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Incendio doloso nell’azienda di rifiuti nell’Avellinese

Un violento incendio ha distrutto nella tarda serata di ieri parte di un impianto per lo stoccaggio di rifiuti nel nucleo industriale di Pianodardine di Avellino. Diverse squadre dei vigili del fuoco sono state impegnate per ore per spegnere il rogo divampato nei locali per il trattamento di residui legnosi e vegetali. Un densa nube nera si e’ estesa su tutta l’area raggiungendo anche la vicina Montefredane, dove i terreni sono coltivati in gran parte a vigneto di Fiano Docg. Il sindaco, Valentino Tropeano, ha infatti diramato l’avviso ai cittadini per tenere chiuse le finestre fino al cessato allarme. In mattinata i tecnici dell’Arpac e dell’Asl di Avellino dovranno eseguire i rilievi per verificare i livelli di inquinamento dell’aria. Nel frattempo e’ stata aperte un’inchiesta dalla procura della Repubblica di Avellino. Il titolare dell’azienda “Dentice Pantaleone” e’ stato ascoltato a lungo dai carabineri del comando provinciale di Avellino ai quali non ha nascosto di pensare all’origine dolosa. Ai militari ha detto che qualcuno potrebbe aver lanciato nei locali dove si e’ sviluppato il rogo una bottiglia incendiaria. Gli investigatori hanno avviato le verifiche e una stima dei danni che sarebbero rilevanti.

Ucciso e murato sotto il pavimento: arrestato il killer

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La Polizia di Stato ha arrestato un uomo di 47 anni, Luca Sanfilippo, residente a Cinisello Balsamo al confine con Milano, accusato di essere l’autore dell’omicidio di Antonio Deiana, di 36 anni, scomparso il 20 luglio del 2012. Avrebbe fatto alcune ammissioni. L’ attivita’ investigativa condotta dai poliziotti della Squadra Mobile di Como e Milano, nonche’ del Commissariato Greco Turro, e’ stata coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza. Il caso e’ stato anticipato da articoli sul Corriere della sera e su Il Giorno. Secondo la loro ricostruzione il corpo di Deiana e’ stato trovato all’interno di una cantina di uno stabile a Cinisello ricoperto da una colata di cemento. Sarebbe stato ucciso per motivi di droga nell’ambito di un traffico della ‘ndrangheta. Il fratello, Salvatore Deiana, era stato ucciso a coltellate e sepolto in un bosco a Guanzate in provincia di Como e trovato dopo la confessione di uno dei killer.

Insoddisfatto della riparazione del motorino, spara al meccanico: arrestato

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Insoddisfatto della riparazione, spara al meccanico. E’ accaduto a Catania, dove Alfio Sanfilippo, 51 anni, e’ stato arrestato da agenti della Squadra Mobile per tentato omicidio. E’ accusato di avere sparato il 23 giugno scorso in via De Lorenzo a Catania a un meccanico che non avrebbe riparato a dovere il suo scooter. A Sanfilippo e’ stata contestata l’aggravante dei motivi abietti o futili, e dovra’ rispondere anche di detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da fuoco.

Facebook sospende società di analytics: teme renda pubblici i dati

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Facebook ha sospeso una società che si occupa di analisi dei dati, temendo che possa averli resi pubblici, violando le regole della piattaforma. Crimson Hexagon è sotto indagine da parte del colosso dei social network: si tratta dell’azienda che possiede e gestisce il maggior numero di post sui social media, circa 1.000 miliardi, che comprendono non solo Facebook ma anche Twitter e Instagram. La startup ha sede a Boston negli ultimi anni ha analizzato dati per una non profit russa collegata al Cremlino e per diverse agenzie legate al governo americano, facendo riferimento a persone vicine al gruppo citate dal Wall Street Journal. Una volta acquisiti i dati dalla piattaforma, Crimson Hexagon lavora in modo indipendente da Facebook e secondo alcune fonti i contratti con il governo non erano stati approvati dal colosso dei social media. Un portavoce di Facebook ha detto al Wall Street Journal che nei prossimi giorni è previsto un incontro con Crimson Hexagon per approfondire la questione e capire in che modo raccoglie e gestisce i dati di Facebook e Instagram.

Venti anni di carcere al finanziere corrotto che coprì la latitanza del boss della Vanella-Grassi.TUTTE LE RICHIESTE

Venti anni di carcere per il finanziere infedele Claudio Auricchio, detto o’ russo, al servizio dell’ex reggente del clan della Vanella-Grassi, Antonio Mennetta detto er nino. Per lui invece 12 anni di carcere. Sono queste due delle richieste di condanne che la Dda di Napoli ha avanzato ieri nell’ambito del processo che vende imputati 16 esponenti del clan di Secondigliano, il finanziere corrotto , il cognato e un suo amico di Pompei. Tutti legati e sulla busta paga del boss Mennetta, arrestato alla periferia di Scafati il 4 gennaio del 2013. la pubblica accusa ha chiesto anche 18 anni di carcere per Aniello Apredda, 10 anni per Luigi Noceroni, cognato del finanziere Auricchio. Stessa richiesta per Bruno Franzese, Antonio Tarantino, e Salvatore Luongo e Salvatore Marfella di Pianura. Nove anni invece sono stati chiesti per Nicola Fruguglietti. Pene decisamente inferiori per gli altri: 4 anni e 8 mesi per Tullio Emmauso, 4 anni e sei mesi invece per Sebastiano vecchione, 3 anni per Carmine Sabatino e Daniele Granata, due anni per Vincenzo Tufano di Pompei amico e complice di Auricchio nel coprire la latitanza di Mennetta; e ancora un anno di carcere è la richiesta per Marco Mollo. Infine i due collaboratori di giustizia. Quattro anni e 10 mesi di carcere è la richiesta per Rosario Guarino “Joe Banana”, anch’egli ex reggente della Vanella-Grassi e Pasquale Pesce e’ bianchina ex  capo camorra di Pianura.

