Minacce e pizzo in nome del clan
Grazie al coraggio della vittima, che ha denunciato tutto alle autorità, la Squadra mobile di Sassari, in collaborazione con i colleghi di Napoli, ha ricostruito la vicenda e raccolto prove schiaccianti.
Napoli – Una scossa di terremoto di magnitudo 2.1 è stata registrata oggi pomeriggio nell’area dei Campi Flegrei, confermando l’attivazione di un nuovo sciame sismico nella zona.
L’evento, avvenuto alle 15:12 con epicentro a Monte Nuovo (Bacoli), è stato percepito dalla popolazione locale e potrebbe essere stato accompagnato da un boato, come segnalato dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV.
Il sisma rientra nella fase di sollevamento (bradisismo) che da mesi interessa l’area flegrea, caratterizzata da un progressivo innalzamento del suolo e da una crescente attività sismica.
Sulla propria pagina Facebook, l’amministrazione comunale di Pozzuoli ha diffuso un avviso alla cittadinanza, invitando chiunque abbia avvertito la scossa o riscontrato danni a contattare:
Centrale Operativa Polizia Municipale: 081/8551891
Protezione Civile: 081/18894400
«Si raccomanda di seguire gli aggiornamenti sul sito dell’Osservatorio Vesuviano – INGV (https://www.ov.ingv.it/ov/) e sui bollettini settimanali e mensili dei Campi Flegrei», si legge nella nota.
L’evento, seppur di moderata entità, ha riacceso i timori nella popolazione, già allertata dall’aumento dell’attività sismica e dalle deformazioni del suolo registrate negli ultimi mesi. Alcuni residenti delle zone limitrofe all’epicentro hanno segnalato di aver udito un boato al momento della scossa.
L’INGV continua a sorvegliare 24 ore su 24 l’evoluzione della crisi bradisismica, con particolare attenzione alle possibili variazioni nell’attività sismica e nelle emissioni gassose. Al momento, non sono stati segnalati danni a persone o cose, ma le autorità restano in stato di allerta.
Mantenere la calma
Allontanarsi da mobili pesanti o vetri
Seguire solo informazioni ufficiali
La situazione rimane sotto controllo, ma la Protezione Civile invita a non abbassare la guardia in un’area ad alto rischio vulcanico come quella flegrea.
Torre Annunziata– Un duro colpo è stato inferto oggi al clan Gionta, una delle più temibili organizzazioni camorristiche operanti a Torre Annunziata e nei territori limitrofi.
I Carabinieri del Gruppo di Torre Annunziata, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e in esecuzione di un’ordinanza cautelare del GIP del Tribunale di Napoli, hanno arrestato 17 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso alla detenzione e porto illegali di armi, estorsione e tentata estorsione, fino alla detenzione a fine di spaccio di droga. Tutti i delitti sono aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Gionta.
Le indagini hanno fatto emergere una consolidata pratica estorsiva ai danni di imprenditori e commercianti della zona, costretti a sottostare alle richieste del clan. È stata altresì riscontrata la costante disponibilità di armi da fuoco, segno della volontà del clan di mantenere il controllo del territorio anche attraverso la violenza. Non solo: è emerso anche un fitto collegamento con altre organizzazioni camorristiche.
Particolarmente inquietante un’intercettazione ambientale risalente al 14 agosto 2023, tra Savino Carmine Mariano, Savino Alfredo e un soggetto non identificato. La conversazione svela una chiara programmazione di azioni armate nei confronti delle fazioni rivali dei Valentini: “però zio voi sapete che penso? Che a NOI (ndr inteso come clan camorristico Gionta) ci servono un paio di MORTI!… o mo o mai più! … io sono d’accordo a farlo zio! … per me fate bene, per me fate bene! … ora è il momento! se noi non lo facciamo … ma di che stiamo parlando zio?!'”.
Frasi che attestano la ferocia e la determinazione con cui venivano pianificate azioni di sangue, senza alcun ripensamento.
Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno permesso di ricostruire l’organigramma del clan Gionta, che si avvale della forza d’intimidazione derivante dal vincolo associativo per acquisire il controllo di attività lecite e illecite, in particolare estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti.
L’obiettivo è ottenere vantaggi e profitti economici ingiusti, anche attraverso la contrapposizione armata con organizzazioni criminali rivali, come il “IV Sistema” e i gruppi con base operativa al “Parco Penniniello” di Torre Annunziata.
In questo contesto, emerge con forza il ruolo “eccentrico” ma apicale di Donnarumma Gemma, scarcerata il 26 aprile 2022 e tornata immediatamente a rivestire una posizione di primissimo piano nel clan in virtù del suo status di “moglie” del capoclan Valentino. Tutti le riconoscono un ruolo primario: Donnarumma Gemma gestisce in autonomia le estorsioni, impone l’assunzione di persone a lei vicine e percepisce proventi dal traffico di stupefacenti.
Il suo mantenimento è garantito direttamente dal reggente Amoruso Gaetano, suo nipote, che le fa fronte alle lamentele sul mantenimento (“solo” 1500 euro al mese) facendole arrivare “regali” anche in occasioni di festività.
Per aumentare le sue entrate, Donnarumma Gemma, con l’aiuto del fratello Enrico, incassava personalmente i proventi delle estorsioni ai danni delle vittime riportate sulla “lista” del clan (come le imprese Eredi Vitiello) e organizzava estorsioni ai danni di soggetti non presenti nell’elenco.
Di seguito l’elenco degli indagati raggiunto dalle misure cautelari:
Le condotte contestate si estendono fino all’attualità per il reato associativo, e all’anno 2023 per i reati-fine. Ciò attesta la persistente e allarmante pericolosità degli indagati, tutt’ora attivi nei rispettivi settori di “competenza”, come confermato dal collaboratore di giustizia Salvatore Buonocore.
