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Napoli, tenta truffa a un anziano: bloccato un 32enne

Prima si e’ finto avvocato, poi si e’ finto maresciallo. Il tutto per truffare, a Napoli, un 86enne. I carabinieri, pero’, lo hanno fermato e cosi’ per Vincenzo Oliva, 32enne gia’ noto alle forze dell’ordine, e’ scattato l’obbligo di dimora nel comune di Napoli e l’obbligo di firma. La truffa, Oliva, aveva tentato di metterla in atto lo scorso 29 settembre. Aveva contattato l’anziano telefonicamente fingendosi l’avvocato di un nipote: gli aveva riferito che il giovane aveva appena investito un pedone il quale era in gravi condizioni. Poco dopo aveva telefonato di nuovo fingendosi un maresciallo dell’arma e facendo presente che il ragazzo non sarebbe stato arrestato se il nonno avesse pagato 10mila euro in contante. Cosi’ dopo pochi minuti si era presentato a casa dell’anziano ed era riuscito a farsi consegnare quanto aveva in casa, 1.150 euro. Solo dopo aver pagato l’86enne chiamo’ la stazione carabinieri di Marianella, forni’ la descrizione del truffatore e dalla visione delle telecamere installate nei dintorni i militari risalirono anche alla targa dell’auto, una Ford fiesta grigia, che aveva utilizzato per spostarsi. La macchina era intestata ad una “testa di legno” per eludere le indagini ma durante controlli mirati in zona i militari hanno fermato quella stessa auto con alla guida proprio Oliva.

Nocera Inferiore: A spasso con Mozart, alla scoperta di Nuceria (di Claudia Squitieri)

E’ rivolto ai giovani talenti musicali il Concorso Internazionale Musicale Nocera, presentato stamane al Comune con una conferenza stampa a cui ha partecipato l’Assessore alle Politiche giovanili e culturali Federica Fortino che ha colto l’occasione per ribadire la straordinarietà della manifestazione che aprirà le porte a tanti artisti anche provenienti dall’estero. L’intento è quello di promuovere la realizzazione di un appuntamento annuale che veda la musica come protagonista anche a Nocera Inferiore.
La kermesse, che si svolgerà dal 14 al 19 maggio, nasce dalla collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e l’Associazione S. Anna, la cui Direzione artistica è affidata al Maestro Pietro Sellitto che spiega la dedica di questa prima edizione a Wolfgang Amadeus Mozart, citando Platone per cui le idee sono trascendenti rispetto a ciò che è empirico; tutto ciò che è tangibile nella realtà trova supporto su di un piano trascendente, ossia è al di là delle facoltà umane percepite nell’esperienza. In questa accezione interpretativa, si colloca l’orientamento per uno dei geni musicali più noti, espressione artistica tra le più colte della storia musicale.
Saranno ammessi all’evento i partecipanti in diverse categorie che spaziano dal canto lirico, moderno e jazz , all’esecuzione di solisti al pianoforte, archi, fiati, chitarra, mandolino, fisarmonica, organetto, arpa, percussioni, oltre a esecuzioni di Musica d’insieme suddivisi per genere ed età.
La giuria sarà composta da esperti del settore provenienti dai Conservatori, dagli Istituti musicali, oltre che da concertisti e artisti internazionali di comprovata fama, tra questi Alexia Mouza che ha calcato i più importanti palcoscenici di Berlino, di Salisburgo, di Hong Kong; Marco Grilli, fondatore dell’Accademia Pianistica in Germania; Alberto Dalgo, vincitore del Grand Prix al Concorso di musica Internazionale di Francia; Pietro Gatto, originario di Cetara esibitosi al Festival di St. Martin in the Fields a Londra; Vito Venezia di Matera a cui è stato conferito il Premio G. Sinopoli dal Presidente della Repubblica G. Napolitano.
Il Progetto prevede l’assegnazione di numerosi premi tra Borse di studio e Concerti Premio, tra cui spicca per valore alla memoria, la Borsa di Studio dedicata a Francesco D’Alessio, classe 1910 Maresciallo dell’Esercito Italiano, impegnato nella Campagna di Russia del 1941 che riuscì a sopravvivere alla spedizione bellica grazie all’apprezzamento di omologhi musicisti russi; la portavoce nonché nipote Dott.ssa Nunzia D’Alessio, soprano, Dottore in filosofia teoretica, e Docente di canto ad Avellino ha espresso la volontà, attraverso il riconoscimento del premio, di esaltare il talento e di creare una rete territoriale che lo sostenga.
I luoghi deputati ad accogliere le audizioni, le selezioni e i riconoscimenti saranno itineranti: la struttura del Palacoscioni inaugurata nel 2014 e sede di eventi sportivi e culturali, il Convento di S. Andrea risalente al 1563 luogo di accoglienza dei Padri Cappuccini e il Castello Fienga con annesso Parco, simbolo della città di Nocera.