I reati contestati agli imputati sono, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi, favoreggiamento ed estorsioni.​L’indagine ha accertato le responsabilità di capi, promotori e affiliati dei due clan ricostruendone gli interessi criminali, con particolare riferimento al traffico di droga, ma anche un ampio giro di furti d’auto e conseguenti estorsioni attraverso la tecnica cosiddetta del cavallo di ritorno.  Viene ricostruita inoltre l’operatività dei clan a partire dal 2012, quando dopo la definitiva scissione dai Di Lauro avvenuta nel 2007, il gruppo della Vanella Grassi si era nel tempo affermato sempre più sugli scenari di Secondigliano e Scampia, stringendo alleanze con i Marino e Leonardi e dando vita allo scontro armato con gli Abete-Abbinante-Notturno, meglio noto come “terza faida di Scampia”. Nell’ambito delle indagini è stato accertato il coinvolgimento in un tentativo di omicidio  da parte di Claudio Auricchio, finanziere “infedele” con il grado di appuntato scelto, ai danni di Giovanni Esposito detto “‘o muort”. Auricchio era all’epoca in forza al Gruppo Pronto impiego di Napoli ed è attualmente sospeso dal servizio. E’ emerso anche che, oltre ad essere stato tra i soggetti più vicini ad Antonio Mennetta, boss reggente della Vanella Grassi (arrestato dalla Squadra Mobile di Napoli il 4 gennaio 2013), durante il suo periodo di latitanza, Auricchio era coinvolto nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dall’organizzazione della Vanella Grassi, intessendo tra l’altro diretti rapporti anche con figure apicali del clan Di Lauro.

La ‘Ndrangheta acquistava on line i semi di canapa indiana: 17 arresti. Sequestrato il sito

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La Polizia di Stato di Vibo Valentia sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone, ritenute responsabili di appartenere ad un’associazione per delinquere dedita al narcotraffico gestita da Emanuele Mancuso, figlio di uno dei capi dell’omonima cosca di ‘ndrangheta di Limbadi Pantaleone, alias “l’ingegnere”. Otto persone sono finite in carcere, nove ai domiciliari e per una e’ scattato l’obbligo di dimora. Nel corso dell’operazione, denominata “Giardini segreti”, coordinata dalla Procura antimafia di Catanzaro ed eseguita dalla Polizia di Stato, con il supporto del Servizio centrale operativo, insieme alle Squadre mobili di Catania, Catanzaro, Cosenza, Messina e Reggio Calabria, i Reparti prevenzione crimine di Vibo Valentia, Cosenza e Siderno, l’Unita’ cinofila di Vibo Valentia e il Reparto Volo di Reggio Calabria, altre 21 persone sono state indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere dedita al narcotraffico e detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.  Tre piantagioni, per un totale di 26 mila piante di marijuana, sono state scoperte dalla Polizia di Stato nel corso delle indagini che stamani hanno portato all’operazione “Giardini segreti”. Sul mercato avrebbero fruttato circa 20 milioni di euro. Le indagini scaturite dal sequestro, avvenuto a Nicotera, Joppolo e Capistrano, hanno evidenziato, grazie ad attivita’ tecniche ed al supporto della Polizia scientifica, la capacita’ dell’organizzazione di provvedere a tutte le fasi del ciclo di produzione.

Il capo dell’organizzazione sgominata stamani dalla Polizia di Stato di Vibo Valentia, Emanuele Mancuso, acquistava online semi di canapa indiana e concime, grazie ai quali realizzava la costruzione delle strutture dove piantare i semi, curare la germinazione e la fioritura delle piante, la crescita, la lavorazione e, infine, l’immissione sulle piazze di spaccio. Le attivita’ erano assicurate da accoliti di Mancuso, ma anche da manodopera reclutata tra extracomunitari. Al riguardo, con la collaborazione delle Squadre mobili di Alessandria, Brescia, Caltanissetta, Catanzaro, Chieti, Genova, Imperia, Lecce, Milano, Napoli, Salerno e Savona, gli investigatori stanno anche effettuando 18 perquisizioni nelle sedi di una societa’, attiva nella vendita online di semi di canapa indiana, a carico delle quali verra’ anche notificato un provvedimento di sequestro preventivo. Emanuele Mancuso controllava i terreni destinati alla coltivazione della droga grazie all’utilizzo di droni. E’ quanto emerso dall’inchiesta “Giardini segreti”. L’operazione, alla quale hanno partecipato circa duecento agenti della Polizia di Stato, rappresenta l’epilogo di una complessa attivita’ investigativa, avviata gia’ dal 2015, che ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere finalizzata alla produzione, coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti, in particolare marijuana. L’inchiesta e’ stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci. I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa, che si terra’ nella Questura di Vibo Valentia alle 10, dal procuratore distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri, insieme al questore Andrea Grassi e agli investigatori della Polizia di Stato.

Patto politica-camorra a Scafati, Luigi Ridosso jr: “Giovane fragile, sono stato raggirato da Alfonso Loreto”

