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Alla Reggia di Portici in mostra i calchi di reperti archeologici dell’Herculanense Museum

Visitando l’Herculanense Museum, è possibile vedere i calchi di reperti archeologici rinvenuti tra il 1761 ed il 1764, grazie alla mostra “Copia conforme: l’arte della riproduzione dal ‘700 ad oggi”. L’esposizione, frutto della collaborazione tra il MANN, il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II e il Centro Museale Musei delle Scienze Agrarie, si potrà visitare per tre mesi nel piano nobile della Reggia di Portici da mercoledì 5 dicembre (ore 12.00), l’anteprima stampa, cui parteciperanno Paolo Giulierini (Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Enzo Cuomo (sindaco di Portici), Matteo Lorito (Direttore del Dipartimento di Agraria) e Stefano Mazzoleni (Direttore del MUSA). L’apertura al pubblico è prevista nel pomeriggio alle ore 18.00. Del progetto espositivo è responsabile scientifico Luigia Melillo, grazie alla quale nella mostraa l’arte della riproduzione sarà raccontata non soltanto esaminando la perizia dei maestri e degli artigiani di un tempo, ma anche delineando il significato che i calchi hanno avuto, ieri come oggi, nel trasmettere la memoria dell’arte. In un suggestivo iter di visita, firmato da Silvia Neri e Marinella Parente, saranno presentate al pubblico le riproduzioni di grandi capolavori della Villa dei Papiri.

Napoli, sgomberi degli abusivi ai Camaldolilli, tensione con le forze dell’ordine: 4 fermati

Tre uomini e una donna in Questura, per valutare la loro posizione dopo tensioni a Napoli per l’esecuzione di una sentenza d’Appello del 2008, diventata definitiva, che dispone l’abbattimento di due strutture abusive. Gia’ lo scorso 13 novembre, in via Camaldolilli, l’arrivo dell’ufficiale giudiziario per l’esecuzione del provvedimento lo sgombero di due nuclei familiari da due ville di 150 metri quadrati e due capannoni, tutti irregolarmente costruiti, porto’ a tafferugli tra forze dell’ordine e residenti, con 4 contusi da ambo le parti (ma solo gli agenti andarono a farsi refertare); un uomo ebbe anche un malore e fu soccorso. Questa mattina, data stabilita per lo sfratto e l’inizio dell’abbattimento dei fabbricati, tre auto della polizia sono state danneggiate perche’ i residenti avevano sparso sulla carreggiata bande chiodate in modo da rallentare l’arrivo dei mezzi. Un uomo, poi, si e’ issato sul tetto di una delle ville con una tanica di benzina, minacciando di darsi fuoco se le ruspe fossero entrate in azione, ma la polizia lo ha persuaso a desistere dal suo proposito. La situazione si e’ calmata ed e’ cominciato il trasloco dagli edifici di mobili, suppellettili ed effetti personali, in modo da consentire l’avvio dei lavori di demolizione delle strutture. Secondo quanto si e’ appreso, la donna portata negli uffici della Questura, in particolare, avrebbe lanciato benzina contro i poliziotti.

Sospetta meningite: donna di Torre Annunziata trasferita a Napoli

Nuovo caso di sospetta me­ningite per una donna di Torre Annunziata trasferita al Policlinico di Napoli per accerta­menti. All’ospedale Sant’An­na e Maria Santissima Della Neve di Boscotrecase, invece, è scattata ieri la profilassi per il personale sanitario. La donna di quarantasette anni e residente a Torre Annunziata ha raccontato al personale sanitario di “accusare un forte indo­lenzimento, oltre a dolori vari estesi a diverse parti del corpo”. Una prima visita aveva però rasserenato gli animi, eludendo ogni sospet­to. La paziente, poco dopo il suo arrivo in corsia, era stata infatti dimessa. In un primo momento quei dolori erano stati ricondotti a una banale sindrome influenzale ma una volta a casa, la donna ha subito una se­conda crisi. Le sue condizio­ni si sono aggravate, tanto da consigliarne un ritorno al pronto soccorso dell’ospedale di Boscotrecase per svolgere nuovi accertamenti. I sanita­ri, ieri mattina, hanno dun­que sottoposto la paziente a un esame Tac che ha riportato esito negativo ma il personale medi­co, per precauzione, ha comunque preferito intubare la donna torrese, trasferen­dola infine all’ospedale Poli­clinico di Napoli per svolgere esami più approfonditi. Il personale medico e i familiari della donna, con lei presumibilmente entrati in contatto nel corso della notte, sono stati sottoposti al trattamento farmacolo­gico previsto dal protocollo vigente in materia per esclu­dere ogni forma di possi­bile contagio.

