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Vigilante ucciso: il ricordo in Consiglio comunale a Napoli

Il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Alessandro Fucito, ha ricordato in aula Francesco Della Corte, il vigilante morto la scorsa settimana a seguito dell’aggressione subita alla stazione di Piscinola della metropolitana lo scorso 3 marzo. “La morte di Francesco Della Corte – ha detto Fucito – e’ assurda. Morire da solo, per un salario e forse a causa di incongrui dispositivi di sicurezza, e’ un lutto e una lesione grave per la citta’. La morte di un lavoratore e padre di famiglia – ha aggiunto – e’ una scomparsa su cui tutti abbiamo il dovere di riflettere e di soffermarci”.

Rifiuti: Ciarambino (M5s), convocare una seduta monotematica

“Ci riuniamo in Consiglio dopo il macigno che e’ precipitato su questa Regione un macigno: quello dell’inchiesta sui rifiuti”. Lo ha detto Valeria Ciarambino, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, intervenendo in aula. “Abbiamo chiesto, anche in Conferenza dei capigruppo, un Consiglio monotematico – ha affermato – e ci auguriamo che quanto prima venga convocata una seduta monotematica”. “Su questo tema – ha concluso – non si deve abbassare l’attenzione”.

I legali del comandante Schettino: ‘A Strasburgo per un nuovo processo’

Una vicenda processuale che presenta ”sintomi di iniquita”’. Caratterizzata da una campagna mediatica che avrebbe condizionato il processo, soprattutto quello di primo grado, dalla deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito (con l’assegnazione del giudizio di appello a una sezione della Corte scelta ”ad hoc”) e da una sostanziale iniquita’ dell’intero procedimento. Sono i punti salienti del ricorso alla Corte europea di Strasburgo presentato dai legali di Francesco Schettino, il comandante della Costa Concordia che sta scontando una condanna a 16 anni di reclusione per il naufragio della nave da crociera avvenuto nelle acque dell’Isola del Giglio la sera del 13 gennaio 2012. I motivi dell’istanza presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo, e che nei giorni scorsi ha superato un primo filtro di ammissibilita’, sono stati illustrati oggi nel corso di una conferenza stampa dal collegio di difesa di Schettino, composto dagli avvocati Saverio Senese, Pasquale De Sena (docente di diritto internazionale), Paola Astarita, Irene Lepre e Donato Staino. In caso di accoglimento del ricorso per presunte violazioni dei diritti dell’imputato, come hanno spiegato i legali, si aprirebbe la strada a una revisione del processo in Italia.
I legali hanno sottolineato la ”pressione molto forte” che ha caratterizzato il processo e anche l’attivita’ del pubblico ministero. Tra i punti centrali del ricorso la presunta deroga al principio del giudice naturale (rpt, naturale) precostituito per legge. L’avvocato Senese a tale proposito ha evidenziato che tale norme e’ garantita dalla Costituzione. ”I cittadini hanno diritto di essere giudicati dal giudice naturale” ha affermato ricordando che la vicenda Concordia, configurando reati colposi, avrebbe dovuto essere assegnata alla terza sezione della Corte di Appello di Firenze e che invece Schettino venne giudicato da una sezione ”costituita ad hoc”. A giudizio dei legali si e’ trattato di ”una violazione dell’articolo 25 della Costituzione”. Se l’esito del procedimento promosso davanti alla Corte europea – ha spiegato De Sena – sara’ favorevole alla difesa, in Italia verra’ avviata obbligatoriamente la revisione del processo. Ma anche se il ricorso dovesse venire bocciato, gli avvocati si attiveranno lo stesso per promuovere la revisione: ”il nostro non e’ un intento rivendicativo, ma per l’affermazione di principi di giustizia che devono valere per tutti i cittadini”. Lo stesso Schettino, e’ stato reso noto, ha inviato una lettera a Strasburgo precisando che il ricorso ”non e’ contro l’Italia” ma rappresenta ”la richiesta di un giusto processo nel rispetto dei diritti costituzionali”. L’avvocato Irene Lepre ha detto che Schettino ”si aspetta la tutela dei diritti di cittadino italiano e europeo” ed ha sostenuto che il clima che ha condizionato l’esito del processo non e’ attribuibile solo alla stampa ”ma anche a organi istituzionali”. Mentre l’avvocato Laino ha detto che Schettino ha rappresentato ”un capro espiatorio” mentre nel naufragio della Concordia e’ stato un intero ”sistema che non ha funzionato”. Occorre dunque, secondo De Sena, che vangano ”rivalutate le circostanze dei fatti, comprese quelle che fuoriescono dalle responsabilita’ di Schettino”.

