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Napoli, in Piazza del Plebiscito due serate evento con 50 Cent, Mary J. Blige e John Legend

Napoli – Due serate destinate a fare la storia della musica internazionale illumineranno Piazza del Plebiscito il 6 e l’8 luglio 2025. “The 4Ever Show – Official July 4th Celebration” porterà a Napoli tre icone globali: Mary J. Blige, John Legend e 50 Cent, in un evento che celebra il legame tra Italia e Stati Uniti, ispirandosi al patriota italiano Filippo Mazzei, le cui idee influenzarono la Dichiarazione d’Indipendenza americana.

La frase “Tutti gli uomini sono creati uguali” diventa il filo conduttore di un festival che unisce musica, memoria e valori universali.

Domenica 6 luglio, Mary J. Blige, regina dell’R&B e vincitrice di 9 Grammy, un Emmy e due nomination agli Oscar, si esibirà per la sua unica data italiana, accompagnata dalla Independence Orchestra e dalla sua band.

A seguire, John Legend, cantautore e attivista premiato con l’Egot (Emmy, Grammy, Oscar e Tony), regalerà un’esibizione raffinata ed emozionante, anch’egli con l’orchestra. Martedì 8 luglio sarà la volta di 50 Cent, che ha scelto Napoli per il suo unico concerto in Italia.

Il rapper newyorkese, che festeggerà in città il suo 50esimo compleanno, proporrà i successi di “Get Rich or Die Tryin’” e “The Massacre” in una versione sinfonica inedita, con oltre 100 musicisti diretti dal maestro Paolo Vivaldi.

“Napoli si conferma al centro dei grandi circuiti internazionali della musica live, grazie al lavoro del sindaco Manfredi per fare della nostra città una vera music city”, ha dichiarato Ferdinando Tozzi, consigliere delegato per l’industria musicale e audiovisiva.

“The 4Ever Show è per le leggende, per la musica che resta eterna”, ha aggiunto il Ceo italo-americano di Dream Loud, co-produttore dell’evento insieme a 50 Cent e con il supporto delle istituzioni locali.
Le due serate promettono di essere un’esperienza immersiva e indimenticabile, consolidando Napoli come capitale della musica internazionale.

Saviano firma la prefazione del libro su padre Rassello, il prete della Sanità che divise l’opinione pubblica

Un prete in jeans, amato dai ragazzi e mal sopportato da certi poteri. Una figura scomoda che ha lasciato un solco profondo nella memoria collettiva del Rione Sanità. Torna a far parlare di sé padre Giuseppe Rassello grazie al nuovo libro della giornalista Giuliana Covella, Apri gli occhi – Storia di padre Giuseppe Rassello, un prete scomodo alla Sanità, edito da Guida, con la prefazione firmata da Roberto Saviano.

Il caso scoppiò nel giugno del 1990, quando Rassello fu arrestato in chiesa, subito dopo aver celebrato un matrimonio. L’accusa: abusi su un minore. Un’accusa che spaccò in due il quartiere e che lo trasformò, da punto di riferimento per i giovani del posto, in bersaglio di una campagna mediatica feroce.

Covella ricostruisce quella vicenda con rigore giornalistico e documenti alla mano: atti giudiziari, interrogazioni parlamentari, testimonianze. Tra le righe emerge il volto di un sacerdote che, al di là delle ombre giudiziarie, fu il seme di un cambiamento culturale che oggi continua a far fiorire la Sanità. A dimostrarlo sono le voci dei ragazzi di allora, oggi uomini che raccontano un’altra verità, fatta di valori, arte, riscatto sociale.

“Questo libro è un dono raro”, scrive Saviano nella sua introduzione. “La vicenda di padre Rassello è un laboratorio anticipatore di quello che sarebbe accaduto nei decenni successivi in Italia: processi mediatici, colpevoli presunti, silenzi e grida”. Il volume sarà presentato il 24 giugno alle ore 18, presso lo Spazio Guida in via Bisignano 11, a Napoli.

Campi Flegrei, nuove vie di fuga e accessi più sicuri

Campi Flegrei, nuove vie di fuga e accessi più sicuri: firmato al MIT il protocollo per potenziare la Tangenziale di Napoli

ROMA – Rafforzare le infrastrutture e garantire vie di fuga più sicure nell’area dei Campi Flegrei. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato oggi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione di interventi strategici nel Comune di Pozzuoli, con particolare attenzione alla Tangenziale di Napoli (A56), considerata arteria fondamentale nei piani di emergenza per il rischio bradisismico.

Alla firma erano presenti il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, il sottosegretario Tullio Ferrante, il commissario straordinario Fulvio Maria Soccodato, il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni e l’amministratore delegato di Tangenziale di Napoli S.p.A., Luigi Massa.

L’accordo, parte del “Primo Programma di interventi per la funzionalità delle infrastrutture pubbliche”, approvato a febbraio scorso, prevede interventi urgenti per migliorare la sicurezza e la gestione viaria in caso di emergenza. Tra le opere previste figurano il completamento dello svincolo di via Campana e la realizzazione di un nuovo accesso alla Tangenziale in direzione Ovest da via Cigliano.

Le opere saranno progettate e gestite da Tangenziale di Napoli S.p.A., società del Gruppo Autostrade per l’Italia, e finanziate interamente dalla struttura commissariale. Il protocollo definisce anche gli impegni operativi e tecnici tra le parti coinvolte.

Un passo decisivo, sottolineano le istituzioni, per migliorare la resilienza del territorio e la sicurezza dei cittadini di fronte a eventuali eventi calamitosi legati all’attività vulcanica dell’area flegrea.

