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Trasformazione digitale nella manifattura tradizionale

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Come l’industria italiana delle scaffalature abbraccia robotica e intelligenza artificiale

Il settore manifatturiero italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso sulle grandi imprese dell’automotive o dell’aerospazio, esiste un tessuto industriale meno visibile ma altrettanto vitale che sta riscrivendo le proprie regole produttive: quello della lavorazione dell’acciaio e dei sistemi di stoccaggio industriale. Tra le realtà più significative in questo ambito si distingue Mobilrot, azienda altoatesina con sede a Ora (BZ) che dal 1954 produce scaffalature metalliche, portapallet e sistemi di stoccaggio modulari per industria, logistica e commercio.

Come può un’azienda nata in pieno boom economico restare competitiva nell’era dell’Industria 4.0? La risposta sta nell’integrazione intelligente tra tradizione manifatturiera e tecnologie avanzate: saldatura robotizzata, programmazione IA per robot industriali e un approccio sistematico alla digitalizzazione dei processi produttivi.

Saldatura robotizzata: il cuore della produzione

Nello stabilimento di Ora, i robot industriali KUKA operano su linee di saldatura completamente automatizzate. La programmazione avviene in KRL (KUKA Robot Language), un linguaggio nativo che consente di definire traiettorie di saldatura complesse, gestire il movimento multiasse e ottimizzare i parametri di processo in tempo reale. Ogni montante, ogni traversina, ogni ripiano passa attraverso cicli di lavorazione calibrati al centesimo di millimetro.

L’adozione della robotica avanzata non è solo una questione di velocità produttiva. I sistemi robotizzati garantiscono una ripetibilità e una costanza qualitativa impossibili da ottenere con la sola lavorazione manuale. In un settore dove le tolleranze strutturali sono regolamentate da normative europee stringenti come la EN 15512 per le scaffalature statiche in acciaio, l’automazione diventa un requisito competitivo, non un lusso.
Il vantaggio competitivo della programmazione KRL risiede nella possibilità di creare routine parametrizzate e riutilizzabili. Quando un nuovo prodotto entra in gamma o un cliente richiede una configurazione personalizzata, i tecnici non devono riprogrammare l’intero ciclo da zero: intervengono sui parametri dimensionali e il robot adatta autonomamente le traiettorie di saldatura. Questo approccio riduce drasticamente i tempi di setup e consente una produzione flessibile anche su lotti di piccole dimensioni, un fattore decisivo per un’azienda che serve mercati diversi con esigenze specifiche.

Intelligenza artificiale applicata: dal controllo qualità alla manutenzione predittiva

L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi manifatturieri rappresenta il passo successivo rispetto alla semplice automazione. Nel contesto della produzione di scaffalature metalliche, i sistemi AI vengono impiegati in diverse fasi: dal controllo qualità visivo automatizzato, capace di individuare difetti di saldatura o imperfezioni superficiali con una precisione superiore all’occhio umano, fino alla manutenzione predittiva degli impianti.

I modelli predittivi analizzano i dati raccolti dai sensori delle macchine per anticipare guasti e usure, riducendo i fermi produzione e ottimizzando la pianificazione della manutenzione. Si tratta di un cambiamento culturale, oltre che tecnologico: il dato diventa il linguaggio condiviso tra uomo e macchina, tra reparto produzione e management.

Tradizione manifatturiera e innovazione: un binomio italiano

Ciò che rende il caso Mobilrot particolarmente interessante è la capacità di coniugare oltre settant’anni di esperienza nella lavorazione dell’acciaio con le tecnologie più attuali. La produzione parte dalla materia prima – coils di acciaio DC01, DD11 e S235 JR – e attraversa fasi di profilatura a freddo, stampaggio, saldatura robotizzata e verniciatura a polveri epossidiche, il tutto gestito da processi sempre più digitalizzati.

Il risultato sono sistemi di scaffalature metalliche ad incastro che combinano flessibilità modulare e resistenza strutturale certificata. Ripiani regolabili ogni 25 mm, portate fino a 2.200 kg per campata e una gamma completa di configurazioni: dal magazzino industriale alla farmacia, dall’archivio comunale al negozio al dettaglio. Un sistema – denominato Procoss – pensato per adattarsi alle esigenze di oggi e crescere con quelle di domani.

Sostenibilità ed efficienza energetica: l’altra faccia dell’innovazione

La trasformazione digitale porta con sé anche benefici ambientali concreti. L’ottimizzazione dei processi tramite robotica e AI si traduce in una riduzione significativa degli scarti di lavorazione: la precisione dei tagli e delle saldature automatizzate minimizza lo spreco di materia prima, mentre la verniciatura a polveri epossidiche – priva di solventi – elimina le emissioni di composti organici volatili. Lo stabilimento di Ora è inoltre alimentato da energia verde certificata Alperia, a conferma di un impegno ambientale che attraversa l’intera catena produttiva

La digitalizzazione della filiera: e-commerce industriale e progettazione 3D

il reparto tecnico utilizza modellazione 2D e 3D per progettare impianti su misura, offrendo ai clienti una visualizzazione anticipata del progetto prima ancora che la prima lamiera venga tagliata. È un approccio che riduce errori, velocizza le decisioni e rafforza il rapporto di fiducia tra produttore e cliente.

Un modello per la manifattura italiana

In questo scenario, la formazione e l’investimento nel personale che attraverso formazione ha aquisito delle competenze interne, gioca un ruolo altrettanto cruciale quanto l’investimento in macchinari. Mobilrot ha scelto di sviluppare internamente le competenze di programmazione robotica e gestione dei sistemi digitali, evitando la dipendenza da consulenti esterni e costruendo un know-how proprietario che rappresenta oggi una delle principali barriere competitive dell’azienda. I tecnici che programmano i robot KUKA in KRL sono gli stessi che conoscono le proprietà meccaniche dell’acciaio e le esigenze applicative del cliente finale. È questa convergenza tra sapere artigianale e competenza digitale a generare soluzioni che un puro integratore tecnologico non potrebbe replicare.
Un vantaggio difficile da imitare e impossibile da acquistare sul mercato.

L’esempio di Mobilrot dimostra che la trasformazione digitale non è appannaggio esclusivo dei grandi gruppi industriali. Anche le PMI del manifatturiero tradizionale possono – e devono – integrare robotica avanzata, intelligenza artificiale e strumenti digitali per restare competitive sui mercati europei e globali. Il Piano Nazionale Industria 4.0 e i successivi incentivi Transizione 4.0 hanno offerto alle imprese italiane gli strumenti fiscali per accelerare questi investimenti, ma è la visione imprenditoriale a fare la differenza tra chi adotta la tecnologia come mero adempimento e chi la trasforma in vantaggio strategico.

Il tessuto industriale italiano è fatto di aziende come questa: radicate nel territorio, forti di decenni di competenza tecnica, ma con lo sguardo rivolto al futuro. La sfida dell’Industria 4.0 non si vince sostituendo la tradizione, ma innervandola di tecnologia. E in una zona artigianale dell’Alto Adige, tra coils di acciaio e bracci robotici, quella sfida si trasforma ogni giorno in prodotto finito.

 

Arrestato il «ladro seriale» dei market autostradali

Napoli – Un 43enne residente a Teverola  è stato arrestato in flagranza di reato per furto aggravato. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è ritenuto responsabile di numerosi colpi messi a segno – a partire da ottobre 2025 – nei market di diverse aree di servizio disseminate lungo le principali arterie autostradali della regione.

L’intervento in area di servizio San Pietro

Tutto è accaduto mercoledì, durante un servizio di prevenzione e contrasto ai reati predatori lungo la rete autostradale. Gli agenti hanno notato un’autovettura con a bordo un uomo dal comportamento sospetto e circospetto nei pressi del market dell’area di servizio San Pietro, sulla Napoli-Pompei.

Non appena si è accorto della presenza delle divise, il 43enne è balzato al volante e si è dato alla fuga a forte velocità in direzione Tangenziale di Napoli. Gli operatori della Stradale lo hanno immediatamente inseguito e bloccato poco dopo.

