicando ai disabili.Si era professato innocente,  e lo ha ripetuto ieri mattina in aula in una commovente dichiarazione spontanea riferendo dettagliatamente tutti i suoi spostamenti di quella giornata: “Non ho fatto nulla  non avrei mai potuto fare una cosa del genere mettendo a rischio la vita mia e quella dei miei familiari”. Anche il suo avvocato ha parlato di errore di persona, Fu arrestato il 28 luglio scorso con l’accusa di aver incendiato circa 10mila metri quadrati del Parco del Vesuvio grazie ad una velocissima indagine dei carabinieri di Torre del Greco. Si arrivò alla sua identificazione grazie ad alcune intercettazioni telefoniche nelle quali le zie parlavano della sua responsabilità nell’incendio che a metà luglio divampò sul Vesuvio, rivelazioni involontarie seguite da alcuni tentativi di depistaggio quando i familiari furono interrogati dalle forze dell’ordine. Leonardo Orsino ha sempre negato ogni addebito sull’incendio che divampò la sera tra il 3 e il 14 luglio, ma secondo gli inquirenti quella sera fu proprio lui ad appiccare quel focolaio con un accendino. Tant’è che la mamma avvisò il marito, fuori per lavoro: “Enzo stiamo prendendo fuoco nella casa nostra è quello s… di tuo figlio”.  A far chiudere definitivamente il cerchio, intorno al ragazzo, garzone di un macellaio, la testimonianza di un ex amministratore comunale di Torre del Greco, che nella sera tra il 13 e 14 luglio avrebbe avuto modo di vedere e sentire Orsino che, per depistare le indagini, avrebbe indicato ai vigili urbani di Torre del Greco di seguire un giovane in sella di un Liberty Piaggio, sostenendo fosse l’autore degli incendi. Solo il comune di Ottaviano si è costituito parte civile nel processo.

Napoletani spariti: dal Messico arrivano segnali poco positivi

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I segnali che arrivano dal Messico in merito ai tre napoletani scomparsi sono tutt’altro che positivi. Lo si è capito guardando la trasmissione di Rai 3 “Chi l’ha visto?”. L’inviato Ercole Rocchetti ha tracciato un quadro esatto della situazione, delle indagini e soprattutto del comportamento dei banditi del Cartel de Nueva Generation. Le lacrime negli occhi di tutti i familiari dei tre Russo collegati dalle Case Nuove a Napoli dove vivono e la poca voglia di parlare sono l’emblema di uno stato d’animo ricco di angosce e di paure. Francesco Russo uno dei figli di Raffaaele, tornato da pochi giorni dal Messico, ha ribadito due volte alle richieste di Federica Sciarelli che nessuna richiesta di riscatto è arrivata alla famiglia ne nelle immediatezze della scomparsa dei tre napoletani ne in questi giorni. E’ questo per la conduttrice televisiva ma anche dallo sguardo dell’inviato Rocchetti non è  certo un segnale positivo. Entrambi ricordano l’usanza dei narcos sequestratori della zona di Jalisco di esporre un lenzuolo su un ponte e  che quello rappresentava un segnale per i familiari dei sequestrati e per la polizia. Nel caso di Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino questo lenzuolo non è stato esposto. Le autorità della Fiscalia di Jalisco continuano a ripetere ai giornalisti che stanno facendo di tutto per ritrovare gli italiani, con le forze speciali, con i cani molecolari ma che non hanno certezze ne che sono vivi ne che sono morti. Significa tutto e niente. Intanto in esclusiva l’inviato Rai ha mostrato la scoperta sui monti poco lontani dalla sparizione dei tre napoletani, ovvero da dove è stato rilevato l’ultimo segnale dei gps delle loro due auto, uno dei più grandi narco laboratori mai scoperti in Messico negli ultimi anni. Quando sono arrivate le forze speciali c’erano ancora dei fuochi accessi sotto dei grossi bollitori. Chi era li è fuggito in tempo lasciando una quantità industriale di cocaina.