Claudia Squitieri

Precipita da muretto, muore davanti discoteca a Genova

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Genova.Un ragazzo di 24 anni, di origini ecuadoriane, e’ morto la scorsa notte cadendo da un muretto davanti alla discoteca Estrella, nella zona di Dinegro. Sul posto sono intervenuti i medici del 118 e le volanti della polizia. Secondo una prima ricostruzione il ragazzo, che era in compagnia di amici, si sarebbe sporto per recuperare una felpa e sarebbe precipitato per una decina di metri nell’area portuale sottostante. Gli investigatori stanno sentendo le persone con cui era per ricostruire il fatto. Secondo quanto ricostruito dagli agenti delle volanti e della squadra mobile, il ragazzo morto dopo essere caduto da un muretto all’alba davanti la discoteca Estrella, era ubriaco e stava giocando a lanciare in aria la sua felpa. L’indumento a un certo punto gli sarebbe sfuggito di mano impigliandosi a uno spuntone. Il ragazzo si e’ cosi’ sporto per recuperare la felpa ma ha perso l’equilibrio cadendo. La ricostruzione e’ stata confermata dagli amici della vittima ma anche da un buttafuori della discoteca e anche da un cittadino che ha visto la scena.

Denunciati 35 tifosi del Napoli per l’assalto del bar a Verona

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Per l’aggressione avvenuta in un caffe’ di Verona, che ha visto lo scontro tra tifoserie del Napoli e del Chievo, la polizia scaligera ha denunciato 35 tifosi campani. I fatti risalgono al 5 novembre scorso quando, in pieno giorno, poco prima dell’inizio della partita di calcio Chievo – Napoli, il Bar Caffe’ “Oro Bianco” veniva preso d’assalto da un gruppo formato da una trentina di persone riconosciute dai testimoni come “supporters” della squadra calcistica del Napoli. L’esercizio pubblico era notoriamente conosciuto per essere frequentato dai tifosi dell’altra squadra di calcio cittadina, l’Hellas Verona. Probabilmente e’ stato questo il movente dell’aggressione che ha terrorizzato e “tenuto in ostaggio” per diversi minuti gli avventori in quel momento presenti all’interno del bar. Le indagini avviate dalla Digos scaligera hanno consentito di ricostruire la dinamica del “raid” durato solo 4 minuti e di individuare i presunti responsabili. I dettagli verranno forniti oggi durante la conferenza stampa che si terra’ alle ore 11.00 presso la Questura di Verona.

Arzano, comune di nuovo nella bufera: minacciato tecnico comunale

Arzano. Comune di nuovo nella bufera, minacciato tecnico comunale. Oramai il comune di Arzano sembra proprio non riuscire a scrollarsi di dosso le attenzioni di Prefettura e Procura, tanto che a finire nel mirino con un attacco in puro stile politico-mafioso, alcuni dipendenti dell’ufficio tecnico del comune. In questi territori balzati alle cronache per vicende di camorra e scioglimenti, capita che qualche consigliere comunale (eletto, secondo una serie di interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Interno con i voti del clan della “167”), abbia tanta autonomia da salire e scendere dalla casa comunale a minacciare direttamente o per interposta persona qualche tecnico impegnato in analisi di pratiche evidentemente perorate e seguite dallo stesso politico. Politico capace di difendere a spada tratta anche i vigili urbani arrestati e finiti nelle maglie della giustizia additandoli come “vittime”. Urla, strilli, minacce di morte udite in ogni dove, tese a spaventare il povero tecnico comunale di turno e piegarlo al volere della politica  già attenzionata nel 2015 con lo scioglimento per camorra. Sin da subito le attenzioni si sarebbero focalizzate su alcuni agglomerati in via Atellana e sul personaggio, già segnalato in quanto in odore di camorra. Ora il sindaco di Arzano Fiorella Esposito, potrebbe intervenire e chiedere lumi al consigliere, applicando nel caso specifico anche il codice etico appena varato in modo da chiederne le dimissioni.

Salvatore Amarante

Scontro camion-pullman: morti 14 giocatori squadra junior hockey

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Una squadra canadese di hockey giovanile è stata coinvolta in un incidente mortale che ha visto l’autobus degli atleti scontrarsi con un semirimorchio in una zona rurale del Saskatchewan. I media canadesi, che citano fonti di polizia, parlano di 14 morti e 14 feriti. La Royal Canadian Mounted Police, che sta indagando sull’incidente, ha dichiarato in un comunicato stampa di aver confermato “morti” e “una serie di feriti”.I Nipawin Hawks hanno riferito su Twitter che la squadra coinvolta è l’Humboldt Broncos, con la quale avrebbero dovuto battersi nella partita di spareggio della Saskatchewan Junior Hockey League. Si ritiene che l’incidente abbia avuto luogo sull’autostrada 35 a circa 28 chilometri (18 miglia) a nord di Tisdale, nel Saskatchewan. “E’ molto più grave di quanto chiunque possa immaginare”, ha detto il presidente della squadra Broncos, Kevin Garinger, all’emittente canadese CBC – siamo sempliìcemente increduli e sconvolti”. “Non riesco a immaginare cosa stiano passando i genitori” ha commentato su Twitter il primo ministro canadese, Justin Trudeau.