La refurtiva nascosta e l’auto rubata

Durante il controllo del veicolo, gli agenti hanno rinvenuto un ingente quantitativo di generi alimentari – tra cui prodotti confezionati di vario genere – abilmente occultati all’interno dell’abitacolo. L’uomo non è stato in grado di fornire alcuna giustificazione sulla provenienza della merce.Gli accertamenti successivi hanno permesso di ricostruire l’attività criminosa del 43enne: dal mese di ottobre 2025 avrebbe messo a segno furti analoghi nei market delle seguenti aree di servizio:

San Nicola Est e Ovest (San Nicola la Strada)
Cittadella e Masseria (Casoria)
San Pietro (Napoli)
Vesuvio (Pomigliano d’Arco)
Irpinia (Avellino)
Tre Ponti (Marigliano)
Alfaterna Ovest (Nocera Superiore)

Il veicolo provento di furto

Ulteriore aggravante: l’auto utilizzata per commettere i furti e per l’ultima fuga è risultata essere provento di furto, denunciato già il 4 marzo 2023 a Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno).Al termine degli accertamenti, il veicolo è stato recuperato e restituito al legittimo proprietario, così come tutta la merce rubata rinvenuta a bordo, che è stata riconsegnata agli esercenti delle aree di servizio derubate.

Il 43enne è stato dichiarato in arresto e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, associato presso la casa circondariale a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per verificare eventuali complici e per quantificare con precisione il danno complessivo provocato dalla serie di furti.

Luigi e Aurora Tufano, i gemelli campioni di Pomigliano conquistano Rai2

Da Pomigliano al palcoscenico nazionale. I gemelli Tufano sono nati il 4 luglio 2017, e già il giorno della nascita Aurora aveva dato prova del suo temperamento: dopo il parto spontaneo del fratello Luigi, lei scelse di venire al mondo podalica e in punta di piedi, come se avesse già deciso che la danza sarebbe stata il suo destino.

A fine 2022, a soli cinque anni, i due iniziano i primi corsi di danza latina di gruppo. Bastano due mesi per salire sul palco del saggio natalizio, e da quel momento non si fermano più.

Nel 2023 arrivano le prime lezioni private di coppia; nel 2024 le prime gare, fino alla consacrazione di giugno: Luigi e Aurora diventano Campioni Italiani MPS nella categoria 4-7 anni di danze latino-americane, ricevendo anche un riconoscimento al merito sportivo dal Comune di Pomigliano. Lo stesso anno arriva la prima convocazione ai casting di Ballando on the Road, il progetto talent collegato al celebre show del sabato sera di Rai1.

Titoli italiani, oro internazionale e la Nazionale FIDA

Il 2025 segna una svolta: i gemelli cambiano scuola e federazione, puntando tutto sulle danze latino-americane. La decisione premia subito — conquistano il titolo di Campioni Italiani FIDA Italia, entrano a far parte della Nazionale FIDA Italia e ricevono una seconda convocazione per i casting di Ballando on the Road a Lamezia Terme. Sul fronte internazionale, alla prestigiosa “Fiesta Mediterranea” di Barcellona, Luigi e Aurora salgono sul podio quattro volte nella categoria oro, guadagnando il riconoscimento di “Atleta di Eccellenza Internazionale”.

Il 2026 si apre sotto la guida del maestro Massimiliano Monda, professionista plurititolato di danze latino-americane con sede a Tavernanova, in provincia di Napoli. Il debutto stagionale è già leggendario: al Regenta Dance Festival di Valencia i due gemelli conquistano sette medaglie d’oro, tornando a casa con quasi otto chili di metallo prezioso al collo.

Nel mirino ci sono ora le competizioni più importanti del circuito internazionale: All England, Campionati Europei e Mondiali.

Mercoledì 18 marzo, intorno alle 12.00, Luigi e Aurora racconteranno la loro storia davanti al grande pubblico di Rai2, nello studio di I Fatti Vostri, condotto da Flavio Montrucchio e Anna Falchi. Il 22 e 23 marzo li attende già la prossima gara, mentre resta vivo il sogno di una terza convocazione ai casting di Ballando on the Road. Due bambini di Pomigliano d’Arco che stanno scrivendo, un passo alla volta, una storia destinata a durare.

Donna fa cadere la statua cinquecentesca di San Paolino in Duomo a Nola

Momenti di paura e sconcerto questa mattina nel Duomo di Nola, dove una donna si è resa protagonista di un gesto incomprensibile e pericoloso per il patrimonio artistico della città.

Con un’azione improvvisa, la donna, entrata nella cattedrale, si è diretta verso l’altare e ha fatto cadere a terra la statua di San Paolino, patrono della città. L’opera lignea, un pregiato manufatto risalente alla fine del Cinquecento, è precipitata ma, come riferito dai primi rilievi, l’impatto è stato fortunatamente attutito dall’urto contro una mensola sottostante, evitando così una distruzione ben più grave.

Subito dopo il gesto, la donna si è allontanata, ma l’allarme è scattato immediatamente grazie al pronto intervento di un custode, che ha allertato i carabinieri. Gli investigatori, giunti sul posto, hanno fermato e identificato la responsabile. Al momento, la donna non avrebbe saputo fornire una spiegazione razionale per il suo gesto, lasciando gli inquirenti al lavoro per delineare un quadro più chiaro della vicenda e valutarne la lucidità.

La statua affidata ai restauratori

La priorità, ora, è la messa in sicurezza e il recupero del bene danneggiato. La scultura, che aveva già subito un intervento di restauro agli inizi degli anni Duemila, è stata immediatamente presa in consegna da Tonia Solpietro, direttrice dell’ufficio beni culturali della curia di Nola.

Sarà affidata a una ditta specializzata per i necessari lavori di ripristino. L’intervento, finanziato dalla Curia, avverrà sotto la stretta sorveglianza della Soprintendenza e il coordinamento dell’ufficio diocesano, per garantire il massimo rispetto dell’integrità storica e artistica dell’opera, uno dei simboli della devozione e dell’arte locale.

La Piazza 111, anatomia dell’impero della polvere bianca al Rione Berlingieri

Napoli –  Quarant’anni di “avviamento commerciale”. Non un negozio di quartiere, ma un vero e proprio supermercato della cocaina a cielo aperto, capace di resistere a blitz, sequestri e retate, riorganizzandosi ogni volta con la resilienza tipica delle grandi holding.

È la fotografia scattata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e cristallizzata nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Marco Giordano, che all’alba di oggi ha portato all’arresto di 11 persone, smantellando la storica “piazza di 111” al Rione Berlingieri, nel cuore di Secondigliano.

Un’indagine complessa, condotta sul campo dagli agenti del Commissariato di P.S. di Secondigliano e dalla Squadra Mobile tra il marzo 2022 e il maggio 2023. Un anno di intercettazioni ambientali, telefoniche, telecamere nascoste e insidiosi trojan informatici inoculati nei cellulari dei ras, che hanno permesso di scoperchiare un vaso di Pandora fatto di affari illeciti, alleanze trasversali e controllo militare del territorio.

Un’azienda a conduzione familiare (con turni e welfare)

Al vertice indiscusso della piramide c’era Antonio Bruno, per tutti “Tonino 111” (da cui il nome del sodalizio). Era lui il dominus di via Monte Faito, affiancato dal figlio Gennaro, detto “‘o brigante”.

Quest’ultimo fungeva da vero e proprio amministratore delegato dell’organizzazione: coordinava le vendite, supervisionava la piazza e, per non destare sospetti, si faceva scudo gestendo una “bancarella” di sigarette di contrabbando, perfetta copertura per il viavai di acquirenti.

La “Piazza 111” non dormiva mai. L’organizzazione garantiva ai clienti un servizio continuo, diurno e notturno, strutturato su veri e propri turni di lavoro. Le modalità di acquisto erano due: la vendita “stanziale”, direttamente nel fortino di via Monte Faito, e quella “dinamica”, un vero e proprio servizio di delivery della cocaina gestito tramite appuntamenti telefonici su utenze “dedicate”, veri e propri citofoni usa-e-getta.

Tutto era calcolato: dai “pali” per la controvigilanza contro le auto civetta delle Forze dell’Ordine, alla logistica degli “appoggi” per stoccare droga, sostanze da taglio e materiale per il confezionamento. L’organizzazione si prendeva cura anche dei suoi “dipendenti” caduti in disgrazia, accollandosi le spese legali e garantendo uno stipendio di sostentamento alle famiglie degli affiliati finiti dietro le sbarre. Un welfare criminale in piena regola.