Quartieri Spagnoli, arrestato truffatore di 53 anni

Napoli- Operazione della polizia ai Quartieri Spagnoli che ha fatto scattare le manette ai polsi di un uomo di 53 anni.

Nei suoi confronti infatti gli agenti hanno eseguito un provvedimento per la carcerazione, emesso lo scorso lunedì dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta – Ufficio Esecuzioni Penali – secondo il quale, il pregiudicato dovrà espiare la pena di 2 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per truffa ed evasione, reati commessi a Napoli, Caserta e Caltanissetta tra il 2015 ed il 2020.

Serie A 2025-2026, svelati anticipi e posticipi delle prime tre giornate

LLa Lega Serie A ha ufficializzato anticipi e posticipi delle prime tre giornate del campionato 2025-2026, disegnando un avvio intenso, denso di incroci ad alto tasso emotivo e di sfide che promettono scintille già dalle prime battute.

Si comincia sabato 23 agosto alle 18.30 con Genoa-Lecce, match d’apertura che darà ufficialmente il via alla nuova stagione. Nello stesso slot orario, occhi puntati anche sul Napoli campione d’Italia che scenderà in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Alle 20.45, riflettori su San Siro con Milan-Cremonese, mentre all’Olimpico la Roma ospita il Bologna in una delle gare più attese del weekend inaugurale.

Nel giorno successivo, la domenica, tocca tra le altre a Juventus, Atalanta e Lazio, impegnate rispettivamente contro Parma, Pisa e Como. Il lunedì si chiude con l’Inter che esordisce in casa ospitando il Torino in notturna. La seconda giornata, che scatterà il 29 agosto, propone subito un big match dal sapore antico tra Lecce e Milan, mentre il Napoli riceve il Cagliari e l’Inter affronterà l’Udinese. La Roma se la vedrà con il neopromosso Pisa e la Juventus farà visita al Genoa.

Ma è la terza giornata a regalare il primo scontro diretto da copertina: sabato 13 settembre alle 18.00, Juventus e Inter si sfideranno in un Derby d’Italia che, pur cadendo presto, promette scintille e conseguenze di peso sulla corsa al vertice. Il giorno dopo, tocca a Roma-Torino alle 12.30, mentre in serata il Milan ritrova il Bologna, già affrontato alla prima giornata della scorsa stagione. Chiude il turno, lunedì 15, Como-Genoa sotto i riflettori.

Occhio infine alla variabile Champions: se l’Atalanta dovesse scendere in campo martedì 16 settembre per l’esordio europeo, la sua sfida contro il Lecce verrebbe anticipata al sabato. Un dettaglio non banale, che conferma come l’inizio della stagione sia già un fitto intreccio di impegni, attese e partite da non perdere.

Inchiesta “Doppia Curva”, tre condanne e risarcimenti: il Milan e la Lega Serie A sono parte lesa

Il calcio è vittima e il Tribunale lo riconosce. Nella seconda tranche del processo “Doppia Curva”, sono arrivate tre condanne per gli imputati accusati di aver trasformato il tifo in intimidazione, violenza e controllo. E con loro, arriva anche un segnale forte alla galassia ultrà: il Milan e la Lega Serie A sono parte lesa, danneggiati da un sistema criminale che ha strumentalizzato la passione per il pallone.

Cinque anni e sei mesi per Francesco Lucci, fratello del più noto Luca, leader della curva rossonera già condannato due giorni fa; quattro anni e venti giorni per Christian Rosiello, ex bodyguard del rapper Fedez (estraneo all’inchiesta); tre anni e otto mesi per Riccardo Bonissi. Una rete criminale fatta di estorsioni, pestaggi e intimidazioni, emersa in un’inchiesta che ha scoperchiato gli intrecci tra alcuni ambienti del tifo organizzato e la violenza sistematica esercitata dentro e fuori dallo stadio.

Il verdetto, pronunciato a porte chiuse per via del rito abbreviato, ha accolto in larga parte la linea della Procura di Milano. A confermare la gravità della vicenda c’è anche il riconoscimento delle provvisionali: 40.000 euro al Milan, rappresentato dall’avvocato Enrico De Castiglione, e 20.000 euro alla Lega Serie A, assistita dall’avvocato Salvatore Pino. Risarcimenti che verranno quantificati in sede civile, ma che già ora sanciscono un principio: la violenza degli stadi non è un danno solo morale, ma concreto e tangibile per chi costruisce lo spettacolo del calcio.

“Due sentenze in pochi giorni – ha dichiarato De Castiglione – dicono chiaramente che il Milan ha subito un danno, perché il tifo violento è un danno al calcio stesso. Abbiamo ottenuto ciò che volevamo: giustizia per chi lavora e investe in questo sport”. La difesa ha già annunciato il ricorso, ma l’impianto accusatorio, convalidato da due verdetti ravvicinati, lascia poco spazio alle interpretazioni.

Napoli, rimossi arredi installati abusivamente in zona Case Nuove

Strade liberate e marciapiedi restituiti ai cittadini: il quartiere Case Nuove, cuore popolare di Napoli, torna a respirare dopo anni di occupazioni abusive. Nell’ambito di un intervento congiunto condotto dall’Unità Operativa Avvocata della Polizia Locale, in sinergia con i Carabinieri della Caserma “Russo” e con il supporto tecnico di Napoli Servizi, è partita una massiccia operazione di rimozione degli arredi installati senza autorizzazione.