La Procura sottolinea la “certa sussistenza del pericolo di reiterazione dei reati”. I recenti gravissimi fatti di sangue avvenuti nel territorio di Torre Annunziata e nelle zone limitrofe attestano inequivocabilmente l’attuale operatività del clan, confermando il contenuto delle intercettazioni e delle dichiarazioni in atti. A rafforzare il quadro investigativo, due sequestri del 7 maggio 2022 e del 3 aprile 2025, che hanno portato al ritrovamento di numerose armi e stupefacenti di diversa natura.
Nelle oltre 260 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro, grazie alle intercettazioni e ai racconti di numerosi pentiti in particolare Pietro Izzo e Salvatore Buonocore, si descrive tutto l’operato del clan Gionta degli ultimi anni a partire dalla scarcerazione nel maggio del 2022 di Gemma Donnarumma.
Si fa l’organigramma, si tracciano i ruoli, si indicano i nemici da colpire, gli imprenditori da taglieggiare ma ci sono anche particolari indeiti della guerra di camorra di Torre Annunziata.
A confermare la persistente pericolosità del gruppo, anche i recenti sequestri avvenuti il 7 maggio 2022 e il 3 aprile 2025, che hanno portato al ritrovamento di armi da guerra e ingenti quantitativi di droga.
Secondo la DDA, il clan Gionta resta tuttora attivo e fortemente radicato sul territorio, con l’obiettivo di controllare attività economiche lecite e illecite nella zona di Torre Annunziata e nei comuni vicini.
(nella foto un momento delle perquisizioni e da sinistra Gemma Donnarumma, Gaetano Amoruso, Michele Guarro e Ferraro Salvatore)
Napoli celebra il ritorno delle palme in viale Augusto, a Fuorigrotta, con il completamento di un ambizioso intervento di riqualificazione che restituisce splendore e funzionalità a uno degli assi viari più importanti della città.
L’opera, inaugurata oggi 15 luglio, non si limita alla ripiantumazione delle iconiche palme, ma abbraccia un restyling completo che spazia dalla sede stradale ai marciapiedi, dalle aree verdi all’arredo urbano, ridisegnando il volto di un’arteria storica in chiave moderna e sostenibile.
I lavori, realizzati in collaborazione con la Soprintendenza, hanno riportato in viale Augusto 173 palme Washingtonia robusta, scelte per preservare l’identità paesaggistica del viale, e 151 palme nane Chamaerops humilis nelle aiuole laterali. “
Abbiamo ripristinato il disegno architettonico originario – ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi – garantendo manutenzione e un sistema di irrigazione automatica. Questo intervento è parte di un grande piano di investimenti per migliorare il verde e la vivibilità della città”.
La carreggiata è stata interamente rinnovata con il rifacimento del manto stradale, dallo strato di base al tappetino superficiale, mentre caditoie e chiusini dissestati sono stati riallineati o sostituiti. L
a pulizia del sistema di raccolta delle acque piovane scongiurerà il rischio di allagamenti durante le piogge intense. I marciapiedi, uniformati con una nuova pavimentazione in cubetti di porfido, offrono maggiore sicurezza e accessibilità.
Le aiuole centrali, cuore pulsante del progetto, sono state arricchite con nuove essenze arboree, mentre i pini e i cedri esistenti sono stati sottoposti a indagini di stabilità. Tre alberi, risultati a rischio per la scarsa tenuta delle radici, sono stati abbattuti per garantire la sicurezza. “Con circa 300 nuove palme – ha sottolineato l’assessore al Verde Vincenzo Santagada – abbiamo ridato a viale Augusto la sua caratteristica urbanistica, rafforzando l’identità del quartiere”.
L’intervento si completa con l’installazione di portabiciclette, panchine, cestini per i rifiuti e colonnine dissuasori in ghisa, elementi che migliorano l’estetica e la fruibilità dello spazio pubblico. Un progetto che non solo valorizza il patrimonio storico e paesaggistico di Fuorigrotta, ma risponde alle esigenze di una città che guarda al futuro, puntando su sostenibilità e decoro urbano.
Viale Augusto torna così a essere un simbolo di Napoli, più verde, sicuro e accogliente per cittadini e visitatori.
Nuova ondata di furti sulla spiaggia libera di Mappatella Beach, sul lungomare di Napoli, dove nelle ultime 24 ore quattro giovani turiste sono state derubate in pieno giorno, persino durante un evento ufficiale.
Un segnale allarmante che riaccende i riflettori sulla sicurezza in una delle aree balneari più frequentate della città.
Lunedì pomeriggio, mentre era in corso la presentazione del nuovo campo di pallavolo realizzato dalle associazioni Maga e 100×100 Naples, due ragazze veneziane sono state derubate di portafogli, documenti e vestiti.
Le due giovani, in evidente stato di shock, sono state soccorse dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra), presente in zona per un sopralluogo, e successivamente affidate ai Carabinieri intervenuti per l’assistenza e la denuncia.
Nemmeno 24 ore dopo, martedì mattina, la spiaggia è tornata nel mirino dei ladri. Vittime due ragazze, una proveniente dalla Calabria e una originaria di Ischia, derubate anch’esse di tutto, compresi occhiali da vista fondamentali per una delle due.
Sul posto è intervenuta la Polizia, mentre Borrelli ha offerto supporto alle giovani, pagando personalmente il biglietto per il ritorno sull’isola all’ischitana.
“Si tratta di episodi gravi, che confermano un’escalation preoccupante di furti, scippi e rapine ai danni soprattutto di turisti e persone indifese”, ha dichiarato Borrelli, che da tempo monitora la situazione sul lungomare. “Mappatella Beach ha cambiato volto grazie al lavoro del Comune, dei volontari e delle associazioni, ma a tratti riaffiora con prepotenza la sua vecchia immagine degradata”.