Esorcismo sulla minorenne, annullata l’ordinanza per il poliziotto

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a carico del funzionario della Polizia di Stato Luigi Schettino, finito agli arresti domiciliari nello scorso mese di febbraio nell’ambito dell’indagine che ha portato in carcere il sacerdote della Diocesi Aversa Michele Barone, accusato di aver maltrattato e abusato sessualmente di tre giovani donne, tra cui una minore di 14 anni, facendo loro credere che fossero possedute dal demonio tanto da sottoporle a riti di esorcismo non autorizzati. Schettino, difeso da Carlo De Stavola, resta comunque ai domiciliari in virtu’ di una precedente ordinanza di arresto. Per il prete di Casapesenna, invece, il Riesame ha respinto per due volte l’istanza di scarcerazione, l’ultima qualche giorno fa. Una “vittoria parziale” quella di Schettino; i giudici hanno infatti annullato l’ordinanza emessa il 13 marzo scorso in cui si contestava al funzionario, in concorso con il prete e i genitori della vittima, il reato di lesioni gravissime in relazione ad uno sfregio permanente all’orecchio riportato dalla minore in seguito alle “pratiche” di don Michele. Resta pero’ in piedi a carico del poliziotto l’accusa principale, contenuta nella prima ordinanza di arresto emessa a febbraio. Schettino, ex dirigente del Commissariato di Maddaloni fino a pochi giorni prima dell’arresto, e’ accusato dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere di essere “un adepto della setta creata da don Michele”, e di aver fatto pressioni sulla sorella della vittima 14enne affinche’ ritirasse una denuncia penale presentata contro il sacerdote; per gli inquirenti Schettino non avrebbe inoltre impedito il compimento delle azioni violente commesse dal prete. Il funzionario, interrogato dal Gip, ha sempre respinto ogni accusa. Il blitz della Squadra Mobile di Caserta, delegata alle indagini, scatto’ il 23 febbraio, dopo i servizi de Le Iene, all’aeroporto di Capodichino, dove furono arrestati, di ritorno da un viaggio da Cracovia, il prete e i genitori della 14enne; il primo fini’ in cella, la coppia ai domiciliari, cosi’ come Schettino. Nei giorni scorsi i genitori della 14enne sono tornati liberi, ma intanto il quadro accusatorio si e’ aggravato con la nuova accusa di lesioni gravissime.

Con false pettorine della polizia sequestrano un uomo: arrestati in tre

Il caso di un sequestro di un uomo in pieno giorno, a Torino, per chiedere un riscatto di 3 milioni di euro, e’ stato risolto dalla Squadra Mobile che ha arrestato tre persone e individuato un quarto complice, attualmente libero per un presunto vizio di forma. In carcere sono finiti Angelo Alosi, 58 anni, semilibero, gia’ condannato anche per omicidio, Simone Aleccia, 48 anni, carrozziere, e Christian Conversano, 30 anni, venditore di auto. Sono accusati del sequestro, il 24 aprile 2017, fuori da un albergo a ore, di Ivan Napoli, 28 anni, originario di Reggio Calabria, che commerciava auto in nero. La vittima era stata sorpresa da uomini che indossavano false pettorine della polizia e portata in un garage affittato alla periferia della citta’. Napoli era rimasto ferito inavvertitamente a un piede mentre i suoi carcerieri tagliavano le fascette elastiche con le quali l’avevano legato. L’emorragia aveva convinto i sequestratori a lasciarlo libero per andare in ospedale. Il giorno dopo aveva denunciato il sequestro, convinto da un amico. Dopo mesi di complesse attivita’ investigative, attraverso minuziose analisi di tabulati, intercettazioni telefoniche, escussione di testimoni e accertamenti di polizia scientifica, il caso e’ stato risolto. Nel garage la scientifica ha trovato tracce di Dna, dal sangue perso da Napoli, tracce biologiche che la banda di sequestratori aveva inutilmente cercato di cancellare usando anche potenti acidi. Il quarto coinvolto nel sequestro, B.F., 35 anni, carrozziere di Borgaro (Torino), era fuggito a Dubai ed e’ tornato libero per il ritenuto vizio di forma; si attende la decisione della Cassazione sul ricorso presentato dal suo avvocato, Vittorio Nizza contro la decisione del Tribunale del Riesame di Torino, che ha nuovamente disposto la carcerazione. Il basista del commando era Conversano, ‘amico’ della vittima. Le indagini, coordinate dai pm Paolo Toso e Monica Abbatecola, si sono scontrate con l’omerta’ di tutti i protagonisti della vicenda. “E’ stata un’indagine complessa sia dal punto di vista tecnico scientifico sia dal punto di vista investigativo – commenta il dirigente della squadra mobile di Torino, Marco Martino – I soggetti coinvolti nell’episodio, sia la vittima che i sequestratori, sono pregiudicati di elevato spessore criminale. Non si escludono interessi piu’ alti della criminalita’ locale”.