Pompei, tutto pronto per il ‘Salone del Giocattolo’

Pompei. Balocchi di un tempo per la gioia di collezionisti e nostalgici, preziosi soldatini, colorati giocattoli in latta, navi, aerei, moto, automi, auto fiammanti, bambole, trenini, locomotive e relativi ed accessori faranno bella mostra di sé, per la gioia dei sempre bambini e di quanti appassionati cercano il pezzo mancante alla loro.collezione.

Questa è la proposta dell’Associazione Culturale “Usatiamo”, già reduce di prestigiose iniziative volte ad organizzare eventi nel settore del antiquariato, collezionismo, ed artigianato, in Pompei e dintorni, questa volta su iniziativa degli stessi soci, il direttivo propone il “Salone del Giocattolo” mostra-scambio del giocattolo d’epoca e non solo, un sognante tuffo nel passato, dove gli adulti potranno ripercorrere con la fantasia le proprie storie personali scorrendo in rassegna i giocattoli che hanno reso indimenticabile la loro infanzia, e dove i più piccoli potranno incuriosirsi, e toccare con mano, oggetti che si possono vedere solo nei libri o nelle vetrine dei musei.
L’iniziativa inoltre, costituisce un importante strumento culturale e commerciale del collezionismo del giocattolo in quanto offre la possibilità soprattutto ai privati hobbysti di poter esporre e scambiare o vendere le proprie raccolte. Allo stesso modo molti operatori del settore (negozi ecc.) utilizzano questi appuntamenti sia per acquisire rarità difficili da reperire sul mercato sia per piazzare produzioni cessate di crescente valore amatoriale
L’evento “Il Salone del Giocattolo” si terra nei giorni 1 e 2 Dicembre 2018 presso il “Grand HOTEL Pompei Resort ” di Pompei in Viale Unità d’Italia – ingresso al pubblico dalle ore 15,00 alle ore 20,00 il giorno 1 e dalle 10,00 alle 20,00 il giorno 2.

Operazione Stazioni sicure della Polfer: 2 arresti e una denuncia a Napoli e Caserta

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Nell’ambito dell’Operazione Stazioni Sicure, disposta dal Servizio Polizia Ferroviaria su scala nazionale, per l’approssimarsi del periodo di maggior affluenza di viaggiatori nelle stazioni, il Compartimento Polfer per la Campania ha attuato, nella giornata di ieri, nei principali scali ferroviari della Campania ed bordo dei treni regionali e su tratte nazionali, controlli straordinari a persone e bagagli.
Per restringere gli accessi degli scali ferroviari e convogliare il flusso di viaggiatori in ingresso ed in uscita verso i desk della Polfer sono stati utilizzati, come avviene da alcuni mesi, i nastri tendiflex. I poliziotti hanno così potuto controllare visivamente tutte le persone in transito ed individuare più agevolmente i sospetti. Grazie ad un innovativo palmare in dotazione alla Ferroviaria i controlli vengono effettuati con grande celerità: è infatti sufficiente inquadrare con il lettore ottico del dispositivo elettronico il documento di identità o il permesso di soggiorno per verificare in tempo reale, mediante l’app SmartSdi 2.0, se la persona è pregiudicata, se è regolare sul territorio nazionale ed eventualmente se risulta da ricercare; mediante i metal detector si effettuano contemporaneamente verifiche sui bagagli al seguito.

Nella Stazione di Napoli Centrale questi servizi sono stati effettuati con il concorso del personale dell’Esercito Italiano impegnato nell’Operazione Strade Sicure e degli uomini del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Napoli.
Nell’ambito dei citati controlli la Squadra Cinofili della Finanza, grazie al cane lupo Frisbee, ha individuato e denunciato in stato di libertà, E.I., ventiduenne universitaria della provincia di Caserta, trovata in possesso di 44,00 gr. di Hashish e di un flacone contenente ml. 25 di Metadone, che nascondeva nello zaino.

Sempre a Napoli Centrale N.Z. Algerino, classe 1998, si è introdotto in un esercizio commerciale ed ha tentato di trafugare un giubbotto rimuovendo il sigillo antitaccheggio ed indossandolo sotto alla sua giacca. Le sue manovre non sono però sfuggite al proprietario del negozio che ha allertato la Polizia Ferroviaria. Il ladro all’uscita non è potuto sfuggire alle maglie dei controlli straordinari della Polfer, ed ha trovato ad attenderlo gli agenti che lo hanno arrestato in flagranza per furto aggravato. Sottoposto a giudizio con rito direttissimo è stato condannato a sei mesi di reclusione e 300 euro di multa.