(al centro della foto in alto uno dei generatori che alimentava la raffineria scoperta dalle forze speciali della polizia messicana che erano alla ricerca della possibile prigione dei russo)

Le immagini si sono soffermate sui generatori che alimentavano la narco centrale. Erano simili a quelli venduti dai tre Russo. E siccome tutti oramai sanno che sono di pessima qualità l’ipotesi é che i tre siano stati rapiti dalla polizia corrotta su ordine di Nemesio o Rubén Oseguera Cervantes detto El Mencho il leader locale del cartello criminale Jalisco nuova generazione perché probabilmente avevano venduto loro generatori scadenti appunto creando un danno economico alla banda di narcos. Che fine hanno fatto dunque i tre napoletani? La speranza è che siano ancora vivi. Intanto dal Messico arriva la conferma che il 2o febbraio scorso la polizia, quella vera però, ha arrestato nello stato di Guanajuato lungo la strada tra Irapuato e Pénjamo un altro napoletano Umberto Stefano di 24 anni che vendeva generatori elettrici come quelli dei Russo. In serata a Napoli prima del collegamento con Chi l’ha visto? i familiari dei tre napoletani scomparsi avevano partecipato a una fiaccolata per le strade del centro di Napoli. Una delegazione è stata ricevuta in prefettura e all’uscita un laconico commento: “Solo promesse”.

 

Coppa Italia: l’altra finalista è il Milan

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Saranno i rossoneri di Gattuso a giocare la finalissima di Coppa Italia contro la Juve. Nella sfida con la Lazio di Inzaghi, zero a zero all’andata, stesso risultato anche al ritorno comprensivo di tempi supplementari. Decisiva la lotteria dei rigori, che alla fine ha premiato il Milan.  Tiro alto di Luis Felipe dal dischetto, invece Romagnoli fa gol e sigilla il passaggio in finale. In precedenza dal dischetto: gol di Calhanoglu, Lulic, Bonucci, Felipe Anderson, Borini, Parolo, Bonaventura e Immobile mentre erano stato parati i rigori di Lucas Leivanto, Montolivo, Milinkovic e Rodriguez. Il totale fa 5-4 per il Milan.

Cisterna, storia di una strage annunciata: i due coniugi prima frequentavano un gruppo di preghiera

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Luigi Capasso e Antonietta Gargiulo frequentavano il gruppo di preghiera ‘Gesu’ risorto’ nella chiesa di San Valentino a Cisterna. “Lo frequentavano entrambi da piu’ di 10 anni, sono stati a lungo molto felici – spiega Ascanio, un amico che frequentava con i coniugi il gruppo di preghiera – ma nell’ultimo anno qualcosa e’ cambiato. Lei aveva deciso di lasciarlo. E lui aveva reagito molto male, si era presentato circa cinque, sei mesi fa in fabbrica dove lei lavorava e l’ aveva picchiata. L’ultima volta che l’ho visto era molto giu’, diceva che non aveva piu’ una moglie. In realta’ Antonietta non voleva davvero lasciarlo, ma solo che lui si pentisse del suo comportamento e la smettesse con la sua gelosia”. Antonietta Gargiulo nel gruppo di preghiera suonava la chitarra. Negli ultimi mesi, sempre secondo Ascanio, ha deciso di non partecipare piu’ agli incontri perche’ si doveva occupare da sola delle sue figlie. “L’aveva gia’ aggredita fisicamente anche in pubblico e piu’ volte. La signora aveva fatto solo un esposto perche’ se avesse sporto denuncia temeva che lo avrebbero sospeso dal servizio e non avrebbe potuto contribuire al mantenimento delle figlie. E aveva piu’ volte parlato con il comandante del marito della situazione”. Cosi’ l’avvocata Maria Belli, che stava seguendo la separazione di Antonia Gargiulo dal marito. “Tuttavia – sottolinea l’avvocato- anche una sola denuncia non avrebbe potuto dare il via a un’azione giudiziaria nei confronti dell’uomo. Le bambine erano gia’ seguite dai servizi sociali, per aiutarle ad affrontare questa difficile separazione e recuperare il loro rapporto con il padre”.
“Ho paura, non lo voglio vederlo”. Antonietta Gargiulo aveva lanciato l’allarme, aveva messo a verbale al commissariato di Cisterna, ascoltata a gennaio per un contro esposto fatto dal marito Luigi, di temere quell’uomo col quale si era sposata nel 2001 e dal quale si stava separando. E di temere anche per le sue figlie. Lui si era impegnato a riconciliarsi “a fare di tutto per la famiglia” ma lei, racconta ora il suo l’avvocato Maria Belli “aveva sempre rifiutato di vederlo”. Voleva vivere solo con le sue figlie Antonietta. Di quel matrimonio con Luigi restava solo la gelosia di lui, le scenate, gli schiaffi anche “davanti alle figlie”, spiega l’avvocato. Antonietta, 39 anni, bella e sorridente sul suo profilo Fb con le sue bambine, “era stata aggredita con urla e schiaffi fuori dal suo luogo di lavoro, il 4 settembre scorso”, racconta ancora l’avvocato. Tre giorni dopo ha presentato un esposto alla polizia ma non una denuncia in quanto temeva che il suo gesto potesse far perdere il lavoro al marito”. Per questo negli esposti la donna non avrebbe mai fatto riferimenti specifici ad aggressioni subite ma avrebbe dato solo indicazioni generiche su determinati comportamenti del marito. “Luigi picchio’ la moglie perche’ lei la scorsa estate lo aveva cacciato di casa – ricorda un negoziante di Cisterna di Latina – Era geloso della moglie”. L’aggressione aveva segnato il limite dunque: tre giorni dopo, il 7 settembre, Antonietta Gargiulo e’ andata dalla polizia e ha presentato un esposto. E poi un altro lo ha presentato a gennaio al commissariato di Cisterna di Latina, sempre sullo stesso tenore di quello di quattro mesi prima. “Da quel momento pero’ era iniziato uno stalkeraggio serrato da parte del carabiniere che si faceva trovare sotto casa e che aveva insistito piu’ volte per incontrarla – continua l’avvocato – Ogni precauzione pero’ non e’ bastata”. A gennaio scorso Antonietta Gargiulo fu ascoltata al commissariato di Cisterna in seguito a un esposto che anche il marito aveva presentato contro di lei. In quella circostanza aveva raccontato di un rapporto da sempre molto conflittuale, con liti davanti alle figlie. Aveva detto di avere paura e di non volerlo incontrare. Il 29 marzo prossimo si sarebbe tenuta la prima udienza per la separazione giudiziale. Oggi la strage.

