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Mistero a Lauro: dato alle fiamme il furgone di un’impresa di pompe funebri

Lauro – Un rogo doloso avvolto nel mistero ha distrutto nella tarda serata di ieri il furgone di un’impresa di onoranze funebri a Lauro, nel cuore dell’Avellinese. Le fiamme, sprigionatesi da quello che gli investigatori non esitano a definire un rogo di origine dolosa, hanno avvolto il mezzo, parcheggiato nei pressi del campo sportivo comunale, riducendolo in un cumulo di lamiere contorte.

A dare l’allarme, un sottufficiale dell’Aeronautica residente nella zona, attirato dalle lingue di fuoco che illuminavano la notte. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco per domare l’incendio e gli agenti del locale commissariato di Polizia, diretto dal vicequestore Elio Iannuzzi, che hanno avviato le indagini.

L’ipotesi principale, al momento, è quella del rogo appiccato volontariamente. Un gesto intimidatorio che, però, lascia perplessi gli inquirenti. Il titolare dell’azienda funebre, sentito nella notte dagli agenti, ha escluso categoricamente di aver subito minacce o di aver ricevuto richieste di pizzo da parte del racket delle estorsioni.

Un’assenza di elementi che, se da un lato potrebbe far propendere per un gesto vandalico o un regolamento di conti personale, dall’altro non chiude la porta a nessuna pista, compresa quella di un avvertimento “muto” legato a dinamiche ancora tutte da chiarire. Gli investigatori, al lavoro per acquisire eventuali immagini di videosorveglianza della zona, mantengono il massimo riserbo.

Lavezzi torna al Maradona: amichevole di beneficenza il 26 maggio

Napoli– Una notte carica di nostalgia e solidarietà. Il 26 maggio Ezequiel Lavezzi tornerà a calcare il prato dello Stadio Diego Armando Maradona, a distanza di oltre un decennio dalla sua ultima stagione in maglia azzurra.

L’occasione è la “Notte dei Leoni”, evento benefico organizzato da Legends Napoli, in programma alle 20.30, che vedrà in campo anche Lorenzo Insigne. Ma è soprattutto il ritorno del “Pocho” ad accendere l’entusiasmo dei tifosi partenopei.

Il ritorno del “Pocho” tra ricordi e solidarietà

Lavezzi ha vestito la maglia del Napoli dal 2007 al 2012, collezionando 188 presenze e 48 gol, prima del trasferimento al Paris Saint-Germain. Numeri e giocate che lo hanno reso uno dei beniamini più amati dell’era moderna.

L’evento, tuttavia, va oltre l’aspetto sportivo. Come sottolineato dagli organizzatori in un messaggio diffuso sui social, la partita avrà un forte valore sociale: “La vera partita si gioca dentro le mura del carcere minorile di Nisida, dove ci sono ragazzi che hanno sbagliato e che non hanno mai avuto qualcuno che credesse in loro”.

Gli ex azzurri affronteranno una selezione “Legends Resto del Mondo” in una sfida simbolica, pensata per accendere i riflettori su temi come inclusione e seconde possibilità.

Lavezzi, durante il suo soggiorno in Italia, sarà impegnato anche in un’altra amichevole il 4 giugno allo Stadio Benito Stirpe, proseguendo così un tour che unisce sport e beneficenza.

Chiuso ristorante a Lusciano per gravi irregolarità: locale sottobanco e senza requisiti di sicurezza

La Polizia di Stato di Caserta ha disposto la chiusura di un ristorante sito nel comune di Lusciano, al termine di un’ispezione che ha evidenziato una lunga serie di gravi irregolarità.

L’operazione è stata condotta dal personale del Commissariato di Aversa, supportato dalla Polizia locale di Lusciano e dagli ispettori dell’Asl di Aversa. Nel corso del sopralluogo, il locale risultava attivo sia per l’attività di ristorazione sia per l’intrattenimento, con un numero di clienti ben oltre la capienza massima consentita.

Una società “fantasma”

Gli accertamenti hanno mostrato una situazione diffusamente irregolare. La società intestataria del ristorante non risultava iscritta alla Camera di Commercio e risultava priva delle autorizzazioni amministrative necessarie per la somministrazione di alimenti e bevande, del Certificato di Prevenzione Incendi e delle licenze previste per il pubblico spettacolo. Il locale, quindi, operava in totale assenza di copertura legale, come se fosse un’attività sottobanco.

Personale senza contratto

Un altro elemento critico riguarda la gestione dei lavoratori. Tutto il personale identificato, compresi i familiari del titolare, è risultato impiegato senza regolare contratto di lavoro.

In un locale così strutturato, con un’intensa attività di ristorazione e intrattenimento, la mancata regolarizzazione dei dipendenti accresce il carattere di illegalità del business e la vulnerabilità degli stessi lavoratori.

Gravi violazioni sulla sicurezza alimentare

Particolarmente preoccupanti le violazioni riscontrate in materia di sicurezza alimentare. A causa della cattiva conservazione dei prodotti e della totale assenza di tracciabilità, gli ispettori sanitari hanno proceduto al sequestro amministrativo di circa un quintale di alimenti destinati alla somministrazione ai clienti.

Si tratta di un intervento estremamente pesante, che mette a rischio la salute pubblica e fa scattare la chiusura immediata del locale.

Un’attività promossa online ma invisibile agli enti

Nonostante l’assenza di iscrizioni agli uffici competenti e di autorizzazioni, il ristorante risultava molto attivo sui principali social network, dove venivano promossi eventi, serate e iniziative con contenuti video pensati per attrarre un vasto pubblico.

Una forma di visibilità online che contrasta nettamente con la totale opacità del locale nei confronti di Camera di Commercio, Asl e forze dell’ordine.

Sanzioni e chiusura immediata

Al termine delle operazioni, il locale è stato immediatamente chiuso e i titolari sono stati sanzionati con pesanti contravvenzioni amministrative. Le autorità hanno sottolineato che l’operazione è stata resa possibile grazie al coordinamento tra Polizia di Stato, Polizia locale e Asl, e che il controllo rientra in un più ampio piano di vigilanza sui luoghi di somministrazione di alimenti e di intrattenimento pubblico per garantire la sicurezza degli avventori e la tutela della salute pubblica.

Il proverbio napoletano sul destino: significato e origini di Chi tène ‘o pane nun tène ‘e diente

Nel vasto repertorio dei proverbi napoletani, uno dei più evocativi è senza dubbio: “Chi tène ‘o pane nun tène ‘e diente, chi tène ‘e diente nun tène ‘o pane”, letteralmente “Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane”. Questa espressione colorita, profondamente radicata nella cultura dialettale partenopea, riassume in modo ironico la frustrazione universale di chi possiede qualcosa di utile ma non ha la capacità di sfruttarlo, o viceversa, una condizione inversa che sembra incastrare l’individuo in un paradosso eterno.

Origini e contesto del proverbio

Il detto è una variazione locale di un tema proverbiale comune anche in altre culture: l’incongruenza tra risorse e capacità. In napoletano la forma proverbiale “’O Pataterno dà ’o ppane a chi nun tène ’e diente”, “Il Padreterno dà il pane a chi non ha i denti”, esprime esattamente questo concetto: a volte la vita sembra dare opportunità a chi non è in grado di goderne pienamente.