Scafati. “Ammetto le mie responsabilità così come riportate nell’ordinanza di rinvio a giudizio”: in un foglio, scritto in stampatello, Luigi Ridosso jr ammette le sue colpe. Tutte. Il figlio di Salvatore Ridosso fa il ‘mea culpa’ nel processo che si sta celebrando dinanzi al giudice per le udienze preliminari Emiliana Ascoli per scambio di voto politico-mafioso e estorsione. Nessun distinguo, il pregiudicato già condannato per estorsione e usura per aver parte del clan Ridosso-Loreto fa un’ammissione di colpa totale, senza scendere nei particolari di accuse che coinvolgono insieme a lui l’ex sindaco Angelo Pasqualino Aliberti e la moglie Monica Paolino per quanto riguarda un patto tra politica e criminalità organizzata. L’unico distinguo del giovane è per il fratello Andrea, imputato anch’egli nel processo che si sta celebrando dinanzi ai giudici di Nocera Inferiore: “Voglio precisare per amore della verità e per rispetto della giustizia che mio fratello Ridosso Andrea è totalmente estraneo sia alle vicende da me condotte che nei contesti malvitosi, il mio rapporto con mio fratello era basato solo da consigli di fratello maggiore e mai l’ho coinvolto nei miei affari illeciti”.
Luigi Ridosso, oggi 32enne, si concede l’attenuante di aver vissuto una vita difficile, e nella lettera manoscritta depositata agli atti del processo con rito abbreviato, nel quale il pm Vincenzo Montemurro ha chiesto per lui 5 anni di reclusione spiega – in poche righe – perchè è diventato un malavitoso, riversando sulle ‘cattive frequentazioni’ i suoi guai giudiziari e ogni parola assume un significato pesante. “Frequentavo l’allora amico Loreto Alfonso – scrive Luigi Ridosso jr – di cui mi lasciavo facilmente influenzare sia per il suo carisma e sia dal cognome che portava”.
Il pregiudicato, ritenuto uno dei capi della cosca scafatese, sostiene – in qualche modo – di essere stato ‘raggirato’ dal pentito, figlio di Pasquale Loreto seguendolo senza essere a conoscenza delle cose che faceva l’ex amico perchè ‘con astuzia e furbizia non mi faceva capire nulla’.
Il pregiudicato si descrive come un giovane psicologicamente ‘fragile’ in quanto ‘da piccolo ho perso mio padre’. Luigi Ridosso jr (omonimo del cugino figlio di Romolo) aveva 16 anni quando il padre Salvatore ‘piscitiello’ fu ucciso in un agguato in via Pasquale Vitiello, ma le cronache giudiziarie degli anni a venire che hanno ricostruito il contesto nel quale si era scatenata una faida tra i Ridosso e i Muollo lo descrivono già come un ragazzo pienamente inserito nel contesto criminale scafatese. Ed è egli stesso a scrivere al giudice: ‘Non cerco giustificazioni e ne scuse in tutto quello che ho fatto, ma quando meno – scrive in un italiano approssimativo – può servire a comprende come un ragazzo molto giovane, senza padre e con una mamma e altri fratelli in seri disagi per sopravvivere. Inoltre sono sposato e padre di un figlio di tenera età”.
Quale sia il senso delle sue ammissioni e quali vantaggi ne riceverà è presto dirlo, nel frattempo, Ridosso sostiene di aver compreso che ‘la cosa più giusta è il rispetto delle leggi e la correttezza della vita sociale e lavorativa’. Detto in questo modo sembra che il periodo passato in carcere da Ridosso abbia assolto alla funzione ‘rieducativa’ alla quale le strutture carcerarie sono deputate, ma per la seconda volta nelle poche righe lasciate al giudice l’unico imputato al quale il pregiudicato rivolge delle colpe è il pentito che lo accusa: Alfonso Loreto. “In questo procedimento Loreto Alfonso mi ha rivolto delle accuse, non posso escludere che sia responsabile visto che il Loreto si lasciava accompagnare ovunque andava e quindi abbia potuto coinvolgermi anche in questo”. Ridosso, dunque, si descrive come un soggetto passivo rispetto alle accuse che gli vengono rivolte, una ricostruzione che mal contrasta con quanto emerso nel corso delle indagini e in particolare con i suoi assidue e frequenti rapporti con imputati nel processo per scambio di voto come Ciro Petrucci, ex vicepresidente dell’Acse, ritenuto l’uomo voluto dal gruppo criminale come referente e punto di riferimento nella società pubblica del Comune di Scafati per ottenere appalti e benefici. Nessun cenno nel manoscritto all’ex sindaco, alle campagne elettorali del 2013 e del 2015, alla riunione elettorale organizzata per Monica Paolino, candidata alla Regionali, presso la zia Anna Ridosso, alla quale – emerge dalle indagini – Luigi Ridosso jr ha partecipato attivamente.
Infine, il pregiudicato – recluso nel carcere di Salerno – rivolgendosi al giudice Emiliana Ascoli che dovrà emettere la sentenza nei suoi confronti chiede scusa e perdono ‘alla sua collega dottoressa Zambrano che in riferimento alla sentenza del 3 maggio non ho avuto il coraggio di ammettere le mie responsabilità dove in realtà ero colpevole”. E spiega: “Non volevo offendere la sua intelligenza, ho avuto un momento di disagio dovuto alla mia timidezza e vergogna di ciò che avevo fatto”. Si dilunga in lodi per il giudice che lo ha condannato e rinnova le sue scuse e perdono ‘alla giustizia e alle persone che ho danneggiato” e conclude rimettendosi alla ‘clemenza’ del giudice. Finisce con questa richiesta di clemenza la lettera ‘pentimento’ di Luigi Ridosso che verrà giudicato lunedì per i reati di voto di scambio politico-mafioso e estorsione. Ridosso è ritenuto uno dei promotori del gruppo criminale Ridosso-Loreto che ha fatto un patto con una parte della classe politica scafatese, quella legata ad Angelo Pasqualino Aliberti, ed in cambio di voti veicolati dai suoi accoliti ha ottenuto promesse, appalti e incarichi nella pubblica amministrazione. Luigi Ridosso è accusato di aver imposto, attraverso l’imposizione di lavori di pulizia in alcune industrie conserviere, tangenti agli industriali. Reati che ‘non esclude’ di aver commesso, ma di cui ammette ogni responsabilità in virtù della speranza della ‘clemenza’ del giudice e della scarcerazione dal carcere per la quale ha ottenuto il parere positivo del pubblico ministero nell’udienza in cui ha mostrato il suo ravvedimento ‘spirituale’.
Rosaria Federico

Napoli, arrestati in Romania gli autori dell’omicidio nel campo rom di Ponticelli

Agli esecutori materiali, arrestati in Romania, contestata l’aggravante della crudeltà al termine di indagini coordinate dalla procura della repubblica di Napoli e condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, con il supporto del servizio di cooperazione internazionale di polizia del ministero dell’Interno, la polizia romena ha arrestato a Calafat, in Romania, il 25enne Andrei Lingurar, ricercato dai primi del maggio scorso per l’esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal Gip partenopeo. Le autorità rumene hanno proceduto alla notifica in carcere del provvedimento anche nei confronti di Gheorghe Silaghi, 48enne, già detenuto in istituto penitenziario rumeno. Gli arrestati sono rinchiusi in istituti penitenziari rumeni in attesa di estradizione. Entrambi sono ritenuti i responsabili dell’omicidio a colpi di bastoni di legno e spranghe di ferro del loro connazionale Lucian Memet, perpetrato il 13 agosto 2016 all’interno di un insediamento nomade abusivo di via Virginia Woolf, nel quartiere napoletano di Ponticelli, al culmine di una accesa lite scoppiata per un banale litigio tra bambini. La vittima era stata colpita al corpo e alla testa con gli oggetti contundenti e alla schiena e al torace con un coltello, decedendo poco dopo sul posto. Sulla scena del delitto i militari della sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo di Napoli avevano sequestrato armi improprie usate dal gruppo nel corso dell’aggressione a Lucian Memet. Poche ore dopo il fatto, gli investigatori della compagnia carabinieri di Napoli Poggioreale avevano identificato e bloccato, sottoponendolo a fermo per concorso nell’omicidio, il 22enne Rostas Stelian Cerasel, individuato alla stazione ferroviaria di Napoli Centrale in procinto di allontanarsi da Napoli su un convoglio ferroviario. Il 22enne – condannato in primo grado dalla corte di Assise di Napoli il 27 giugno 2018 alla pena di anni 21 di reclusione per omicidio volontario in concorso di Lucian Memet – attualmente è recluso nel carcere di Poggioreale. Il 9 ottobre 2017 furono già arrestate a Cluj e Dragu Salay in esecuzione di ulteriore mandato di arresto europeo emesso dal Gip partenopeo su richiesta della Procura di Napoli due donne complici, Lingurar Ana e Silaghi Andreia, responsabili di aver avere determinato i maschi del gruppo a uccidere. Subito dopo il fatto di sangue si erano nascoste in un casolare abbandonato nelle campagne dell’area orientale di Napoli per poi fuggire in Romania. Sono state estradate e attualmente sono recluse nel carcere di Rebibbia. Il processo nei loro confronti pende in fase conclusiva innanzi alla corte di Assise di Napoli.