Nei ruoli chiave, la famiglia e i fedelissimi: Ciro Cardaropoli, cognato del boss, addetto a taglio e vendita; il nipote Tommaso Bruno, factotum e intermediario; e la coppia formata da Antonio Gemei e Luisa Morra, che avevano trasformato la propria abitazione nel caveau della cocaina della consorteria.

L’ombra della camorra: il patto con i Licciardi e la Vanella Grassi

La “Piazza di 111” godeva di un’autonomia operativa, ma a Secondigliano nessuno muove una foglia senza il placet del “Sistema”. Dalle indagini, confortate dalle dichiarazioni convergenti di due collaboratori di giustizia (Massimo Molino, ex Licciardi, e Raffaele Paone, ex Vanella Grassi), è emerso l’inquietante patto di cointeressenza che legava la famiglia Bruno ai clan egemoni del territorio.

Alla piazza era concesso di arricchirsi, ma a una condizione inderogabile: la cocaina all’ingrosso doveva essere acquistata esclusivamente da Luigi Carella (detto “Gigino a gallina”), referente del clan Licciardi per il Rione Berlingieri e recentemente condannato a 17 anni in abbreviato. Prezzi, quantità e tempistiche non si discutevano: li imponeva la cosca.

A curare materialmente queste forniture coatte era il braccio destro di Carella, Francesco Marzano (“‘o russ’ ‘a treglia”). Marzano non era solo un grossista, ma un vero e proprio esattore del clan. Le microspie lo hanno immortalato in “presa diretta” mentre, spalleggiato dal sodale Pasquale Ruffo, infliggeva minacce e violenze fisiche a Eduardo Fusco, gestore di un’altra piazza di spaccio della zona, colpevole di non aver onorato i debiti per le forniture di droga imposte dall’alto.

Una cupola spietata che oggi, grazie al lavoro certosino degli inquirenti, ha subito un colpo durissimo, spezzando quella catena di montaggio della droga che da quarant’anni inquinava le strade del Rione Berlingieri.

L’elenco degli indagati (destinatari dell’ordinanza)

BRUNO Antonio (detto Tonino Centoundici), nato a Napoli il 19/11/1956. CARCERE

BRUNO Gennaro (detto ‘o brigante), nato a San Giorgio a Cremano l’11/02/1990. CARCERE

CARDAROPOLI Ciro (detto ‘o lattaro), nato a Napoli il 28/01/1962. CARCERE

GEMEI Antonio (detto ‘o gemell), nato a Napoli il 16/04/1964. CARCERE

CAMPANO Romolo, nato a Napoli il 28/12/1967. ARRESTI DOMICILIARI

MORRA Luisa, nata a Napoli il 30/12/1973. ARRESTI DOMICILIARI

BRUNO Tommaso, nato a Napoli il 03/05/1999. ARRESTI DOMICILIARI

MARZANO Francesco (detto ‘o russ’ ‘a treglia), nato a Napoli il 19/08/1963. CARCERE

CARELLA Luigi (detto ‘Gigino a gallina), nato a Napoli il 30/07/1972. CARCERE

RUFFO Pasquale (detto ‘Linuccio ‘o stronzetto), nato a Napoli il 03/06/1971. CARCERE

FUSCO Eduardo, nato a Napoli il 09/04/1993. CARCERE

«Cavallo di ritorno» a Marigliano: 2 giovani arrestati per estorsione aggravata

Nel pomeriggio di ieri, la Questura di Napoli ha ricevuto una denuncia per furto d’auto presso gli uffici della cittadina ai piedi del Vesuvio. La vittima, una donna, si è recata al Commissariato di Nola per denunciare il furto della propria autovettura avvenuto poco prima.

Proprio durante la compilazione della denuncia, la donna è stata contattata da un uomo che le ha proposto la restituzione del veicolo in cambio di 800 euro in contanti.

L’inganno organizzato dagli agenti

Gli operatori della Polizia di Stato hanno subito riconosciuto la dinamica del tentativo di estorsione e hanno consigliato alla donna di accettare l’appuntamento per lo scambio, senza dare alcun segno di sospetto.

Grazie alle indicazioni degli agenti, la vittima è riuscita a fissare un punto d’incontro nei pressi dell’uscita autostradale di Marigliano, lungo l’Appia, dove i due presunti responsabili avrebbero dovuto restituire l’auto.

L’imboscata e l’arresto

Nel frattempo, il personale del Commissariato di Nola si è appostato nei pressi del luogo dell’appuntamento. Pochi minuti dopo l’arrivo della vittima, sono comparsi sul posto un 20enne, con precedenti di polizia, e un 17enne, entrambi di Giugliano in Campania.

Mentre il più giovane si avvicinava alla donna per incassare la somma pattuita, l’altro faceva da palo, controllando che non ci fossero poliziotti in zona.

Dopo aver ricevuto i 800 euro, il 17enne ha consegnato alla vittima un biglietto sul quale era indicata la posizione dell’auto, successivamente recuperata dagli operatori. Appena il denaro è stato scambiato, gli agenti hanno fatto scattare l’operazione, bloccando i due ragazzi in flagranza di reato.

Le accuse e la restituzione dell’autovettura

Al termine degli accertamenti, il 20enne e il 17enne sono stati dichiarati in arresto per il reato di tentata estorsione aggravata. Il veicolo è stato restituito alla legittima proprietaria, mentre i due indagati sono stati trattenuti negli uffici della Polizia di Stato in attesa dell’udienza di convalida davanti all’autorità giudiziaria competente per l’ennesimo tentativo di “cavallo di ritorno” nella zona vesuviana.

Napoli rende omaggio ad Artemisia Gentileschi: intitolate a lei le scale del Vomero

Napoli – Una cerimonia toccante ha segnato oggi un nuovo capitolo nella toponomastica cittadina: lo scalone che collega via Luca Giordano a via Aniello Falcone, nel quartiere Vomero (all’altezza dei civici 147-149), è stato ufficialmente intitolato ad Artemisia Gentileschi.

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale, rientra in un più ampio progetto di valorizzazione della memoria urbana, con particolare attenzione al riconoscimento del ruolo delle donne che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura e nella storia, spesso relegate ai margini della narrazione pubblica.

Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, dopo il 1654), una delle figure più potenti e innovative del Barocco, visse proprio a Napoli una delle fasi più intense e prolifiche della sua carriera artistica.

Qui trovò terreno fertile per il suo genio, realizzando opere di straordinaria forza espressiva e ottenendo commissioni prestigiose in un’epoca dominata dagli uomini.

Un simbolo di resilienza e riscatto

Durante la cerimonia, alla presenza di rappresentanti istituzionali, è stata scoperta la targa che consacra ufficialmente il nuovo nome delle scale. A margine dell’evento, la consigliera comunale Mariagrazia Vitelli ha sottolineato il valore profondo del gesto:«Artemisia Gentileschi seppe ribellarsi al ruolo che nel Seicento gli uomini imponevano alle donne.

Trasformò la violenza subita – da un amico del padre – non in rovina, ma nel motore di una straordinaria riscossa personale e artistica. Insegnò alle sue figlie e alle donne della sua epoca il coraggio di non arrendersi. Come pittrice ottenne commissioni complesse e le portò a termine con maestria eccezionale.

Napoli, dove si trasferì, divenne la sua patria definitiva».L’intitolazione arriva in un momento di rinnovato interesse per la figura di Artemisia, anche grazie a recenti esposizioni che ne hanno celebrato il contributo al Seicento napoletano. Le “Scale Artemisia Gentileschi” diventano così non solo un punto di passaggio urbano, ma un vero e proprio monumento laico alla tenacia femminile e al genio artistico che ha saputo sfidare i pregiudizi del proprio tempo.

Morto Tonino Apicella, l’ultima voce della tradizione napoletana

Napoli perde un altro custode della sua anima musicale. Tonino Apicella, cantante e chitarrista cresciuto nel cuore della città negli anni Quaranta, si è spento lasciando un segno indelebile nella tradizione canora napoletana.