Nella Stazione di Caserta, grazie al descritto dispositivo di sicurezza, L.L.M., ventiseienne di Cassino, residente in provincia di Frosinone, è stato prontamente individuato e fermato da una pattuglia della Polfer perché alla vista degli agenti aveva tentato di allontanarsi per sottrarsi al controllo, essendo agli arresti domiciliari. Sottoposto a controllo è stato arrestato per evasione. L’uomo, evasore seriale, era già stato arrestato dai poliziotti della ferroviaria, in circostanze analoghe, lo scorso 12 ottobre e risulta essere evaso dal regime degli arresti domiciliari numerose volte.

I dispositivi di servizio approntati in Campania hanno permesso di conseguire i seguenti risultati:

• Nr. 2510 persone identificate
• Nr. 968 bagagli a seguito di viaggiatori controllati
• Nr. 2 persone arrestate
• Nr. 3 persone denunciate all’A.G. per violenza e minaccia a P.U. e molestie o disturbo alle persone, per oltraggio a P.U, per non aver ottemperato all’ordine del Signor Questore di lasciare il territorio dello Stato, per inottemperanza al F.V.O. dal comune Napoli.
• Nr. 6 sequestri amministrativi di merce venduta abusivamente
• Nr. 20 sanzioni amministrative
• Nr. 97 treni scortati

Ercolano, pizzo per il nuovo negozio: fermato il reggente degli Ascione-Papale e tre complici

I carabinieri a Ercolano hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli nei confronti di 4 indagati, di cui uno gia’ in carcere, affiliati al clan Ascione-Papale, che devono rispondere a vario titolo di estorsione e tentata estorsione, reti aggravati dal metodo mafioso. Le indagini riguardano una richiesta di ‘pizzo’ da 15.000 euro e un tentativo di ottenere una tangente per altri 10mila euro avanzati negli ultimi due mesi ai danni di un dipendente di un’attivita’ commerciale. La denuncia della vittima presentata ai carabinieri ha evitato il concretizzarsi del tentativo di estorsione e le immediate indagini hanno evitato ulteriori richieste estorsive. i quattro affiliati hanno intimorito l’uomo recandosi anche dove lavorava, intimandogli di pagare 20mila euro per aprire una nuova attivita’ commerciale. I fermati, tra i quali figura il reggente del clan, sono ora nel carcere di Napoli-Secondigliano.

Torre Annunziata, piovono calcinacci dai balconi del centro storico: donna ferita

Torre Annunziata. Cadono calcinacci dai balconi ma fortunatamente nulla di grave. Gli episodi sono avvenuti nel cuore della mattinata di ieri in due zone completamente differenti. Il primo crollo si è verificato quando erano passate da poco le 10 nei pressi del Tribunale. Tre persone stavano entrando in un palazzo storico della città in via Corso Umberto I quando da un balcone si è staccata la rete di protezione e sono caduti sul marciapiedi diversi pezzi di cemento e mattoni, non centrando per pochi metri i passanti. L’area è stata transennata dalla polizia municipale e messa in sicurezza. Qualche ora più tardi in Corso Vittorio Emanuele III si sono staccate alcune pietre da un balcone colpendo alla spalla una donna che stava entrando in un’attività commerciale. Anche in quel caso sono intervenuti gli agenti della polizia municipale che hanno provveduto a transennare la zona. La donna è stata accompagnata dall’ambulanza in ospedale per ricevere le cure dai medici del pronto soccorso.

Napoli, nuove malattie: stamane chiusa la Funicolare di Chiaia

Ancora una chiusura per malattia del caposervizio di turno per una delle linee Funicolari di Napoli. L’Anm (Azienda napoletana mobilità) comunica che questa mattina non ha aperto al pubblico la Funicolare di Chiaia, linea che collega il quartiere Vomero, con stazione a monte in via Cimarosa, con il quartiere Chiaia e in particolare la zona a ridosso di piazza Amedeo. Anche in questo caso, come già capitato per questa e altre linee Funicolari 4 volte negli ultimi 5 giorni, la sospensione del servizio è dovuta all’assenza per malattia del caposervizio di turno, con contestuale indisponibilità di sostituti. Una situazione che si ripete da martedì 26 novembre, quando a chiudere nel pomeriggio furono le Funicolari di Chiaia, Montesanto e Mergellina, per l’assenza dei capiservizio proprio nel giorno in cui l’Anm ha redatto i nuovi orari per il prolungamento nel weekend delle corse della Funicolare Centrale, come sottolineato da Anm in una nota. La chiusura anticipata si è ripetuta mercoledì 27 novembre, per le linee Chiaia e Mergellina, e giovedì 28 novembre per Mergellina e Montesanto, fino ad oggi con la mancata apertura mattutina della Funicolare di Chiaia.