Camorra, per i giudici Cosimo Di Lauro ‘non è pazzo’: può continuare il processo

Per i giudici della Terza Corte di Assise del Tribunale di Napoli (presidente Concetta Cristiano, giudice a latere Giuseppe Sassone), Cosimo Di Lauro ‘non è pazzo’ e quindi il processo a suo carico come mandante dell’omicidio di Mariano Nocera, affiliato degli Abbinante ucciso il due settembre del 2004, può continuare. Quello che i pentiti hanno indicato come colui che si sentiva come “il re Sole” di Secondigliano  è detenuto in regime di carcere duro da 12 anni ad Opera a Milano e rifiuta contatti e colloqui con i familiari. Cosimino continua con il suo comportamento di “isolato”. Per i giudici è una strategia che mira ad ottenere l’attenuazione del regime di carcere duro. Per i suoi avvocati potrebbe essere affetto di una grave patologia psichiatrica. Ma ora dopo il pronunciamento dei giudici il processo può continuare. Agli atti c’è una relazione dell’Asl Torino 2 secondo la quale quello di Cosimo di lauro sarebbe un “disturbo fittizio”.

Il boss é imputato, in qualità di istigatore e mandante, dell’omicidio di Mariano Nocera, avvenuto il 2 settembre 2004 a Napoli nel noto rione Monterosa di Scampia.
Nella circostanza, ad operare fu un commando composto da più killer, di cui uno identificato per Claudio Salierno, suo fedelissimo. Grazie alle indagini tecniche svolte dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile e alle dichiarazioni di numerosi collaboratori si è fatto luce sia sull’omicidio di Nocera, sia sui retroscena che determinarono il passaggio del gruppo criminale Abbinante dal clan Di Lauro al costituente sodalizio cosiddetti degli Scissionisti, all’epoca capeggiato dal clan Amato-Pagano.
Nel 2004, infatti, gli investigatori della Squadra Mobile, indagando su un traffico di stupefacenti, scoprirono che Nocera smerciava quantitativi di cocaina acquistati da esponenti del gruppo Abbinante, i cosiddetti maranesi, ad acquirenti/spacciatori che agivano tra Napoli e provincia. Uno di questi era Vincenzo Arciello il quale, proprio grazie Mariano Nocera, riusciva ad acquistare cocaina a credito, fornendo in garanzia assegni post-datati che il Nocera girava ai suoi fornitori. Il mancato pagamento della cocaina e il versamento di assegni rubati e/o a vuoto, che i fornitori di Mariano Nocera tentarono di negoziare, determinarono la reazione violenta da parte di quest’ultimo che, la sera del 6 agosto 2004 uccise, a colpi d’arma da fuoco, Vincenzo Arciello dopo averlo convocato telefonicamente presso il Bar Zelinda.
La decisione di uccidere Arciello era stata presa da Nocera e messa in atto senza alcuna preventiva “autorizzazione” da parte dei vertici dell’organizzazione; pertanto, temendo una ritorsione, si rivolse al suo amico Francesco Abbinante, chiedendogli d’intercedere con l Cosimo Di Lauro. Francesco Abbinante, latitante in quel periodo e lontano da Napoli, chiese a uno dei suoi uomini più fidati, Giovanni Piana, di recarsi da Cosimo Di Lauro per chiarire la vicenda. Nella circostanza, Di Lauro pur fornendo garanzie per l’incolumità di Nocera, il 2 settembre 2004, diede l’ordine di eliminarlo.
Tra i componenti del gruppo armato per eliminare Nocera, composto da uomini fidatissimi di Di Lauro, faceva parte Claudio Salierno e tutti agirono a volto scoperto.Nocera fu colpito alla testa ed al torace da vari colpi calibro 38, proprio per lanciare un chiaro ed inequivocabile messaggio : “nessuno poteva commettere omicidi senza essere autorizzato dal capo del clan Di Lauro” in quanto solo lui poteva decidere della vita e della morte degli affiliati. Analoga risposta fu data da Giovanni Piana, per ordine di Cosimo Di Lauro, a Francesco Abbinante, quando chiese spiegazioni circa la promessa non mantenuta. Tali retroscena sono stati pienamente confermati da Giovanni Piana nel corso del suo iter di collaborazione con la giustizia.
Quella mancata promessa fatta a Francesco Abbinante, ebbe grande risonanza, tanto che segnerà la scissione di Abbinante e di tutti i suoi familiari detenuti dal gruppo Di Lauro, che aderiranno alla nascente organizzazione nota come “Scissionisti”. Il 28 ottobre 2004 segnerà l’inizio della cosiddetta prima faida di Scampia dove gli appartenenti agli Scissionisti si fronteggiarono contro gli affiliati al Clan Di Lauro, che lascerà dietro di sé una scia di sangue di oltre 100 morti in meno di un anno, e che vide cadere due dei più stretti collaboratori di Cosimo DI LAURO, ovvero Claudio Salierno e Fulvio Montanino.