Il deputato ha ribadito il proprio impegno con sopralluoghi quasi quotidiani per contrastare fenomeni come abusivismo, bivacchi e vendita irregolare, ma sottolinea come ciò non sia sufficiente: “Nonostante i continui appelli, la situazione resta critica”.
Borrelli lancia infine un appello alle istituzioni: “Chi viene a Napoli per godersi il mare e la città non può finire senza documenti e senza nulla in tasca. Servono più controlli, più agenti, più telecamere. Ma soprattutto serve una linea chiara: tolleranza zero per ladri e criminali. Non possiamo più permettere che l’inciviltà rovini l’immagine della nostra città”.
Napoli– Cambia il volto della raccolta differenziata nel cuore della città. In 18 tra piazze e strade del centro storico saranno installati cassonetti interrati, una novità destinata a migliorare il decoro urbano e l’efficienza del sistema di gestione dei rifiuti.
Il progetto, promosso da ASIA Napoli in collaborazione con l’amministrazione comunale, prevede la collocazione dei nuovi contenitori sotterranei in punti strategici del centro, tra cui Corso Arnaldo Lucci, Piazza Cavour, Piazza Vittoria, Piazza Dante, Via Toledo, Via Foria e Via Santa Maria di Costantinopoli.
I cassonetti interrati, completamente invisibili quando non in uso, hanno l’obiettivo di ridurre l’impatto visivo dei tradizionali bidoni stradali e incentivare comportamenti più sostenibili tra i cittadini.
In parallelo all’avvio dell’iniziativa, ASIA ha lanciato un nuovo calendario per la raccolta differenziata, disponibile sul sito ufficiale dell’azienda. I cittadini sono invitati a separare correttamente i rifiuti domestici e a conferirli nei contenitori adeguati, seguendo le indicazioni fornite dal Comune e da ASIA.
Restano invariati i criteri per lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili, come pannolini, polistirolo, cosmetici, tubetti di dentifricio, gomma e stracci sporchi, che devono essere gettati nel cassonetto grigio dell’indifferenziato.
L’introduzione dei cassonetti interrati si inserisce in un piano più ampio volto a sensibilizzare la cittadinanza alla tutela dell’ambiente urbano e ad aumentare la percentuale di raccolta differenziata, con l’obiettivo di avvicinare Napoli agli standard delle grandi città europee.
Per aggiornamenti e dettagli sulle modalità di raccolta, è possibile consultare il sito ufficiale: www.asianapoli.it
Agropoli – Assegni falsificati per acquistare minicar, carte di credito rubatee un sistema di riciclaggio ben organizzato. È il quadro emerso dall’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari su disposizione del GIP.
I Carabinieri di Agropoli hanno notificato il provvedimento di arresti domiciliari per un indagato w l’obbligo di dimora per altri due. Un quarto, già in carcere all’estero, è risultato irreperibile
Il gruppo, operativo ad Agropoli, è accusato di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata a truffare venditori di minicar. Il metodo? Pagare con assegni falsi per impossessarsi dei veicoli, lasciando le vittime senza denaro e senza il mezzo venduto.
Due degli indagati sono inoltre ritenuti responsabili dell’indebito utilizzo di carte di credito, frutto di 4 furti commessi lungo il litorale cilentano da complici non ancora identificati. Con queste carte, gli accusati avrebbero effettuato pagamenti per 8.475 euro, dirottando poi i fondi su conti correnti riconducibili a loro, in un’operazione di riciclaggio a più livelli.
La misura cautelare per il quarto indagato – arresti domiciliari – non è stata eseguita perché l’uomo è già detenuto in un Paese straniero per un’altra vicenda.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania, potrebbe allargarsi: i militari stanno verificando possibili collegamenti con altri reati nella zona. Intanto, le misure cautelari segnano un primo importante risultato nello smantellamento di un’organizzazione dedita a frodi e riciclaggio.
I prossimi passi saranno l’analisi dei flussi finanziari e la ricerca degli eventuali complici, mentre gli indagati dovranno rispondere di associazione a delinquere, truffa e riciclaggio.
Cava dè Tirreni – Un altro drammatico episodio di violenza scuote il Salernitano, un ennesimo caso di tentato femminicidio che riporta al centro dell’attenzione la piaga della violenza di genere.
A Cava de’ Tirreni, nella frazione di Santa Lucia, la scorsa notte si è consumata una tragedia sfiorata: un uomo di 40 anni ha aggredito la moglie di 35 anni con sette coltellate mentre dormiva, per poi tentare di togliersi la vita.
Un gesto di inaudita ferocia che ha lasciato la comunità sotto shock e riaccende il dibattito sull’urgenza di contrastare la violenza domestica.
Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Polizia di Cava de’ Tirreni, l’uomo avrebbe agito con premeditazione, colpendo la moglie nel sonno con una brutalità disumana.
Sette fendenti che hanno ridotto la donna in fin di vita, ora ricoverata in prognosi riservata in un ospedale della zona. Fortunatamente, le sue condizioni, sebbene gravi, non sembrano al momento mettere a rischio la sua vita. L’aggressore, dopo il gesto, ha rivolto la violenza contro sé stesso, tentando il suicidio.
Anche lui è stato soccorso e trasportato in un’altra struttura ospedaliera, dove si trova attualmente in stato di arresto, piantonato dalle forze dell’ordine.
L’episodio di Santa Lucia si aggiunge alla lunga scia di femminicidi e tentati femminicidi che continuano a segnare il Paese, evidenziando un’emergenza che non accenna a placarsi. La violenza di genere, spesso consumata tra le mura domestiche, si conferma una ferita aperta nella nostra società, che richiede interventi strutturali e culturali per essere affrontata.