Pompei, ladri alla scuola elementare: rubati pc e lim

Pompei. Furti in due scuole avvenuti nella stessa notte. Ad essere teatro del raid i plessi “Tito Minniti” del quartiere Tre Ponti e la scuola “Capone” di via Traversa Campo Sportivo. La scuola “Capone”, inoltre è già stata oggetto di furto lo scorso maggio. Secondo gli investigatori si tratta della stessa banda che hanno portato via computer, proiettori, tablet, stampanti e alcune LIM (Lavagne multimediali). Sui due casi indagano i carabinieri della Stazione di Pompei. Secondo i primi rilievi i due furti sono stati commessi in orari diversi ed è quindi ipotizzabile che gli autori siano gli stessi in entrambi i casi. Provare e trovare gli autori dei furti è non poco difficile, al momento non ci sono prove visive per risalire agli autori dei raid. Intanto nella giornata di ieri le lezioni sono state sospese per ripristinare le aule.
Secondo la ricostruzione fatta dai militari la banda di malviventi, compost almeno da quattro persone, si è introdotta nel “Capone” dal cancello principale portando via materiale dal valore di circa 5mila euro. I malviventi hanno agito con facilità visto che nella struttura scolastica non c’è un antifurto né un sistema di videosorveglianza. Si spera di riuscire a ritrovare elementi utili dalle telecamere delle attività commerciali in strada. Nell’edificio di via Tre Ponti, invece, i ladri sono entrati attraverso una finestra. Anche in questo caso nessun’allarme e nessuna telecamera. Il danno è di circa 3mila euro.

Patteggia cinque anni di carcere il pistolero ‘scatenato’ di Nocera

Nocera. Ha patteggiato cinque anni di carcere il pistolero scatenato di Nocera Inferiore che nel maggio scorso fece fuoco per tre giorni di fila contro persone e cose senza alcun motivo in alcuni comuni dell’Agro Nocerino. Luca Criscuolo, 27 anni, è accusato di tentato duplice omicidio, danneggiamento e possesso illegale di un’arma da fuoco in luogo pubblico. Ora bisognerà attendere le ulteriori valutazioni dei periti per capire se il giovane potrà essere spostato dal carcere a una struttura psichiatrica. Secondo una prima valutazione del settembre scorso “Era parzialmente capace di intendere e di volere”. Non una patologia definita, ma uno stato psicologico che oscilla tra “lo psicotico e schizofrenico”. Queste le conclusioni del consulente della procura di Nocera Inferiore, Ferdinando Pellegrino, su Luca Criscuolo, il 27enne nocerino che lo scorso maggio seminò il panico con una pistola, in più comuni, riuscendo a ferire gravemente anche due persone. L’esito della perizia individua nel ragazzo «manie persecutorie», ma non chiarisce il perché abbia sparato, durante quei giorni, verso cose o persone. Su quest’ultime, il 27enne, durante i colloqui con il perito, avrebbe riferito di “non voler uccidere ma di intimidire”. Tra le ipotesi che avrebbero potuto generare simili atteggiamenti, secondo la consulenza, vi potrebbe essere stato l’uso passato di sostanze stupefacenti del ragazzo. Ma per il consulente lo stesso carcere, dove è attualmente detenuto, sarebbe incompatibile con la sua situazione. Dato il suo status, sarebbe preferibile un ricovero in una struttura psichiatrica. La consulenza della procura coincide con quella della difesa, redatta dal medico Carlo Pagano, su richiesta dell’avvocato difensore del ragazzo, Andrea Vagito. Secondo le indagini Criscuolo sarebbe l’autore di almeno 11 sparatorie ma la procura gli contesta quelle già note. La prima è avvenuta a Cava de’ Tirreni, il 21 maggio scorso quando ad essere colpita fu Mariapia Principe, seduta in un bar con il fidanzato ed i suoceri. Un altro episodio a Nocera, due mercoledì durante le quali ha ferito alle gambe Luigi Manzo.