Trasferito a Monza il baby calciatore di Gragnano ferito nell’incidente stradale

E’ ricoverato da oggi pomeriggio a Monza in una clinica specializzata nel recupero neurologico il baby calciatore di Gragnano, Pasquale Carlino, in forza all’Inter rimasto coinvolto in un incidente stradale la scorsa settimana a Santa Maria la Carità. Il 16enne nella giornata di ieri aveva iniziato le operazioni di risveglio dal coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva all’Ospedale Umberto I di Nocera e stamane i medici hanno dato l’ok al trasferimento. Prima il viaggio in ambulanza fino a Pontecagnano e poi dall’aeroporto di Salerno in volo con un eliambulanza specializzata al trasporto di pazienti politraumatizzati. Da oggi è già iniziata anche la terapia di recupero. Tirano un sospiro di sollievo i familiari e tutti quanti si sono stretti attorno a lui e hanno pregato per la sua sorte in questi giorni. I tempi di recupero sono lunghissimi. Ma Pasquale, come hanno scritto in tanti sulla bacheca facebook, ha dimostrato di essere un leone e un grande combattente. E ora si spera di vederlo calcare quanto prima i campi di calcio.

Cronaca di una squadra che non c’è più (salvo miracoli)

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L’Avellino ha strappato il pareggio alla Roma all’ultimo assalto. A Schick ha risposto Paghera nel secondo minuto di recupero. Applausi e tanta emozione negli occhi dei tifosi biancoverdi e dei calciatori in campo.
L’amichevole, programmata da tempo, s’è regolarmente giocata, malgrado la giornata nerissima vissuta dall’Avellino, che ha incassato l’esclusione dal campionato di B. Mister Marcolini conferma fiducia nell’operato della società ma la situazione è drammatica. Il legale storico Eduardo Chiacchio ha fatto marcia indietro affermando: mi dispiace, non accompagnerò l’Avellino al cimitero.

La ‘querela di Governo’ a Saviano per Fnsi e Odg: ‘Un attacco alla libertà’

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“Le ‘querele di governo’ annunciate su carta intestata di un ministero rappresentano l’ennesima variante delle aggressioni contro la liberta’ di informazione e il diritto di critica. Ognuno ha diritto a difendere la sua onorabilita’, ma non facendosi scudo del potere e dell’autorita’ di governo. La querela scagliata da Salvini contro Saviano e’ ancora piu’ grave perche’ arriva dopo le polemiche sulla scorta allo scrittore”. E’ quanto sottolineano in una nota la Federazione nazionale della stampa e l’Ordine nazionale dei giornalisti. “Invece della ‘querela di governo’ – affermano Fnsi e Ordine – il ministro avrebbe potuto sollecitare un confronto pubblico ove far valere le sue ragioni in un contraddittorio con Roberto Saviano, da anni nel mirino della mafia e della camorra. Ci auguriamo che dall’interno dello stesso governo vogliano alzarsi voci critiche e autorevoli prese di distanza dalla ‘querela di governo’. Naturalmente questa scelta avra’ una sola conseguenza pratica: l’ulteriore discesa dell’Italia in tutte le graduatorie internazionali in materia di liberta’ di informazione”.

Casalnuovo, l ‘Agente penitenziaria eroe in treno premiata dal sindaco

Casalnuovo. L’agente scelto di Polizia penitenziaria Pasqualina Tramontano premiata dal Sindaco di Casalnuovo di Napoli Massimo Pelliccia per il gesto a sprezzo del pericolo e alla tutela della sicurezza pubblica dei cittadini a bordo del treno della Circumvesuviana.Il fatto accaduto circa un mese fa quando l’ agente scelto della polizia penitenziaria si stava recando a Napoli per iniziare il proprio turno di servizio. La sua attenzione fu richiamata da delle grida provenienti da una carrozza del treno della Circumvesuviana diretto a Napoli , un uomo era andato in escandescenza ed intimoriva i viaggiatori , vere e proprie scene di panico con bambini che urlavano. Pronto l’ intervento della Tramontano che riuscì a bloccare l’ uomo il quale nei momenti concitati ferì l ‘agente con spinte e calci tanto da dover ricorrere alle cure mediche dell’ospedale. Anche la Segreteria Generale Alsippe si complimenta con l’ agente Scelto Tramontano Pasqualina per l ‘alto senso del dovere mostrato, e per l‘importante riconoscimento attribuito ad una appartenente al Corpo di Polizia penitenziaria concesso dal Sindaco di Casalnuovo di Napoli

De Luca show al processo Crescent: “Nessun accordo collusivo tra imprenditori e politici”