Le aveva salvato la vita e poi pazzo di gelosia la uccise con tre colpi di pistola: 19 anni di carcere

E’ stato condannato a 19 anni  e 4 mesi di carcere Massimo Bianchi, 61 anni della provincia di Caserta che lo scorso anno ucciso con tre colpi di pistola Maria Bianchi, la donna di 49 anni che proprio lui aveva salvato dalla furia assassina dell’ex marito che le aveva inferto 25 coltellate. E Massimo Bianchi, dipendente della Comunita’ Montana di Monte Maggiore, dopo un anno  la uccise per gelosia, o forse perche’ la donna voleva interrompere la relazione. Il pm aveva chiestoo la condanna all’ergastolo ma peril  giudice Orazio Rossi del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sono sufficienti 19 anni e 4 mesi di carcere.

Una storia assurda quella di Maria e Massimo. L’uomo lo scorso anno era al telefono con lei quando l’ex marito, Angelo Ruggiero, attualmente in carcere, cominciò a menare fendenti. la colpì ben 25 volte. Ruggiero la sera del 18 giugno del 2016, aspettò che i figli uscissero di casa. Poi si arrampicò sul tubo di scolo della grondaia e mise a origliare la moglie che l’aveva lasciato dopo una violenta aggressione, nell’aprile precedente. Lei stava parlando con il suo nuovo fidanzato al telefono e allora perse la testa. Entrò in casa aveva con se un coltellino svizzero a lama corta: la colpì 25 volte alle braccia e dalle gamba, a un fianco e al petto. Massimo Bianchi, l’uomo che ieri l’ha uccisa, era al telefono, sentì tutto e allora riagganciò la telefonata e chiamò la figlia di Maria. La ragazza si precipitò in casa e chiamò i soccorsi. Maria fu in coma per giorni e dopo più di un mese fu dichiarata fuori pericolo di vita. Suo marito, Angelo Ruggiero, fu arrestato quella sera stessa. E’ stato condannato a tredici anni di carcere.

La sera prima dell’omicidio Maria e  Massimo avevano litigato e lui la notte avrebbe piantonato la casa della compagna per controllare i suoi movimenti fino alle 5 del mattino. Poi le telefonò e prese un appuntamento per chiarire. La donna lo attese nella piazzetta vicino casa, nel centro storico di Dragoni, seduta su una panchina posta a fianco dell’ ingresso di una chiesetta. Bianchi arrivò a bordo della sua auto, scese già con la pistola in pugno. La 49 enne urlò “no”, ma lui fece fuoco tre volte uccidendola. Poi si fermò accanto al corpo esanime, a vegliarlo, in attesa che arrivassero i carabinieri ed impedendo a chiunque di avvicinarsi.

Arrestati sposo e testimone poche ore prima del matrimonio insieme ad altre 10 persone

Dodici persone sono state arrestate dai carabinieri del comando provinciale di Milano nell’ambito di un’indagine che le vede coinvolte, a vario titolo, per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, rapina, riciclaggio, ricettazione, detenzione, porto in luogo pubblico di arma comune da sparo e violenza a pubblico ufficiale. I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Pavia nelle province di Milano, Novara e Pavia. In manette un ungherese, 7 albanesi e 4 italiani. Uno di loro e’ stato catturato poche ore prima di sposarsi nel Milanese. Preso anche un presunto complice albanese che gli avrebbe dovuto fare da testimone. L’indagine – condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Abbiategrasso in provincia di Milano e coordinata dalla procura di Pavia – e’ partita dal monitoraggio di garage e officine ad Abbiategrasso, Zibido San Giacomo, Rosate e Bornasco, utilizzati dal gruppo come basi logistiche per nascondere i mezzi rubati. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di attribuire alla banda il riciclaggio di 11 auto rubate che venivano smontate in pezzi destinati al mercato nero dei ricambi, 25 furti in abitazione, di cui uno tramutatosi in rapina impropria.