La vittima, una giovane donna di 35 anni, è l’ennesima testimonianza di come il luogo che dovrebbe essere il più sicuro, la casa, possa trasformarsi in una trappola mortale.
Gli inquirenti stanno approfondendo le dinamiche dell’accaduto, cercando di ricostruire il contesto e le motivazioni dietro il gesto. Al momento, l’uomo è accusato di tentato omicidio, ma il fascicolo potrebbe aggravarsi in base all’evoluzione delle indagini e delle condizioni della vittima.
Intanto, la comunità di Cava de’ Tirreni si stringe attorno alla donna, in attesa di notizie sul suo stato di salute, mentre il caso riaccende l’urgenza di politiche efficaci di prevenzione, sensibilizzazione e protezione per le donne. Un altro campanello d’allarme che non può essere ignorato: la lotta contro la violenza di genere deve diventare una priorità assoluta.
Nessun allarme ambientale dopo l’incendio divampato lo scorso 9 luglio nella zona industriale di Pastorano, in provincia di Caserta. Lo comunica l’Arpa Campania, che ha diffuso oggi i risultati dell’ultimo ciclo di monitoraggio della qualità dell’aria eseguito nei pressi del sito.
Secondo quanto rilevato dai tecnici dell’Agenzia, la concentrazione totale di diossine, furani e PCB (policlorobifenili) dispersa nell’aria tra il 12 e il 13 luglio è stata pari a 0,12 picogrammi per normal metro cubo (pg/Nm³ I-TEQ). Un dato inferiore al valore di riferimento internazionale attualmente adottato dalla comunità scientifica, pari a 0,15 pg/Nm³ secondo il LAI (Germania).
Il monitoraggio, avviato subito dopo l’incendio, è stato effettuato con un laboratorio mobile installato sul posto il 10 luglio. Oltre alle diossine, sono stati rilevati anche ossidi di azoto (NO, NO₂, NOx), monossido di carbonio, ozono, benzene, toluene, xileni e particolato atmosferico (PM).
Durante le analisi sono stati registrati aumenti temporanei di alcune concentrazioni orarie, ma – precisa l’Arpa – non è stato riscontrato un nesso diretto con l’incendio, né si sono verificati superamenti dei limiti di legge previsti dal D.Lgs. 155/2010, laddove applicabili.
Tutti i dati raccolti resteranno consultabili nella sezione dedicata del sito ufficiale dell’Arpa Campania, al seguente indirizzo:
https://portale.arpacampania.it/web/guest/laboratori-mobili
Napoli – Un grave caso di presunta corruzione ha scosso la Polizia Municipale di Napoli. Un agente di 44 anni, in servizio presso l’Ufficio Sanzioni Amministrative, è stato licenziato dal Comune con l’accusa di aver annullato ben 282 multe, per un valore complessivo superiore ai 50 mila euro, a beneficio di sé stesso, dei suoi familiari e di amici.
La notizia, riportata da La Repubblica, ha sollevato interrogativi sulla vigilanza interna e sull’integrità dei meccanismi di controllo nell’ente pubblico.
Secondo quanto emerso da una verifica interna agli uffici comunali, il vigile, identificato con le iniziali M.C., avrebbe agito in palese violazione delle normative sul conflitto di interessi. Le indagini hanno rivelato che 13 dei verbali annullati erano intestati a suoi parenti stretti, tra cui il padre e la compagna.
I restanti 269 riguarderebbero due persone non direttamente legate a lui, suggerendo un giro di favori esteso oltre la cerchia familiare.
L’agente avrebbe utilizzato le proprie credenziali per accedere al sistema informatico e procedere alla chiusura delle sanzioni, senza disporre delle autorizzazioni necessarie né della documentazione giustificativa richiesta dalle procedure.
Un comportamento che, secondo l’accusa del Comune, ha arrecato un vantaggio personale ed economico a lui e ai suoi cari, causando al contempo un danno economico significativo all’amministrazione pubblica.
Questo episodio è un pugno nello stomaco per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando chi dovrebbe garantire il rispetto delle regole e tutelare l’interesse pubblico si rende protagonista di tali condotte, l’immagine di trasparenza e legalità dell’intera amministrazione ne esce inevitabilmente compromessa.
Un singolo caso, per quanto isolato possa essere, alimenta la percezione che esistano “scorciatoie” e favoritismi a scapito del cittadino onesto che paga regolarmente le proprie multe.
La prontezza dell’intervento del Comune nel sollevare dall’incarico l’agente è un segnale positivo, ma la vicenda evidenzia l’urgente necessità di rafforzare i controlli interni e i sistemi di audit sui processi amministrativi più delicati, come la gestione delle sanzioni.
È fondamentale che ogni accesso e ogni operazione sui sistemi informatici siano tracciati, verificati e soggetti a una supervisione stringente, per prevenire abusi e garantire che la legalità sia la sola guida nell’operato dei pubblici ufficiali. Solo così si potrà ricostruire quel rapporto di fiducia indispensabile tra i cittadini e coloro che sono chiamati a servirli.
Avellino – Un 54enne con numerosi precedenti è stato denunciato dalla Squadra Mobile di Avellino per aver esploso colpi a salve nella tarda serata di ieri in pieno centro città, davanti a due bar di via Piave e via Tagliamento.
Gli agenti, intervenuti dopo le segnalazioni di alcuni cittadini allarmati dagli spari, hanno rintracciato e identificato l’uomo, residente ad a. Durante una perquisizione nella sua abitazione, è stata sequestrata una pistola “scacciacani” calibro 8, priva del tappo rosso (obbligatorio per distinguerla da un’arma vera), e tre cartucce.
L’uomo dovrà rispondere di porto abusivo di arma ed esplosioni pericolose.