La presenza di numerosi altri detti sul pane nella tradizione linguistica napoletana sottolinea quanto questo alimento, fondamentale nella dieta e nella quotidianità, sia diventato simbolo di sostentamento, fortuna e destino.

Questa forma proverbiale non è un semplice commento sulla sfortuna individuale, ma riflette una visione di mondo in cui il caso, il destino o la fortuna giocano con le aspettative umane: a volte si possiede ciò che si desidera, ma manca la possibilità di godere appieno di quel dono, mentre altri possiedono capacità o mezzi che non trovano riscontro nelle opportunità offerte loro.

Interpretazioni e significato profondo

In termini di significato “chi tène ’o pane nun tène ’e diente”, il proverbio è spesso usato per commentare eventi della vita quotidiana nei quali qualcosa di prezioso non può essere sfruttato per mancanza di mezzi, ad esempio un’abilità sprecata per mancanza di risorse, o un vantaggio non colto perché carente di strumenti pratici.

Secondo gli studi di folklore popolare e le interpretazioni storico-culturali, queste espressioni non nascono solo come battute spiritose ma come riflesso della filosofia popolare che accetta con ironia le contraddizioni dell’esistenza umana, riconoscendo che la fortuna e la capacità spesso non coincidono.

Più in generale, proverbi simili, come quello italiano “A caval donato non si guarda in bocca”, sottolineano l’atteggiamento da assumere di fronte a ciò che la vita dà e toglie, pur con sfumature differenti: mentre quest’ultimo invita alla gratitudine, quello napoletano evidenzia l’umorismo e il realismo con cui la cultura popolare affronta la sfortuna o l’incoerenza del destino.

Perché questo proverbio resta attuale

Anche nell’era moderna, questa espressione continua a essere citata, sia nella parlata dialettale sia nei contesti culturali e letterari, perché racchiude una verità esperienziale che trascende tempo e luogo: non sempre la vita è equa o razionale, e spesso ciò che desideriamo di più è proprio ciò che ci manca nella maniera più frustrante.

Con la sua ironia tipicamente partenopea, il proverbio rimane dunque un modo efficace per commentare situazioni in cui le risorse e le capacità non coincidono, offrendo contemporaneamente uno sguardo profondo sul rapporto tra uomo e destino, tra desiderio e realtà.

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Chi tène ’o pane nun tène ’e diente: significato del proverbio napoletano

Scopri il significato, le origini e l’attualità del proverbio napoletano “Chi tène ’o pane nun tène ’e diente”, tra saggezza popolare e destino.

Raid all’ITI Medi di San Giorgio a Cremano: scuola devastata e 250 pc rubati, danni per 400mila euro

San Giorgio – Un colpo studiato nei minimi dettagli ed eseguito con modalità quasi paramilitari, che ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione e profonda rabbia. La comunità di San Giorgio a Cremano si risveglia ferita dopo l’assalto subito dall’ITI “Enrico Medi”, storica istituzione scolastica del territorio vesuviano.

Nella notte tra sabato e domenica, una banda di malviventi è penetrata nell’edificio, mettendo a segno un raid che per violenza e proporzioni supera di gran lunga i confini del semplice furto.

Un bottino da 400mila euro

Lo scenario che si è presentato davanti agli occhi del personale scolastico è stato drammatico. Porte sradicate dai cardini, vetri infranti, laboratori completamente distrutti e distributori automatici sventrati in cerca di pochi spiccioli.

I criminali hanno puntato direttamente al cuore tecnologico dell’istituto, portando via circa 250 dispositivi tra computer di ultima generazione, tablet e sofisticate attrezzature audiovisive. Questa razzia sistematica ha causato un danno complessivo stimato intorno ai 400mila euro, mettendo di fatto in ginocchio la programmazione didattica.

L’allarme per le scuole

Sulla vicenda sono intervenuti duramente il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, e il rappresentante territoriale Salvatore Petrilli. I due esponenti politici hanno sottolineato come non si tratti di un banale atto vandalico occasionale, ma di un’operazione criminale pianificata con mezzi e metodi ben precisi. Colpire una scuola di eccellenza come il Medi, hanno spiegato, significa privare gli studenti di strumenti fondamentali per la loro formazione e lanciare il messaggio devastante di un territorio in balia della delinquenza.

La richiesta di indagini

Di fronte a un commando capace di agire indisturbato per sottrarre centinaia di dispositivi, la politica locale chiede risposte rapide alle forze dell’ordine. L’appello di Borrelli e Petrilli è rivolto alla necessità di fare piena luce sull’accaduto e di individuare tempestivamente i responsabili del raid notturno. Parallelamente, viene invocata un’urgente riflessione sul controllo del territorio e sull’adozione di misure di sicurezza rafforzate per gli istituti scolastici, affinché i luoghi della crescita civile non vengano più colpiti impunemente.

Peppe Barra al Teatro Totò: un viaggio tra memoria, musica e poesia napoletana

NAPOLI – Mercoledì 18 marzo, il Teatro Totò si prepara ad accogliere una delle voci più autentiche della tradizione napoletana: Peppe Barra. Con lo spettacolo «Buonasera a tutti dai miei disordinati appunti», l’artista invita il pubblico a un viaggio intimo tra ricordi, musica e poesia, ripercorrendo oltre sessant’anni di carriera.

Tra la Napoli degli anni Cinquanta e la luce marina di Procida, Barra racconta la propria infanzia e i primi passi sulla scena accanto a Zietta Liù, fino ai successi con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, esperienza condivisa con Roberto De Simone. Al centro del racconto emerge anche la figura di Concetta Barra, madre e compagna di scena, che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più emozionanti del teatro musicale italiano.

Sul palco, Barra dialoga direttamente con il pubblico, cantando, ricordando e improvvisando. La sua voce spazia dai registri più profondi a quelli più acuti, intrecciando cultura alta e tradizione popolare: dai racconti fiabeschi di Giambattista Basile al teatro di Antonio Petito e Raffaele Viviani, fino al varietà e ai cantautori contemporanei. Al pianoforte, il maestro Luca Urciuolo accompagna l’artista in un percorso fatto di parole, note e ricordi, trasformando la serata in una festa teatrale capace di divertire, emozionare e commuovere.

Unpli premia sagre ed eventi di qualità, c’è anche Niscemi

ROMA – C’è anche Niscemi con la sua Sagra del carciofo violetto tra le realtà premiate oggi dall’Unpli. L’Unione Pro Loco d’Italia ha dato appuntamento oggi nella Sala Koch del Senato per assegnare 44 nuovi riconoscimenti per il marchio ‘Sagra di Qualità’ e 21 nuovi premi per il marchio ‘Evento di Qualità‘, oltre a 3 menzioni speciali.

È così che l’Unpli rinnova il suo impegno nella valorizzazione delle tradizioni, delle produzioni tipiche e del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano. La cerimonia di consegna è iniziata già ieri, domenica 15 marzo, all’Ergife Hotel di Roma con un evento condotto da Matilde Brandi e Beppe Convertini, aperto a tutti i volontari coinvolti.

Capaci di raccontare la storia dei luoghi, custodire tradizioni, promuovere prodotti tipici e rafforzare il legame tra comunità, cultura e sviluppo locale, le sagre sono da sempre tra le priorità dell’Unpli, che ha ottenuto anche la certificazione Iso 9001 proprio per il processo di organizzazione degli eventi.