Castellammare. Auto in fiamme in pieno centro: cittadini in strada con estintori

Castellammare di Stabia. Le fiamme hanno avvolto un’automobile questa notte in pieno centro e una colonna di fumo ha invaso i palazzi lungo corso Vittorio Emanuele, Corso de Gasperi e stradine limitrofe. La vicenda è avvenuta poco prima dell’una, l’auto, una Lancia Ypsilon, era parcheggiata tra l’Hotel Stabia e il teatro Supercinema. Ad intervenire in un primo momento dei privati cittadini che con estintori hanno provato a domare le fiamme, nei minuti successivi sono poi intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento il fuoco. Le fiamme hanno danneggiato anche un’automobile adiacente, una Fiat 500 L. Le fiamme sono partite dal vano motore, quindi probabilmente si tratterebbe di un corto circuito ma è ancora da stabilire con esattezza la causa per il quale è scoppiato l’incendio.

Facebook avvia la verifica di chi fa pubblicità politica su social

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Facebook spinge sempre di più sulla trasparenza. Dopo un 2017 in cui è stato travolto dalle polemiche per avere ospitato pubblicità russe pensate per interferire nelle elezioni presidenziali americane del novembre 2016, vinte da Donald Trump, il social network ha annunciato una serie di misure che chiamano in causa gli inserzionisti. A pochi giorni dalla sua testimonianza al Congresso Usa dedicata allo scandalo Cambridge Analytica, il Ceo Mark Zuckerberg ha detto che chi vuole fare pubblicità sulla piattaforma deve prima fornire una verifica della propria identità e della località di riferimento. Così facendo il gruppo di Menlo Park (California) vuole prevenire interferenze straniere nelle chiamate alle urne. In modo simile, la società si impegna a verificare l’identità delle persone associate a grandi pagine Facebook simili a quelle usate da agenti russi che si sono finti americani per spargere disinformazione riguardante tutti e due gli schieramenti politici Usa, quello democratico e quello repubblicano. Non è stato indicato un limite oltre il quale questa misura scatta. In un post, l’amministratore delegato 33enne ha spiegato che “questi passi da soli non fermeranno tutti coloro che vogliono farsi gioco del sistema ma renderanno molto più difficile per chiunque agire come hanno fatto i russi durante le elezioni del 2016 usando account e pagine false per lanciare pubblicità”, ha scritto Zuckerberg. Il suo post segue di pochi giorni l’annuncio della rimozione dal social network di 270 account e pagine legate all’Internet Research Agency, la cosiddetta fabbrica di troll usata dal Cremlino per provocare divisioni nell’elettorato americano. Zuckerberg, inoltre, si è detto favorevole a un disegno di legge del Senato chiamato Honest Ads Act. Il provvedimento richiederebbe a gruppi come Facebook, Twitter e Snap di rispettare le stesse regole sulla pubblicità di tipo politico che sono chiamati a onorare i media tradizionali come tv, stampa e radio. “L’interferenza nelle elezioni è un problema più grande di qualsiasi piattaforma ed è per questo che siamo in favore dell’Honest Ads Act”. Esso “aiuterà ad aumentare i livelli di standard di tutta la pubblicità politica online”. In una giornata di forti vendite provocate da timori di guerre commerciali tra Usa e Cina, il titolo Facebook il 6 aprile ha perso l’1,34% a 157,20 dollari. Nel 2018 ha ceduto l’11% e negli ultimi 12 mesi ha guadagnato l’11,36%. Per un confronto, l’S&P 500 nel 2018 ha lasciato sul terreno il 2,59% e nell’ultimo anno è salito del 10,5%.

Schianto con la Porsche in autostrada: morti due giovani di Giugliano

Viaggiavano a bordo di una Porsche Cayenne che ha perso il controllo finendo dapprima in una scarpata e po contro lo spartitraffico in cemento dell’A1. Due giovani residenti a Giugliano, in provincia di Napoli, hanno perso la vita, la notte scorsa, lungo la corsia nord dell’A1 in territorio di San Vittore del Lazio, nel frusinate. Inutile ogni soccorso. Sull’esatta dinamica dell’incidente stanno indagando gli agenti della sottosezione A1 della Polizia Stradale di Cassino. La loro Porsche Cayenne, per cause ancora in fase di accertamento da parte degli agenti della sottosezione A1 di Cassino della Polizia Stradale, dopo aver perso il controllo è finita in una scarpata e poi contro il new jersey in cemento. Uno dei due giovani è deceduto sul colpo mentre l’altro poco dopo l’arrivo all’ospedale di Cassino.