A dare la notizia della scomparsa è stato l’organizzatore di eventi e presentatore Mario Guida, che sul proprio profilo Instagram ha parlato di «un’altra importante perdita per la musica napoletana».

Voce calda e inconfondibile, Apicella aveva calcato i principali palchi e teatri della città, portando la musica partenopea anche oltre i confini campani. Iniziò a suonare giovanissimo, forgiando nel tempo una maestria con la chitarra che divenne il suo marchio distintivo.

Ma il suo nome è legato anche a un ruolo meno pubblico, forse più profondo: quello di padre e guida artistica di Mariano Apicella, cantante e chitarrista diventato noto al grande pubblico come interprete delle canzoni scritte da Silvio Berlusconi. Per gran parte della carriera del figlio, Tonino è rimasto al suo fianco, trasmettendogli non solo la tecnica ma l’intera filosofia della canzone classica napoletana.

Campania verso il pensionamento di massa: 1.147 medici di famiglia lasceranno entro il 2028

Entro il 2028 in Campania andranno in pensione 1.147 medici di medicina generale, il numero più alto d’Italia e oltre duecento unità in più rispetto a Lombardia (929) e Lazio (925).

Alla carenza futura si aggiunge un deficit attuale di 643 unità, con ogni medico che assiste in media 1.425 cittadini – un dato peggiore della media nazionale (1.383) – mentre la regione mostra segnali di ripresa nelle iscrizioni ai corsi di formazione specifica, pur rimanendo indietro rispetto a Calabria e Lazio.

Il pensionamento di massa: un’onda che arriva nel 2028

La proiezione della Fondazione Gimbe evidenzia come la Campania guidi la classifica nazionale per medici di famiglia in uscita entro il 2028, con 1.147 professionisti che raggiungeranno i 70 anni di età.

Questo dato supera di oltre 200 unità quello di Lombardia e Lazio, le uniche altre regioni sopra quota 900. Il trend si inserisce in un contesto di riduzione strutturale: dal 2019 al 2022 la Campania ha registrato un calo del 12,3% nel numero di medici di medicina generale, inferiore alla media nazionale del 14,1% ma comunque significativo per un sistema già sotto pressione.

Deficit attuale e pressione sul sistema

All’1 gennaio 2025 la regione contava un mancante di 643 medici di famiglia, posizionandosi al sesto posto nazionale per gravità del deficit (peggiore soltanto di Lombardia e Veneto). Il carico medio per medico raggiungeva 1.425 assistiti, valore superiore alla media italiana di 1.383 e testimonianza di un accesso alle cure sempre più difficile, soprattutto per anziani e pazienti cronici.

Questo squilibrio si riflette direttamente nelle difficoltà quotidiane dei cittadini nel trovare un medico di fiducia vicino a casa.

Formazione: tra segnali di ripresa e strutturale inadeguatezza

Nonostante le criticità, la Campania mostra un dato positivo legato al futuro: nel 2025 ha fatto registrare la terza percentuale più alta d’Italia di partecipanti ai bandi per i corsi di formazione specifica in medicina generale rispetto alle borse finanziate (153%), superata soltanto dalla Calabria (273%) e dal Lazio (221%).

Tuttavia, come sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, questo entusiasmo non basta a colmare il divario: «La carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi».

Le cause secondo Gimbe: oltre i numeri

Cartabellotta aggiunge un ulteriore livello di analisi: «Negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili».

La fondazione evidenzia come la combinazione di pianificazione insufficiente e diminuita attrattività della carriera stia creando un circolo vizioso, dove il pensionamento di medici esperti non viene adeguatamente sostituito da nuovi ingressi, minacciando la tenuta dell’assistenza territoriale nel medio periodo.

Ambulanza bloccata dalla spazzatura in strada ai Quartieri Spagnoli

Napoli – Ancora un episodio che accende i riflettori sullo stato di degrado nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Tra Vico Conte di Mola e Piazzetta Concordia, un’ambulanza diretta a prestare soccorso a una donna caduta a terra dopo essere scivolata sotto la pioggia è rimasta bloccata dai rifiuti accumulati lungo la carreggiata.

Determinante l’intervento di alcuni passanti che, improvvisandosi operatori, hanno rimosso parte della spazzatura consentendo al mezzo di emergenza di avanzare e raggiungere la paziente.

La denuncia: “Situazione fuori controllo”

A segnalare l’accaduto è il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che parla di un’emergenza ormai cronica: “Non è la prima volta che accade e proprio per questo il quadro è ancora più grave e inaccettabile. Quando i rifiuti impediscono l’arrivo dei soccorsi, non si tratta più di semplice degrado, ma di un pericolo reale per la vita delle persone”.

Discariche quotidiane e interventi inefficaci

Secondo quanto denunciato, nei vicoli dell’area si formano quotidianamente vere e proprie discariche a cielo aperto. Una condizione che, nonostante segnalazioni e denunce, continua a riproporsi senza soluzioni strutturali.

“È inaccettabile – prosegue Borrelli – che siano i cittadini a dover liberare la strada per permettere il passaggio di un’ambulanza. Servono controlli rigorosi e sanzioni severe contro chi alimenta questo scempio”.

Il rischio di una normalità pericolosa

Il timore, sempre più concreto, è che episodi del genere possano diventare la norma. Da qui l’appello a interventi immediati e continuativi, capaci di incidere davvero su una situazione definita ormai fuori controllo.
“Napoli – conclude – non può restare ostaggio dell’inciviltà e dell’assenza di regole”.

Nocera, 11enne autistico intrappolato nel caos dei ricorsi: dalla prima media «retrocesso» alle elementari

Nocera Inferiore – Marco (nome di fantasia) ha 11 anni, una diagnosi di autismo e una carriera scolastica che, fino a pochi mesi fa, procedeva con successo. Eppure, nel marzo 2026, si ritrova vittima di un paradosso burocratico e giudiziario che lo ha trasformato in un “pacco postale” tra diversi gradi di istruzione.

Il cortocircuito giudiziario

La vicenda ha inizio a settembre 2025, quando Marco approda in prima media in un istituto di Nocera Inferiore. L’inserimento è positivo, i voti sono buoni (una media del 7 nel primo quadrimestre), ma l’equilibrio si spezza a gennaio. A seguito di un ricorso presentato dal padre, il Tar decide per la “retrocessione” del bambino alla quinta elementare.

Nonostante Marco avesse concluso il ciclo primario presso una scuola paritaria, la sentenza lo ricolloca in una classe quinta dello stesso istituto comprensivo dove frequentava la media. Una decisione che ha scosso profondamente la routine del minore, elemento cardine per il benessere di un bambino autistico.

Il braccio di ferro tra Tar e Consiglio di Stato

La madre del piccolo non si è arresa e ha impugnato la decisione davanti al Consiglio di Stato. I giudici di secondo grado hanno accolto le sue ragioni, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar. In teoria, Marco dovrebbe tornare immediatamente tra i banchi della prima media. Nella pratica, però, il bambino risulta ancora inserito nel ciclo elementare, in attesa che la scuola dia attuazione a quanto stabilito dai giudici.

“Si sta pregiudicando l’equilibrio psicofisico di mio figlio e il suo diritto allo studio”, denuncia la madre. “Marco aveva trovato la sua dimensione, era cresciuto cognitivamente. Sottrargli improvvisamente i suoi spazi e le sue abitudini è un atto ingiusto”.

Una bocciatura senza valutazione didattica

L’aspetto più controverso della vicenda riguarda le modalità dell’esclusione. Secondo quanto riferito dalla donna, la “bocciatura” e il conseguente declassamento non sarebbero frutto di una valutazione del Consiglio di classe – che anzi aveva certificato il profitto positivo dell’alunno – ma esclusivamente di una dinamica legale esterna alle mura scolastiche.

“Mio figlio deve essere rimesso subito nella sua classe”, conclude la madre, lanciando un appello affinché l’istituto scolastico ottemperi con urgenza alla decisione del Consiglio di Stato, ponendo fine a un calvario che rischia di lasciare ferite profonde nel percorso di crescita del bambino,

Violenze a Santa Maria Capua Vetere: «Nessun pestaggio, fu un complotto dei detenuti»

Santa Maria Capua Vetere – Un “complotto” orchestrato a tavolino dai detenuti per incastrare gli agenti della Polizia Penitenziaria, simulando aggressioni mai subite e procurandosi lesioni in totale autonomia.