Dal 2018 al 2025 il percorso ha già portato all’assegnazione complessiva di 194 riconoscimenti ‘Sagra di Qualità’, 36 per ‘Evento di Qualità’ e relative menzioni speciali, a conferma della crescita costante di un progetto che punta a dare valore alle manifestazioni realmente capaci di promuovere i territori e difenderne l’autenticità. Sagre ed eventi che sono stati valorizzati anche nella Guida alle Sagre di Qualità che rappresenta uno strumento utile per la promozione del territorio e la valorizzazione dei prodotti locali.

LA SPINA: “SAGRE E EVENTI DI QUALITÀ SONO L’ANIMA PIÙ AUTENTICA DEI NOSTRI TERRITORI”

“Le Sagre di Qualità e gli Eventi di Qualità rappresentano l’anima più autentica dei nostri territori: custodiscono memoria, tradizioni, produzioni locali e senso di comunità. Ogni anno le Pro Loco grazie all’instancabile lavoro dei tanti volontari coinvolti realizzano oltre 110mila eventi, di questi 20mila sono sagre.

Con i marchi Sagra di Qualità ed Evento di Qualità Unpli vuole premiare il lavoro straordinario delle Pro Loco italiane e offrire ai cittadini e ai visitatori un riferimento chiaro per riconoscere manifestazioni che nascono da una storia vera, da una comunità viva e da un forte legame con il territorio”, ha detto Antonino La Spina, presidente di Unpli, che ha aggiunto: ‘Questo processo conferma l’impegno di Unpli nel migliorare il livello di efficienza e sicurezza delle manifestazioni organizzate, nell’ottica di un miglioramento costante della qualità”.

SAGRE IN ITALIA, VALORE ECONOMICO E SOCIALE DI 2,1 MILIARDI

In Italia le sagre muovono una spesa di circa 700 milioni di euro e generano un valore economico e sociale di 2,1 miliardi, con un impatto su 10.500 posti di lavoro. Coinvolgono circa 48 milioni di visitatori e sostengono soprattutto l’economia locale, visto che gran parte di beni e servizi utilizzati proviene dallo stesso territorio.

Gli eventi rappresentano una delle espressioni più autentiche dell’identità culturale e sociale dei territori italiani. Iniziative che tutelano il patrimonio immateriale delle comunità e ne rafforzano il senso di appartenenza. Come accade a Niscemi, il Comune duramente colpito dal maltempo e dalle frane: ‘Questo è un duplice riconoscimento per il lavoro svolto in questi 44 anni di sagra del carciofo, ma soprattutto è un simbolo di ripartenza perché abbiamo deciso di rifarla. Sarà un momento di rinascita della nostra comunità dopo quello che ci è accaduto’, ha detto il sindaco presente oggi in Senato, Massimiliano Conti.

I NUMERI DELLE PRO LOCO

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Censis nel 2023, il 97,9% delle Pro Loco ha organizzato eventi, offrendo a oltre il 60% degli italiani la possibilità di partecipare a iniziative culturali e turistiche, mentre il 43,5% ha vissuto questi appuntamenti anche durante le proprie vacanze. Le Pro Loco sono diffuse capillarmente sul territorio: il 75,1% della popolazione italiana vive in comuni che ospitano almeno una di queste associazioni, con una presenza particolarmente significativa nei piccoli centri (57,3% nei comuni sotto i 2.000 abitanti e 69,8% tra 2.000 e 10.000 abitanti).

‘Premiare le sagre qualità significa premiare un grande mondo del volontariato, più di 6.400 associazioni, centinaia di migliaia di volontari che lavorano gratuitamente nei nostri territori. Sono i nostri ambasciatori del territorio, delle nostre comunità, dei nostri borghi e delle nostre città. Oggi- ha detto il senatore Antonio De Poli– premiamo tutte quelle sagre, tutte quelle manifestazioni che hanno fatto un percorso di qualità e di attenzione. Quindi non solo manifestazioni, ma anche percorsi di formazione importanti e fondamentali nel mondo in cui ci troviamo. Però oggi parte anche un grande messaggio al mondo, che è quello della pace’.

ECCO LE SAGRE DI QUALITÀ PREMIATE PER L’ANNUALITÀ 2025 – Le Sagre di Qualità 2025 premiate in Abruzzo sono quella della Pro Loco di Villa San Nicola, in provincia di Chieti, e la ‘Sagra delle Pappardelle al Sugo di Papera’ della Pro Loco di Montegualtieri, in provincia di Teramo.

In Campania si distinguono la ‘Festa dello Struppolo’ della Pro Loco di San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, la ‘Sagra degli Gnocchi’ della Pro Loco di Rocca d’Evandro, in provincia di Caserta, la ‘Sagra delle Pallottole’ della Pro Loco di Real Sito – San Leucio, in provincia di Caserta, la ‘Sagra delle Noci e del Vino Asprinio’ della Pro Loco di San Marcellino APS, in provincia di Caserta, ‘L’Inno al Novello’ della Pro Loco Insieme per Mignano, in provincia di Caserta, la “’Sagra degli Gnocchi Cimitilesi’ della Pro Loco di Cimitile, in provincia di Napoli e i ‘Sentieri del Gusto’ della Pro Loco di Pimonte, in provincia di Napoli.

In Emilia-Romagna i riconoscimenti vanno ad ‘A zzùen al màial… in Piàza!’ della Pro Loco di Tresigallo APS, in provincia di Ferrara, alla ‘Festa del Salame’ di Sarmato, in provincia di Piacenza, alla ‘Fera dal Busslanein’ della Pro Loco Amis ad San Niculo’, in provincia di Piacenza, alla ‘Sagra dello Scalogno Piacentino’ della Pro Loco di Castelvetro Piacentino, in provincia di Piacenza, alla ‘Rassegna del Tartufo Nero di Pecorara’, della Pro Loco Pecorara, in provincia di Piacenza, alla ‘Festa de’ Brazadèl da la cros e vino novello’ della Pro Loco di Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, e alla ‘Festa dell’Uva’ della Pro Loco di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia.

In Friuli Venezia Giulia spiccano la ‘Festa dei Funghi e dell’Ambiente’ della Pro Loco Budoia, in provincia di Pordenone e ‘Gemona, formaggio… e dintorni’ della Pro Loco Glemona, in provincia di Udine. Nel Lazio è stata premiata la ‘Sagra del Pesce’ della Pro Loco Anguillara, in provincia di Roma.

In Lombardia il marchio è stato assegnato alla ‘Sagra del Pursèl’ della Pro Loco di Fiesse, in provincia di Brescia, alla ‘Sagra delle Migole’ della Pro Loco di Malonnese, in provincia di Brescia, e alla ‘Festa dei Crotti’ della Pro Loco di Albavilla, in provincia di Como. Nelle Marche è stata riconosciuta ‘Leguminaria’ della Pro Loco Appignano, in provincia di Macerata.