Salerno, sbaglia la diagnosi e il paziente muore: medico a processo

Salerno. Una diagnosi tardiva che si è rivelata fatale, l’ennesimo presunto caso di malasanità nel salernitano. Siamo nel reparto di urologia dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona dove ad un paziente affetto da un tumore alla vescica fu diagnosticato in un primo momento una patologia benigna. Troppo tardi, purtroppo, arrivò la diagnosi esatta. Infatti per Antonio Avallone non c’era più niente da fare. Un errore umano, secondo la Procura, che è costato la vita lo scorso 29 maggio al 72enne salernitano. Il sostituto procuratore Elena Cosentino ha chiesto il rinvio a giudizio del medico in servizio al reparto con l’accusa di omicidio colposo. Nel corso dell’udienza preliminare la famiglia della vittima si è costituita parte civile. Intanto i legali Silverio Sica ed Angela Cisale hanno chiesto ed ottenuto la chiamata in causa dell’azienda ospedaliera come responsabile civile. Si ritornerà in aula il prossimo 31 maggio quando il giudice dovrà esprimersi sulla questione delicata. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti il magistrato ricostruisce le responsabilità dello specialista che avrebbe omesso di effettuare i dovuti approfondimenti diagnostici e disporre il ricovero presso il reparto di urologia e solo con un controllo continuo, l’effettuare più accertamenti, si sarebbe giunti da un’esatta diagnosi.

La Procura per i minori pronta a chiedere il processo immediato per gli aggressori di Arturo

La Procura per i minori di Napoli è pronta a chiedere il processo immediato per gli aggressori di Arturo. E’ la prossima mossa dopo l’arresto avvenuto ieri da parte della Squadra Mobile del 15enne imparentato con un killer suicida e l’individuazione del quarto componete del branco, un 13enne, quindi non imputabile legato alla famiglia camorristica dei Mauro del rione Sanità. Intanto lunedì mattina davanti al Tribunale del Riesame si discute l’appello di ‘o nano, il quindicenne (difeso dal penalista Emireno Valteroni), il primo ad essere fermato nel mese di dicembre e per il quale il gip aveva un mese fa rigettato una istanza di scarcerazione. Il secondo fermato, il 16enne G.P. noto come “Tic Tac” e ritenuto il capo del branco continua a difendersi e a sostenere la sua innocenza. Difeso dalla penalista Giulia Esposito, ha presentato indagini alternative fornendo un video dal proprio cellulare dal quale farebbe evidenziare la presenza in via Foria negli stessi momenti scattò l’aggressione ad Arturo ma sul marciapiede opposto. le indagini della Mobile napoletana hanno anche permesso di ricostruire il tentativo da parte di tutti i soggetti del gruppo di cancellare tracce compromettenti dai propri cellulari, dai propri profili facebook. Come la frase “‘O nano fai l’uomo”, dopo il primo fermo del 15enne. E le chat sono state fondamentali anche per arrivare al terzo arrestato. Il 15enne fermato ieri infatti un parente di Arturo Raia, l’uomo che accusato dell’omicidio di Claudio Taglialatela, ucciso l’8 dicembre 2003 a 22 anni in corso Umberto a Napoli  durante una rapina. Raia fu fermato dai carabinieri l’8 gennaio 2004, e prima della convalida del fermo, si tolse la vita impiccandosi nel bagno del carcere con un lenzuolo legato a un tubo per l’acqua. Sul profilo facebook del ragazzo il mese scorso è stata postata la frase: “Mi disse di stare attento a dove mettevo i piedi e io gli risposi: attento tu che io seguo i tuoi passi”, che per gli investigatori rappresenta un  chiaro segnale di appartenenza al branco. Ma anche di “seguire i passi” del suo parente suicida visto che sul profilo facebook ci sono numerosi riferimenti ad Arturo Raia.

“Oggi si scrive un’altra pagina di uno Stato che vince, é presente”. Maria Luisa Iavarone, mamma di Arturo, il diciassettenne accoltellato nel dicembre scorso in via Foria a Napoli, aveva commentato così ieri  la custodia cautelare in istituto di pena minorile per un quindicenne ritenuto responsabile dell’aggressione insieme con altri ragazzi. “Mi aspetto una giustizia coraggiosa, capace di reinserire i ragazzi individuati come responsabili – -aveva spiegato- non una giustizia giustizialista. Mi aspetto giustizia per Arturo, mio figlio, ma anche per gli altri ragazzi affinché venga individuato un serio percorso di recupero e vengano restituiti alla società con una condizione di vita giusta. Non mi interessa che trascorrano in carcere 5 o 10 anni o che vengano sbattuti in cella e buttata via la chiave, non é questo quello che voglio. L’auspicio è che non accada quanto già successo  che un ragazzino ritenuto responsabile risultata, per il passato, gia’ inserito in un percorso di messa in prova, misura poi revocata e di cui non si è saputo più nulla. La mamma di Arturo ha spiegato che “la sua battaglia non finisce oggi, ma, al contrario, inizia adesso. La polizia ha lavorato egregiamente e tempestivamente ora tocca agli altri pezzi dello Stato, compresi noi, prenderci cura di questi ragazzi, fare in modo che possano avere condizioni di vita giuste. Il risultato di oggi  richiede il mio impegno civile e educativo di madre che ha realizzato che si deve e si può fare qualcosa”.