Napoli, trovato con una pistola in casa: arrestato Ferraiuolo

Napoli.Ieri sera, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato “Vicaria-Mercato, hanno arrestato Salvatore Ferraiuolo, di anni 30, con pregiudizi di polizia, per il reato di detenzione di arma comune da sparo e denunciata in stato di libertà la moglie.
Dopo un’intensa attività investigativa, i poliziotti hanno deciso di controllare l’abitazione di Ferraiuolo, persona conosciuta alle forze di polizia.
Dal controllo è stata trovata nel mobile del bagno, sotto il lavandino, nascosta tra le asciugamani, una pistola 7,65 completa di caricatore.
Ferraiuolo Salvatore è stato arrestato e su disposizione dell’Autorità Giudiziaria condotto presso la casa Circondariale di Poggioreale. L’arma è stata inviata alla scientifica per accertare se è stata utilizzata in fatti delittuosi.

Allarme terrorismo a Pompei dopo l’arresto dell’algerino di Terzigno

Evoca “episodi di attentati terroristici” l’episodio avvenuto lunedì scorso a Pompei, dove un algerino ha percorso contromano, su un’auto rubata, una strada nei pressi del santuario. E’ quanto scrive il giudice monocratico di Torre Annunziata, nella sentenza di condanna nei confronti di Othman Jridi, 21 anni, giudicato martedì con rito direttissimo. Nella sentenza – riferiscono alcuni organi di stampa – il magistrato ha anche chiesto al pm di valutare se trasmettere gli atti al pool antiterrorismo della Procura di Napoli. Il giovane, sul quale pendono due provvedimenti di espulsione emessi in Italia e Francia, e’ stato condannato a due anni e otto mesi di carcere per furto di auto e false dichiarazioni. Lunedì i carabinieri, avvisati dai vigili urbani che lo avevano sorpreso in auto davanti alla basilica, lo hanno bloccato mentre tentava di nascondersi su un bus. Durante l’udienza ha recitato una litania in arabo e ammesso l’assunzione di sostanze psicotrope prima di mettersi alla guida “per sentirsi piu’ vicino ad Allah”.  L’algerino, alle forze dell’ordine, ha mentito sul suo indirizzo di residenza dove e’ stato condotto dai carabinieri nell’ambito delle indagini: alla persona trovata nell’abitazione l’algerino ha pero’ sussurrato, in arabo, di confermare la sua versione dei fatti, un tentativo scoperto grazie alla presenza di un interprete. Dagli accertamenti e’ emerso che l’auto, una Panda, era stata rubata a Terzigno, nel Vesuviano, alle 14 di lunedì. Alle 16 dello stesso giorno il giovane si e’ recato a Pompei dove, a bordo della vettura, ha percorso via Lepanto (strada che porta davanti alla basilica) fino ad arrivare in piazza Bartolo Longo, senza trovare ostacoli alla percorribilità delle automobili (fioriere e transenne) rimossi per agevolare l’allestimento di un palco per la via Crucis pasquale. Una volta giunto nell’area pedonale antistante il santuario il giovane e’ stato avvicinato dai vigili urbani che hanno cercato di bloccarlo. L’algerino e’ fuggito e gli agenti hanno avvertito i carabinieri che lo hanno scovato su un bus dove e’ stato arrestato per furto d’auto e false dichiarazioni. Durante il processo con rito abbreviato celebrato il giorno dopo i fatti, nel Tribunale di Torre Annunziata, l’algerino, che e’ anche apparso scarsamente lucido, ha ammesso di avere assunto sostanze psicotrope, prima di mettersi alla guida, per “sentirsi più vicino ad Allah” e recitato, durante l’udienza, una litania in arabo.