L’azione si è concentrata su via Capaccio, via Celano, via Toscano, via Padre Rocco e via Manzo, dove sono stati rimossi 30 fioriere di grandi dimensioni contenenti alberi e ben 8 paletti metallici conficcati nel suolo pubblico. Un’occupazione selvaggia e mai autorizzata, finita al centro di decine di segnalazioni da parte degli abitanti esasperati.

La bonifica non si ferma qui. Considerata la diffusione del fenomeno e la mole di materiali trovati, le operazioni proseguiranno anche nei prossimi giorni, nell’ambito di un piano più ampio per il ripristino del decoro urbano e della legalità nei quartieri storici della città.

Lettere, raffica di multe alle ditte della fibra: oltre 5.000 euro in un solo giorno

Oltre 5.000 euro di sanzioni in una sola giornata e un messaggio chiaro a chi lavora senza regole: a Lettere, il Comune alza la voce contro il caos cantieri. È il risultato di un’operazione condotta dalla Polizia Municipale, su input diretto dell’amministrazione, per mettere ordine nei lavori di posa della fibra ottica che stanno interessando diverse aree del paese.

I controlli serrati, eseguiti con determinazione, hanno evidenziato una serie di irregolarità da parte di più ditte incaricate degli interventi. Le violazioni più frequenti riguardano l’assenza di una corretta segnaletica stradale nei pressi dei cantieri, creando situazioni di pericolo per automobilisti e pedoni e generando un senso diffuso di disordine urbano.

A guidare l’azione repressiva è stato il comandante della Polizia Municipale, capitano Salvatore Giordano, che ha messo in chiaro la linea dell’amministrazione: “Non tollereremo più improvvisazione e trascuratezza. Chi opera a Lettere deve rispettare le norme, garantendo sicurezza e decoro”. Le ditte sanzionate, oltre ai verbali, sono state invitate a ripristinare immediatamente le condizioni originarie delle strade. In caso contrario, scatteranno nuovi provvedimenti.

Presentato a Villa Campolieto il XXXVI Festival delle Ville Vesuviane

Un’estate che sa di radici, sogno e orgoglio. La XXXVI edizione del Festival delle Ville Vesuviane accende il cuore del Miglio d’Oro trasformando i suoi gioielli architettonici in palcoscenici vivi, vibranti, attuali. Dal 4 al 27 luglio, tra le maestose geometrie di Villa Campolieto, Villa Vannucchi, Villa Mascolo, Palazzo Vallelonga e Palazzo Bisignano, si snoda un cartellone ricco, pensato per parlare alla memoria e al futuro.

Il tema scelto quest’anno – L’età del Miglio d’Oro. Radici e Identità – non è solo un titolo evocativo, ma una dichiarazione precisa: raccontare la storia del territorio attraverso la bellezza, il talento, la parola e il suono. Un progetto che intreccia visioni artistiche e patrimonio, portando sul palco grandi nomi della musica, del teatro e della danza.

La presentazione ufficiale si è tenuta a Villa Campolieto con un parterre istituzionale e artistico che ha sottolineato, senza retorica, quanto il festival sia diventato una colonna portante della cultura campana. Il presidente Gennaro Miranda ha parlato di “un cuore pulsante che unisce passato e presente”, mentre il direttore artistico Bruno Tabacchini ha lanciato un monito chiaro: “Per andare avanti, bisogna saper voltarsi indietro”.

Si parte il 4 luglio con Mario Biondi in concerto, poi spazio a un Amleto in napoletano, ad Edipo Re, agli omaggi a Pino Daniele e Camilleri, al teatro popolare, al jazz che racconta favole, alla danza che reinventa Shakespeare e Pulcinella. Tra gli ospiti: Luca Lazzareschi, Simona Molinari, Francesco Paolantoni, Peppe Barra, Maurizio De Giovanni, Massimo Andrei e Cloris Brosca.

Ogni sera un viaggio, ogni spettacolo una chiave per riaprire le porte delle Ville non solo come monumenti, ma come spazi abitati dalla vita. La Fondazione Ente Ville Vesuviane restituisce così queste dimore alla loro vocazione originaria: luoghi di incontro, visione e resistenza culturale. In un’epoca che rischia di appiattire tutto, il Festival si conferma un gesto potente, necessario e profondamente identitario.

Cervinara, annullato il maxi-sequestro di tabacco: imprenditori tornano in possesso dei beni

Una decisione che ribalta l’inchiesta. Il Tribunale del Riesame di Bergamo ha annullato il maxi-sequestro di 8 mila chili di tabacco, telefoni cellulari e documenti eseguito nei confronti di due imprenditori di Cervinara, C. G. e C. L., al centro di un’indagine per associazione a delinquere finalizzata alla lavorazione e commercializzazione illecita di sigarette di contrabbando.

Il provvedimento era scattato nei mesi scorsi su impulso della Procura di Bergamo, che aveva disposto perquisizioni e sequestri condotte congiuntamente dai Carabinieri della Legione Lombardia e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza. I due imprenditori, entrambi titolari di una società di capitali ritenuta fulcro delle attività contestate, si erano visti bloccare un’ingente quantità di merce e materiale ritenuto rilevante per l’indagine.

Ma a smontare l’impianto accusatorio è stato l’Avvocato Vittorio Fucci, difensore dei due, che ha convinto il Riesame sull’infondatezza dei presupposti del sequestro. La decisione del Tribunale ha avuto l’effetto di un colpo di scena: annullamento totale dei sequestri e immediata restituzione di tutto quanto agli imprenditori.