Fuggita a Londra denuncia e fa condannare il marito violento dopo 20 anni di botte

Venti anni di violenza domestica, arriva la condanna per il marito 50enne di Vico Equense. Il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato l’uomo a sei anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni dell’ ex coniuge. “Le violenze – racconta la donna durante il processo – sono iniziate praticamente già il primo giorno di matrimonio, ma solo nel 2008 ho trovato il coraggio di denunciare. Non ho denunciato subito mio marito perché sono cattolica”. I due si erano sposati a metà degli anni ’90. Le violenze e i soprusi si sono perpetuati per oltre dieci anni nella loro abitazione alle porte della Penisola Sorrentina. La donna, sempre per “amore della famiglia”, aveva anche rinunciato a due incarichi occupazionali. L’aveva seguito da Vico Equense a Rieti per un lavoro dove, addirittura, vivevano in auto e poi a Caserta. Nonostante la gravidanza lui la picchiava. “Ero tornata a casa e, nonostante fossi incinta, mi picchiò”.
Neanche i figli erano risparmiati dalle violenze. “Li picchiava per nulla, gli sputava. È stato orribile”. L’uomo ha provato a difendersi nell’aula di tribunale ammettendo alcuni episodi denunciati dalla donna ma ha respinto molti degli altri raccontati dall’ormai ex moglie. Durante l’iter di separazione l’uomo si era trasformato in stalker inviandole oltre 2mila messaggi in sei mesi. Il marito geloso pensava ci fosse per la donna qualcun altro, dopo la separazione, nonostante la donna cambiasse numero di telefono, arrivavano sempre messaggi di lui. “Tutti sapranno che sei una prostituta, dovrai solo lanciarti dal ponte di Seiano”. La donna è riuscita a rifarsi una vita. Lei insieme ai due figli vive a Londra lontano da Vico Equense e dalla Penisola Sorrentina. Il collegio dei giudici, inoltre, ha riconosciuto una provvisionale di 10mila euro e risarcimento del danno da stabilire in sede civile.

Smantellata la mafia foggiana: pressioni anche sul Foggia calcio per l’ingaggio di un calciatore

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L’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato, dopo una complessa indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, stanno effettuando, dalle prime ore della notte, una imponente operazione antimafia nei riguardi di esponenti di rilievo della Mafia foggiana, appartenenti alle batterie Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla. Sono dispiegati sul terreno operativo circa duecento fra Poliziotti e Carabinieri, con Elicotteri e Reparti speciali. Si tratta della più vasta operazione antimafia degli ultimi anni nell’area del capoluogo dauno. Dagli atti delle indagini che oggi hanno portato agli arresti di numerosi presunti affiliati alla mafia foggiana emergono anche presunte pressioni che sarebbero state esercitate negli anni scorsi su dirigenti, ex dirigenti ed ex allenatore del Foggia Calcio per l’ingaggio di un calciatore foggiano. E tra gli indagati, e’ emerso anche, ci sarebbe il nome di Rodolfo Bruno, il pluripregiudicato foggiano ucciso lo scorso 15 novembre all’interno di un bar alla periferia di Foggia.

Il padre di Di Maio al Corsera: ‘Le mie responsabilità non possono ricadere su Luigi’

“Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli”. Lo sottolinea in un’intervista al Corriere della Sera Antonio Di Maio, il padre del vice presidente del Consiglio italiano e leader politico dei Cinque Stelle, dopo il caso sui lavoratori in nero nell’azienda di famiglia e il sequestro di alcuni beni su terreni di loro proprietà. “Le due vicende sono totalmente differenti”, puntualizza a chi gli fa notare analogie con il caso del padre di Matteo Renzi, “Mio figlio, giustamente, ha preso le distanze dagli errori che ho commesso, ha garantito subito la massima trasparenza presentando tutte le carte. Non si è sottratto alle domande, non ha fatto nulla per favorirmi o nascondere fatti e ha fatto bene. Lo conosco, è mio figlio, non avrebbe potuto avere altro comportamento perché è una persona onesta”. C’è però chi ha chiesto le dimissioni del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economica. “E’ la cosa che mi dispiace di più”, prosegue Antonio Di Maio nell’intervista, “Hanno attaccato Luigi con una ferocia spropositata. Stanno cercando di colpirlo ma lui non ha la minima colpa. Non era a conoscenza di nulla. Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli. Tornare indietro non si può ma se potessi riavvolgerei il nastro per non ripetere gli errori del passato. Questo non è possibile quindi posso solo dire che mi dispiace”.  Nella serata di ieri sulla vicenda era intervenuto anche Alessandro Di Battista che in in video pubblicato su facebook dice: “Confido che piu’ gli attacchi saranno scomposti, piu’ gli italiani si renderanno conto di chi sta dalla parte del sistema e di chi prova a cambiare le cose” . Le verifiche nella proprietà dei Di Maio a Mariglianella sono nate dopo la denuncia di un ex dipendente della ditta edile del padre del vicepremier che, in un servizio de Le Iene, ammetteva di aver lavorato in nero. Ieri mattina agenti della polizia municipale, scortati da due rappresentanti della famiglia, hanno effettuato un sopralluogo sul terreno adiacente ad un vecchio stabile del comune di comproprietà sempre di Antonio Di Maio. Tecnici e vigili hanno trovato alcuni rifiuti inerti, come calcinacci e vecchie lamiere ed è stata accertata la presenza di quattro piccoli manufatti realizzati senza permesso. Per questo l’area è stata posta sotto sequestro. Verifiche sono state portate avanti anche sugli immobili e nelle prossime ore il fascicolo potrebbe essere inviato in procura a Nola.”Mi dispiace” aver pagato in nero alcuni operai e non averne parlato in famiglia, prosegue Antonio Di Maio, “Come papà ho sempre cercato di tutelare la mia famiglia. Ho affrontato i momenti difficili da solo, senza parlarne con i miei familiari perché non volevo si preoccupassero. Sono pronto a rispondere dei miei errori. Ma dovete lasciar stare la mia famiglia, i miei figli che non c’entrano nulla con tutto questo. Quando si commettono degli errori li si nasconde ai propri figli perché si ha paura che possano perdere la stima nei tuoi confronti. Io volevo che i miei figli fossero orgogliosi del loro papà. E ora non so se è così ed è la cosa che mi fa più male”. La madre di Di Maio era amministratore della società, ma in quanto insegnante e dipendente pubblica per legge non poteva ricoprire questo incarico…”Lo abbiamo scoperto negli ultimi anni è così ci si è attrezzati per cederla”, si giustifica, “Abbiamo sempre detto ai nostri figli che era tutto in regola”. Luigi, ricorda il padre, “ha lavorato per l’azienda di famiglia da febbraio a maggio 2008 regolarmente contrattualizzato; d’estate qualche volta mi accompagnava al cantiere. (…) Tenevo molto a questa attività, ha sempre avuto per me un valore anche affettivo. Volevo lasciare qualcosa ai miei figli e poi Rosalba studiava per diventare architetto. Luigi non ha mai gestito questa azienda, ne era solo socio”. Come manovale, conclude, era “serio, ha sempre lavorato con dedizione e impegno”.

 

Una condanna e 4 patteggiamenti per la ‘Listopoli napoletana’

Napoli. Si è chiuso con una condanna e cinque patteggiamenti il processo “Listopoli” a Napoli nato dalla denuncia di alcuni cittadini candidati a loro insaputa della lista civica “Napoli Vale” a sostegno di Valeria Valente come candidata sindaco del Pd. Renato Vardaro, l’unico che aveva scelto il giudizio con il rito abbreviato, è stato condannato a dieci mesi (pena sospesa), oltre al riconoscimento di un’ammenda di 1200 euro per ciascuna parte civile. hanno patteggiato invece gli altri imputati: Gennaro Mola, compagno di Valeria Valente, è stato condannato a un anno di reclusione (pena sospesa). Difeso dal penalista Bruno Von Arx, Mola ha sempre respinto l’accusa di brogli finalizzati a favorire la Valente, limitandosi a ricostruire le ore frenetiche precedenti alla consegna delle liste in prefettura.  L’ex consigliere comunale Antonio Borriello (difeso dai penalisti Mario e Luigi Tuccillo) e per Aniello Esposito (difeso dall’avvocato Ugo Raia), sono stati invece condannati a sei mesi di reclusione (anche in questo caso pena sospesa). Lo scorso febbraio, aveva patteggiato a sei mesi anche il consigliere comunale Salvatore Madonna, vale a dire il primo a finire nel registro degli indagati, ma anche il primo a fornire chiarimenti sul modo in cui vennero allestite le liste nel comitato elettorale della Valente.

 

Boscoreale, ‘mamme Vulcaniche’ cacciate dalla loro sede, il sindaco: ‘E’ stato un equivoco’