Il giudice monocratico di Torre Annunziata Fernanda Iannone — esperta di terrorismo internazionale ed autrice di una monografia sui foreign terrorist fighters — non solo ha convalidato il fermo, ma, accogliendo la richiesta del pm, ha anche disposto la custodia cautelare in carcere. Per i reati che gli venivano conte­stati (furto di un’auto e false dichiarazioni a pubblico ufficiale) l’algerino è stato pro­cessato con rito direttissimo: l’avvocato, nominato d’ufficio, ha chiesto l’abbreviato e dunque, a fronte di una richiesta di quat­tro anni e un mese da parte del pm, Jridi è stato condannato a due anni e mezzo; una pena comunque molto severa rispetto alla lieve contestazione dell’accusa. Gli atti so­no stati inviati al pool antiterrorismo della Procura di Napoli per i necessari appro­fondimenti.
L’imputato avrebbe potuto ottenere i domiciliari (la legge lo prevede per le con­danne inferiori ai tre anni), ma il giudice ha deciso diversamente: troppi elementi depongono a suo sfavore. Innanzitutto, ar­gomenta il magistrato, bisogna tener pre­sente «l’estrema pericolosità della condot­ta tenuta dall’arrestato, che per le modalità (invasione di zona pedonale, piazza nor­malmente frequentata da centinaia di per­sone nonché da migliaia di pellegrini in giornate festive), il luogo (piazza antistan­te al santuario della Madonna di Pompei), la personalità (soggetto di nazionalità al­gerina, irregolare sul territorio italiano, espulso dal territorio francese), le condi­zioni psico fisiche della persona (che ave­va assunto, per sua ammissione sostanze stupefacenti e psicotrope), che evocano episodi di attentati terroristici». Non solo: il giovane algerino, nel corso dell’udienza di convalida, ha asserito «di non essere in condizione di sapere perché avesse com­piuto quel gesto se non per sentirsi più vi­cino ad Allah, il che gli sarebbe stato reso più facile dall’assunzione di un farmaco». Inoltre «l’arrestato nel corso dell’udienza ha continuamente emesso suoni labiali e recitato una litania araba in nome di Al­lah»: «vi è il concreto ed attuale pericolo che l’imputato commetta altri delitti della specie di quello per cui si procede» e per­tanto «è necessario applicare, non poten­dosi allo stato presumere che egli si aster­rà dal delinquere in futuro, la misura della custodia cautelare in carcere, poiché, allo stato, unica misura idonea a fronteggiare le esigenze cautelari; tale misura appare anche proporzionata alla gravità dei fatti commessi ed alle sanzioni applicabili al caso di specie». Il giudice, dunque, sottoli­nea la presenza di elementi indicativi del profilo del lone wolf (drogato, in preghie­ra, esaltato, in zona religiosa, durante pe­riodo di feste religiose) che ha percorso vari chilometri per raggiungere un obietti­vo inequivocabile. Ma a farlo propendere per la detenzione in carcere è stato anche il fatto che, dopo avere mentito sulla sua identità ai carabinieri, subentrati nelle in­dagini ai vigili urbani, Jridi ha continuato a mentire sul suo indirizzo: ha fornito quel­lo di un connazionale e, quando è arrivato sul posto accompagnato dai militari, gli ha sussurrato in arabo: «Dici che vivo qui, se no mi arrestano». Di elementi da appro­fondire, dunque, il pool antiterrorismo della Procura di Napoli ne ha in abbon­danza.