Porta Nolana, pusher a 16 anni, vede la polizia e scappa: arrestato

Napoli – Ennesimo arresto di pusher in una delle piazze di spaccio più frequentate del centro di Napoli, vale a dire Porta Nolana.

ma questa volta a finre nella rete della polizia non è stato un pusher straniere bensì un giovane di soli 16 anni napoletano già noto alle forze dell’ordine per reati specifici.

Nel corso dei servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via San Cosmo Fuori Porta Nolana, hanno notato alcuni soggetti confabulare con fare guardingo.

Uno di essi si è poi allontanato per recuperare un fazzoletto nascosto nei pressi di uno scooter parcheggiato poco distante, dal quale ha prelevato alcuni involucri.

Il pusher ha cercato di nascondersi in un negozio

Il giovane, accortosi della presenza degli agenti, ha tentato invano la fuga, cercando di rifugiarsi all’interno di un esercizio commerciale. Tuttavia, i poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato, trovandolo in possesso di 6 involucri di cocaina e di 50 euro, suddivisi in banconote di vario taglio.

Inoltre, gli agenti hanno recuperato il fazzoletto al cui interno vi erano altri 6 involucri della medesima sostanza.

Casoria, Rino Trojano messo fuori dal gruppo consiliare di Campania Libera

Casoria – Dopo l’adesione al PSI del consiglare comunale Rino Trojano (nella foto), con l’assunzione della carica di Segretario cittadino del predetto partito, non si sono fatte attendere le prime reazioni.

E’ di stamattina la notizia che la civica che fa capo a Tommaso Casillo e che esprime i consiglieri comunali Pasquale Tignola, Giuseppe Barra, Roberta Giova, Marianna Riccardi, Cinzia Capparrone, Angelo Russo e Antonio Petrone, ha espuldo dal movimento il consigliere Trojano ritenendo incompatibile l’adesione dello stesso consigliere al PSI con la permanenza nel gruppo di Campania Libera.

Adesso bisogna capire le reazioni politiche degli altri componenti la coalizione innanzi ad un indebolimento di Campania Libera che detiene la maggior parte delle cariche all’interno dell’amministrazione e fa da playmaker dell’azione amministrativa.

Anche se in ogni caso la lista di Casillo rimane quella con il maggior numero di consiglieri espressi in consiglio. Di certo queste fibrillazione interne a Campania Libera non giovano al Sindaco Bene che ha nella lista Campania Libera il principale alleato nonché fondatore della coalizione che lo ha visto vincere per il secondo mandato.

Staremo a vedere le conseguenze, in uno scenario politico che diventerà sempre più incandescente con l’avvicinarsi delle elezioni regionali.

Torre Annunziata, sequestrato il “tesoretto” dell’imprenditore delle cerimonie

Torre Annunziata – La Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha eseguito oggi un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale oplontino, su richiesta della Procura della Repubblica, che dispone un’interdizione per un anno da ogni attività imprenditoriale e un sequestro preventivo, diretto e per equivalente, di circa 100mila euro.

Il provvedimento colpisce l’amministratore di fatto di due società attive nel settore delle ville per cerimonie: la Mir Banqueting s.r.l. di Boscotrecase e la Maderos Eventi s.r.l. di Trecase. I reati contestati sono indebita percezione di erogazioni pubbliche e auto riciclaggio.

Le indagini delle Fiamme Gialle, coordinate dalla Procura, hanno rivelato che una delle due società ha ottenuto indebitamente contributi a fondo perduto previsti dal Decreto Rilancio  per sostenere le imprese colpite dalla crisi Covid-19.

L’istanza per il beneficio economico conteneva una falsa dichiarazione sul fatturato di aprile 2020, attestando una riduzione superiore ai due terzi rispetto ad aprile 2019, requisito non posseduto.

Gli accertamenti hanno inoltre smascherato il vero dominus delle società, mentre il rappresentante legale, nullatenente, si è rivelato un prestanome. L’amministratore di fatto, dopo aver incassato i contributi sul conto della società – successivamente posta in liquidazione – avrebbe trasferito le somme attraverso prelievi e bonifici con causali fittizie, riversandole su conti propri e su quelli dell’altra società, anch’essa gestita tramite un prestanome a lui riconducibile.

Il sequestro, pienamente eseguito, ha riguardato 28.050 euro in contanti, 62.147 euro di disponibilità finanziarie sui conti correnti, una Jeep Renegade e apparecchiature informatiche nella disponibilità dell’indagato. L’operazione si inserisce nel contrasto agli illeciti legati all’indebita percezione di fondi pubblici.

Montemarano, profanate cappelle funebri: denunciati due uomini

Montemarano– I Carabinieri della Compagnia di Montella hanno denunciato due uomini, un 26enne della provincia di Salerno e un 47enne di Castelvetere sul Calore (Av), accusati di danneggiamento e vilipendio di tombe dopo una notte di atti vandalici tra i cimiteri di Montemarano e Castelvetere sul Calore.

Nella tarda serata di lunedì 16 giugno, i due avrebbero prima sostato nel cimitero di Montemarano, dove hanno deposto dei fiori – precedentemente prelevati da una statua di Padre Pio nel centro del paese – davanti al cancello d’ingresso. Successivamente, si sarebbero spostati a Castelvetere sul Calore, introducendosi nel camposanto e profanando cappelle private e la chiesa interna.

Secondo le indagini, avrebbero spostato e ammassato all’esterno degli edifici oggetti sacri come lumini, vasi, paramenti e altre suppellettili, lasciandoli in disordine lungo gli ingressi.