In Piemonte sono state insignite ‘Anlòt id San Bastiaun’ della Pro Loco Pozzolese, in provincia di Alessandria, la ‘Sagra delle Tagliatelle’ della Pro Loco di Cremolino, in provincia di Alessandria, la ‘Sagra del Polentone di Bubbio’, in provincia di Asti, la ‘Sagra dell’Asparago di Santena’, della Pro Loco di Santena Aps, in provincia di Torino, la ‘Fiera Nazionale della Trippa di Moncalieri’, della Pro Loco di Moncalieri, in provincia di Torino e la ‘Sagra del Fungo’ della Pro Loco Trontano, in provincia di Verbano – Cusio – Ossola. In Puglia è premiata ‘Cardoncello on the Road’ della Pro Loco Ruvo di Puglia, in provincia di Bari. In Sardegna figurano la ‘Sagra del Tonno’ della Pro Loco Portoscuso, in provincia di Carbonia – Iglesias e ‘Ollastra in Mirto’ della Pro Loco Ollastra, in provincia di Oristano.

In Sicilia sono state riconosciute la ‘Sagra del Carciofo Violetto di Niscemi’, della Pro Loco di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, la ‘Sagra del Pistacchio di Bronte’, della Pro Loco di Bronte, in provincia di Catania, la ‘Sagra della Ricotta e della Provola dei Nebrodi’ della Pro Loco di Maniace, la ‘Sagra del Ficodindia’ della Pro Loco di San Cono, la ‘Sagra del Ficodindia dell’Etna DOP’ della Pro Loco di Belpasso, in provincia di Catania e la ‘Sagra dell’Arancia Rossa di Francofonte’, della Pro Loco di Idria Francofonte, in provincia di Siracusa.

In Veneto completano il quadro la ‘Mostra del Vino di Vallonto’, della Pro Loco di Vallonto di Fontanelle APS, in provincia di Treviso, lo ‘Spiedo Gigante’, della Pro Loco di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, la ‘Festa della Zucca’ della Pro Loco di Sernaglia della Battaglia, in provincia di Treviso, la ‘Festa dei Bisi De.Co.’ della Pro Loco di Scorzè, in provincia di Verona, la ‘Festa della Maresina’ della Pro Loco di Provaldagno APS, in provincia di Vicenza e la ‘Sagra dei Santi Fermo e Rustico’ della Pro Loco Bolzano Vicentino APS, in provincia di Vicenza.

GLI EVENTI DI QUALITÀ PREMIATI DA UNPLI

Tra gli Eventi di Qualità premiati da Unpli nel 2025 in Abruzzo è stato riconosciuto ‘Sapori e Saperi del Velino’ della Pro Loco Rosciolo, in provincia dell’Aquila. In Basilicata il marchio va al ‘Premio La Perla’ della Pro Loco Maratea La Perla A.P.S., in provincia di Potenza. In Campania ‘Tra i Vicoli di Cautano’ della Pro Loco Cepino Prata, ‘Borgo Vagare – Festival dei Sapori Antichi e delle Tipicità dei Territori’ della Pro Loco San Lupo, in provincia di Benevento e ‘Casavecchia e Pallagrello Wine Festival’ della Pro Loco Pontelatone, in provincia di Caserta. In Emilia-Romagna viene riconosciuto ‘Calici Santarcangelo’ della Pro Loco di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Nel Lazio figura ‘Le Tentavecchie’ della Pro Loco Gradoli, in provincia di Viterbo.

In Lombardia trovano spazio ‘Festa della Transumanza’ dell’Associazione Pro Loco Borno, ‘Giardini d’agrumi’ della Pro Loco Gargnano in provincia di Brescia e ‘La Camminata della Salute’ della Pro Loco di Guidizzolo di Mantova. Nelle Marche sono premiati la ‘Festa dell’uva di Arcevia’ della Pro Loco di Arcevia in provincia di Ancona, ‘Templaria Festival’ della Pro Loco di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno e ‘Candele a Candelara’ in provincia di Pesaro Urbino. In Piemonte il riconoscimento va a ‘Il borgo di Babbo Natale’ dell’Associazione Turistica Pro Loco di Candelo, in provincia di Biella. In Sardegna è premiata ‘Sa Battalla’ della Pro Loco Sanluri nella provincia del Medio Campidano. In Sicilia viene valorizzato ‘Il Presepe Vivente di Sutera’, in provincia di Caltanissetta.

In Toscana ‘La Notte del Conte Baldovino’ della Pro Loco Monte San Savino, in provincia di Arezzo. In Trentino ‘Faedo Paese del Presepe’ della Pro Loco Faedo APS, in provincia di Trento e in Veneto vengono insigniti ‘La Rocca in Fiore’ della Pro Loco di Monselice, in provincia di Padova, ‘L’Antica Sagra del Santo Sepolcro’ della Pro Loco Villanova di Camposampiero, in provincia di Padova e ‘La Festa delle Rose di Carta’ dell’Associazione Pro Loco Monticello Conte Otto APS, in provincia di Vicenza.

Per le menzioni speciali in Campania sono stati premiati per gli Eventi di Qualità ‘Il Sannio tra sapori e Folklore’ dell’Unpli provinciale di Benevento e ‘L’identità di un territorio raccontata dalle Pro Loco… Colori, Sapori, Suoni e Tradizioni’ dell’Unpli provinciale di Caserta mentre per le Sagre di Qualità la menzione speciale è assegnata alla ‘Festa delle Pro Loco nei Sibillini’ della Pro Loco di Comunanza e dell’Unpli provinciale Ascoli Piceno e Fermo.

Controlli dei carabinieri nel Casertano: denunce, sequestri e sanzioni tra Casal di Principe e dintorni

Controlli a tappeto sin dalle prime ore del mattino nel territorio della compagnia dei carabinieri di Casal di Principe, impegnati in un servizio straordinario di prevenzione e repressione dei reati. L’operazione ha interessato diversi comuni dell’area e si è concentrata sul monitoraggio di soggetti sottoposti a misure restrittive, sulla verifica dei possessori di armi e sul rispetto delle norme del codice della strada.

Nel corso delle attività sono stati controllati 39 veicoli e 58 persone. Le verifiche hanno portato all’elevazione di 23 sanzioni per violazioni al codice della strada, al sequestro amministrativo di tre veicoli e al sequestro penale di due ciclomotori.

Diversi anche i casi che hanno portato a denunce. A Villa Literno un 33enne è stato fermato alla guida di un ciclomotore Aprilia Scarabeo con il telaio illeggibile ed è stato denunciato in stato di libertà. Sempre nello stesso comune un 32enne è stato denunciato per ricettazione e riciclaggio dopo essere stato sorpreso su un Piaggio Sfera con telaio alterato.

A Casal di Principe un 20enne è stato denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere dopo essere stato trovato in possesso di un coltello a serramanico. Un suo coetaneo, residente nello stesso comune, è stato invece deferito per aver violato il Daspo urbano, essendo stato controllato in un’area dalla quale gli era vietato l’accesso.

Un altro intervento ha riguardato un 32enne di Casapesenna, denunciato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti dopo essere risultato positivo ai controlli mentre era alla guida di una Smart. A Casal di Principe, infine, un 24enne è stato segnalato per guida senza patente, mai conseguita, mentre conduceva una Peugeot 308.

Parallelamente, a Cancello Arnone, i carabinieri della locale stazione, con il supporto delle guardie della Lipu, hanno effettuato un servizio mirato contro il bracconaggio. Nel corso dell’operazione è stato denunciato un 40enne di Casandrino sorpreso a cacciare in periodo di silenzio venatorio utilizzando richiami elettroacustici vietati. L’uomo è stato trovato anche in possesso di armi e munizioni, successivamente sequestrate insieme ai dispositivi illegali.