Camorra, il Riesame manda in carcere 6 del clan Longobardi-Beneduce, e altri e ai domiciliari. I NOMI

I carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal tribunale di Napoli -sezione riesame- in accoglimento del ricorso in appello presentato dalla direzione distrettuale Antimafia partenopea nei confronti dei sottonotati indagati, tutti già noti alle forze dell’ordine e ritenuti affiliati al clan camorristico dei “Longobardi-Beneduce”, operante a Pozzuoli, quarto e aree limitrofe. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante di finalità mafiose. E’ stata disposta la custodia in carcere per Paolo Cozzolino, Alfonso Di Bonito, Gennaro Amirante, Antonio Nizzolini, Nicola Vallozzi e Giuseppe Trincone.  Sono stati disposti gli arresti domiciliari per Davide De Felice, Gennaro Gaudino, Rosario Tizzano.

 

Napoli, il Tar sospende l’ordinanza del comune che vieta l’esposizione di animali nelle macellerie

La quinta sezione del Tar della Campania ha disposto la sospensione dell’ordinanza firmata dall’assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, Roberta Gaeta, che vieta l’esposizione di animali o parte di essi nelle vetrine delle macellerie. Il Tar della Campania ha accolto il ricorso presentato dalla Aicast (Associazione provinciale industria, commercio, artigianato, servizi e turismo) e da titolari di diverse macellerie, rappresentati dall’avvocato Antonio Messina; i giudici hanno fissato per la trattazione collegiale la camera di consiglio del prossimo 24 aprile.

RICETTA VELOCE per la Colomba di Pasqua fatta in casa!

Una ricetta più facile e veloce per preparare una deliziosa colomba dolce!

INGREDIENTI
3 uova
sale
200g zucchero
2 cucchiai olio di semi
scorza di limone e arancia
340g farina
190ml latte
10g lievito per dolci
gocce di cioccolato

zuccherini
mandorle

PREPARAZIONE
1. Sbattete le uova con un pizzico di sale e zucchero. Aggiungete l’olio, la scorza di limone e arancia e gradualmente la farina e il latte.
2. Aggiungete il lievito e infine le gocce di cioccolato. Versate l’impasto in uno stampo per colomba da 750g.
3. Decorate con mandorle e zuccherini e infornate a 180° per 40 minuti.
4. Lasciate in forno dopo la cottura in modo che non si sgonfi, poi servite.

 

RICETTA Uovo di Pasqua gusto Tiramisù

Un delizioso uovo di Pasqua gusto Tiramisù.

INGREDIENTI
uovo di cioccolato
caffè
savoiardi q.b.
crema al mascarpone

Le dosi per la crema al mascarpone:
4 uova
500g di mascarpone
130g di zucchero

PREPARAZIONE
1. Dividete cautamente l’uovo di cioccolato. Preparate il caffè e fatelo raffreddare.
2. Bagnate i savoiardi nel caffè freddo e poneteli alla base dell’uovo.
3. Aggiungete la crema, le gocce di cioccolato e il cacao.
4. Lasciate in frigo per 60 minuti e servite.

 

Nola, sequestrati circa due quintali di ‘bionde’: 4 arresti

La guardia di finanza di Nola ha arrestato quattro contrabbandieri, sequestrando complessivamente circa 1,7 quintali di sigarette. Le fiamme gialle hanno sottoposto a un controllo un’autovettura al cui interno erano nascosti 50 chili di sigarette di contrabbando. A quel punto i controlli sono stati estesi ad un locale in uso ad uno dei fermati, sequestrando altri 1,2 quintali di tabacchi di varie marche. Le sigarette sequestrate erano prive del contrassegno di stato. I 4 responsabili sono stati portati presso la casa circondariale di Napoli-Poggioreale.

Caivano, spacciava crack in piazza: arrestata donna pusher

I Carabinieri della Compagnia di Casoria hanno arresttao Nunzia De Falco, una 39enne del Parco Verde di Caivano già nota alle forze dell’Ordine. La donna è stata individuata e bloccata dagli operanti in piazza Mimosa subito dopo aver ceduto a un acquirente una dose di crack. Perquisita, è stata trovata in possesso di 180 euro ritenuti provento di attività illecita che le sono stati sequestrati. L’arrestata è stata portata ai domiciliari.