Quello delle pistole a salve – spesso sottovalutate – è un fenomeno pericoloso: pur non sparando proiettili, possono spaventare la popolazione e creare allarme sociale, oltre a essere facilmente confuse con armi vere.
L’episodio avellinese riaccende i riflettori sul controllo del territorio e sulla prevenzione di gesti simili, soprattutto in un’area centrale e frequentata.
L’indagato, già noto alle forze dell’ordine, sarà ora chiamato a rispondere della sua condotta davanti alla giustizia.
Un cittadino spagnolo, affetto da disturbi psichici e denunciato come scomparso in Spagna, è stato ritrovato a Napoli in condizioni preoccupanti. L’uomo, rintracciato in piazza Municipio, di fronte al Molo Beverello, giaceva a terra in stato confusionale e in pessime condizioni igienico-sanitarie.
A intervenire sono stati gli agenti della Polizia Locale dell’Unità Operativa Avvocata, coadiuvati dal reparto Emergenze Sociali, che hanno agito con tempestività per prestare soccorso.
Immediatamente sono stati contattati il consolato spagnolo e i familiari dell’uomo, i quali hanno fornito tramite WhatsApp un recente referto medico sulle sue condizioni di salute. La famiglia ha inoltre comunicato che un loro delegato si recherà presto in Italia per riportarlo a casa.
Nel frattempo, è stato allertato il servizio 118, che ha provveduto a trasferire l’uomo all’Ospedale del Mare. Qui è stato ricoverato e sottoposto a cure mirate, sia per le problematiche psichiatriche sia per il suo stato clinico generale.
Un’operazione che evidenzia l’efficacia e la sensibilità delle forze dell’ordine napoletane nel gestire situazioni di emergenza sociale, garantendo assistenza e sicurezza a una persona vulnerabile, in attesa del ricongiungimento con i propri cari.
Sorrento– Una scossa giudiziaria senza precedenti ha colpito il Comune di Sorrento. Questa mattina, il Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha eseguito 16 ordinanze di misure cautelari personali – di cui 1 in carcere e 5 ai domiciliari – emesse dal G.I.P. del Tribunale su richiesta della Procura.
Le indagini hanno scoperchiato un presunto “sistema” di corruzione, peculato, istigazione alla corruzione e turbata libertà degli incanti, legato a una pluralità di appalti pubblici affidati dal Comune di Sorrento tra il 2022 e il 2024.
Tra i destinatari delle misure cautelari spicca l’ex Sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, già in carcere dal 21 maggio 2025 per induzione indebita. L’inchiesta lo vede ora coinvolto in ulteriori 9 capi di imputazione per corruzione, 1 per istigazione alla corruzione, 3 per turbata libertà degli incanti e 1 per peculato.
Insieme a Coppola, sono stati raggiunti da provvedimenti restrittivi 2 funzionari dell’amministrazione comunale di Sorrento, 7 imprenditori aggiudicatari di procedure a evidenza pubblica e, sorprendentemente, anche un “sensitivo”, Raffaele Guida.
Contemporaneamente agli arresti, le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di perquisizione domiciliare, personale e informatica, e di sequestro, nei confronti di 26 persone, tra cui i 14 destinatari delle misure restrittive e altre 12 persone indagate per analoghi reati.
Le complesse indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Massa Lubrense e coordinate dalla Procura, hanno messo sotto la lente ben 36 appalti pubblici indetti o aggiudicati dal Comune di Sorrento tra il 2022 e il 2024.
Il valore complessivo di questi appalti, a base d’asta, supera i 35 milioni di euro, di cui 15 milioni finanziati con fondi FESR e 4,5 milioni con fondi del P.N.R.R., evidenziando la gravità del presunto giro di illeciti che avrebbe coinvolto anche risorse destinate alla ripresa e allo sviluppo.
Tra gli appalti specifici oggetto di corruzione e turbativa di pubblico incanto citati nell’ordinanza cautelare, vi è l’affidamento diretto a un professionista dell’incarico per la “Progettazione dello studio di fattibilità, rigenerazione urbana – intervento di riqualificazione e valorizzazione del percorso illecito”.
Quest’ultimo dettaglio, come riportato nel comunicato, sembra indicare una chiara finalità corruttiva volta a stringere accordi illeciti per l’affidamento degli appalti.
L’intervento cautelare si è reso “imprescindibile” per interrompere la prosecuzione delle condotte delittuose e sradicare un “sistema corruttivo profondamente radicato nell’ambito dell’amministrazione comunale di Sorrento”.
L’elevato grado di allarme sociale è determinato dall’idoneità del complessivo sistema di comportamenti illeciti a insinuarsi all’interno di interi settori dell’amministrazione, unitamente al prolungato periodo temporale in cui i delitti sono stati commessi.
Nel corso delle perquisizioni, sono stati sottoposti a sequestro 47.660 euro in contanti e 2 orologi di lusso, rinvenuti nell’abitazione di uno degli indagati arrestati. L’indagine, condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Massa Lubrense e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, prosegue con l’analisi dei materiali sequestrati e con l’audizione degli indagati.
Sono 16 le persone arrestate, di cui:
1 in carcere
5 agli arresti domiciliari
Le restanti sottoposte a obblighi e provvedimenti minori
Tra i principali destinatari delle misure cautelari figurano:
Massimo Coppola, ex sindaco di Sorrento (già arrestato in flagranza il 21 maggio 2025, attualmente in carcere)
Due funzionari dell’amministrazione comunale di Sorrento
Sette imprenditori, risultati vincitori di appalti pubblici del Comune
Raffaele Guida, noto come “il sensitivo”
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati:
47.660 euro in contanti
2 orologi di lusso
La somma e gli oggetti di valore sono stati rinvenuti nell’abitazione di uno degli arrestati.