Benevento, truffe su reddito di cittadinanza e assegno di inclusione: dieci denunciati

Controlli a tappeto sulle prestazioni sociali nel Sannio e scattano le prime denunce. Sono dieci le persone segnalate all’autorità giudiziaria dalla Guardia di Finanza di Benevento per aver percepito indebitamente reddito di cittadinanza e assegno di inclusione, per un importo complessivo superiore a 170mila euro.

L’attività investigativa, avviata dall’inizio dell’anno dal comando provinciale delle Fiamme Gialle, ha coinvolto il gruppo di Benevento e le tenenze di Montesarchio e Solopaca. I controlli si sono concentrati su diversi nuclei familiari con l’obiettivo di verificare la correttezza delle dichiarazioni presentate per accedere ai benefici previsti dalla normativa.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, i soggetti denunciati avrebbero attestato falsamente il possesso dei requisiti necessari, presentando istanze non veritiere o incomplete. In alcuni casi sarebbero stati utilizzati documenti falsi, in altri sarebbero state omesse informazioni rilevanti per la valutazione delle domande.

Tra le irregolarità riscontrate anche la mancata indicazione di componenti del nucleo familiare detenuti in istituti penitenziari, circostanza che avrebbe inciso sul diritto a percepire il beneficio. In altri episodi, invece, l’assegno di inclusione sarebbe stato ottenuto attraverso dichiarazioni mendaci o senza comunicare le successive variazioni di reddito.

Al termine delle verifiche, la Guardia di Finanza ha segnalato i casi alla direzione provinciale dell’Inps di Benevento per l’avvio delle procedure di revoca dei benefici e il recupero delle somme indebitamente percepite.

I dieci indagati sono attualmente sottoposti alle indagini preliminari e restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. L’operazione si inserisce nell’ambito delle attività di contrasto agli illeciti legati alla spesa pubblica e alla tutela delle risorse destinate alle fasce più fragili della popolazione.

Napoli, protesta delle famiglie dell’ex Motel Agip: occupata una sala del Consiglio comunale

Protesta nel cuore istituzionale di Napoli. Alcune famiglie che vivevano nell’ex Motel Agip hanno occupato una sala del Consiglio comunale in via Verdi, affacciandosi anche sui balconi con striscioni per denunciare la loro situazione dopo lo sgombero.

La manifestazione si è svolta in mattinata, mentre all’interno della sede istituzionale erano in corso attività amministrative. Gli ex occupanti hanno deciso di alzare il livello della protesta dopo aver appreso della cancellazione della residenza anagrafica, un passaggio che, secondo quanto denunciano, li avrebbe privati di una serie di diritti fondamentali.

«Il Comune continua a privarci dei nostri diritti e dopo averci sgomberato ha anche cancellato la residenza agli ex occupanti», ha spiegato uno dei manifestanti al megafono. «Ora non possiamo più accedere al medico e alle cure, avere i sussidi riconosciuti per indigenza o invalidità, alla scuola per i bambini, e non possiamo neanche partecipare alle graduatorie Erp».

La protesta arriva in un momento delicato, mentre si discuteva di possibili soluzioni per i nuclei più fragili. «Proprio mentre si discuteva di una presa in carico col condominio sociale dei nuclei più vulnerabili, abbiamo scoperto che ci è stata cancellata la residenza», ha aggiunto il manifestante. «Siamo diventati di fatto dei fantasmi».

Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di ripristinare un diritto ritenuto fondamentale. «La residenza è un diritto costituzionale sancito dalla sezione riunita della Cassazione e non ce lo faremo cancellare», è stato ribadito durante la protesta. «Staremo su questi balconi finché non ci verrà restituita».

Smantellata la piazza di spaccio del rione Berlingieri: 11 arresti

Nuovo duro colpo alla camorra nell’area nord di Napoli. Nella giornata odierna la Polizia di Stato, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti di undici persone.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di droga, aggravata dal metodo mafioso, oltre a reati di spaccio ed estorsione.

L’operazione è il risultato di un’indagine condotta dal Commissariato di Secondigliano e dalla Squadra Mobile partenopea.

La piazza di spaccio “storica” del Rione Berlingieri

Al centro dell’inchiesta c’è il Rione Berlingieri, da anni considerato una delle principali piazze di spaccio della periferia nord. In particolare, gli investigatori hanno ricostruito le attività della cosiddetta “piazza di 111”, un punto di riferimento per l’acquisto di cocaina.

Secondo quanto emerso, il gruppo gestiva un sistema strutturato di vendita al dettaglio, con modalità sia stanziali che itineranti. La droga veniva venduta direttamente in strada oppure consegnata su richiesta, attraverso un sistema di prenotazioni telefoniche.

Un’organizzazione capillare, in grado di garantire continuità e discrezione nelle forniture.

Il legame con i clan e il sistema delle “imposte”

Le indagini hanno evidenziato il forte legame tra il gruppo e i clan dell’area, in particolare il clan Vanella Grassi e il clan Licciardi, storicamente egemoni a Secondigliano.

Il sistema prevedeva anche una sorta di “tassa” imposta agli spacciatori: il gruppo era infatti obbligato a rifornirsi dal clan, versando periodicamente denaro.

A capo della struttura, secondo gli inquirenti, vi sarebbe Luigi Carella, detto “’a gallina”, figura ritenuta di riferimento nell’organizzazione.

Emblematico un episodio ricostruito dagli investigatori: uno degli affiliati sarebbe stato prelevato e picchiato per non aver saldato nei tempi il debito per la droga ricevuta.

Un business da centinaia di migliaia di euro

La piazza di spaccio avrebbe garantito introiti per circa 280mila euro in un anno. Soldi utilizzati non solo per alimentare il traffico di droga, ma anche per sostenere le casse del clan, mantenere i detenuti e le loro famiglie.

Un circuito economico tipico delle organizzazioni camorristiche, che reinvestono i profitti illeciti per rafforzare il controllo sul territorio.

Il controllo del territorio e i giardini occupati

Il gruppo aveva di fatto preso possesso del rione, arrivando a utilizzare anche spazi pubblici come i giardini di via Monte Faito per nascondere la droga.

Un’occupazione che ha sottratto aree alla cittadinanza, trasformandole in depositi di stupefacente, con gravi rischi anche per i residenti e i bambini, che avrebbero potuto entrare in contatto con dosi e “pacchi” di cocaina.

Trent’anni di attività smantellati

Secondo gli investigatori, quella colpita era una piazza di spaccio attiva da circa trent’anni. Una realtà radicata, capace di resistere nel tempo grazie a un sistema organizzato di vendita, controllo e contro-sorveglianza.

Le misure cautelari eseguite oggi rappresentano, quindi, un punto di svolta per il quartiere, con l’obiettivo di interrompere una delle più longeve attività criminali della zona.

I precedenti: la pressione investigativa su Secondigliano

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia repressiva che negli ultimi anni ha colpito duramente i clan dell’area nord di Napoli.

Già numerosi blitz avevano preso di mira le articolazioni del sistema criminale riconducibile all’Alleanza di Secondigliano, con inchieste che hanno disarticolato le reti di spaccio e i vertici dei gruppi legati ai Licciardi e ai Vanella Grassi.

Un’offensiva continua, che punta a smantellare non solo i vertici, ma anche le strutture operative sul territorio, come le piazze di spaccio, vero motore economico delle organizzazioni.