Terrorismo, gestiva chat su Telegram pro Isis in italiano: denunciato minorenne

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C’era un minorenne italiano di origine algerina dietro due chat chiuse e diversi canali Telegram in cui venivano diffusi messaggi di propaganda dell’Isis tradotti in italiano e fatti atti di proselitismo per spingere i membri a compiere attentati. L’indagine della Polizia, condotta dagli uomini della sezione Cyberterrorismo della Polizia Postale di Trieste e delle Digos del capoluogo friulano e di Udine, e’ partita nel dicembre del 2016 con l’obiettivo di individuare i membri del canale ‘Khalifah News Italy”. Il minorenne e’ stato denunciato. Nei confronti del minorenne che gestiva le chat e i canali Telegram di propaganda jihadista, e’ stato avviato, per la prima volta in Italia, un percorso di deradicalizzazione. Dopo aver accertato le sue responsabilita’, la Polizia e la procura dei Minori di Trieste, hanno infatti dato il via ad un processo di recupero grazie agli strumenti messi a disposizione dell’ordinamento, ‘scollegando’ di fatto il giovane dal ‘cyber jihad’. Il giovane, inoltre, verra’ affiancato da un imam perche’ apprenda una visione piu’ ampia dell’Islam.

Camorra, il clan Ranucci sparò per errore contro un innocente che non denunciò per timore di altre ritorsioni

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Sant’Antimo. Si attende la convalida del fermo da parte del gip per i sei esponenti del clan Ranucci fermati su disposizione della Dda la notte scorsa dai carabinieri della compagnia di Giugliano. Michele Aliberti, 27 anni, Gaetano Ciuffa, 45 anni, Mario Curtiello, 26 anni, Sergio Iannicelli, 26 anni, Eduardo Turacci, 35 anni e Gennaro Celentano, 24 anni, tutti di Sant’Antimo, già noti alle forze dell’ordine e ritenuti dagli inquirenti elementi contigui alla cosca Ranucci da poco alleata con i vecchi nemici del clan Verde, avevano messo sotto scacco commercianti e imprenditori anche di Grumo Nevano e Casandrino. Stese, estorsioni, raid punitivi, tentate gambizzazioni, minacce.  Avevano creato un clima di terrore pesantissimo. Si sentivano i padroni tanto che anche un uomo estraneo alla criminalità, ma che per errore (perché scambiato per un rivale), era stato oggetto di un attentato andato a vuoto aveva preferito non denunciato per timore di altre ritorsioni. Il gruppo di criminali arrestati l’altra notte da tempo sottoponevano a estorsione una società di noleggio veicoli per ottenere -con minacce di morte e senza pagare- vetture da usare nel corso di azioni criminali o per gli spostamenti del latitante Filippo Ronga, poi tratto in arresto il 12 gennaio a Formia e ferito dai Carabinieri perché aveva puntato una pistola contro uno dei militari che lo stavano catturando. E l’arresto di Ronga aveva scatenato ancora di più la follia criminale del gruppo che aveva cominciato a compiere attentati. Il loro arresto comunque non ha frenato l’escalation criminale a Sant’Antimo perché nella notte, in via Lambrakis, sono stati esplosi diversi colpi di pistola contro una finestra dell’abitazione di un pregiudicato.

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Benevento: il questore invita alla sportività

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“Confidiamo tantissimo nel senso sportivo del pubblico beneventano che durante tutto l’anno ha dato una grande dimostrazione di sportivita’ anche quando la squadra non ha prodotto i buoni risultati attesi. Speriamo, e siamo sicuri, che anche in questo caso i tifosi sanniti sapranno fare in modo che il tutto venga vissuto come una festa”. Lo ha detto il questore di Benevento, Giuseppe Bellassai, alla vigilia del match di domani allo stadio “Vigorito” del Benevento contro la capolista Juventus.

Vigile del fuoco muore nel crollo di un capannone nel Milanese

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Un vigile del fuoco e’ morto schiacciato dal crollo del tetto di un capannone di una ditta di detersivi a San Donato Milanese, nell’hinterland del capoluogo lombardo, in cui era scoppiato un incendio in serata. Il rogo e’ divampato, in via Marcona, poco dopo le 21, ma il crollo e’ avvenuto alle 23 circa. Inutili i tentativi di soccorso dei suoi colleghi, il pompiere e’ morto sotto le macerie.
Nel capannone, per cause non note, si era sviluppato un incendio intorno alle 21. Nel corso delle operazioni di spegnimento, alle il tetto della struttura e’ crollato e uno dei pompieri intervenuti e’ rimasto schiacciato, decedendo poco dopo. Sul posto sono ancora presenti diverse autobotti che stanno cercando di domare le fiamme.
La ditta in cui e’ scoppiato l’incendio e’ la Rykem, specializzata nella vendita di detersivi e prodotti professionali per la pulizia. Le cause sono ancora in via di accertamento: sul posto sono presenti 4 autobotti dei vigili del fuoco che sono impegnate a domare le fiamme. Non si conoscono ancora le generalita’ della vittima. Sul caso indagano i carabinieri.