“Non e’ stato cacciato ne’ sfrattato nessuno dalla sede di proprieta’ del Comune utilizzata in comodato d’uso gratuito dall’Associazione Mamme Vulcaniche. Ho incontrato la presidente e una delegazione dell’Associazione alle quali, nel corso di un colloquio garbato, ho spiegato cosa e’ accaduto”. Cosi’ il sindaco di Boscorelae, Antonio Diplomatico. “La struttura che ospita le Mamme Vulcaniche e’ l’ex macello comunale, dove vi sono altri locali utilizzati dal Comune per deposito, struttura peraltro in fase di alienazione com’e’ noto da tempo alla stessa Associazione” aggiunge il sindaco. “Nel tardo pomeriggio di ieri il dirigente del settore manutenzione, avendo appreso di un tentativo di atto vandalico allo stabile e ai locali che custodiscono beni del Comune, e avendo accertato che il cancello di accesso alla struttura era spalancato, si e’ prontamente preoccupato di porlo in sicurezza facendo apporre una catena con catenaccio. Lo stesso dirigente non era a conoscenza del fatto che un piccolo locale a piano terra era in uso alle Mamme Vulcaniche e quindi non si e’ preoccupato di doverne dare comunicazione” spiega il sindaco il quale evidenzia: “Questi sono i fatti accaduti ed e’ vergognosa la strumentalizzazione che in queste ore si sta facendo su questa vicenda, tirandomi in ballo quasi mi fossi macchiato di chissa’ quale nefandezza. Sono stato tra i primi ad aver apprezzato la meritoria azione avviata dalle Mamme Vulcaniche nel 2010 quando vi fu l’emergenza rifiuti”.

Filma le ragazzine nei camerini del centro commerciale, “guardone” condannato

E’ stato condannato a due anni e 8 mesi di reclusione il 44enne di Calvi Risorta in provincia di Caserta, Daniele C. accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina di 12 anni e di averla ripresa con una telecamera all’interno dei camerini del Centro Commerciale Campania. La condanna è stata emessa dal giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il magistrato ha riconosciuto le attenuanti per la lieve entità ed in virtù del rito scelto, l’abbreviato, ha condannato l’uomo con una pena “soft”.
L’episodio si è verificato nell’aprile scorso quando il 44enne, mentre si trovava presso un negozio esterno al Campania, dopo aver palpeggiato il sedere di una 12enne, l’aveva seguita durante gli spostamenti riprendendola con una microcamera occultata in un portachiavi. Le urla della ragazzina fecero arrivare in breve tempo i carabinieri sul posto
che lo bloccarono e recuperarono il supporto digitale che conteneva un video che ritraeva la minore mentre provava alcuni capi di abbigliamento. Nel corso di una successiva perquisizione eseguita sul veicolo in uso all’uomo e presso la sua abitazione consentì ai carabinieri di rinvenire un personal computer e diversi hard disk/memory card con all’interno video di decine di ragazze filmate nei camerini di vari centri commerciali delle province di Napoli e Caserta.

Sgominata la banda criminale dei Rom del Cilento che commetteva furti in tutta Italia: 25 arresti

Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Salerno stanno eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal GIP di Salerno su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 25 soggetti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, utilizzo indebito di carte di credito e riciclaggio degli illeciti proventi nonché di minacce aggravate dal metodo mafioso.

Al centro delle investigazioni le attività criminali di appartenenti ad una comunità ROM che, da numerosi anni, vive ad Agropoli. L’indagine ha documentato come il gruppo fosse dedito all’esecuzione di furti con destrezza ai danni di gioiellerie poste su tutto il territorio nazionale, furti all’interno di autovetture e all’utilizzo indebito delle carte di credito asportate. Le investigazioni hanno accertato anche una serie di gravi minacce nei confronti sia di appartenenti alle Forze dell’Ordine sia di amministratori pubblici della cittadina cilentana. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle ore 10.00 odierne, presso la Procura di Salerno.

Il baby calciatore ferito mortalmente solo perché chi ha fatto fuoco voleva provare la pistola. IL VIDEO CHOC