Intervenuti tempestivamente, i militari della Stazione di Montemarano e del Nucleo Operativo Radiomobile di Montella hanno rintracciato e identificato i due, denunciandoli in stato di libertà alla Procura di Avellino.

Per il 26enne, già noto alle forze dell’ordine, è stato disposto anche il divieto di ritorno nei comuni di Castelvetere e Montemarano, oltre al ritiro della patente per scadenza di validità.

I Carabinieri stanno verificando se i due possano essere coinvolti in altri episodi simili verificatisi recentemente in Irpinia.

Capua, 17enne ucciso in masseria: resta in carcere l’aiuto cuoco

Capua – Rimarrà dietro le sbarre Pranto Hawlader, il 21enne bengalese accusato dell’omicidio di Alagie Sabally, il 17enne originario del Gambia ucciso domenica pomeriggio nella cucina del ristorante della Masseria Adinolfi, a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua.
La decisione è stata presa dal gip Daniela Vecchiarelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al termine dell’udienza di convalida del fermo disposto lunedì dalla Procura sammaritana, diretta dal procuratore Pierpaolo Bruni.

Durante l’udienza, alla presenza dei sostituti procuratori Mariangela Condello e Gionata Fiore, Hawlader, assistito dall’avvocato Paolo Di Furia, ha confermato la sua versione dei fatti: una colluttazione con Alagie, che conosceva per aver frequentato la stessa comunità in passato, culminata con l’uso di forbici per difendersi dai pugni del 17enne.

“Non volevo ucciderlo”, ha ribadito l’aiuto cuoco, come già dichiarato ai carabinieri e ai pm subito dopo il fatto.

Sarà ora l’autopsia, in programma oggi sul corpo di Alagie, a chiarire la dinamica dell’omicidio, in particolare l’intensità dei colpi inferti e se questi siano compatibili con un’azione di difesa o con un’aggressione deliberata.

“Pranto è sconvolto per quanto accaduto – ha dichiarato l’avvocato Di Furia all’uscita del carcere – ma è assistito con professionalità. Ha agito per difendersi, non per uccidere”.
L’omicidio, avvenuto durante un evento con decine di persone presenti nella masseria, ha scosso la comunità locale, mentre le indagini proseguono per ricostruire ogni dettaglio della tragedia.

Omicidio di Giulio Giaccio, il Pg chiede l’aggravante mafiosa

La Procura generale di Napoli ha nuovamente acceso i riflettori sul brutale omicidio di Giulio Giaccio, il giovane di 26 anni rapito, ucciso e poi sciolto nell’acido nel luglio del 2000.

Davanti alla Corte di Assise di Appello di Napoli (quinta sezione), è stata avanzata una richiesta per il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, un elemento finora negato ma che, se accolto, potrebbe riscrivere la narrazione giudiziaria di uno dei delitti più efferati legati alla criminalità organizzata partenopea.

Giaccio fu vittima di un tragico scambio di persona: venne scambiato per l’amante della sorella di un camorrista affiliato al clan Polverino. Una vendetta cieca che lo strappò alla vita con un colpo alla nuca, cancellandone persino il corpo per mano dei suoi aguzzini, che lo dissolsero nell’acido.

Le richieste della Procura

Il sostituto procuratore generale di Napoli ha sollecitato la conferma delle condanne a 30 anni di reclusione per due dei tre imputati, Salvatore Cammarota – colui che voleva la morte del presunto amante della sorella – e Carlo Nappi.

Per Roberto Perrone, il terzo imputato e collaboratore di giustizia la cui testimonianza ha svelato la verità sull’accaduto, è stata richiesta una significativa riduzione della pena, da 14 a 9 anni e 4 mesi di reclusione, in virtù dell’attenuante riconosciuta per i pentiti.

Alle richieste dell’accusa si è unita la discussione dell’avvocato Alessandro Motta, legale della famiglia Giaccio, che ha ribadito con forza la necessità di riconoscere l’aggravante mafiosa.

“Giulio deve essere considerato una vittima di camorra”, ha dichiarato l’avvocato Motta, sottolineando l’onestà della vittima e della sua famiglia. “Aveva appena 26 anni ed è stato annichilito da un gruppo di camorristi composto da gregari e capoclan, senza alcuna pietà, e con una metodologia tipicamente mafiosa.”

Anche l’Associazione Polis, rappresentata dall’avvocato Gianmario Siani, ha espresso pieno allineamento con le richieste della Procura generale e dell’avvocato Motta.

Il rifiuto del risarcimento da parte della famiglia

Un elemento che emerge con forza è il fermo rifiuto da parte dei familiari di Giulio Giaccio di qualsiasi offerta di risarcimento avanzata da Salvatore Cammarota.

“I familiari di Giaccio”, ha ricordato l’avvocato Motta, “hanno rifiutato l’offerta di risarcimento presentata da Cammarota affidandosi nuovamente alla Giustizia, consapevoli di essere i familiari di una vittima di camorra”. Per ben due volte, Cammarota ha tentato di risarcire la famiglia, offrendo dapprima una casa e, in un secondo momento, la stessa abitazione più 80mila euro, per un totale di circa 200mila euro. Un rifiuto che testimonia la volontà incrollabile di ottenere piena giustizia e riconoscimento della verità.

Il rapimento e l’inganno

Le indagini hanno ricostruito il sequestro di Giulio Giaccio, avvenuto il 30 luglio 2000 nel quartiere Pianura di Napoli. Il giovane fu prelevato da finti poliziotti mentre si trovava in compagnia di un amico.