Napoli, arrestato uno dei parcheggiatori abusivi ‘allontanati’ da Chiaia

Napoli. I Carabinieri della Stazione di Posillipo hanno arrestato Davide Sivero, 27 anni, della salita Vetriera, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è destinatario di un ordine di carcerazione per “cumulo pene” emesso dal Tribunale di Napoli: dovrà espiare 5 anni e 2 mesi di reclusione per reati contro la persona e il patrimonio consumati a Napoli, tra i quali i residui pena per 2 casi di estorsione consumati a Chiaia nel 2014 e nel 2016 durante attività di parcheggiatore abusivo. Era tra i 6 destinatari della misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Napoli emessa dal GIP partenopeo ed eseguite dai Carabinieri di Posillipo il 22 marzo.
A lui e ad altri 5 indagati era stato imposto di lasciare il capoluogo campano e di comunicare entro il giorno successivo il luogo di nuovo domicilio, misura emessa dopo indagini coordinate dalla Procura sull’imposizione del versamento di denaro per poter parcheggiare “tranquillamente” nel quartiere di Chiaia. I militari dell’arma hanno accertato che il domicilio dichiarato da Sivero a Calvizzano era inesistente e che all’indirizzo indicato nessuno lo conosceva né lo aveva mai visto. Dopo le formalità di rito l’arrestato è stato rinchiuso nella casa circondariale di Poggioreale.

Operaio napoletano muore folgorato sulla linea Fs di Bologna

Un operaio e’ morto folgorato la scorsa notte mentre lavorava in area ferroviaria, per la manutenzione della linea elettrica nei pressi di ‘bivio Navile’, alla periferia di Bologna.La vittima aveva 56 anni, era originario di Napoli e lavorava per una ditta appaltatrice, la ‘Sifel’. L’incidente e’ avvenuto intorno all’1.40: l’uomo sarebbe stato folgorato da una forte scarica durante lavori di manutenzione della linea elettrica nei pressi di bivio Navile, nel nodo di Bologna. Per accertare cause e dinamica precisa dell’incidente e’ stata avviata un’inchiesta interna da parte delle Ferrovie, oltre alle indagini avviate dalla Polizia Ferroviaria. Rete Ferroviaria Italiana – in una nota – esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai familiari.

La pastiera di grano: storia di un dolce e del tempo che passa

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Gli egizi sono stati il primo popolo a dividere la giornata in 24 ore e l’ora in 60 minuti. Storia di tempi remoti ma se rapportata ai moderni forse le unità di misura sarebbero dagli stessi cambiate. Il tempo scorre inesorabile, in maniera frenetica, tutto e come se fosse passato da poco. Sembra ieri ch’era Natale con il pandoro, gli struffoli, i roccocò, i mostaccioli; Capodanno non si risparmia, Carnevale con le sue “chiacchiere” si è presentato già alla fine di Gennaio, quando ancora il rumore “scoppiettante” delle caramelle della Befana si sentiva per casa. Arriva Marzo nelle vetrine delle pasticcerie compaiono le mitiche zeppole di San Giuseppe. Alla classica fritta, farcita di crema e decorata con l’amarena nel corso degli anni si sono affiancate anche quelle con panna e nutella e varianti di ogni genere. Ma intantanto iniziano a “volare” le colombe pasquali e le uova di cioccolato. Non solo: casalinghe e massaie sono alle prese con la preparazione della mitica pastiera napoletana. Tipico dolce delle feste pasquali vede le origini della ricetta collocate tra mito e realtà. La leggenda racconta di Penelope, sirena arrivata nel Golfo di Napoli che ogni primavera emergeva dal mare intonando canti soavi per ringraziare i partenopei dell’accoglienza. I napoletani in cambio le portavano: farina,  zucchero, ricotta, uova,  grano cotto nel latte,  fiori d’arancio, spezie. Penelope mescolò il tutto e creò il dolce. La storia reale ci porta nel convento delle suore di San Gregorio Armeno. L’odore di millefiori si diffondeva per i vicoletti del centro antico di Napoli grazie alla maestria di una suora. Aggiunse agli ingredienti come le uova, la ricotta e il grano,  le spezie provenienti dall’Asia e il profumo dei fiori d’arancio del giardino conventuale. Un capolavoro culinario apprezzato perfino dalla regina Maria Teresa D’Austria, “la Regina che non ride mai”. Sposata con Ferdinando II di Borbone, dopo un morso alla beneamata pastiera accennò un sorriso. Il marito stupito dal “potere magico”

che il dolce aveva esercitato sul viso sempre triste della moglie esclamò :“Per far sorridere mia moglie ci voleva la pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”. Cosa dire…Ippocrate affermava che è l’alimentazione determinare lo stato di salute di una persona. E’ vero ma si può rinunciare a questa bontà?… 