Aliscafo Alilauro da Ischia a massima velocità con una partoriente a bordo attracca a Napoli

Un aliscafo della compagnia Alilauro è stato protagonista questa mattina nel Golfo di Napoli di una corsa contro il tempo: alle 8,40 il Dsc Rosaria Lauro, con a bordo circa 300 passeggeri, lascia il porto di Ischia in direzione Napoli. Poco distanti da Capo Miseno il comandante Vincenzo Picconi viene allertato dal suo equipaggio su un’emergenza in corso a bordo: una donna ha le doglie. Verificato che a bordo non vi era neanche un medico il comandante ha chiesto a Compamare Napoli di autorizzarlo a raggiungere la massima velocità. Arrivata l’autorizzazione in pochi minuti il Dsc Rosaria Lauro è giunto nelle acque del porto di Napoli e con una virata da F1, tra gli applausi e i complimenti degli increduli passeggeri, ha attraccato. Giunti a terra la donna è stata trasportata in ospedale.

Camorra, la convivente di Stravato: ‘Lello aveva paura dei Lo Russo perché aveva visto i killer della sala giochi’

Il boss pentito Carlo Lo Russo ha confessato di essere il mandante dell’omicidio di Raffaele Stravato, ucciso a Marianella il 24 ottobre del 2015. Il commando di killer che lo uccise è lo stesso che il 6 settembre 2015 ha ucciso il 17enne Genny Cesarano, vittima di una pallottola finita nella direzione sbagliata. Luigi Cutarelli e Ciro Perfetto sono stati condannati all’ergastolo a dicembre dopo aver confessato di essere autori del raid che mancò l’obiettivo e uccise il ragazzo mentre provava a scappare nel cuore del quartiere Sanità. Cutarelli e Perfetto, nonostante la giovane eta’, sono ritenuti responsabili di altri tre omicidi commessi per ordine del loro capo, ora pentito, Carlo Lo Russo. Perfetto poi é figlio di Raffaele detto “musso ‘e scigna”, reo confesso di una decina di omicidi commessi per lo stesso clan per i quali sconta quattro ergastoli. Sul movente che ha portato alla morte di Stravato, l’unica pista seguita dagli investigatori della polizia é stata sempre legata alla scissione interna nel clan Lo Russo all’indomani del pentimento clamoroso di Salvatore Lo Russo, ‘il capitone’, nel 2010. In quel periodo il clan era gestito dall’allora latitante Antonio, figlio di Salvatore catturato poi un anno dopo a Nizza, che ordino’ tre omicidi per placare la voglia di diventare autonomi di alcuni affiliati. Il primo agguato fu un duplice delitto Scognamiglio-Paolillo avvenuto nel quartiere di Miano il 5 agosto 2011. Testimone oculare di quell’agguato fu proprio Stravato che spari’ dalla circolazione per quattro anni.

Nel verbale del 12 agosto 2016 l’ex boss pentito Carlo Lo Russo fa la confessione choc sull’omicidio Stravato: “…Foto n. 10: e’ Marco Corona , detto anche come lei mi chiede o’Cinese. Prendeva la droga da noi e la passava a Marianella, inoltre nell’ultimo periodo mi dava una quota di 2 o 3000 euro al mese proprio per i guadagni che faceva da queste piazze . Fa anche le puntate di erba con mio figlio Enzo ed anche con me tramite Ettore Bosti di Nunzio. Io me lo sono cresciuto, era amico di mio figlio Enzo, non l’ho mai utilizzato per commettere omicidi però mi ha dato notizie sul fratellastro Stravato Raffaele che mi sono servite per ucciderlo. Lui non voleva che io lo uccidessi ma io poi l’ho informato che ero stato io…”. Quindi secondo il boss pentito Marco Corona, in un primo momento probabilmente senza sapere a cosa servivano le sue indicazioni, avrebbe aiutato il boss ad uccidere il fratellastro.