Salerno. Processo Crescent, il presidente della Regione Vincenzo De Luca si difende. Ha voluto rendere dichiarazioni spontanee dinanzi ai giudici che dovranno giudicare il suo operato nella realizzazione del Crescent, quando era sindaco di Salerno. “Non c’è nessun accordo collusivo tra il mondo imprenditoriale e quello politico” dice nel corso delle dichiarazioni spontanee rese stamane. De Luca è imputato per falso ideologico, abuso d’ufficio e reati urbanistici nell’ambito del processo per la costruzione del complesso di edilizia residenziale ‘Crescent’. La vicenda giudiziaria è legata alla sdemanializzazione, in favore del Comune di Salerno, dell’area a Nord del lungomare cittadino, con successiva allocazione della struttura privata, la mezzaluna firmata dall’archistar Riccardo Bofill, e i relativi permessi di costruire rilasciati. Il ‘governatore’ campano ha parlato per circa un’ora, affrontando diverse tematiche, tra cui quella di una presunta istigazione compiuta da lui, quando era sindaco, nei confronti, tra gli altri, di funzionari della Soprintendenza. “Non c’è un atto che possa dimostrare che io abbia istigato qualcuno”, ha detto bollando come “forzatura” questa accusa mossa dalla procura.
“Quali sono questi elementi che possano far pensare a qualche illiceità”, ha proseguito De Luca nel corso del suo intervento. “La fretta, l’istigazione e una sponsorizzazione in favore della Salernitana avvenuta un anno dopo l’acquisizione dei diritti edificatori da parte di Rainone. La Salernitana era in difficoltà e poi sarebbe fallita. Il sindaco fa appello a tutti gli imprenditori affinchè diano una mano per fare i playoff. L’accusa recepisce questo. Che un anno dopo l’aggiudica dei diritti edificatori, Rainone per un atto di gratitudine verso il sindaco fa la sponsorizzazione alla Salernitana. E come si arriva a questo riscontro? Perchè Citarella, proprietario della Nocerina, polemizza con Rainone chiedendo “perchè non mi fai una sponsorizzazione più consistente”. E lui spiega che aveva già aiutato la Salernitana. Signor presidente, vorrei sapere di cosa deve rispondere il sindaco? Del reato di tifoseria?”. De Luca ha anche richiamato la sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato il Comune di Salerno a restituire 6 milioni di euro a Rainone per oneri di urbanizzazione non dovuti. “Altro che vantaggio, c’è stata una posizione vessatoria”. “La manovra urbanistica – ha detto De Luca – aveva l’unico obiettivo di riqualificare un’area degradata di Salerno. Mi colpisce che in questo procedimento non c’e’ nessun riferimento allo stato in cui versava quell’area. Noi volevamo modificarla. La tesi dell’accusa, invece, è che dieci anni di anni di manovre urbanistiche avevano come obiettivo essenziale, se non unico, quello di apportare un ingiusto vantaggio a un imprenditore”. Il governatore della Campania ha spiegato di avere “pieno rispetto per l’azione di controllo della legalità, a condizione che le ipotesi accusatorie in questa sede lascino il campo ai fatti, a dati di fatto oggettivi”. Secondo l’ex sindaco nel procedimento “spesso sono state sovrapposte competenze tra parte politica e parte tecnica”. De Luca, inoltre, ha rivendicato il lavoro effettuato alla guida dell’Amministrazione comunale di Salerno. “Abbiamo fatto – ha proseguito il presidente della Regione Campania – un lavoro immane di trasformazione della città. Abbiamo cambiato il volto di Salerno che è diventata un modello di trasformazione urbana e di rigore spartano. Rivendico con orgoglio il lavoro fatto in un contesto di assoluta trasparenza”.
E’ una ricostruzione puntuale quella del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, imputato nel processo che si sta celebrando dinanzi ai giudici della seconda sezione penale. Con lui alla sbarra altre 21 persone, tra cui gli esponenti della giunta comunale dell’epoca, dipendenti comunali ed ex esponenti della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.
Secondo il governatore, la sdemanializzazione in favore del Comune di Salerno dell’area dove è stata, poi, realizzata la struttura privata è avvenuta rispettando il prezzo di “14 milioni di euro stabilito dal Demanio” e che “l’intervento è orientato all’interesse pubblico”. Tant’è che è stato “approvato il progetto” che ha previsto la creazione di un parcheggio sotterraneo con 700 posti auto. De Luca ricorda che “il parere paesaggistico per il Crescent viene acquisito con un pronunciamento di merito dalla Soprintendenza”, il che significa che non ci sarebbe stato silenzio assenso. L’esponente del Pd non accetta che nella ricostruzione dell’accusa l’operato dell’amministrazione comunale sia definito improntato alla “fretta”, per “non perdere neanche un minuto di tempo” negli anni di piena crisi economica.
La “fretta” che l’accusa contesta, dunque, non si può prendere in considerazione, secondo De Luca che sostiene l’esistenza di “atti legittimi e atti illegittimi”. Mentre, per quelli “gestionali”, sostiene l’ex sindaco di Salerno, “la parte politica non c’entra nulla”. E, infatti, “quando arriva un atto in Giunta accompagnato da tre verifiche di legittimità, la Giunta approva. La parte politica non c’è e non deve intervenire”. Quanto all’asta per i diritti edificatori, De Luca spiega che “la prima è andata deserta; la seconda il Comune esegue l’aggiudica provvisoria alla Cogefer”, ma, alla fine, è il Consiglio di Stato ad aggiudicare l’appalto definitivo ai Rainone, “non il Comune che, invece, li aveva esclusi”. Il numero uno di Palazzo Santa Lucia ribadisce che la gara d’appalto per la costruzione del Crescent fu vinta, inizialmente, dall’impresa emiliana; quest’ultima, però, non aveva tutti i requisiti richiesti e dopo una serie di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, il supremo organo giurisdizionale amministrativo stabilì che l’appalto per il Crescent doveva andare a Rainone.
“Se c’e’ un’operazione urbanistica che è totalmente d’interesse pubblico, quella è il Pua di Santa Teresa” ha detto De Luca. E poi ripercorrendo le varie tappe che hanno portato alla progettazione dell’opera: “La presenza di abitazioni all’interno del Crescent è stata voluta da Bofill per evitare l’effetto Eur o centro direzionale di Napoli. L’esigenza pubblica era avere lì le famiglie”. Poi, parlando della sdemanializzazione dell’area di Santa Teresa, De Luca ha ricordato di aver “inviato una lettera, preparata dall’ufficio Demanio, per chiedere il trasferimento al Comune dell’area. Potrei fermarmi qui perchè ci troviamo di fronte a valutazioni di carattere esclusivamente tecnico”. In merito alle autorizzazioni paesaggistiche il presidente della Giunta regionale ha evidenziato come il “Pua di Santa Teresa è rimasto pubblicato per due mesi ma nessuno ha fatto osservazioni. La lettera della Sovrintendenza con cui si chiedeva l’attivazione del comitato tecnico scientifico ministeriale è arrivata 20 giorni dopo la scadenza dei termini. Di cosa dovremmo rispondere?”. “L’accusa – ha continuato De Luca – mi rivolge l’addebito d’istigazione per far decorrere i termini del silenzio assenso. Faccio fatica a immaginare come avrei potuto istigare qualcuno. La verità è che la Sovrintendenza ha operato nel modo in cui ha ritenuto di fare”. Il processo dovrebbe concludersi a settembre prossimo, quando nel corso dell’ultima udienza in calendario sono previste le controrepliche. La procura, per De Luca, ha chiesto la condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione e la confisca dell’area dove, ormai, è sorto il Crescent.

Avellino: il comunicato ufficiale dell’esclusione dalla B

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La Figc ha pubblicato il comunicato ufficiale che attesta l’esclusione dell’Avellino dal prossimo campionato di Serie B.

Lo riportiamo integralmente di seguito:

– visto il Comunicato Ufficiale n. 49 del 24 maggio 2018; – visto l’esito della istruttoria svolta dalla Co.Vi.So.C. sulla base della documentazione prodotta dalla società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l. e su quanto trasmesso dalla Lega competente, a conclusione della quale la Commissione ha accertato il mancato rispetto dei “criteri legali ed economico-finanziari” per l’ottenimento della Licenza Nazionale ai fini dell’ammissione al Campionato Serie B 2018/2019, previsti dal citato Comunicato Ufficiale.