 

Rubava soldi ai detenuti: 3 anni e 4 mesi di carcere per agente penitenziario di Fuorni

Tre anni e 4 mesi di carcere è la pena definitiva che la Corte di Cassazione ha confermato per l’agente penitenziario del carcere di Fuorni a Salerno, Giancarlo Picariello accusato di aver rubato soldi destinati ai detenuti. Picariello era addetto alla registrazione dei detenuti e al deposito dei beni soldi compresi, che in parte faceva finire nelle sue tasche. Fu scoperto nel 2013 grazie ad un’indagine interna da parte della direzione del carcere. L’imprenditore cilentano Emanuele Zangari, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta Due Torri, quella sugli appalti truccati alla Provincia di Salerno, segnalò di essere entrato in carcere con mille euro. Sul registro, però, Picariello, avrebbe annotato solo 100 euro, gli altri 900, secondo l’accusa, sarebbero finiti nelle sue tasche. L’imprenditore, però, non si costituì parte civile e, per quell’episodio, Picariello fu assolto. La condanna è invece è arrivata per altri episodi simili ricostruiti dagli inquirenti.

Torre del Greco, affiliato al Falanga arrestato per spaccio

Torre del Greco. I carabinieri di Napoli hanno arrestato in flagranza di reato Danilo Perillo, 27 anni, residente al IV vico orto contessa, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto affiliato al clan camorristico dei Falanga. Durante una perquisizione domiciliare è stato trovato in possesso di circa 100 grammi di hashish, che gli sono stati sequestrati. L’arrestato, su disposizione del magistrato è stato posto agli arresti domiciliari.

La Finanza sequestra oltre 350mila stick di colla con sostanze cancerogene

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Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Torino ha concluso un’operazione di sequestro di oltre 350.000 confezioni di colla potenzialmente pericolosa. Gli stick, di uso comune, erano composti da materiali tossici e nocivi, false anche le etichettature apposte sulle confezioni riportanti indicazioni palesemente contraffatte. L’indagine, partita mesi fa dal capoluogo piemontese, ha richiesto accertamenti tecnico scientifici sui campioni di colla acquisiti. Gli esiti hanno confermato la presenza di sostanze vietate in concentrazione superiore ai limiti consentiti dalla legge. Si tratta, in particolare, di dicloroetano, una sostanza cancerogena tossica irritante e cloroformio anch’esso irritante. I prodotti nocivi sequestrati, in caso di inalazione, ingestione o assorbimento cutaneo, anche in piccolissime quantita’, avrebbero potuto provocare lesioni acute o croniche. Le colle tossiche erano stoccate in 16 depositi dislocati un po’ in tutta Italia, dalla Lombardia alla Toscana, dal Veneto alla Sicilia, dalla Campania al Lazio; tra le Province interessate alla frode Firenze, Cremona, Padova, Catania, Latina, Mantova, Napoli e Brescia. Le indagini dei Baschi Verdi del Gruppo Torino hanno permesso di smantellare l’intera filiera distributiva facente capo ad imprenditori italiani e cinesi che importavano i prodotti pericolosi dalla Cina. Al termine delle indagini sono nove gli imprenditori denunciati per svariati reati, dalla frode in commercio, all’immissione in commercio di prodotti pericolosi sino alla vendita di prodotti contenenti sostanze vietate. Il valore della merce sequestrata supera i 2 milioni di euro.

Napoli, rifiuta sue avances e lui la perseguita: arrestato 46enne

I carabinieri di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di un 46enne del quartiere San Giovanni a Teduccio già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è ritenuto responsabile di atti persecutori ai danni di una 27enne di San Giorgio a Cremano.I carabinieri hanno iniziato le indagini dopo la denuncia sporta dalla donna accertando che a partire dal 2017, cioè dopo il rifiuto della giovane a iniziare una relazione sentimentale, il 46enne aveva cominciato con reiterate condotte vessatorie, tali da procurare nella vittima un perdurante stato di ansia e di paura. L’arrestato è stato tradotto ai domiciliari.

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