Fu proprio quest’ultimo a raccontare l’accaduto ai familiari di Giaccio, che, il giorno seguente, presentarono denuncia di rapimento dopo aver compreso che non si trattava di un’operazione delle forze dell’ordine. L’amico riferì agli investigatori che Giulio fu portato via con la forza, nonostante avesse più volte negato di chiamarsi Salvatore, il nome che i rapitori continuavano a ripetere, evidenziando il fatale errore di persona.

 

Napoli, riapre il Parco San Gaetano Errico a Secondigliano

Napoli – Dopo un intervento di riqualificazione finanziato dalla Città Metropolitana, il Parco San Gaetano Errico di Secondigliano torna a nuova vita. L’area verde di circa 33mila metri quadrati, nel cuore del quartiere, è stata restituita ai cittadini con strutture rinnovate, nuovi spazi per il tempo libero e una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale.

I lavori hanno puntato a preservare la vocazione naturalistica del parco, curando il patrimonio arboreo esistente e introducendo nuove essenze decorative. Ripristinate le strutture sportive, installate aree fitness all’aperto e due nuovi spazi giochi moderni per bambini.

Novità anche per gli amici a quattro zampe: inaugurata un’area sgambamento cani attrezzata con elementi ludici. Riqualificati i servizi igienici, sistemate le sedute e riportata all’uso l’area del giardino d’inverno, da tempo inutilizzata.

«Napoli è storicamente carente di verde urbano – ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi – ma stiamo lavorando per recuperare tutti i parchi cittadini. Oggi riapriamo il Parco San Gaetano Errico, a inizio luglio toccherà al Parco del Poggio. I cittadini ci chiedono manutenzione e sicurezza: faremo il possibile per garantire una vigilanza adeguata».

Soddisfatto anche l’assessore al Verde, Vincenzo Santagada: «Restituiamo alla città uno spazio accogliente e funzionale, pensato per il benessere e la socialità. I parchi devono diventare veri centri di aggregazione e rispetto per l’ambiente: questo intervento è un passo concreto in quella direzione».

Le malattie rare non hanno età: garantire equità e cura anche agli anziani

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Roma – In Italia sono più di 6mila le malattie rare finora identificate, con una popolazione colpita che si stima tra i 2 ei 3,5 milioni di persone. Un fenomeno che continua a rappresentare una delle sfide più complesse per il Servizio sanitario nazionale.

Negli ultimi anni sono stati significativi progressi importanti sotto il profilo normativo, scientifico e organizzativo: dall’adozione del Piano Nazionale Malattie Rare 2023-2026 all’entrata in vigore della Legge 175 del 2021, che ha segnato un punto di svolta nella tutela dei pazienti rari.

Tuttavia, nonostante questi sviluppi, permangono ancora difficoltà significative, in particolare per quanto riguarda l’assistenza alla popolazione anziana.

L’Italia si caratterizza per una significativa presenza di popolazione anziana . Ad oggi il 24% è oltre 65enne, secondo gli ultimi dati Istat. Pertanto, il dibattito pubblico e l’elaborazione delle politiche sanitarie in ambito di malattie rare devono includere con maggiore attenzione anche la popolazione anziana.

Esistono infatti malattie rare che hanno un esordio tardivo e, negli anziani, il rischio di esclusione è amplificato dalle criticità già presenti nelle malattie rare: ritardi diagnostici, mancanza di percorsi assistenziali dedicati e la necessità di strutturare una formazione medica che tiene conto delle specificità delle malattie rare. Nonostante questo, si rivela una significativa carenza di informazione e sensibilizzazione sulle malattie rare negli anziani, sia a livello sanitario che sociale.

Il risultato è un Sistema sanitario che fatica a riconoscere ea prendersi cura di una fascia di popolazione destinata ad essere sempre più numerosa e vulnerabile. Su queste basi si è tenuto ieri il secondo incontro del ciclo Apco Health Talks: esplorando il sistema salute, dedicato al tema ‘ Malattie rare negli anziani: necessaria un’attenzione adeguata del Sistema Sanitario ‘.

Il percorso che porta alla diagnosi di una malattia rara è spesso lungo e complesso, con una durata media che varia tra i 5 ei 7 anni. Durante questo periodo, i pazienti si trovano a navigare in un vero e proprio labirinto sanitario, fatto di visite ripetute, esami inconcludenti e diagnosi errate. Secondo Eurordis, sei pazienti su dieci ricevono inizialmente una diagnosi sbagliata e, prima di arrivare a quella corretta, un adulto con malattia rara consulta in media otto specialisti.

Per una persona anziana, già fragile e spesso affetta da altre patologie, un’attesa così prolungata può tradursi nella perdita definitiva della possibilità di accedere a una cura efficace, con un impatto profondo sulla qualità della vita e sull’autonomia.

Tale fenomeno costituisce una forma di disuguaglianza nota come ‘ageismo sanitario’, che si manifesta nel sistematico sottodimensionamento dei bisogni clinici delle persone anziane esclusivamente in ragione dell’età. Una realtà che, nonostante l’introduzione di strumenti come la Carta di Firenze e le più recenti innovazioni legislative, continua a esistere all’interno del Sistema sanitario.

L’evento ha rappresentato un’occasione di confronto tra istituzioni ed esperti del settore per analizzare le criticità che ostacolano un accesso equo e tempestivo alle cure per le persone con malattie rare, tra cui anche gli anziani, e riflettere sulle prospettive future.