Torre Annunziata – È scattata alle prime luci dell’alba una vasta operazione dei carabinieri nel cuore del cosiddetto “quadrilatero delle carceri”, roccaforte del clan Gionta, da decenni attivo a Torre Annunziata.
Un duro colpo inferto a una delle organizzazioni camorristiche più radicate e violente del Vesuviano, al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Il blitz, ancora in corso, è stato eseguito dai militari del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori. Sono 17 le misure cautelari emesse dal gip su richiesta della Procura partenopea: tutti arresti in carcere, destinati a presunti affiliati del clan Gionta.
Tra gli arrestati figura anche Gemma Donnarumma, moglie dello storico capoclan ergastolano Valentino Gionta, tornata in libertà nel maggio del 2022.
Secondo gli inquirenti, gli indagati sarebbero coinvolti in reati di associazione mafiosa ed estorsione, con l’aggravante del metodo camorristico. Le attività criminali si sarebbero concentrate nel controllo del territorio, nell’imposizione del pizzo e in una rete di intimidazioni che da anni soffoca l’economia locale, in particolare nell’area di Palazzo Fienga, simbolo storico del potere del clan.
Sono stati impiegati oltre 50 carabinieri per eseguire le ordinanze e garantire il ripristino della legalità in un’area tradizionalmente ad alta densità criminale.
L’operazione rappresenta un nuovo passo avanti nella strategia di disarticolazione delle storiche famiglie di camorra dell’area oplontina, già più volte colpite negli ultimi anni ma ancora in grado – secondo gli investigatori – di rigenerarsi attraverso le parentele interne e la rete di fiancheggiatori sul territorio.
Le indagini proseguono per individuare eventuali ulteriori responsabili e mappare con maggiore dettaglio la riorganizzazione della cosca.
Il Napoli si prepara a tornare in campo sotto la guida del nuovo allenatore Antonio Conte. La stagione 2025/2026 si annuncia ricca di impegni tra campionato, coppe e ambizioni europee, e per arrivarci al meglio il club azzurro ha programmato due ritiri estivi: il primo, come da tradizione, a Dimaro in Val di Sole dal 17 al 27 luglio, il secondo a Castel di Sangro, in Abruzzo, dal 30 luglio al 14 agosto.
Nel corso della preparazione saranno disputate cinque amichevoli: due durante il ritiro in Trentino e tre in Abruzzo. Questo il calendario completo dei test estivi:
Napoli-Arezzo, il 22 luglio alle ore 18 a Dimaro
Napoli-Catanzaro, il 26 luglio alle ore 18 a Dimaro
Napoli-Brest, il 3 agosto alle ore 19 a Castel di Sangro
Napoli-Girona, il 9 agosto alle ore 19 a Castel di Sangro
Napoli-Olympiakos, il 13 agosto alle ore 20 a Castel di Sangro
Intanto, il Napoli ha chiuso un altro importante innesto sul mercato. È arrivato in Italia Noa Lang, esterno offensivo olandese, pronto a vestire l’azzurro dopo l’esperienza al PSV Eindhoven. L’attaccante si è presentato questa mattina a Villa Stuart, a Roma, per sostenere le visite mediche di rito prima della firma. L’operazione è stata definita per una cifra compresa tra 25 e 30 milioni di euro.
Anche quest’anno il ritiro a Dimaro – giunto alla 14ª edizione – sarà molto più di una semplice preparazione atletica. L’amministrazione comunale ha annunciato una serie di misure per trasformare i giorni di presenza del Napoli in un’occasione di festa e aggregazione per i tifosi.
Durante tutto il periodo del ritiro, sarà interdetta la circolazione ai veicoli nell’area che porta alla Ski.it Arena, che diventerà interamente pedonale. Il Comune ha previsto un collegamento pedonale tra il centro cittadino, l’area eventi e il polo operativo della squadra.
Le attività serali si terranno nell’area a valle della chiesa, in grado di accogliere un maggior numero di tifosi e garantire sicurezza, grazie alla predisposizione di vie di fuga. Un’iniziativa che conferma l’intento di rendere il ritiro una “vacanza azzurra” tra sport, tifo e relax.
Napoli – Anche quest’anno Napoli si prepara a vivere una delle sue tradizioni più sentite: i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine, protettrice della città.
A partire da stasera, Piazza del Carmine si animerà con un concerto gratuito e il suggestivo incendio del Campanile, momento clou dell’evento inserito nel programma della terza edizione di Feste Patronali, progetto sostenuto dall’Assessorato al Turismo del Comune di Napoli.
La serata avrà inizio alle ore 21 con il concerto di Raffaello Converso, che interpreterà brani di musica classica napoletana. L’ingresso è libero, ma è possibile prenotarsi al numero 081 6129420.
A seguire, gli occhi di napoletani e turisti si volgeranno verso il Campanile di fra’ Nuvolo, alto 75 metri, per assistere a uno spettacolo pirotecnico che ne illuminerà la terrazza.
Pur non trattandosi della storica luminaria di fuoco che un tempo avvolgeva l’intera struttura, l’evento richiama un episodio leggendario: durante l’assedio francese del 1439, il campanile della Basilica del Carmine Maggiore fu miracolosamente risparmiato dalla distruzione, diventando un simbolo di speranza per la città.
Cuore dei festeggiamenti è la devozione alla Madonna Bruna, la cui icona fu incoronata 150 anni fa. Le celebrazioni religiose, iniziate con messe solenni e processioni, culmineranno domani con una giornata intensa di preghiera:
Dalle ore 6: celebrazioni ogni ora.
Ore 19: messa solenne presieduta dal cardinale Battaglia, con l’atto di affidamento della città a Maria.
I fedeli potranno seguire la diretta su Facebook tramite la pagina della Basilica o iscriversi al canale WhatsApp per ricevere aggiornamenti.