Finisce di nuovo in manette il rapper Baby Gang

Lecco – La tregua con la giustizia è durata solo pochi giorni. All’alba di stamane, i Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco hanno dato esecuzione a una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere e perquisizioni che vedono come protagonista principale Zaccaria Mouhib, meglio noto nel panorama trap e rap come Baby Gang.

Il ventiquattrenne di Calolziocorte è stato prelevato dai militari nell’ambito di una nuova e pesante indagine che coinvolge anche diversi soggetti della sua cerchia ristretta.

Le accuse: dalla violenza alle armi

Il nuovo fascicolo aperto dagli inquirenti delinea un quadro accusatorio complesso. Mouhib e i suoi sodali devono rispondere, a vario titolo, di porto abusivo di armi e rapina. Ma non è tutto: nelle pieghe dell’ordinanza emergono anche contestazioni relative a episodi di maltrattamenti, un elemento che aggrava ulteriormente la posizione del rapper, già da tempo sotto la lente d’ingrandimento delle Procure di mezzo Nord Italia.

La promessa infranta: “Adesso solo musica”

L’arresto odierno arriva come un fulmine a ciel sereno, o forse come una conferma per chi seguiva le sue vicende, a meno di due settimane dall’ultima sentenza. Lo scorso 4 marzo, infatti, il Palazzo di Giustizia di Milano aveva condannato Baby Gang a 2 anni e 8 mesi per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa.

In quell’occasione, all’uscita dall’aula, il rapper aveva ostentato un apparente desiderio di cambiamento: “Adesso basta, voglio pensare solo alla musica”, aveva dichiarato ai cronisti. Una risoluzione che, stando ai nuovi sviluppi investigativi, sarebbe stata smentita dai fatti in pochissimo tempo.

Il precedente della pistola in hotel

La scia giudiziaria di Mouhib si era intensificata lo scorso 11 settembre, quando i Carabinieri lo avevano arrestato in un hotel di Milano, subito dopo un’esibizione con il collega Emis Killa. In quella circostanza, gli agenti avevano rinvenuto una semiautomatica con matricola abrasa nascosta in un porta tovaglioli all’interno della sua camera.

Per quell’episodio il rapper si trovava attualmente in regime di arresti domiciliari, con il permesso di uscire solo per improrogabili impegni lavorativi, come sessioni di registrazione o concerti, previa autorizzazione dei magistrati. Le nuove accuse di oggi rischiano ora di far calare definitivamente il sipario, almeno per il prossimo futuro, sulla sua carriera musicale dal vivo.

Incendio a Saviano: tre auto distrutte dalle fiamme nella notte

Saviano – Una notte di fiamme ha sconvolto il tranquillo comune di Saviano, in provincia di Napoli. Tre automobili parcheggiate in via degli Orti 30 sono andate completamente distrutte da un violento incendio divampato nelle ore notturne.Sul posto sono intervenuti con rapidità i carabinieri della locale Stazione di Saviano, supportati dalla pattuglia del Nucleo Radiomobile di Nola.

I militari hanno messo in sicurezza l’area e hanno avviato i primi accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto.Al momento non si esclude alcuna ipotesi: tra le piste al vaglio degli inquirenti c’è anche quella di un rogo di natura accidentale, forse innescato da un corto circuito o da una causa tecnica. Tuttavia, viste le dimensioni del danno e il fatto che le fiamme abbiano avvolto tre veicoli in sequenza, non viene scartata nemmeno l’eventualità di un gesto doloso.

e indagini, coordinate dalla Compagnia Carabinieri di Nola, proseguono con l’analisi delle immagini di eventuali sistemi di videosorveglianza presenti in zona e con l’ascolto di testimoni che potrebbero aver notato movimenti sospetti o udito rumori anomali prima che le fiamme si propagassero

.L’episodio arriva in un periodo in cui, nella zona a nord di Napoli, si registrano diversi casi di incendi di autovetture, alcuni dei quali già classificati come dolosi. Per ora, però, sull’accaduto di via degli Orti regna la massima prudenza: serviranno i rilievi tecnici dei vigili del fuoco e gli esiti dei primi accertamenti per sciogliere il giallo.

Napoli, il basso come bazar dello spaccio: arrestata la pusher Veronica Cardillo

Napoli – Nel centro città, a pochi passi da piazza Mercato, il tramonto non porta solo la quiete ma anche l’ora dello spaccio. In via Savarese, mentre i residenti fanno ritorno a casa, l’attenzione di una pattuglia dei carabinieri si ferma su una finestra apparentemente come tante: sempre aperta, con le tendine tirate e qualche canovaccio steso. Dietro quell’infisso, però, si consumava il mercato illecito della droga.

Il via vai nel “basso”

A gestire gli affari, secondo quanto ricostruito dai militari, era Veronica Cardillo, 38 anni, napoletana e con un passato di segnalazioni alle spalle. La dinamica è stata scoperta grazie a un servizio antidroga mirato nella zona. I carabinieri, posizionati all’ingresso della via, hanno notato un insolito movimento nei pressi di quell’abitazione.

La cessione e l’intervento

Il momento decisivo arriva con l’avvicinarsi di due ragazze, entrambe ventenni. Dopo un rapido scambio di saluti con la donna, i militari hanno visto passare di mano una banconota in cambio di un piccolo involucro.

L’intervento è stato immediato. Bloccate le tre donne, la perquisizione ha confermato i sospetti: le due giovani avevano appena acquistato due stecche di hashish, pagate 20 euro.

Soldi e droga sequestrati

La successiva perquisizione nell’abitazione della Cardillo ha portato a un ritrovamento significativo. All’interno del “basso”, infatti, i carabinieri hanno rinvenuto 700 euro in contanti, suddivisi in banconote di piccolo taglio, ritenuti il provento dell’attività di spaccio.

Al termine delle operazioni, Veronica Cardillo è stata arrestata con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si trova ora in attesa del giudizio direttissimo. Le due giovani acquirenti, invece, sono state segnalate alla Prefettura quali assuntrici di droga.

Scampia, controlli contro il trasporto scolastico abusivo: 7 su 18 veicoli fuori norma

Napoli – Nella mattinata di lunedì, i militari dell’Arma e la municipale di Scampia hanno istituito un posto di controllo fisso nei pressi delle principali scuole del territorio. L’obiettivo dichiarato era verificare la regolarità dei veicoli impiegati per il trasporto degli alunni, un servizio spesso gestito da operatori privati senza le autorizzazioni necessarie.

Esiti del servizio: la maggior parte fuori norma
Su un totale di 18 veicoli sottoposti a verifica:
7 risultavano totalmente abusivi, privi di licenza di trasporto e condotti da autisti sprovvisti del certificato di abilitazione professionale (CAP);
1 mezzo era privo sia di assicurazione che di revisione tecnica;

Un altro veicolo era sottoposto a fermo fiscale, quindi non poteva circolare;
Solo 4 mezzi hanno superato tutti i requisiti di legge e sono stati giudicati idonei al servizio.

Sanzioni e provvedimenti

Le infrazioni riscontrate hanno portato a sanzioni amministrative pari a 22 000  euro, secondo le vigenti disposizioni del Codice della Strada. Inoltre:
8 furgoncini sono stati sequestrati;
9 patenti di guida ritirate;
10 carte di circolazione confiscate.