È questa la dirompente tesi emersa durante l’ultima udienza del maxiprocesso sulle presunte violenze avvenute il 6 aprile 2020 all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Davanti alla Corte di Assise, riunita nell’aula bunker annessa all’istituto penitenziario casertano, la testimonianza di un ex recluso ha provato a ribaltare la narrazione di quella che l’accusa ha sempre definito come una brutale rappresaglia.

Il processo vede attualmente alla sbarra 105 imputati, tra cui agenti penitenziari, funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e personale medico. L’accusa principale riguarda i pestaggi e le violenze che avrebbero coinvolto circa 300 detenuti durante una perquisizione straordinaria nel reparto Nilo, condotta da quasi 300 agenti in assetto antisommossa.

Il clima di terrore in aula

Il testimone, citato dai legali difensori di alcuni agenti imputati, ha esordito con una drammatica richiesta alla Corte: mantenere il più stretto riserbo sulle proprie generalità. Una precauzione dettata dal timore di ritorsioni incrociate, dovute al suo passato da collaboratore “informale” all’interno del carcere.

In passato, infatti, l’uomo aveva già denunciato l’introduzione illecita di droga e telefoni cellulari nelle celle in cui era ospitato, attivando gli interventi dei poliziotti.

“Ho paura per me e per la mia famiglia”, ha dichiarato in apertura di udienza, tratteggiando il clima di forte tensione e i delicati equilibri criminali che si respirano all’interno dei reparti del penitenziario sammaritano. Dopo aver ottenuto rassicurazioni, l’ex detenuto ha iniziato a ricostruire i giorni immediatamente successivi alla discussa perquisizione del 6 aprile.

Le confidenze nel reparto Danubio

All’epoca dei fatti, il testimone ricopriva l’incarico di piantone nel reparto Danubio, la sezione solitamente destinata all’isolamento. Era lì che assisteva un detenuto malato ed era sempre lì che, dopo la perquisizione, furono trasferiti i 15 reclusi considerati “facinorosi” dalla direzione e quindi sottoposti a regime punitivo.

Proprio in quel contesto, il teste avrebbe avuto modo di ascoltare conversazioni scottanti tra i detenuti appena trasferiti.

Pur confermando di aver saputo dell’intervento di “agenti in tenuta antisommossa” provenienti soprattutto da altre carceri campane, l’ex piantone ha fornito una versione diametralmente opposta sulle lesioni riportate dai carcerati. Secondo il suo racconto, le violenze fisiche denunciate ai magistrati sarebbero state, in larga parte, una messinscena costruita ad arte per ottenere vantaggi o vendette contro le divise.

Il presunto complotto contro le guardie

“Sentii alcuni detenuti che parlavano e dicevano che dovevano accusare le guardie”, ha dichiarato il testimone davanti alla Corte. L’uomo ha poi aggiunto dettagli specifici sulle presunte simulazioni: “Dicevano che si erano bruciati loro la barba e si erano inventati il fatto del manganello.

C’era un vero e proprio tentativo di complotto ai danni degli agenti”.
Le accuse del teste si spingono fino a delineare una sorta di regia condivisa per inquinare le indagini della Procura. I detenuti del Danubio, infatti, avrebbero concordato le versioni da fornire agli inquirenti durante gli interrogatori. “Prima di andare in Procura decidevano a tavolino quello che dovevano dire ai magistrati – ha concluso l’ex detenuto – e quando tornavano si confrontavano su ciò che avevano effettivamente dichiarato a verbale”.

Mistero a Lauro: dato alle fiamme il furgone di un’impresa di pompe funebri

Lauro – Un rogo doloso avvolto nel mistero ha distrutto nella tarda serata di ieri il furgone di un’impresa di onoranze funebri a Lauro, nel cuore dell’Avellinese. Le fiamme, sprigionatesi da quello che gli investigatori non esitano a definire un rogo di origine dolosa, hanno avvolto il mezzo, parcheggiato nei pressi del campo sportivo comunale, riducendolo in un cumulo di lamiere contorte.

A dare l’allarme, un sottufficiale dell’Aeronautica residente nella zona, attirato dalle lingue di fuoco che illuminavano la notte. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco per domare l’incendio e gli agenti del locale commissariato di Polizia, diretto dal vicequestore Elio Iannuzzi, che hanno avviato le indagini.

L’ipotesi principale, al momento, è quella del rogo appiccato volontariamente. Un gesto intimidatorio che, però, lascia perplessi gli inquirenti. Il titolare dell’azienda funebre, sentito nella notte dagli agenti, ha escluso categoricamente di aver subito minacce o di aver ricevuto richieste di pizzo da parte del racket delle estorsioni.

Un’assenza di elementi che, se da un lato potrebbe far propendere per un gesto vandalico o un regolamento di conti personale, dall’altro non chiude la porta a nessuna pista, compresa quella di un avvertimento “muto” legato a dinamiche ancora tutte da chiarire. Gli investigatori, al lavoro per acquisire eventuali immagini di videosorveglianza della zona, mantengono il massimo riserbo.

Lavezzi torna al Maradona: amichevole di beneficenza il 26 maggio

Napoli– Una notte carica di nostalgia e solidarietà. Il 26 maggio Ezequiel Lavezzi tornerà a calcare il prato dello Stadio Diego Armando Maradona, a distanza di oltre un decennio dalla sua ultima stagione in maglia azzurra.

L’occasione è la “Notte dei Leoni”, evento benefico organizzato da Legends Napoli, in programma alle 20.30, che vedrà in campo anche Lorenzo Insigne. Ma è soprattutto il ritorno del “Pocho” ad accendere l’entusiasmo dei tifosi partenopei.

Il ritorno del “Pocho” tra ricordi e solidarietà

Lavezzi ha vestito la maglia del Napoli dal 2007 al 2012, collezionando 188 presenze e 48 gol, prima del trasferimento al Paris Saint-Germain. Numeri e giocate che lo hanno reso uno dei beniamini più amati dell’era moderna.

L’evento, tuttavia, va oltre l’aspetto sportivo. Come sottolineato dagli organizzatori in un messaggio diffuso sui social, la partita avrà un forte valore sociale: “La vera partita si gioca dentro le mura del carcere minorile di Nisida, dove ci sono ragazzi che hanno sbagliato e che non hanno mai avuto qualcuno che credesse in loro”.

Gli ex azzurri affronteranno una selezione “Legends Resto del Mondo” in una sfida simbolica, pensata per accendere i riflettori su temi come inclusione e seconde possibilità.

Lavezzi, durante il suo soggiorno in Italia, sarà impegnato anche in un’altra amichevole il 4 giugno allo Stadio Benito Stirpe, proseguendo così un tour che unisce sport e beneficenza.

Chiuso ristorante a Lusciano per gravi irregolarità: locale sottobanco e senza requisiti di sicurezza

La Polizia di Stato di Caserta ha disposto la chiusura di un ristorante sito nel comune di Lusciano, al termine di un’ispezione che ha evidenziato una lunga serie di gravi irregolarità.

L’operazione è stata condotta dal personale del Commissariato di Aversa, supportato dalla Polizia locale di Lusciano e dagli ispettori dell’Asl di Aversa. Nel corso del sopralluogo, il locale risultava attivo sia per l’attività di ristorazione sia per l’intrattenimento, con un numero di clienti ben oltre la capienza massima consentita.

Una società “fantasma”

Gli accertamenti hanno mostrato una situazione diffusamente irregolare. La società intestataria del ristorante non risultava iscritta alla Camera di Commercio e risultava priva delle autorizzazioni amministrative necessarie per la somministrazione di alimenti e bevande, del Certificato di Prevenzione Incendi e delle licenze previste per il pubblico spettacolo. Il locale, quindi, operava in totale assenza di copertura legale, come se fosse un’attività sottobanco.

Personale senza contratto

Un altro elemento critico riguarda la gestione dei lavoratori. Tutto il personale identificato, compresi i familiari del titolare, è risultato impiegato senza regolare contratto di lavoro.

In un locale così strutturato, con un’intensa attività di ristorazione e intrattenimento, la mancata regolarizzazione dei dipendenti accresce il carattere di illegalità del business e la vulnerabilità degli stessi lavoratori.