Nello specifico la Co.Vi.So.C. ha riscontrato che la Società aveva depositato una garanzia assicurativa rilasciata dalla compagnia di diritto estero Onix Asigurari S.A., sprovvista di proprio rating, come invece richiesto dal Titolo I), paragrafo I), lettera E), punto 12) del Comunicato Ufficiale n. 49 del 24 maggio 2018; – vista la comunicazione in data 12 luglio 2018, con la quale la Co.Vi.So.C. ha contestato tale inadempimento alla società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l.;

– constatato che, avverso la decisione negativa della Co.Vi.So.C., la società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l., nel termine di decadenza all’uopo fissato dal Comunicato Ufficiale n. 49 del 24 maggio 2018, ha presentato ricorso; – esaminato il ricorso proposto e le ragioni addotte dalla reclamante;

– visto il motivato parere contrario espresso dalla Co.Vi.So.C., la quale ha evidenziato che la garanzia assicurativa della Onix Asigurari S.A non soddisfa le prescrizioni previste dal Titolo I), paragrafo I), lettera E), punto 12) del Comunicato Ufficiale n. 49 del 24 maggio 2018, in quanto la medesima società è sprovvista di proprio rating;

– considerato che la documentazione integrativa depositata dalla società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l., oltre il termine perentorio del 16 luglio 2018, ore 19,00, non può essere presa in considerazione come sancito dal Titolo IV) del Comunicato Ufficiale n. 49 del 24 maggio 2018;

– tenuto conto, sulla scorta del suddetto parere, che la società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l. non ha soddisfatto tutte le condizioni e i requisiti prescritti per l’ottenimento della Licenza Nazionale, ai fini dell’ammissione al Campionato Serie B 2018/2019;

– visti l’art. 12 della Legge n. 23 marzo 1981, n. 91 e gli artt. 3, 8 e 27 dello Statuto Federale delibera di respingere il ricorso della società U.S. AVELLINO 1912 S.r.l. e per l’effetto di non concedere alla medesima società la Licenza Nazionale 2018/2019, con conseguente non ammissione della stessa al Campionato Serie B 2018/2019. Il presente provvedimento è impugnabile, innanzi al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, nei termini e con le modalità previste dall’apposito Regolamento, emanato ai sensi dell’art. 54 del Codice di Giustizia Sportiva del CONI.

Coppa Italia: ecco il tabellone del primo turno

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PRIMO TURNO – DOMENICA 29 LUGLIO
VITERBESE CASTRENSE-RENDE
SAMBENEDETTESE-UNIONE SANREMO
TERNANA-PONTEDERA
CATANIA-COMO
JUVE STABIA-PISTOIESE
PISA-TRIESTINA
MONOPOLI-PIACENZA
CARRARESE-IMOLESE
TRAPANI-CAMPODARSEGO
SUDTIROL-ALBALONGA
FERALPISALO’-VIRTUS FRANCAVILLA
ROBUR SIENA-SICULA LEONZIO
RENATE-REZZATO
MONZA-MATELICA
CASERTANA-AZ PICERNO
ALESSANDRIA-GIANA ERMINIO
ALBINOLEFFE-PORDENONE
L.R VICENZA-CHIERI

Ma cosa succederà quando entreranno in scena le grandi?Da una parte del tabellone Milan-Napoli e Lazio-Inter, dall’altra parte Fiorentina-Roma e Juventus-Atalanta: sono questi i possibili incroci ai quarti di finale della prossima Coppa Italia, in base ai sorteggi effettuati oggi. L’edizione numero 72 della competizione partira’ il prossimo 29 luglio, quando scenderanno in campo 36 squadre squadre di Serie C e Serie D. Le 22 squadre di Serie B entreranno in gioco nel secondo turno il 5 agosto: il 12 agosto nel terzo turno tocchera’ alle prime 12 squadre di Serie A, con il quarto turno fissato poi per il 5 dicembre. Da li’ si passera’ agli ottavi (13 gennaio), quando sara’ il turno delle otto teste di serie: Milan, Atalanta, Fiorentina, Inter, Lazio, Roma, Juventus e Napoli, in base al sorteggio. Nei quarti (30 gennaio), quindi, da un lato potrebbero incrociarsi Milan-Napoli e Lazio-Inter, dall’altro Fiorentina-Roma e Juventus-Atalanta. Semifinali in programma su gare di andata e ritorno il 6-27 febbraio, finale il 25 aprile. Tra le novita’ per il 2018/19, da segnalare il sorteggio del campo in caso di incroci tra due squadre di Serie A e la quarta sostituzione nei tempi supplementari, con la conferma per VAR e GLT dagli ottavi di finale in poi.

L’Associazione nazionale magistrati denuncia Bobbio per la frasi razziste sui social

Arrivano alla Corte d’Appello le segnalazioni relative alla condotta che ha assunto Luigi Bobbio, ex sindaco di Castellammare di Stabia e Magistrato nel salernitano, sui social network, precisamente sul suo profilo facebook. E se non c’è l’ha fatta proprio Facebook a bloccare l’ex fascia tricolore (sospeso per due volte dal social ndr) per i post apparsi sulla bacheca ci penseranno i colleghi. Infatti sono stati gli stessi colleghi a denunciare Bobbio dopo le frasi ritenute razziste e pubblicate sul social. La reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati è stata immediata. La giunta distrettuale ha approvato all’ unanimità la delibera di censura, auspicando un intervento da parte degli organi competenti. Oggi sarà la Corte d’Appello, competente per le segnalazioni al CSM, a promuovere un’azione disciplinare. Tra i post contestati c’è quello relativo al 7 luglio. Un commento all’iniziativa antirazzista delle “magliette rosse”. “Fanculo voi zecche rosse – scrive – i clandestini e le pezze rosse! Per me…maglietta da combattimento!” La frase, in breve tempo, aveva fatto il giro dei media e l’Associazione magistrati aveva reagito condannando le parole ed esprimendo sconcerto per le dichiarazioni definite “ Contrarie ai valori costituzionali”. “Dichiarazioni inaccettabili – si legge nella delibera approvata dalla giunta distrettuale – contrarie all’etica di terzietà ed ai criteri di condotta di vita di un magistrato, nei confronti delle quali non può che esprimersi ferma censura, auspicando l’intervento del Consiglio superiore della magistratura per quanto di competenza”.