Significativo è il racconto fatto nel 2015 a due settimane dall’omicidio dalla convivente di Raffaele Stravato: ” Sono la convivente di Stravato Raffaele, ucciso il 23 ottobre scorso- esordisce la donna davanti alla pg il giorno 12 novembre 2015. E mi viene chiesto di fornire notizie in ordine alle frequentazioni di Raffaele, le sue abitudini di vita, ed ogni altro elemento utile per comprendere i motivi per cui è stato ucciso e dico quanto segue: Ho iniziato la relazione con Raffaele nel 2009 quando lui abitava in una casa nel San Gaetano a Via Teano, una casa che Lello diceva di avere ereditato dalla nonna. A me non piaceva quella casa e quella zona e quando abbiamo iniziato la convivenza siamo andati in affitto in una casa a Via Janfolla dove pagavamo 500 euro al mese. In quel periodo Lello faceva piccoli reati tipo furti e cose del genere e poi si arrangiava così come mi arrangiavo io lavorando con i vestiti e andando a fare servizi domestici… Non abbiamo avuto figli insieme ma io ho adottato un bambino che già viveva con me e tuttora vive con me. Raffaele ha molti fratelli o meglio fratellastri tra cui Salvatore e Marco. Marco si chiama Corona di cognome così come anche altri fratelli mentre non ricordo il cognome di Salvatore . Lello quando l’ho conosciuto faceva anche droga con Marco Corona. Lello nell’agosto del 2011 ha assistito all’omicidio di Salvatore Scognamiglio e Salvatore Paolillo nella sala giochi a Miano, è andato anche dalla polizia a testimoniare. Dopo questo omicidio Lello mi disse che voleva troncare ogni rapporto con Miano e con quella gente. Era preoccupato, sapeva che questo omicidio era colpa del clan Lo Russo ed aveva paura, non so dire di chi in particolare ma aveva deciso di rompere ogni tipo di rapporto. Dopo questo omicidio ha rotto i rapporti anche con il fratellastro Marco Corona con cui aveva invece lavorato con la droga …dei fratelli di Lello solo Valeria Corona e Salvatore di cui non ricordo il cognome sono venuti a farmi le condoglianze, Marco non è venuto e nemmeno gli altri fratelli e sorelle che portano il cognome Corona. Valeria nell’occasione mi ha detto che lei era tempo che non lo vedeva e sentiva e che temeva che potessero fargli del male per via di quello che aveva fatto il suo convivente Fabio Cardillo. Valeria mi ha cioè raccontato la vicenda dell’omicidio di Mimmo Raffone ed il fatto che Fabio Cardillo aveva sparato per i problemi legati alla relazione sentimentale che una donna aveva con Mario Lo Russo e quindi temeva che i Lo Russo potessero come ritorsione prendersela con suo fratello… Non conosco le persone di Miano che Lello frequentava posso solo dire che conoscevo Paolillo e che so che Lello in passato aveva “fatto la droga” con Marco Corona …omissis…”.

Raffaele Stravato fu ucciso il 23 ottobre del 2015 in via Battaglia, una strada di periferia tra Piscinola e Marianella. Aveva appena parcheggiato: era sceso dall’auto e si era accorto dell’arrivo dei killer in moto. Cominciò a correre, attraversò la strada: di fronte  c’erano le scale. le salì tutte d’un fiato con il killer alle calcagna arrivato nelle palazzine fu raggiunto dal killer che gli esplose i primi colpi che lo centrarono alle spalle. Raffaele cadde a terra esanime e il sicario senza pietà gli esplose il colpo di grazia alla testa dileguandosi nel silenzio in cui erano piombate le palazzine popolari di Marianella.

Antonio Esposito

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(nella foto da sinistra il boss pentito Carlo Lo Russo, la vittima Raffaele Stravato e il fratellastro Marco Corona)

Arrestata la ‘Donna Imma’ di Lavello: aveva spinto il marito a uccidere un uomo per vendetta

Era solita farsi chiamare “donna Imma”, come la moglie del boss di camorra protagonista della serie tv Gomorra. Angela Di Noia, 37enne di Venosa in provincia di Potenza, ma residente a Lavello, e’ stata arrestata all’alba di oggi, per concorso in tentato omicidio. In manette anche il marito della donna, Michele Di Cosmo, 38enne di Venosa, che il 9 aprile scorso aveva materialmente aggredito e ferito in modo grave l’uomo che la coppia riteneva responsabile dell’arresto dello stesso Di Cosmo per detenzione di stupefacenti. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Potenza, sarebbe stata proprio la 37enne, a spingere il marito a vendicarsi di Raffaele Avigliano. Il 9 aprile scorso Di Cosmo aveva dato appuntamento alla vittima a Lavello e una volta raggiuntolo lo aveva colpito con una spranga di ferro, “ripetutamente con brutale violenza”,riferiscono gli inquirenti, ferendolo al torace e alle gambe. Solo grazie ad un passante, che aveva bloccato Di Cosmo, la vittima era riuscita a sottrarsi ad ulteriori conseguenze nonostante le gravi ferite. Avigliano, infatti, era stato ricoverato in prognosi riservata e sottoposto ad un intervento chirurgico per l’asportazione della milza. Marito e moglie, al termine delle indagini sono stati arrestati dai carabinieri del Nor di Venosa, su disposizione del gip della Procura di Potenza. L’uomo si trova attualmente in carcere, mentre la donna e’ ai domiciliari.