Oltre ai momenti spirituali, la festa offre stand gastronomici con specialità locali e attività per i più piccoli, trasformando piazza del Carmine in un luogo di aggregazione tra fede e folklore.
Un appuntamento da non perdere, che unisce storia, tradizione e spettacolo nel cuore di Napoli.
Napoli scommette sulla tutela del suo litorale con “Asia Sea”, il nuovo servizio di pulizia dedicato alle spiagge pubbliche della città.
Sarà presentato, infatti, oggi, martedì 15 luglio, alle ore 10 presso la spiaggia “Mappatella” sul lungomare Caracciolo, all’altezza della rotonda Diaz, il progetto nasce sotto l’egida di Asia, la società comunale responsabile della gestione dei rifiuti.
Un’iniziativa che punta a restituire decoro e vivibilità agli arenili, valorizzando uno dei patrimoni più preziosi della città: il mare. Alla cerimonia di lancio parteciperanno il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessore alla Salute e al Verde Vincenzo Santagada, l’assessore alle Infrastrutture, Mobilità e Protezione Civile Edoardo Cosenza, l’amministratore unico di Asia Napoli Domenico Ruggiero e il direttore Affari generali e Sviluppo impianti Carlo Lupoli.
Un segnale chiaro dell’impegno dell’amministrazione per la cura del territorio e il rilancio turistico.
A partire da oggi, “Asia Sea” si occuperà della pulizia delle spiagge napoletane, da quelle meno conosciute di San Giovanni a Teduccio, come Pietrarsa, vico I Marina ai Due Palazzi e strada Boccaperti, fino alle iconiche distese di sabbia e scogli del lungomare Caracciolo, passando per le suggestive località di Posillipo: dai due lati di Palazzo Donn’Anna a Marechiaro, fino alla Gaiola. L’obiettivo è garantire arenili puliti e accoglienti, a beneficio di cittadini e turisti.
L’introduzione di “Asia Sea” rappresenta un tassello fondamentale nella strategia del Comune per migliorare la qualità ambientale e promuovere un’immagine rinnovata di Napoli. La pulizia delle spiagge non è solo una questione estetica, ma un’azione concreta per preservare l’ecosistema marino e sostenere il turismo, pilastro economico della città. Con questo servizio, Napoli punta a rafforzare il legame tra i suoi abitanti e il mare, rendendo le spiagge luoghi di aggregazione sicuri e fruibili per tutti.
Torre Annunziata – Un vero e proprio “Sistema Sorrento”, un’intricata rete di collusioni tra politica, burocrazia e imprenditoria, è stato smantellato in queste ore.
Il Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata sta dando esecuzione a 16 ordinanze di custodia cautelare (carcere e domiciliari) emesse dal G.I.P. del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica locale.
Nel mirino: l’ex sindaco di Sorrento, funzionari e dirigenti comunali, e numerosi imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione, peculato e turbata libertà degli incanti in relazione a una pluralità di appalti pubblici affidati dal Comune di Sorrento tra il 2022 e il 2024.
L’operazione odierna fa seguito all’arresto in flagranza di reato dell’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, avvenuto lo scorso 21 maggio 2025. Coppola era stato colto in flagrante mentre intascava una “tangente” da un imprenditore, un episodio che ha acceso i riflettori su una gestione opaca degli affari pubblici nella rinomata località turistica.
Le indagini hanno svelato non solo un sistema di appalti truccati, ma anche una presunta manipolazione dell’informazione locale attraverso l’erogazione di fondi pubblici. Emblematico il caso di un’intervista all’allora sindaco Massimo Coppola, pubblicata sul sito de ‘Il Giornale’ il 25 febbraio 2022 con il titolo “Il modello Sorrento che stupisce”.
Una vera e propria operazione di auto-incensamento per il decennale della scomparsa di Lucio Dalla, costata alle casse comunali oltre 16.000 euro. La “compravendita” dell’articolo, privo dell’obbligatoria dicitura “redazionale”, è documentata dalla determina comunale numero 73 del marzo 2022, firmata dal dirigente Donato Sarno, uno dei 22 indagati del “Sistema Sorrento”.
Questo episodio, seppur una “goccia nel mare”, è indicativo di una prassi più ampia. Ulteriori indagini, scattate dopo un esposto del consigliere dem Ivan Gargiulo, si concentrano sui più di 400.000 euro elargiti alla “Comunicando” di Giuseppe Razzano (assistente parlamentare della deputata Pina Picierno, estranea ai fatti) per una campagna di affissioni del “Brand Sorrento” in varie città, stazioni e aeroporti.
Tre anni dopo la pubblicazione dell’intervista sul “modello Sorrento”, la città stupisce per ragioni ben diverse, legate all’arresto del suo sindaco con una mazzetta in tasca. Pare che una parte dei 6.000 euro fosse stata divisa con il suo staffista-giornalista Francesco Di Maio, editore del periodico locale “Agorà”.
Di Maio, nel tentativo di difendersi davanti al PM, avrebbe dichiarato che Coppola “mi aveva messo nel suo staff per zittirmi ed evitare stampa negativa sul mio settimanale”. Un’ammissione che getta un’ombra inquietante sul rapporto tra l’amministrazione e alcuni media locali.
Ancora più rivelatore è il “gergo” utilizzato da Di Maio e Coppola: quando dovevano incontrare l’imprenditore per riscuotere, parlavano di una “intervista” da fare. Un chiaro sinonimo di corruzione, secondo gli inquirenti.
Durante l’amministrazione Coppola, il Comune di Sorrento avrebbe distribuito cifre consistenti a piccoli e grandi gruppi editoriali e a singoli giornalisti locali. Questo, nonostante la contestuale diminuzione degli investimenti per i servizi sociali e un preoccupante calo della qualità del servizio mensa per i bambini, proprio quello gestito dall’imprenditore taglieggiato.