Il nuovo clan del Sannio aveva preso il posto degli Sperandeo. TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

Benevento. Da piccola banda di quartiere a organizzazione consolidata, capace di gestire una piazza di spaccio e di espandere il giro d’affari e magari accreditarsi presso i clan di Napoli e Caserta, approfittando delle difficolta’ del clan Sparandeo, decimato dagli arresti dei mesi scorsi. Cosi’ un gruppo di 18 persone ha cercato di conquistare il mercato della droga a Benevento. E gli affari negli ultimi cinque anni sono stati floridi, garantendo all’organizzazione guadagni fino a 50mila euro alla settimana, con lo spaccio di cocaina, eroina, hashish e marijuana, partendo da piazza San Modesto per poi espandersi a tutta la citta’ e a molti comuni della provincia. Nei periodi di attivita’ piu’ intensi la banda reclutava anche altra manovalanza per garantire il mercato. All’alba pero’ l’attivita’ ha chiuso i battenti. Un centinaio di uomini della questura di Benevento, con un elicottero che sorvolava la citta’ e le zone limitrofe, ha fatto irruzione nelle abitazioni degli indagati, arrestando 18 persone su ordine del gip del tribunale di Napoli, che ha emesso l’ordinanza richiesta dalla Dda. Droga nascosta nelle intercapedini di un condominio di Rione Liberta’, quartier generale dell’organizzazione, una mitraglietta e una pistola trovate in altre abitazioni, droga e denaro contante, ma la scoperta vera e’ avvenuta in casa di uno dei capi dell’organizzazione. L’uomo aveva ricavato un nascondiglio nel letto rialzato in camera del figlio. Rimuovendo una scaletta, gli agenti della squadra mobile hanno trovato l’accesso al nascondiglio nascosto da una finta parete di cassetti dove erano stati ricavati dei fori per il passaggio dell’aria. In manette sono finiti Marco Intorcia, 30 anni, Mauro Fornito, 46 anni, Roberto Ferrara, 46 anni, Pompeo Anzovino, 25 anni, Enzo Martinelli, 38 anni; Stanislao Musco, 41 anni, Emanuele Tesauro, 28 anni, Cosimo Sferruzzi, 31 anni, Umberto Ianniello, 31 anni, Nicola e Giuseppe Fallarino, di 34 e 24 anni; Giuseppe Iele, 34 anni, Cristian Bertozzi, 37 anni, Maurizio Iuliano, 25 anni, Raffaele Iuliano, 28 anni, Alberico D’Auria, 23 anni, di Benevento; Matteo Ventura, 23 anni, Aldo Pugliese, 26 anni, di Ceppaloni. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Secondo il Gip, che ha invece respinto la richiesta di misura cautelare nei confronti di altre due persone – una di Benevento, l’altra di Napoli -, la sussistenza dell’associazione, di cui Nicola Fallarino è considerato il promotore-organizzatore, emergerebbe da una serie di dati: “i contatti e gli incontri tra gli indagati, le cautele telefoniche (schede dedicate, cambi di cellulare), gli stabili canali di approvvigionamento e le modalità seriali dello spaccio della sostanza, la vendita a credito a clienti abituali, i ruoli tendenzialmente stabili, la percezione di uno stipendio settimanale da parte degli associati, l’assistenza legale ed economica agli arrestati, l’esistenza di una cassa comune nella quale riversare i proventi, la struttura gerarchica del sodalizio”.

Auto di lusso rubate nel Bolognese intercettate a Caserta

Due auto di lusso rubate nel bolognese sono state intercettate nel Casertano dalla Polizia Stradale, che ha arrestato uno dei presunti ladri, un cittadino albanese di 23 anni. Il furto e’ avvenuto nella notte a Valsamoggia  in provincia di Bologna quando i ladri si sono introdotti a casa di un cittadino asportando una somma di danaro contenuta in una borsa e le chiavi due auto di alta gamma, di cui si sono impossessati poco dopo. Ma ancora prima che il derubato si accorgesse del furto – dopo qualche ora – e sporgesse denuncia presso la piu’ vicina stazione dei Carabinieri, i veicoli rubati sono stati intercettati in autostrada dalla Polizia Stradale. E’ accaduto nel tratto casertano dell’autostrada A1; ne e’ nato un rocambolesco inseguimento, con i ladri che non si sono mai fermati all’alt intimato dagli agenti, speronando le auto di servizio, fin quando una delle due vetture si e’ fermata e gli occupanti sono fuggiti a piedi, mentre l’altra ha proseguito ed e’ stata fermata all’altezza del casello di Caserta Sud; qui altre pattuglie della Polstrada di Caserta guidata da Giovanni Consoli, dopo aver fatto rallentare il traffico veicolare, sono riusciti a bloccare l’auto impendendo al 23enne albanese che era alla guida di fuggire. L’uomo e’ stato fermato per ricettazione e condotto al carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Sma Campania, il M5S: ‘Accertamenti Anac grazie alla nostra segnalazione’

“A seguito di una nostra segnalazione sulle gravi carenze e la mancata trasparenza relative alla pubblicazione, prevista per legge, di dati e informazioni sul sito di Sma Campania Spa, l’Autorità nazionale anticorruzione ha avviato un’attività di vigilanza affinché sia data attuazione agli obblighi di pubblicazione in capo alla società partecipata della Regione Campania”. Lo riferiscono le consigliere regionali campane del M5S Valeria Ciarambino e Maria Muscarà spiegando, in una nota, che non è possibile “consentire che una società con compiti così delicati per la nostra regione non abbia un sito istituzionale aggiornato su dati importanti come la pubblicazione dei bilanci, ferma al 2012, o che i dati su bandi e gare non vengano aggiornati dal 2015”. “Come stabilito dalla stessa Anac – aggiungono – le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni hanno l’obbligo di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni. Obbligo che non risulta evidentemente ottemperato da Sma, travolta nei mesi scorsi da un’inchiesta su presunti illeciti relativi a gare per lo smaltimento dei fanghi da depuratori sotto la gestione della società regionale”. Ciarambino e Muscarà chiedono “con forza, se dovessero essere accertate violazioni degli obblighi di pubblicazione e comunicazione in materia di trasparenza, che siano applicate tutte le sanzioni previste per legge”.

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