L’operazione rientra in un piano più ampio di contrasto all’abusivismo nei trasporti pubblici e scolastici, fenomeno che mette a rischio la sicurezza degli studenti e genera concorrenza sleale per gli operatori in regola.

Anche il responsabile della polizia municipale ha annunciato che controlli simili saranno ripetuti con cadenza settimanale, affinché il rispetto delle norme diventi prassi consolidata nel quartiere.

Qualiano, fuggono all’alt e si schiantano contro pattuglia: denunciati 2 minorenni

Tutto è accaduto in via Vittorio, nel comune di Qualiano, nella zona di Varcaturo. I carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania, in servizio di controllo del territorio, hanno intercettato uno scooter con in sella due minorenni.

Alla richiesta di fermarsi, i due non hanno obbedito, accelerando e immettendosi in un percorso spericolato tra le vie del centro. I militari hanno avviato l’inseguimento, rimanendo inseguiti a pochi metri, ma i giovani hanno ignorato ogni intimazione, continuando a zigzagare in modo pericoloso.

Lo schianto contro la pattuglia che chiudeva la via

Nel tentativo di bloccare la fuga, è intervenuta una seconda pattuglia, che ha cercato di chiudere ogni possibile via di fuga. Nonostante l’accortezza dei carabinieri, il guidatore dello scooter non ha rallentato e si è schiantato contro la gazzella.

Dopo l’incidente, i militari hanno proceduto con il controllo amministrativo: lo scooter è risultato privo di copertura assicurativa, motivo ulteriore di sequestro del mezzo.

Quarto caso in due settimane

L’episodio si inserisce in un quadro di allarmante recidiva. È il quarto caso in due settimane in cui adolescenti, a bordo di veicoli rubati o non regolari, tentano la fuga all’alt dei carabinieri, provocando situazioni ad alto rischio per l’incolumità dei militari e dei passanti. I due minori sono stati denunciati alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli per il reato di resistenza e fuga in caso di pubblico ufficiale.

Chi è ‘o polacco l’hacker prestato dai Licciardi ai Mazzarella

Basta una poltrona, un computer e una connessione a internet. Nessun passamontagna, nessuna pistola spianata nelle filiali bancarie. La nuova frontiera della criminalità organizzata napoletana si muove nel silenzio dei server e nella distrazione delle vittime. Un business pulito, rapidissimo e, soprattutto, a bassissimo rischio penale rispetto al tradizionale traffico di stupefacenti o alle estorsioni.

È questo lo scenario svelato dalla recente operazione dei Carabinieri e della Dda di Napoli, che ha portato all’emissione di 16 misure cautelari (tra cui 12 arresti in carcere) azzerando due gruppi criminali riconducibili alle figure di vertice del clan Mazzarella: Ciro e Michele Mazzarella. Ma la vera miniera d’oro del clan non era un soldato, bensì un venticinquenne di Pomigliano d’Arco che viaggiava in Mustang, soprannominato il “Polacco” (all’anagrafe Salvatore Mentone Del Sole junior). Un genio della frode informatica capace di sottrarre, in un solo giorno, tra i 200mila e i 300mila euro.

In un biennio (2022-2024), la banda ha mietuto una sessantina di vittime in tutta Italia, arrivando a colpire fino in Spagna. Un sistema talmente redditizio che persino gli acerrimi rivali del clan Licciardi se ne sono avvalsi in un periodo di “pax mafiosa”, dimostrando che di fronte al grande profitto tecnologico le vecchie faide possono attendere.

Dalla Masseria Cardone ai Mazzarella: l’acquisizione del “Polacco”

Il talento del “Polacco” era noto negli ambienti criminali. Inizialmente, il giovane hacker operava per conto di altri, legato ad esponenti in contrasto con i Mazzarella (come il gruppo della Masseria Cardone e un tale “Salvatore o’ biondo”). Ma un asset da centinaia di migliaia di euro al giorno non poteva sfuggire all’attenzione dei vertici di Forcella.

L’acquisizione dei suoi “servizi” da parte dei Mazzarella non è avvenuta con una normale trattativa commerciale, ma con i metodi classici della camorra. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano:

“Il Polacco insieme ad altri soggetti guadagnava molti soldi e bisognava chiamarlo […] Volevamo il Polacco che si era affiancato a Salvatore o biondo, cui dava delle somme mensili per farsi proteggere. Fissammo l’incontro in vico Scassacocchi… L’incontro si concluse con l’accordo che il Polacco e quello di Forcella dovevano versare al clan 20.000/30.000 euro a lavoro.”

Ma “Salvatore o’ biondo” non ci sta, e manda a dire che l’hacker paga già lui. La risoluzione della controversia è immediata e brutale. Niente diffide legali, ma piombo: un esponente dei Mazzarella, Totore ‘e Pomigliano, va a sparare direttamente fuori l’abitazione della madre del “Polacco”.

Il messaggio arriva forte e chiaro. Segue un summit a casa di Michele Mazzarella per ratificare la resa e sancire il passaggio di proprietà dell’hacker. Da quel momento, il “Polacco” è roba loro.

“Lavorare 24 ore su 24”: il divario tecnologico e le intercettazioni

L’irruzione della cyber-criminalità all’interno di un clan storico crea anche dei paradossi generazionali e culturali, ben documentati dalle cimici degli inquirenti.
È la mezzanotte del 26 febbraio 2022.

A casa del capoclan Ciro Mazzarella si discute del nuovo, fiorente giro d’affari. Ciro, limitato nei movimenti perché sottoposto a libertà vigilata, fatica a comprendere la meccanica immateriale del raggiro. Pensa che il denaro derivi da furti fisici, che i suoi stiano rubando materialmente le carte di credito negli uffici postali, esponendosi a rischi altissimi.

È suo fratello, Alberto Mazzarella, a spiegargli che il mondo è cambiato e che il cugino Michele ha in mano il futuro. Michele ha incassato 50mila euro in un attimo e, soprattutto, ha “messo a sistema” il talento informatico del ragazzo di Pomigliano:

“…o’ polacc’.. se l’è mandato a chiamare devi lavorare con me ventiquattro ore su ventiquattro con le carte…”

Alberto chiarisce al boss che non ci sono furti materiali, ma operazioni tecnologiche sofisticate. Il clan si modernizza: i soldi non si estorcono più per strada, si rubano dai server.

Spoofing, “Tossici” e conti lampo: il modus operandi

Come funzionava la macchina mangia-soldi? L’ordinanza e le parole del pentito Rosario La Monica (operativo nel gruppo criminale di Brusciano, detto “dei Cafoni”) restituiscono l’immagine di una filiera criminale organizzata come una spietata azienda tecnologica.

La base di partenza era l’acquisto di dati sensibili (“il Polacco e [omissis] acquistavano una lista proveniente da soggetti che lavoravano in Banca contenente n. di tel., numero di conto, quanto stava sul conto”).

A quel punto scattava lo spoofing: vere e proprie centrali telefoniche, con operatori capaci di simulare vari accenti regionali, chiamavano le vittime facendo comparire sul display il numero reale della loro banca. Persuasa dell’autenticità della chiamata, la vittima consegnava la password dispositiva (OTP). I soldi venivano istantaneamente bonificati. Ma verso dove?

È qui che l’alta tecnologia si salda con la disperazione della strada. La criminalità aveva bisogno di conti correnti “usa e getta” per far transitare il denaro rubato.