Ha un volto e un nome il responsabile del tragico ferimento di Luigi Pellegrino, il baby calciatore 14enne di Parete  colpito alla testa da un proiettile vagante il 24 dicembre del 2017 mentre era con amici sul corso principale del paese. Si chiama Vincenzo Russo, disoccupato di 35 anni, ed e’ stato arrestato dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa, che lo hanno condotto in carcere su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord per i reati di tentato omicidio e detenzione illegale d’arma da sparo. Un episodio senza un movente particolare: Russo voleva forse provare la pistola, una calibro 9×21 che non e’ stata mai trovata, in vista del capodanno o semplicemente per quel giorno. Dopo aver appreso la notizia, i genitori del giovane, che e’ tornato in famiglia dopo il coma e la lunga riabilitazione, sono andati dai carabinieri a complimentarsi per il lavoro svolto; hanno ringraziato anche la Procura diretta da Francesco Greco e il sostituto Vittoria Petronella, che dopo il fatto lavorarono intensamente per ricostruirne dinamica e individuare il responsabile. Russo, sposato con un figlio piccolo e qualche precedente penale di poco conto, nelle settimane successive all’episodio compariva gia’ tra i sospettati, in quanto era di sua pertinenza il terreno da cui si pensava fosse stato esploso il colpo di pistola che aveva ferito Luigi; furono trovati anche altri due proiettili dello stesso calibro, uno aveva colpito un furgone, l’altro era invece a terra sull’asfalto. Gli inquirenti, in mancanza degli esiti degli esami balistici, non avevano pero’ la certezza che i colpi fossero stati sparati proprio dal fondo di Russo; quest’ultimo, peraltro, non era neanche possessore legale di un’arma. Cosi’ gli accertamenti andarono per le lunghe; gli inquirenti si fecero intanto consegnare circa cinquanta pistole detenute legalmente da cittadini di Parete e del limitrofo comune di Lusciano, ma nessuna era compatibile con il proiettile rinvenuto nella testa di Luigi. C’era anche un video molto crudo dell’episodio, ripreso da una telecamera esterna di un bar presente proprio sul lato del marciapiede dove il ragazzo passeggiava con gli amici: si vede il giovane cadere faccia a terra dopo essere stato spinto da dietro come da una mano invisibile; era il proiettile che lo colpiva dopo aver sfiorato gli amici. Il cerchio su Russo si e’ chiuso solo con la conclusione della complessa consulenza balistica che ha accertato, ricostruendo la parabola seguita dal proiettile, che i colpi provenivano proprio dal fondo di Russo distante circa 300 metri dal corso principale del paese, dove Luigi fu ferito. “Non c’e’ stata omerta’ da parte dei miei concittadini – sottolinea il sindaco di Parete Gino Pellegrino – come poteva sembrare dopo l’episodio. Chi ha sparato era da solo e lo ha fatto da un terreno isolato rispetto al centro cittadino”.

Il rione Luzzatti de ‘L’amica geniale’ nelle foto d’epoca di Carbone ricostruito nell’ex Saint Gobain di Caserta

Rione Luzzatti 3 maggio 1950.E’ scritto cosi’ sulla scatola dei vecchi negativi in bianco e nero dell’Archivio Riccardo Carbone che mostrano scorci del rione dove e’ ambientato il romanzo ‘L’amica geniale’ di Elena Ferrante, negli anni dell’infanzia delle due protagoniste Lenu’ e Lila.

Nelle foto, solo alcune stampate per l’occasione dell’esordio televisivo, i primi segni di ripresa in un quartiere ancora segnato dalla guerra con gente comune e scolaresche che si muovono tra edifici spogli, fogne a cielo aperto e travi che sostengono mura di palazzi bombardati. “Immagini – come spiegano i curatori dell’archivio – come quelle viste in tv dove l’ambientazione storica del rione e’ restituita fedelmente dalle scenografie allestite dalla produzione in provincia di Caserta”.L’Archivio Carbone, in parte gia’ consultabile sul sito www.archiviofotograficocarbone.it, viene recuperato grazie alla campagna di digitalizzazione e catalogazione portata avanti dall’Associazione Riccardo Carbone ONLUS.  Il set è stato ricostruito fuori Caserta, nell’ex fabbrica Saint-Gobain: 60mila metri quadrati per ricreare il quartiere Luzzatti della Napoli anni 50, dove’è ambientata una parte della quadrilogia di Elena Ferrante, L’Amica Geniale.

Per la serie tv, diretta da Saverio Costanzo e prodotta da Hbo, è stato riprodotto ogni singolo particolare del rione di Elena e Lila, grazie alla scenografia di Giancarlo Basili.A cura di Flavia vCappadocia.

 Gustavo Gentile

Va a fare una rapina con l’auto della fidanzata: arrestato

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I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Caserta, in piazzale caduti di Nassirya, a San Prisco hanno proceduto all’arresto per rapina aggravata, di De Filippis Giuseppe, cl. 1986, residente a Salerno. A seguito di immediate indagini condotte di militari dell’Arma, è stato possibile identificare l’uomo, quale autore, alle ore 13.00 odierne, della rapina commessa ai danni di una rivendita di tabacchi si via Tescione a Caserta.
Lo stesso, dopo aver minacciato la titolare del negozio con un coltello, ha rubato dal registratore di cassa la somma in contanti di euro 1.700,00 circa, allontanandosi subito dopo a bordo di un’autovettura Citroen C1, risultata, a seguito di accertamenti, di proprietà della compagna del rapinatore, residente a San Prisco.L’uomo, dopo l’identificazione, è stato subito bloccato dai carabinieri ed accompagnato presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

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