Napoletani scomparsi in Messico, la giornalista de ‘I fatti vostri’ denuncia minaccia di morte dopo il video su Fb

Pesanti commenti sui social e anche in via privata da persone sconosciute – “fino a minacce di morte” – ha indotto la giornalista Claudia Marra, della trasmissione Rai ‘I Fatti Vostri’, a presentare una denuncia alle autorita’ di polizia, assistita dall’avvocato Maurizio Zuccaro, dopo la pubblicazione di un video realizzato e postato da un familiare di uno dei tre napoletani scomparsi in Messico. La vicenda – in seguito alla quale e’ stata predisposta una protezione per la professionista da parte della polizia – e’ stata resa nota dal legale in una nota nella quale si afferma: “Quanto e’ accaduto e’ di una tale gravita’ che non puo’ lasciare indifferenti. Il video postato su fb da parte di chi doveva essere intervistato sta generando una ‘spirale’ pericolosa nella quale e’ stata avvolta la mia assistita che da sempre con grande professionalita’ e competenza svolge il delicato ruolo di chi fa informazione. Il clima di preoccupazione da parte di Claudia – che emerge dalla visione del file – si percepisce chiaramente. Quello che preoccupa sono le minacce contenute nei commenti al video che ci hanno obbligato a sporgere immediatamente denuncia alle competenti autorita’ di polizia”. “Confidiamo – dice l’avvocato Zuccaro – che nel giro di poche ore possano essere individuate e sentite tutte le persone che si sono rese responsabili delle gravi minacce, addirittura di morte, che prontamente sono state individuate ed allegate alla denuncia stessa. Ancora una volta una donna vittima di minacce indicibili, stavolta nell’atto di rendere un doveroso servizio di informazione”. Il video – che ha registrato numerosissime visualizzazioni – e’ stato realizzato, rileva l’avvocato, “dopo incomprensioni sull’impostazione e sui contenuti dell’intervista e sul clima di nervosismo che ne e’ scaturito”. “Le responsabilita’ di chi ha realizzato il video saranno accertate dalla magistratura”, conclude Maurizio Zuccaro.

‘Ultimo’ dice no alla nomina di Cavaliere della Repubblica: ‘Sono un mendicante’