“Ingaggiavamo dei tossici e li utilizzavamo per aprire dei conti correnti, con il loro ausilio, poiché loro partecipavano alle procedure di riconoscimento facciale”, racconta La Monica.

La corsa contro il tempo iniziava subito dopo il bonifico

“Avevamo poi due ore per scaricare i soldi… portavamo fisicamente i tossici e i soggetti conniventi che si prestavano a farsi intestare i conti direttamente a prelevare o alla Posta e li costringevamo a prelevare quanto più possibile. Con la rimanenza facevamo il cosiddetto ‘scarico’ da [omissis] che passava la carta sul suo POS e ci dava contanti trattenendo il 15%”.

I proventi venivano poi riciclati—grazie all’aiuto di un imprenditore avellinese delle pompe funebri—in auto di lusso e Rolex. L’uso di router irrintracciabili su SIM usa e getta completava l’invisibilità della banda.

La spietata legge del clan: il caso del tossicodipendente picchiato

Sebbene il reato fosse diventato “da colletti bianchi”, le regole d’ingaggio rimanevano quelle spietate della camorra. Quando l’ingranaggio si inceppava o qualcuno cercava di fare il furbo, la violenza tornava in primo piano.

Se un tossicodipendente reclutato come prestanome decideva di appropriarsi dei soldi transitati sul suo conto, la reazione era letale. La Monica ricorda l’episodio di “…omissis…”, un drogato che acquistava stupefacenti a Brusciano e che si era visto bloccare (o aveva sottratto) 10-15mila euro sul suo conto.

“La colpa era sua e la somma doveva essere rifusa ai Mazzarella… portammo …omissis… al Rione Luzzatti… per essere picchiato. Gli faceva un’estorsione cioè gli diceva dopo tre ore portami centomila euro”.

Una violenza cieca a garanzia di un sistema perfetto. L’inchiesta della Dda di Napoli squarcia così il velo su una camorra ibrida, capace di investire in intelligenza informatica senza mai rinunciare al terrore per mantenere il controllo. Un avvertimento chiaro per le istituzioni: le mafie non sono solo per strada, ma siedono, invisibili, ai terminali delle nostre banche.

Napoli, drone con cellulari incastrato sul tetto del Cerimant

Intervento dei Carabinieri della compagnia Napoli Poggioreale nella caserma del 10° Cerimant, in corso Malta, a seguito di una segnalazione arrivata al 112. A far scattare l’allarme è stato il militare addetto alla vigilanza, che aveva notato la presenza anomala di un drone incastrato sul tetto della struttura.

Il carico agganciato al drone

Il velivolo trasportava una piccola busta, legata con un filo di nylon. All’interno, i militari hanno rinvenuto un mini cellulare e uno smartphone, presumibilmente destinati a un’introduzione illecita all’interno dell’area detentiva. Il drone e i dispositivi sono stati immediatamente sequestrati.

Un fenomeno in crescita

Non si tratta di un episodio isolato. È infatti il secondo tentativo di “consegna aerea” nel giro di pochi giorni nella zona del carcere di Poggioreale. In un caso analogo recente, un altro drone era precipitato incastrandosi nell’albero dell’istituto Salesiani: in quell’occasione il carico risultava ben più consistente, comprendendo droga, telefoni cellulari e schede SIM.

Gli inquirenti stanno ora lavorando per risalire ai responsabili e chiarire modalità e rete organizzativa dietro questi tentativi, che confermano un uso sempre più frequente dei droni per aggirare i controlli e introdurre materiale proibito nelle strutture penitenziarie.

Casoria: due auto divorate dalle fiamme nelle notte in via Abamonti

Casoria – Poco prima delle 3 della notte appena trascorsa, i carabinieri della sezione radiomobile sono intervenuti in via Abamonti per un violento incendio che ha completamente distrutto due autovetture parcheggiate in strada.Le fiamme hanno avvolto una Kia Picanto di proprietà di un 73enne del posto, incensurato, e una Chevrolet Spark appartenente a un 60enne, anch’egli incensurato.

Entrambi i veicoli sono andati completamente distrutti, mentre non risultano al momento persone ferite né coinvolte indirettamente.Sul posto sono giunti rapidamente i militari dell’Arma che hanno proceduto ai rilievi del caso e messo in sicurezza l’area.

Le indagini sono già in corso per ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio e accertare le cause che hanno scatenato il rogo.Al vaglio degli inquirenti non viene esclusa l’ipotesi dolosa: al momento non emergono elementi che facciano propendere con certezza per un guasto tecnico o per un atto intenzionale, ma gli investigatori stanno valutando ogni pista, inclusa quella di un possibile gesto criminoso.

Ulteriori accertamenti, anche di natura tecnica, saranno effettuati nelle prossime ore per chiarire se si tratti di un episodio isolato o se vi siano collegamenti con altri fatti analoghi nella zona.

Acerra: scoperti 80mila litri di gasolio e un impianto clandestino, quattro denunce

Acerra – Tutto è nato da un’attenta attività di monitoraggio del territorio. I finanzieri del Gruppo Nola, impegnati in un servizio di pattugliamento nella circoscrizione di competenza, hanno concentrato la loro attenzione sui movimenti anomali di un autoarticolato con targa polacca.

Seguendo il mezzo pesante, le Fiamme Gialle lo hanno visto infilarsi all’interno di un capannone situato nella zona industriale di Acerra. I militari hanno quindi deciso di intervenire per vederci chiaro, facendo scattare un blitz che ha portato alla scoperta di un vero e proprio hub logistico del contrabbando.

Il travaso del “Designer Fuel”

All’interno della struttura, lo scenario illecito si è palesato in tutta la sua evidenza. I finanzieri hanno sorpreso tre persone intente a travasare carburante in un’autocisterna con targa italiana.

L’operazione avveniva grazie a un impianto di rifornimento realizzato in totale clandestinità, dotato di due elettropompe che pescavano il liquido da appositi contenitori in plastica da mille litri ciascuno, i cosiddetti “cubotti”. Complessivamente, i militari hanno rinvenuto 132 di questi recipienti, sequestrando oltre 80.000 litri di gasolio per autotrazione (noto come “Designer Fuel”), pronto a essere immesso sul mercato nero in totale evasione d’imposta.

Il trucco dei documenti “scudo”

Gli accertamenti si sono subito estesi anche all’autoarticolato polacco che aveva condotto la pattuglia fino alla rimessa. Il mezzo, guidato da un cittadino originario della Polonia, trasportava a sua volta un carico di gasolio stoccato nei cubotti, ma viaggiava supportato da un documento di trasporto palesemente falso.

Durante le perquisizioni, i militari hanno scoperto l’ingegnoso sistema ideato dall’organizzazione per beffare le forze dell’ordine. La banda era infatti in possesso di documentazione di accompagnamento relativa a partite di benzina regolarmente acquistate, che venivano esibite come “scudo” in caso di eventuali controlli stradali per giustificare il transito del prodotto illecito.

Le denunce alla Procura

L’operazione si è conclusa con il sequestro dell’intero carico di 80mila litri di carburante, del tir, dell’autocisterna, dell’impianto clandestino di pompaggio e di tutti i contenitori. I tre soggetti sorpresi nel capannone e l’autista dell’autoarticolato sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria.

I quattro dovranno rispondere davanti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola dell’accusa di sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici, reato previsto dall’articolo 40 del Testo Unico delle Accise.