Gravi violazioni sulla sicurezza alimentare

Particolarmente preoccupanti le violazioni riscontrate in materia di sicurezza alimentare. A causa della cattiva conservazione dei prodotti e della totale assenza di tracciabilità, gli ispettori sanitari hanno proceduto al sequestro amministrativo di circa un quintale di alimenti destinati alla somministrazione ai clienti.

Si tratta di un intervento estremamente pesante, che mette a rischio la salute pubblica e fa scattare la chiusura immediata del locale.

Un’attività promossa online ma invisibile agli enti

Nonostante l’assenza di iscrizioni agli uffici competenti e di autorizzazioni, il ristorante risultava molto attivo sui principali social network, dove venivano promossi eventi, serate e iniziative con contenuti video pensati per attrarre un vasto pubblico.

Una forma di visibilità online che contrasta nettamente con la totale opacità del locale nei confronti di Camera di Commercio, Asl e forze dell’ordine.

Sanzioni e chiusura immediata

Al termine delle operazioni, il locale è stato immediatamente chiuso e i titolari sono stati sanzionati con pesanti contravvenzioni amministrative. Le autorità hanno sottolineato che l’operazione è stata resa possibile grazie al coordinamento tra Polizia di Stato, Polizia locale e Asl, e che il controllo rientra in un più ampio piano di vigilanza sui luoghi di somministrazione di alimenti e di intrattenimento pubblico per garantire la sicurezza degli avventori e la tutela della salute pubblica.

Il proverbio napoletano sul destino: significato e origini di Chi tène ‘o pane nun tène ‘e diente

Nel vasto repertorio dei proverbi napoletani, uno dei più evocativi è senza dubbio: “Chi tène ‘o pane nun tène ‘e diente, chi tène ‘e diente nun tène ‘o pane”, letteralmente “Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane”. Questa espressione colorita, profondamente radicata nella cultura dialettale partenopea, riassume in modo ironico la frustrazione universale di chi possiede qualcosa di utile ma non ha la capacità di sfruttarlo, o viceversa, una condizione inversa che sembra incastrare l’individuo in un paradosso eterno.

Origini e contesto del proverbio

Il detto è una variazione locale di un tema proverbiale comune anche in altre culture: l’incongruenza tra risorse e capacità. In napoletano la forma proverbiale “’O Pataterno dà ’o ppane a chi nun tène ’e diente”, “Il Padreterno dà il pane a chi non ha i denti”, esprime esattamente questo concetto: a volte la vita sembra dare opportunità a chi non è in grado di goderne pienamente.

La presenza di numerosi altri detti sul pane nella tradizione linguistica napoletana sottolinea quanto questo alimento, fondamentale nella dieta e nella quotidianità, sia diventato simbolo di sostentamento, fortuna e destino.

Questa forma proverbiale non è un semplice commento sulla sfortuna individuale, ma riflette una visione di mondo in cui il caso, il destino o la fortuna giocano con le aspettative umane: a volte si possiede ciò che si desidera, ma manca la possibilità di godere appieno di quel dono, mentre altri possiedono capacità o mezzi che non trovano riscontro nelle opportunità offerte loro.

Interpretazioni e significato profondo

In termini di significato “chi tène ’o pane nun tène ’e diente”, il proverbio è spesso usato per commentare eventi della vita quotidiana nei quali qualcosa di prezioso non può essere sfruttato per mancanza di mezzi, ad esempio un’abilità sprecata per mancanza di risorse, o un vantaggio non colto perché carente di strumenti pratici.

Secondo gli studi di folklore popolare e le interpretazioni storico-culturali, queste espressioni non nascono solo come battute spiritose ma come riflesso della filosofia popolare che accetta con ironia le contraddizioni dell’esistenza umana, riconoscendo che la fortuna e la capacità spesso non coincidono.

Più in generale, proverbi simili, come quello italiano “A caval donato non si guarda in bocca”, sottolineano l’atteggiamento da assumere di fronte a ciò che la vita dà e toglie, pur con sfumature differenti: mentre quest’ultimo invita alla gratitudine, quello napoletano evidenzia l’umorismo e il realismo con cui la cultura popolare affronta la sfortuna o l’incoerenza del destino.

Perché questo proverbio resta attuale

Anche nell’era moderna, questa espressione continua a essere citata, sia nella parlata dialettale sia nei contesti culturali e letterari, perché racchiude una verità esperienziale che trascende tempo e luogo: non sempre la vita è equa o razionale, e spesso ciò che desideriamo di più è proprio ciò che ci manca nella maniera più frustrante.

Con la sua ironia tipicamente partenopea, il proverbio rimane dunque un modo efficace per commentare situazioni in cui le risorse e le capacità non coincidono, offrendo contemporaneamente uno sguardo profondo sul rapporto tra uomo e destino, tra desiderio e realtà.

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Chi tène ’o pane nun tène ’e diente: significato del proverbio napoletano

Scopri il significato, le origini e l’attualità del proverbio napoletano “Chi tène ’o pane nun tène ’e diente”, tra saggezza popolare e destino.

Raid all’ITI Medi di San Giorgio a Cremano: scuola devastata e 250 pc rubati, danni per 400mila euro

San Giorgio – Un colpo studiato nei minimi dettagli ed eseguito con modalità quasi paramilitari, che ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione e profonda rabbia. La comunità di San Giorgio a Cremano si risveglia ferita dopo l’assalto subito dall’ITI “Enrico Medi”, storica istituzione scolastica del territorio vesuviano.

Nella notte tra sabato e domenica, una banda di malviventi è penetrata nell’edificio, mettendo a segno un raid che per violenza e proporzioni supera di gran lunga i confini del semplice furto.

Un bottino da 400mila euro

Lo scenario che si è presentato davanti agli occhi del personale scolastico è stato drammatico. Porte sradicate dai cardini, vetri infranti, laboratori completamente distrutti e distributori automatici sventrati in cerca di pochi spiccioli.

I criminali hanno puntato direttamente al cuore tecnologico dell’istituto, portando via circa 250 dispositivi tra computer di ultima generazione, tablet e sofisticate attrezzature audiovisive. Questa razzia sistematica ha causato un danno complessivo stimato intorno ai 400mila euro, mettendo di fatto in ginocchio la programmazione didattica.

L’allarme per le scuole

Sulla vicenda sono intervenuti duramente il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, e il rappresentante territoriale Salvatore Petrilli. I due esponenti politici hanno sottolineato come non si tratti di un banale atto vandalico occasionale, ma di un’operazione criminale pianificata con mezzi e metodi ben precisi. Colpire una scuola di eccellenza come il Medi, hanno spiegato, significa privare gli studenti di strumenti fondamentali per la loro formazione e lanciare il messaggio devastante di un territorio in balia della delinquenza.

La richiesta di indagini

Di fronte a un commando capace di agire indisturbato per sottrarre centinaia di dispositivi, la politica locale chiede risposte rapide alle forze dell’ordine. L’appello di Borrelli e Petrilli è rivolto alla necessità di fare piena luce sull’accaduto e di individuare tempestivamente i responsabili del raid notturno. Parallelamente, viene invocata un’urgente riflessione sul controllo del territorio e sull’adozione di misure di sicurezza rafforzate per gli istituti scolastici, affinché i luoghi della crescita civile non vengano più colpiti impunemente.

Peppe Barra al Teatro Totò: un viaggio tra memoria, musica e poesia napoletana

NAPOLI – Mercoledì 18 marzo, il Teatro Totò si prepara ad accogliere una delle voci più autentiche della tradizione napoletana: Peppe Barra. Con lo spettacolo «Buonasera a tutti dai miei disordinati appunti», l’artista invita il pubblico a un viaggio intimo tra ricordi, musica e poesia, ripercorrendo oltre sessant’anni di carriera.

Tra la Napoli degli anni Cinquanta e la luce marina di Procida, Barra racconta la propria infanzia e i primi passi sulla scena accanto a Zietta Liù, fino ai successi con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, esperienza condivisa con Roberto De Simone. Al centro del racconto emerge anche la figura di Concetta Barra, madre e compagna di scena, che ha contribuito a scrivere alcune delle pagine più emozionanti del teatro musicale italiano.