“Sono un mendicante, non posso accettare i premi. Per questo ho rinunciato all’onorificenza, sempre con massimo rispetto”. Chi conosce il colonnello Sergio De Caprio – il Capitano Ultimo che arresto’ Toto’ Riina – spiega che la ‘notizia’, in realta’, sarebbe stata se quella onorificenza di Cavaliere l’avesse accettata: ma non per protesta contro le Istituzioni, quanto perche’ a cominciare dal suo nome di battaglia – ‘Ultimo’, appunto – la storia di questo ufficiale dei carabinieri ‘sui generis’ non prevede medaglie. “Mi e’ sembrato normale”, dice infatti De Caprio all’agenzia di stampa Ansa quasi stupito che la sua decisione possa aver suscitato sorpresa. I fatti, come si ricostruisce dal comunicato del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sono che con decreto del Capo dello Stato datato 2 giugno 2017, al “Col. Dott. Sergio De Caprio” e’ stata concessa l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: onorificenza che, con analogo decreto del 29 dicembre 2017 gli e’ stata revocata “per espressa rinuncia da parte dell’interessato”. Ultimo non vuole entrare nel merito dei motivi che lo hanno spinto alla rinuncia, limitandosi a sottolineare che e’ una decisione adottata nel “massimo rispetto” per le Istituzioni, ma in linea con il suo modo di pensare e di agire. Del resto, che non abbia mai sgomitato per fare carriera – molti dei suoi colleghi di corso sono ormai generali – e’ un dato sotto gli occhi di tutti. Nonostante questo, si tratta di uno degli investigatori piu’ famosi d’Italia. Da quel 15 giugno del 1993, quando mise le manette a Toto’ u curtu (“Riina Salvatore, lei e’ catturato per mano dei Carabinieri”, gli disse), la sua popolarita’ e’ cresciuta in maniera esponenziale, complici anche le fiction tv e le polemiche che seguirono quell’arresto, con i noti strascichi giudiziari per la ritardata perquisizione del covo del boss, finiti con la sua assoluzione. Un “quasi eroe nazionale”, come l’ha definito una volta l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, diventato nel tempo troppo ingombrante. La sua Crimor, la squadra di cacciatori di latitanti, e’ stata negli anni smembrata, lui e’ stato trasferito dal Ros al Noe, il Nucleo operativo ecologico. Ma anche qui, soprattutto in seguito alle inchieste coordinate dal pm di Napoli Henry John Woodcock, ha continuato a far parlare di se’: tante le inchieste eccellenti su mazzette ed appalti che hanno riportato questo ufficiale senza volto (minacciato di morte da Cosa nostra vive sotto tutela, perennemente coperto da un passamontagna) sulle prime pagine dei giornali. Transitato dal Noe ai Servizi, e poi ‘restituito’ all’Arma dopo l’ennesimo scandalo legato all’inchiesta Consip, adesso Ultimo si occupa “di orchidee”, scherza con l’ANSA, facendo riferimento al suo attuale incarico al Comando carabinieri forestali. E, contemporaneamente, porta avanti la sua battaglia “con gli ultimi e a favore degli ultimi”. Domenica scorsa, cosi’, nella casa famiglia alle porte di Roma, da lui fondata, che si occupa di minorenni in difficolta’, ha lanciato la sua campagna “per salvare il popolo tuareg: un popolo libero, senza uno Stato, la cui sopravvivenza e’ a rischio”.

Napoli, in migliaia alla manifestazione per i tre scomparsi in Messico. Slogan contro de Magistris.IL VIDEO

Alcune migliaia di persone stanno partecipando alla fiaccolata organizzata dai familiari dei tre napoletani scomparsi in Messico da circa un mese. Con la collaborazione del popolo del web e attraverso la pagina facebook “Liberate i napoletani in Messico” in tantissimi hanno risposto all’appello e si sono presentati alla fiaccolata di solidarietà che si è snodata attraverso le strade del centri cittadino per poi fermarsi in piazza Plebiscito. La vicenda dei tre napoletani, Raffaele Russo, del figlio Antonio e del nipote Vincenzo Cimmino ha colpito molto gli abitanti della città e sui social da giorni continuano gli appelli ma anche le invettive contro le istituzioni locali e nazionali affinchè facciano avere notizie certe sulla sorte dei tre. Slogan tipo:  “De Magistris noi vogliamo la vertià” oppure “Liberi, liberi”.
E’ cosi’ che parenti e amici, a Napoli, hanno, ancora una volta, chiesto l’attenzione “delle istituzioni e di quanti possano aiutarci a riportare a casa i nostri fratelli”. C’e’ preoccupazione sui volti della famiglia degli scomparsi. Ma c’e’ anche rabbia “perche’ solo in queste ore vediamo che qualcuno si sta muovendo”. Dopo l’intervento, oggi, del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, “siamo piu’ fiduciosi e certi che qualcuno si sta interessando”, dice Gino Bergame’, portavoce della famiglia Russo. In tanti, stasera, davanti alla sede del Comune di Napoli, hanno urlato il nome del sindaco Luigi de Magistris, “fai qualcosa” e soprattutto hanno urlato “liberi, liberi” mostrando i volti dei tre italiani sulle loro magliette e sugli striscioni. “Noi siamo persone perbene, potevamo bloccare la citta’ ed invece siamo venuti qui in una manifestazione pacifica – dice Francesco Russo, fratello di uno dei sequestrati – L’intervento del ministro Alfano? Aspetteremo i fatti e dopo ringrazieremo, li ringrazieremo quando ci porteranno qui i nostri fratelli liberi. Personalmente non abbiamo sentito il ministro. Ci chiedete il perche’ di tutto questo disinteresse? Forse perche’ siamo italiani. Gli americani dopo sei giorni sono stati rilasciati, noi dal 31 gennaio non abbiamo notizie”. Annunciano altre iniziative affinche’ “qualcuno ci metta la faccia e si prenda la responsabilita'”. In piazza c’e’ anche la moglie, la mamma, dei sequestrati. E poi amici, parenti. “Speriamo di vederli vivi e liberi – dice uno zio di Francesco Russo – vogliamo sapere cosa e’ successo, vogliamo giustizia. E se non sono piu’ vivi, vogliamo almeno i loro corpi”. Al momento una delegazione e’ stata ricevuta in Prefettura mentre in piazza Plebiscito i manifestanti hanno iniziato a cantare l’inno d’Italia.

