Presentato a Villa Campolieto il XXXVI Festival delle Ville Vesuviane

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Un’estate che sa di radici, sogno e orgoglio. La XXXVI edizione del Festival delle Ville Vesuviane accende il cuore del Miglio d’Oro trasformando i suoi gioielli architettonici in palcoscenici vivi, vibranti, attuali. Dal 4 al 27 luglio, tra le maestose geometrie di Villa Campolieto, Villa Vannucchi, Villa Mascolo, Palazzo Vallelonga e Palazzo Bisignano, si snoda un cartellone ricco, pensato per parlare alla memoria e al futuro.

Il tema scelto quest’anno – L’età del Miglio d’Oro. Radici e Identità – non è solo un titolo evocativo, ma una dichiarazione precisa: raccontare la storia del territorio attraverso la bellezza, il talento, la parola e il suono. Un progetto che intreccia visioni artistiche e patrimonio, portando sul palco grandi nomi della musica, del teatro e della danza.

La presentazione ufficiale si è tenuta a Villa Campolieto con un parterre istituzionale e artistico che ha sottolineato, senza retorica, quanto il festival sia diventato una colonna portante della cultura campana. Il presidente Gennaro Miranda ha parlato di “un cuore pulsante che unisce passato e presente”, mentre il direttore artistico Bruno Tabacchini ha lanciato un monito chiaro: “Per andare avanti, bisogna saper voltarsi indietro”.

Si parte il 4 luglio con Mario Biondi in concerto, poi spazio a un Amleto in napoletano, ad Edipo Re, agli omaggi a Pino Daniele e Camilleri, al teatro popolare, al jazz che racconta favole, alla danza che reinventa Shakespeare e Pulcinella. Tra gli ospiti: Luca Lazzareschi, Simona Molinari, Francesco Paolantoni, Peppe Barra, Maurizio De Giovanni, Massimo Andrei e Cloris Brosca.

Ogni sera un viaggio, ogni spettacolo una chiave per riaprire le porte delle Ville non solo come monumenti, ma come spazi abitati dalla vita. La Fondazione Ente Ville Vesuviane restituisce così queste dimore alla loro vocazione originaria: luoghi di incontro, visione e resistenza culturale. In un’epoca che rischia di appiattire tutto, il Festival si conferma un gesto potente, necessario e profondamente identitario.

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Commenti (1)

Quest’articolo parla di un festival che ha un significato importante per la cultura. Pero, ci sono troppe parole complesse che rendono difficile la comprensione. Sarebbe meglio usare un linguaggio più semplice per coinvolgere più persone.

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