Sul palco, Barra dialoga direttamente con il pubblico, cantando, ricordando e improvvisando. La sua voce spazia dai registri più profondi a quelli più acuti, intrecciando cultura alta e tradizione popolare: dai racconti fiabeschi di Giambattista Basile al teatro di Antonio Petito e Raffaele Viviani, fino al varietà e ai cantautori contemporanei. Al pianoforte, il maestro Luca Urciuolo accompagna l’artista in un percorso fatto di parole, note e ricordi, trasformando la serata in una festa teatrale capace di divertire, emozionare e commuovere.

Unpli premia sagre ed eventi di qualità, c’è anche Niscemi

ROMA – C’è anche Niscemi con la sua Sagra del carciofo violetto tra le realtà premiate oggi dall’Unpli. L’Unione Pro Loco d’Italia ha dato appuntamento oggi nella Sala Koch del Senato per assegnare 44 nuovi riconoscimenti per il marchio ‘Sagra di Qualità’ e 21 nuovi premi per il marchio ‘Evento di Qualità‘, oltre a 3 menzioni speciali.

È così che l’Unpli rinnova il suo impegno nella valorizzazione delle tradizioni, delle produzioni tipiche e del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano. La cerimonia di consegna è iniziata già ieri, domenica 15 marzo, all’Ergife Hotel di Roma con un evento condotto da Matilde Brandi e Beppe Convertini, aperto a tutti i volontari coinvolti.

Capaci di raccontare la storia dei luoghi, custodire tradizioni, promuovere prodotti tipici e rafforzare il legame tra comunità, cultura e sviluppo locale, le sagre sono da sempre tra le priorità dell’Unpli, che ha ottenuto anche la certificazione Iso 9001 proprio per il processo di organizzazione degli eventi.

Dal 2018 al 2025 il percorso ha già portato all’assegnazione complessiva di 194 riconoscimenti ‘Sagra di Qualità’, 36 per ‘Evento di Qualità’ e relative menzioni speciali, a conferma della crescita costante di un progetto che punta a dare valore alle manifestazioni realmente capaci di promuovere i territori e difenderne l’autenticità. Sagre ed eventi che sono stati valorizzati anche nella Guida alle Sagre di Qualità che rappresenta uno strumento utile per la promozione del territorio e la valorizzazione dei prodotti locali.

LA SPINA: “SAGRE E EVENTI DI QUALITÀ SONO L’ANIMA PIÙ AUTENTICA DEI NOSTRI TERRITORI”

“Le Sagre di Qualità e gli Eventi di Qualità rappresentano l’anima più autentica dei nostri territori: custodiscono memoria, tradizioni, produzioni locali e senso di comunità. Ogni anno le Pro Loco grazie all’instancabile lavoro dei tanti volontari coinvolti realizzano oltre 110mila eventi, di questi 20mila sono sagre.

Con i marchi Sagra di Qualità ed Evento di Qualità Unpli vuole premiare il lavoro straordinario delle Pro Loco italiane e offrire ai cittadini e ai visitatori un riferimento chiaro per riconoscere manifestazioni che nascono da una storia vera, da una comunità viva e da un forte legame con il territorio”, ha detto Antonino La Spina, presidente di Unpli, che ha aggiunto: ‘Questo processo conferma l’impegno di Unpli nel migliorare il livello di efficienza e sicurezza delle manifestazioni organizzate, nell’ottica di un miglioramento costante della qualità”.

SAGRE IN ITALIA, VALORE ECONOMICO E SOCIALE DI 2,1 MILIARDI

In Italia le sagre muovono una spesa di circa 700 milioni di euro e generano un valore economico e sociale di 2,1 miliardi, con un impatto su 10.500 posti di lavoro. Coinvolgono circa 48 milioni di visitatori e sostengono soprattutto l’economia locale, visto che gran parte di beni e servizi utilizzati proviene dallo stesso territorio.

Gli eventi rappresentano una delle espressioni più autentiche dell’identità culturale e sociale dei territori italiani. Iniziative che tutelano il patrimonio immateriale delle comunità e ne rafforzano il senso di appartenenza. Come accade a Niscemi, il Comune duramente colpito dal maltempo e dalle frane: ‘Questo è un duplice riconoscimento per il lavoro svolto in questi 44 anni di sagra del carciofo, ma soprattutto è un simbolo di ripartenza perché abbiamo deciso di rifarla. Sarà un momento di rinascita della nostra comunità dopo quello che ci è accaduto’, ha detto il sindaco presente oggi in Senato, Massimiliano Conti.

I NUMERI DELLE PRO LOCO

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Censis nel 2023, il 97,9% delle Pro Loco ha organizzato eventi, offrendo a oltre il 60% degli italiani la possibilità di partecipare a iniziative culturali e turistiche, mentre il 43,5% ha vissuto questi appuntamenti anche durante le proprie vacanze. Le Pro Loco sono diffuse capillarmente sul territorio: il 75,1% della popolazione italiana vive in comuni che ospitano almeno una di queste associazioni, con una presenza particolarmente significativa nei piccoli centri (57,3% nei comuni sotto i 2.000 abitanti e 69,8% tra 2.000 e 10.000 abitanti).

‘Premiare le sagre qualità significa premiare un grande mondo del volontariato, più di 6.400 associazioni, centinaia di migliaia di volontari che lavorano gratuitamente nei nostri territori. Sono i nostri ambasciatori del territorio, delle nostre comunità, dei nostri borghi e delle nostre città. Oggi- ha detto il senatore Antonio De Poli– premiamo tutte quelle sagre, tutte quelle manifestazioni che hanno fatto un percorso di qualità e di attenzione. Quindi non solo manifestazioni, ma anche percorsi di formazione importanti e fondamentali nel mondo in cui ci troviamo. Però oggi parte anche un grande messaggio al mondo, che è quello della pace’.

ECCO LE SAGRE DI QUALITÀ PREMIATE PER L’ANNUALITÀ 2025 – Le Sagre di Qualità 2025 premiate in Abruzzo sono quella della Pro Loco di Villa San Nicola, in provincia di Chieti, e la ‘Sagra delle Pappardelle al Sugo di Papera’ della Pro Loco di Montegualtieri, in provincia di Teramo.

In Campania si distinguono la ‘Festa dello Struppolo’ della Pro Loco di San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, la ‘Sagra degli Gnocchi’ della Pro Loco di Rocca d’Evandro, in provincia di Caserta, la ‘Sagra delle Pallottole’ della Pro Loco di Real Sito – San Leucio, in provincia di Caserta, la ‘Sagra delle Noci e del Vino Asprinio’ della Pro Loco di San Marcellino APS, in provincia di Caserta, ‘L’Inno al Novello’ della Pro Loco Insieme per Mignano, in provincia di Caserta, la “’Sagra degli Gnocchi Cimitilesi’ della Pro Loco di Cimitile, in provincia di Napoli e i ‘Sentieri del Gusto’ della Pro Loco di Pimonte, in provincia di Napoli.

In Emilia-Romagna i riconoscimenti vanno ad ‘A zzùen al màial… in Piàza!’ della Pro Loco di Tresigallo APS, in provincia di Ferrara, alla ‘Festa del Salame’ di Sarmato, in provincia di Piacenza, alla ‘Fera dal Busslanein’ della Pro Loco Amis ad San Niculo’, in provincia di Piacenza, alla ‘Sagra dello Scalogno Piacentino’ della Pro Loco di Castelvetro Piacentino, in provincia di Piacenza, alla ‘Rassegna del Tartufo Nero di Pecorara’, della Pro Loco Pecorara, in provincia di Piacenza, alla ‘Festa de’ Brazadèl da la cros e vino novello’ della Pro Loco di Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, e alla ‘Festa dell’Uva’ della Pro Loco di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia.

In Friuli Venezia Giulia spiccano la ‘Festa dei Funghi e dell’Ambiente’ della Pro Loco Budoia, in provincia di Pordenone e ‘Gemona, formaggio… e dintorni’ della Pro Loco Glemona, in provincia di Udine. Nel Lazio è stata premiata la ‘Sagra del Pesce’ della Pro Loco Anguillara, in provincia di Roma.