Giorgio Montanini in ‘Eloquio di un perdente’ al Teatro Nuovo di Napoli

Con il nuovo spettacolo “Eloquio di un perdente”, arriverà sul palcoscenico del Teatro Nuovo di Napoli,domenica 4 marzo 2018 alle ore 21.00, Giorgio Montanini, il comedian più irriverente del panorama italiano, l’unico che ha portato la sua dissacrante comicità senza censure in televisione.
Niente orpelli scenici, nessuno specchio per le allodole. Sul palco, il Nemico Pubblico nazionale Giorgio Montanini, rispetta rigorosamente le caratteristiche della satira e le celebra una per una.
Un mix di riflessioni dalla comicità tagliente  per smontare tutti i  luoghi comuni e le certezze che accomunano il nostro benpensante Paese. Montanini, con la sua stand up comedy, spara sul buonismo degli italiani e lo distrugge. Una satira feroce, politicamente scorretta che caratterizza tutti gli spettacoli del comico più sagace e sferzante della nuova scena comica.
In Eloquio di un perdente Montanini parla del centro. Cos’è il centro? Connotazione geografica a parte, il centro rappresenta, nell’immaginario comune, il fulcro, il cuore, l’equilibrio, la stabilità, la sicurezza, il giusto.
Quando l’immaginario si concretizza e cresce attraverso convenzioni, luoghi comuni e sovrastrutture sociali, chi ci assicura che quello sia veramente il centro? E non solo. Ci siamo mai chiesti se ciò che diamo per assodato essere giusto, sia giusto veramente per tutti e non solo per pochi? Ci siamo mai chiesti se, i parametri utilizzati per definire il “giusto”, non siano redatti, definiti e diffusi proprio da quei pochi? Sappiamo cosa sia la pazzia, di cosa aver paura, cosa sia l’estremismo perché ne siamo consapevoli o perché l’hanno detto? Se siamo consapevoli, allora, la nostra specie è fottuta, già estinta. Se l’hanno detto e scopriamo che non è vero, come accade in Matrix, iniziamo la rivoluzione.
Nel film “Matrix”, infatti, gli uomini vivevano una vita apparentemente reale, credevano fermamente in quello che vedevano. In realtà erano addormentati e vegetavano in uno stato comatoso indotto. Indotto dalle macchine che li sfruttavano e se ne servivano come fonte di energia e sostentamento.
Così, Montanini schernisce il potere moderno, mai così spietato ma allo stesso tempo quasi infantile, autolesionista-goffo-bulimico. Contemporaneamente non si esime dall’assumersi le responsabilità individuali e non risparmia nulla al pubblico. Lo ammonisce e lo esorta a prendere coscienza che, per quanto paradossale, il potere, e quindi il destinatario delle invettive, siamo noi.

Coppa Italia: Juventus prima finalista

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Alla vittoria dell’andata in formato esterno, i bianconeri di Allegri aggiungono il successo casalingo al ritorno e centrano la qualificazione alla finale di Coppa Italia. Supremazia territoriale marcata per la Juve ma gol-partita arrivato solamente al 75′, grazie al rigore concesso per un tocco in area di Mancini ai danni di Matuidi. Dal dischetto Pjanica ha siglato l’1-0. In precedenza, un legno per parte. Al 65′ errore clamoroso di Benatia, Buffon è fuori dai pali ed il Papu Gomez, dalla trequarti, calcia di sinistro un semi pallonetto: il pallone si stampa sul palo alla sinistra di Buffon. Risposta di Douglas Costa al 70′: il brasiliano, sul lato destro del campo, da fuori area lascia partire un sinistro terrificante che centra il legno.