La limitata accessibilità ai test genetici rappresenta un grave ostacolo alla diagnosi delle malattie rare, anche nella popolazione anziana. Nonostante i progressi tecnologici non abbiano aumentato precisione e affidabilità, persistono barriere legate alla scarsa diffusione, ai lunghi tempi di attesa e alla disomogeneità territoriale. Garantirne la disponibilità su tutto il territorio nazionale non è più un’opzione, ma una priorità urgente per assicurare diagnosi rapida, accurata e accesso equo alle cure.

Fondamentale è anche il rafforzamento dei registri delle malattie rare, strumenti essenziali per la sorveglianza epidemiologica, la programmazione sanitaria e l’accesso a terapie innovative. Tuttavia, l’attuale frammentazione dei registri regionali ostacola una visione unitaria e condivisa a livello nazionale. È quindi necessario un impegno istituzionale per la loro armonizzazione, affinché possano supportare efficacemente la ricerca, l’identificazione precoce dei segnali di allarme e la pianificazione dei servizi.

Bisogna dunque promuovere una presa in carico realmente integrata, che coinvolga medicina generale, specialisti, servizi territoriali e assistenza domiciliare. I centri di eccellenza, fondamentali per la presa in carico dei pazienti rari, sono ancora troppo pochi e distribuiti in modo disomogeneo.

Dove attivi, riescono a ridurre i tempi di diagnosi e offrono un approccio multidisciplinare essenziale per i pazienti più fragili. Rafforzare e rendere omogenea questa rete su tutto il territorio nazionale non è solo un obiettivo auspicabile, ma una condizione necessaria per costruire un Sistema sanitario più equo, moderno e capace di includere davvero tutte le età della vita.

Infine, è di primaria importanza una formazione adeguata del personale sanitario per migliorare la diagnosi e la gestione delle malattie rare, soprattutto nella popolazione anziana. La scarsa conoscenza di queste patologie e dei loro sintomi spesso atipici porta a ritardi diagnostici ea cura inappropriata. Servono percorsi formativi specifici, aggiornati e multidisciplinari, che includono anche l’età avanzata come variabile clinica da considerare. Rafforzare le competenze significa anche promuovere una presa in carico più equa, tempestiva e centrata sul paziente.

Nel corso della giornata sono intervenuti esponenti istituzionali e tecnici, tra cui i senatori Orfeo Mazzella ed Elisa Pirro , gli onorevoli Ilenia Malavasi e Maddalena Morgante, insieme ad Armando Magrelli (Aifa), Tiziana Nicoletti (Cittadinanzattiva), Giuseppe Limongelli (Comitato Nazionale Malattie Rare), Gaetano Piccinocchi (Simg), Roberta Venturi e Ilaria Ciancaleoni Bartoli (Omar), Marco Salvatore (Centro Nazionale Malattie Rare, Iss), Elida Sergi (Iss) e Simon Ghinassi (Università di Pisa). L’evento si è tenuto con il contributo non condizionante di Pfizer.

‘L’ageismo sanitario – ha affermato Ilenia Malavasi, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati – identifica la discriminatoria tendenza a considerare la diagnosi e presa in carico terapeutico non necessaria per le persone anziane. Si tratta di una forma di pregiudizio che, nella pratica, impedisce di ottenere una diagnosi e una presa in carico ottimale, nel rispetto della vita di tutte le persone, indipendentemente dalla loro età.

A questo proposito ho presentato un’interrogazione, riguardante le iniziative volte a disciplinare a livello normativo il fenomeno dell’ageismo, in particolare quello sanitario, con l’obiettivo di garantire l’accesso alla presa in carico diagnostico, terapeutico e assistenziale delle persone anziane, specie quando affette da malattie rare’.

‘Nonostante nel nostro Paese l’età media delle persone sia in continuo aumento- ha proseguito- nel nostro ordinamento manca una legge che disciplina il fenomeno dell’ageismo. Una tendenza che può trasformarsi in una vera e propria mancanza di assistenza, con conseguente ricadute in termini di disabilità per i pazienti. Ma dignità, possibilità di cura e di assistenza sono elementi di civiltà slegati dalla condizione anagrafica delle singole persone ed è necessario battersi per garantire prese in carico e prestazioni efficaci sempre, garantendo qualità della cura e del tempo di vita di tutte le persone’.

Armando Magrelli, dirigente dell’Ufficio Ricerca Indipendente, Agenzia Italiana del Farmaco, ha sottolineato che ‘la ricerca indipendente finanziata da Aifa rappresenta un unicum in Europa: un modello pubblico e trasparente di produzione di conoscenze cliniche, che può guidare l’innovazione in aree come le malattie rare.

La traduzione dei risultati in terapie concrete e la disponibilità equa di queste terapie sul territorio restano le due principali sfide da superare. Con il nuovo bando da 17,8 milioni di euro per il 2025, Aifa ha introdotto meccanismi più stringenti di valutazione e monitoraggio proprio per evitare che la ricerca preclinica resti confinata al laboratorio’.

‘Inoltre- ha reso noto- l’Agenzia opera in sinergia con l’Ema, la propria Commissione scientifica ed economica (Cse) e diversi reti internazionali, con l’obiettivo di promuovere la designazione orfana, l’accesso a fondi comunitari e l’inserimento in infrastrutture regolatorie europee. È fondamentale fare rete e in questo campo l’Italia può essere capofila’.