Un’attenzione sproporzionata per la comunicazione e la promozione rispetto a quella che dovrebbe riservare una città con meno di 20.000 abitanti, anche se il “Brand Sorrento” vanta un rilievo internazionale e gli 8 milioni annui di ricavi dalla tassa di soggiorno la rendono una “piccola Montecarlo dello scacchiere turistico campano”.
L’operazione della Guardia di Finanza promette di fare luce su tutte le ramificazioni di questo “Sistema”, restituendo trasparenza e legalità alla gestione della cosa pubblica a Sorrento.
Un ritrovamento choc scuote Sorrento: una microcamera spia è stata scoperta nei bagni della basilica pontificia di Sant’Antonino, uno dei luoghi di culto più cari ai fedeli e meta di migliaia di turisti ogni giorno.
La notizia, che si è rapidamente diffusa in città, ha generato un’ondata di sgomento, indignazione e preoccupazione, minando la sacralità di un luogo che dovrebbe essere sinonimo di sicurezza e spiritualità.
La basilica, eretta nell’XI secolo e dedicata al patrono di Sorrento, non è solo un simbolo religioso, ma anche un gioiello architettonico che attira visitatori da tutto il mondo. La violazione di questo spazio sacro assume contorni inquietanti, spingendo le autorità a un’indagine serrata per fare luce su un gesto che oltraggia la comunità.
A dare l’allarme sono state due donne, madre e figlia, che, trovandosi nella basilica, hanno notato un piccolo dispositivo ben nascosto nei bagni pubblici. Insospettite, hanno immediatamente contattato le forze dell’ordine. I carabinieridella compagnia di Sorrento, hanno confermato la presenza di una microcamera, prontamente sequestrata per le analisi tecniche.
Gli esperti stanno ora verificando se il dispositivo registrasse le immagini localmente o le trasmettesse in tempo reale a un sistema esterno. Un’ipotesi, quest’ultima, che accresce la gravità del caso, suggerendo un’attività di spionaggio strutturata e premeditata.
Le indagini si concentrano sui frequentatori abituali della basilica, con l’obiettivo di identificare chi possa aver installato e gestito la telecamera senza destare sospetti. Fonti vicine agli inquirenti parlano di un possibile punto di svolta imminente, mentre è stato categoricamente escluso qualsiasi coinvolgimento del rettore della basilica.
La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per violazione della privacy e interferenze illecite nella vita privata, ma le accuse potrebbero aggravarsi qualora emergesse che il dispositivo abbia ripreso minori.
Determinare il periodo di attività della microcamera è cruciale per valutare l’entità del danno e l’eventuale diffusione delle immagini.
La scoperta di una telecamera spia in un luogo di culto come la basilica di Sant’Antonino non è solo un reato, ma un duro colpo alla fiducia dei fedeli e dei visitatori. La comunità di Sorrento chiede giustizia e chiarezza, mentre l’indagine dei carabinieri procede con il massimo riserbo per garantire che il responsabile venga individuato e punito.
Un episodio che lascia un segno profondo, ricordando quanto la privacy e la sicurezza, persino in un luogo sacro, possano essere vulnerabili.
Caivano – Blitz dei carabinieri al Parco Verde di Caivano, dove è stato smantellato ciò che restava dello storico clan Ciccarelli, attivo nella zona con una fitta rete di estorsioni.
A finire in manette è stato il presunto capoclan Domenico Ciccarelli, 52 anni, soprannominato “Caciotta”, fratello del più noto Antonio Ciccarelli, detto “Tonino ’a munnezza”, per anni figura dominante del quartiere.
Le accuse, a vario titolo, sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione a delinquere di stampo camorristico. I fatti contestati si riferiscono a un periodo recente, che va da dicembre 2024 a luglio 2025.
L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, guidati dal maggiore Andrea Coratza, che da mesi monitoravano le attività della cellula criminale rimasta in libertà dopo precedenti arresti eccellenti.
Gli arresti, convalidati nei giorni scorsi, non erano stati ancora resi noti ufficialmente, ma la notizia circolava già da tempo nel quartiere, dove l’intervento è avvenuto in pieno giorno e sotto gli occhi dei residenti.
Secondo le indagini, Domenico Ciccarelli avrebbe assunto il controllo delle attività illecite dopo l’arresto di Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”, altro noto esponente del malaffare locale, finito in manette due anni fa a Castel Volturno. Con lui, recentemente, sono stati arrestati anche Giovanni Barra e Roberto Maugeri, considerati terminali operativi di un nuovo cartello criminale legato proprio ad Angelino.
L’arresto di Ciccarelli potrebbe ora riaprire i giochi nel sottobosco criminale di Caivano, dove la criminalità organizzata è in cerca di nuovi equilibri dopo la caduta di figure storiche. Secondo fonti investigative, le estorsioni restano la principale fonte di reddito del clan, e una parte dei racket sarebbe stata affidata proprio al gruppo di Barra e Maugeri, attraverso una vera e propria “lista” di commercianti e attività da colpire.
Al momento, spiegano gli inquirenti, restano in circolazione solo “cani sciolti” e personaggi di secondo piano, alcuni dei quali con contatti esterni al territorio. Intanto, restano escluse dal giro delle estorsioni le aziende della zona ASI di Caivano, al confine con Pascarola, che – almeno secondo gli atti – non comparivano nella lista degli “obbligati al pizzo”.
L’inchiesta è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Con “Caciotta” sono stati arrestati altri sei affiliati:
Ciro Ciccarelli
Bruno Ciccarelli
Rita De Luca, moglie di Domenico
Antonio Esposito
Angelo Ferraiuolo
Vincenzo Zampella
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