In Lombardia il marchio è stato assegnato alla ‘Sagra del Pursèl’ della Pro Loco di Fiesse, in provincia di Brescia, alla ‘Sagra delle Migole’ della Pro Loco di Malonnese, in provincia di Brescia, e alla ‘Festa dei Crotti’ della Pro Loco di Albavilla, in provincia di Como. Nelle Marche è stata riconosciuta ‘Leguminaria’ della Pro Loco Appignano, in provincia di Macerata.

In Piemonte sono state insignite ‘Anlòt id San Bastiaun’ della Pro Loco Pozzolese, in provincia di Alessandria, la ‘Sagra delle Tagliatelle’ della Pro Loco di Cremolino, in provincia di Alessandria, la ‘Sagra del Polentone di Bubbio’, in provincia di Asti, la ‘Sagra dell’Asparago di Santena’, della Pro Loco di Santena Aps, in provincia di Torino, la ‘Fiera Nazionale della Trippa di Moncalieri’, della Pro Loco di Moncalieri, in provincia di Torino e la ‘Sagra del Fungo’ della Pro Loco Trontano, in provincia di Verbano – Cusio – Ossola. In Puglia è premiata ‘Cardoncello on the Road’ della Pro Loco Ruvo di Puglia, in provincia di Bari. In Sardegna figurano la ‘Sagra del Tonno’ della Pro Loco Portoscuso, in provincia di Carbonia – Iglesias e ‘Ollastra in Mirto’ della Pro Loco Ollastra, in provincia di Oristano.

In Sicilia sono state riconosciute la ‘Sagra del Carciofo Violetto di Niscemi’, della Pro Loco di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, la ‘Sagra del Pistacchio di Bronte’, della Pro Loco di Bronte, in provincia di Catania, la ‘Sagra della Ricotta e della Provola dei Nebrodi’ della Pro Loco di Maniace, la ‘Sagra del Ficodindia’ della Pro Loco di San Cono, la ‘Sagra del Ficodindia dell’Etna DOP’ della Pro Loco di Belpasso, in provincia di Catania e la ‘Sagra dell’Arancia Rossa di Francofonte’, della Pro Loco di Idria Francofonte, in provincia di Siracusa.

In Veneto completano il quadro la ‘Mostra del Vino di Vallonto’, della Pro Loco di Vallonto di Fontanelle APS, in provincia di Treviso, lo ‘Spiedo Gigante’, della Pro Loco di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, la ‘Festa della Zucca’ della Pro Loco di Sernaglia della Battaglia, in provincia di Treviso, la ‘Festa dei Bisi De.Co.’ della Pro Loco di Scorzè, in provincia di Verona, la ‘Festa della Maresina’ della Pro Loco di Provaldagno APS, in provincia di Vicenza e la ‘Sagra dei Santi Fermo e Rustico’ della Pro Loco Bolzano Vicentino APS, in provincia di Vicenza.

GLI EVENTI DI QUALITÀ PREMIATI DA UNPLI

Tra gli Eventi di Qualità premiati da Unpli nel 2025 in Abruzzo è stato riconosciuto ‘Sapori e Saperi del Velino’ della Pro Loco Rosciolo, in provincia dell’Aquila. In Basilicata il marchio va al ‘Premio La Perla’ della Pro Loco Maratea La Perla A.P.S., in provincia di Potenza. In Campania ‘Tra i Vicoli di Cautano’ della Pro Loco Cepino Prata, ‘Borgo Vagare – Festival dei Sapori Antichi e delle Tipicità dei Territori’ della Pro Loco San Lupo, in provincia di Benevento e ‘Casavecchia e Pallagrello Wine Festival’ della Pro Loco Pontelatone, in provincia di Caserta. In Emilia-Romagna viene riconosciuto ‘Calici Santarcangelo’ della Pro Loco di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Nel Lazio figura ‘Le Tentavecchie’ della Pro Loco Gradoli, in provincia di Viterbo.

In Lombardia trovano spazio ‘Festa della Transumanza’ dell’Associazione Pro Loco Borno, ‘Giardini d’agrumi’ della Pro Loco Gargnano in provincia di Brescia e ‘La Camminata della Salute’ della Pro Loco di Guidizzolo di Mantova. Nelle Marche sono premiati la ‘Festa dell’uva di Arcevia’ della Pro Loco di Arcevia in provincia di Ancona, ‘Templaria Festival’ della Pro Loco di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno e ‘Candele a Candelara’ in provincia di Pesaro Urbino. In Piemonte il riconoscimento va a ‘Il borgo di Babbo Natale’ dell’Associazione Turistica Pro Loco di Candelo, in provincia di Biella. In Sardegna è premiata ‘Sa Battalla’ della Pro Loco Sanluri nella provincia del Medio Campidano. In Sicilia viene valorizzato ‘Il Presepe Vivente di Sutera’, in provincia di Caltanissetta.

In Toscana ‘La Notte del Conte Baldovino’ della Pro Loco Monte San Savino, in provincia di Arezzo. In Trentino ‘Faedo Paese del Presepe’ della Pro Loco Faedo APS, in provincia di Trento e in Veneto vengono insigniti ‘La Rocca in Fiore’ della Pro Loco di Monselice, in provincia di Padova, ‘L’Antica Sagra del Santo Sepolcro’ della Pro Loco Villanova di Camposampiero, in provincia di Padova e ‘La Festa delle Rose di Carta’ dell’Associazione Pro Loco Monticello Conte Otto APS, in provincia di Vicenza.

Per le menzioni speciali in Campania sono stati premiati per gli Eventi di Qualità ‘Il Sannio tra sapori e Folklore’ dell’Unpli provinciale di Benevento e ‘L’identità di un territorio raccontata dalle Pro Loco… Colori, Sapori, Suoni e Tradizioni’ dell’Unpli provinciale di Caserta mentre per le Sagre di Qualità la menzione speciale è assegnata alla ‘Festa delle Pro Loco nei Sibillini’ della Pro Loco di Comunanza e dell’Unpli provinciale Ascoli Piceno e Fermo.

Controlli dei carabinieri nel Casertano: denunce, sequestri e sanzioni tra Casal di Principe e dintorni

Controlli a tappeto sin dalle prime ore del mattino nel territorio della compagnia dei carabinieri di Casal di Principe, impegnati in un servizio straordinario di prevenzione e repressione dei reati. L’operazione ha interessato diversi comuni dell’area e si è concentrata sul monitoraggio di soggetti sottoposti a misure restrittive, sulla verifica dei possessori di armi e sul rispetto delle norme del codice della strada.

Nel corso delle attività sono stati controllati 39 veicoli e 58 persone. Le verifiche hanno portato all’elevazione di 23 sanzioni per violazioni al codice della strada, al sequestro amministrativo di tre veicoli e al sequestro penale di due ciclomotori.

Diversi anche i casi che hanno portato a denunce. A Villa Literno un 33enne è stato fermato alla guida di un ciclomotore Aprilia Scarabeo con il telaio illeggibile ed è stato denunciato in stato di libertà. Sempre nello stesso comune un 32enne è stato denunciato per ricettazione e riciclaggio dopo essere stato sorpreso su un Piaggio Sfera con telaio alterato.

A Casal di Principe un 20enne è stato denunciato per porto di armi od oggetti atti ad offendere dopo essere stato trovato in possesso di un coltello a serramanico. Un suo coetaneo, residente nello stesso comune, è stato invece deferito per aver violato il Daspo urbano, essendo stato controllato in un’area dalla quale gli era vietato l’accesso.

Un altro intervento ha riguardato un 32enne di Casapesenna, denunciato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti dopo essere risultato positivo ai controlli mentre era alla guida di una Smart. A Casal di Principe, infine, un 24enne è stato segnalato per guida senza patente, mai conseguita, mentre conduceva una Peugeot 308.

Parallelamente, a Cancello Arnone, i carabinieri della locale stazione, con il supporto delle guardie della Lipu, hanno effettuato un servizio mirato contro il bracconaggio. Nel corso dell’operazione è stato denunciato un 40enne di Casandrino sorpreso a cacciare in periodo di silenzio venatorio utilizzando richiami elettroacustici vietati. L’uomo è stato trovato anche in possesso di armi e munizioni, successivamente sequestrate insieme ai dispositivi illegali.