In un videomessaggio, Ilaria Ciancaleoni Bartoli , Osservatorio Malattie Rare (Omar), ha evidenziato che ‘le malattie rare colpiscono tutte le età e servono una presa d’atto concreto in tal senso. È fondamentale innanzitutto creare un percorso di transizione per i pazienti con patologie ad esordio infantile, ma con le quali convivono anche nell’età adulta. Allo stesso tempo, è necessario integrare nella presa in carico multidisciplinare anche la medicina interna e la geriatria, e indirizzare anche a loro la formazione sulle malattie rare.

Va, inoltre, garantito l’accesso equo a tutte le terapie, la presa in carico ei percorsi di assistenza, anche per i pazienti rari in età avanzata: escluderli significherebbe alimentare una forma di ageismo che una società che invecchia non può permettersi. È essenziale inoltre integrare i percorsi di cura ospedalieri con una vera e propria rete sanitaria e sociale, capace di rispondere ai bisogni specifici della persona adulta, anche attraverso strumenti digitali semplici e accessibili. E infine, un’attenzione alla diagnosi legata all’esordio in età adulta con la possibilità di poter accedere al test genetico’.

‘La formazione- è intervenuto Giuseppe Limongelli, membro del Comitato nazionale per le malattie rare del ministero della Salute- rappresenta un passaggio essenziale per migliorare l’identificazione e la gestione delle malattie rare, anche nella popolazione anziana. Eppure, oggi in Italia i medici, sia specialisti che di medicina generale, ricevono ancora stimoli troppo deboli su questi temi.

Le criticità sono note: nei corsi universitari si parla poco o nulla di malattie rare, nelle scuole di specializzazione mancano tirocini dedicati, e non esiste un percorso formativo nazionale uniforme. Servono quindi interventi mirati: va integrata fin dall’università e nei corsi post-laurea una formazione obbligatoria sui campanelli d’allarme e sui principali percorsi diagnostici, con esperienze dirette nei Centri specializzati. Allo stesso tempo, bisogna rafforzare e uniformare la formazione continua, dai crediti Ecm ai master, coinvolgendo i medici di famiglia ei pediatri, che sono spesso i primi interlocutori dei pazienti rari anziani e pediatrici’.

‘La frammentazione dell’assistenza- ha ricordato Gaetano Piccinocchi, Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie- rappresenta una delle criticità più sentite dai pazienti con malattie rare, anche quelli anziani. Il paziente affetto da una malattia rara si trova spesso a dover ‘navigare da solo’ tra specialisti, esami e strutture diverse. Diventa sempre più urgente costruire una rete integrata tra medici di famiglia, specialisti, ospedali e Centri di riferimento, soprattutto per chi vive in aree periferiche’.

‘Per farlo- ha concluso- servire dare al medico di medicina generale il ruolo di ‘case manager’ attraverso formazione, strumenti informativi chiari e percorsi assistenziali coordinati: così si garantisce continuità, inclusione e presa in carico efficace fin dal primo sospetto’.

Castello di Cisterna: sventata la “truffa dello specchietto”, due denunciati

Castello di Cisterna– La Polizia di Stato ha denunciato due persone per tentata truffa nella giornata di lunedì, smascherando un tentativo di raggiro con la nota “truffa dello specchietto”.

Durante un controllo stradale a Castello di Cisterna, gli agenti della Sezione Polizia Stradale di Napoli hanno notato due auto ferme sul ciglio della strada, con i conducenti coinvolti in una discussione accesa.

Insospettiti, i poliziotti sono intervenuti per identificare i presenti.
Dagli accertamenti è emerso che un 42enne e una 24enne, entrambi di San Giuseppe Vesuviano e con precedenti anche specifici, stavano tentando di truffare l’altro conducente, accusandolo falsamente di aver danneggiato lo specchietto del loro veicolo.

I due sono stati denunciati per tentata truffa, mentre proseguono le indagini per verificare eventuali altri episodi simili nella zona.

Caserta, picchia la compagna durante una videochiamata: arrestato

Caserta – Una violenta aggressione domestica è stata sventata grazie all’intervento di un’amica della vittima collegata in videochiamata dall’Olanda.

Un 31enne nigeriano è stato arrestato dai carabinieri a Caserta con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, dopo aver picchiato selvaggiamente la propria compagna all’interno della loro abitazione, nel centro città.

L’episodio è avvenuto nel primo pomeriggio di ieri. L’uomo, per futili motivi, avrebbe iniziato a minacciare di morte la donna per poi aggredirla con morsi, calci e pugni. La scena, avvenuta durante una videochiamata, è stata vista in diretta da un’amica della vittima residente nei Paesi Bassi, che ha subito interrotto la conversazione e chiamato il 112, numero unico di emergenza europeo.

La richiesta è stata prontamente inoltrata alla Centrale Operativa dei Carabinieri di Caserta, che ha inviato sul posto una pattuglia del Nucleo Operativo e Radiomobile. All’arrivo dei militari, la donna, anche lei di origini nigeriane, è stata trovata in stato di choc, vestita solo con indumenti intimi e una maglietta strappata, mentre veniva assistita da alcuni amici accorsi in suo aiuto.

Una volta tranquillizzata, ha raccontato ai carabinieri di essere vittima da oltre un anno di continue violenze fisiche e psicologiche, mai denunciate per paura di ritorsioni. Questa volta, però, ha deciso di parlare e formalizzare la denuncia.

Il 31enne, nel frattempo fuggito dall’abitazione, è stato rintracciato e arrestato poche ore dopo. Si trova ora nelle camere di sicurezza dell’Arma, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.