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Napoli, 5 anni senza Mario Paciolla, la piazza chiede verità

Napoli – A cinque anni dalla morte di Mario Paciolla, la richiesta è sempre la stessa, e oggi è risuonata forte per le strade di Napoli: verità e giustizia.

In centinaia hanno sfilato dal Comune fino a piazza Dante, nel cuore della città, per ricordare il giovane cooperante napoletano trovato morto il 15 luglio 2020 nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, in Colombia, dove lavorava per una missione dell’Onu.

Un caso chiuso in Italia come suicidio, ma che la famiglia e un’ampia rete di attivisti e associazioni continuano a considerare un omicidio.

“Mario è stato ucciso”, ha gridato al megafono sua madre, Anna Motta, tra gli applausi della folla. “Ogni giovane ha il diritto di partire per un’esperienza all’estero e tornare a casa. Ma Mario è tornato in una cassa da frutta.

Questo non possiamo accettarlo”. Con lei e il marito, Pino Paciolla, c’erano esponenti di Libera, Cgil, Articolo 21, Mediterranea, Gruppo Abele, la Federazione nazionale della stampa, il Festival del Cinema dei Diritti Umani, ma anche rappresentanti istituzionali come la vicesindaca di Napoli, Laura Lieto, il deputato Pd Marco Sarracino, e l’ex sindaco Luigi de Magistris, insieme a Don Luigi Ciotti.

“Non ci fermeremo”, ha detto ancora Anna Motta. “Sin dall’inizio sapevamo che era una battaglia difficile, perché dietro la morte di Mario ci sono poteri forti. Ma siamo pronti ad andare avanti, a portare nuovi elementi per chiedere la riapertura del caso. E se sarà necessario, ci rivolgeremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo”.

L’inchiesta della procura di Roma è stata archiviata su richiesta del pm, nonostante le perizie di parte e le denunce della famiglia. “Il governo non ci ha mai risposto – ha denunciato il padre di Mario – non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata dal ministro Tajani”. Il caso, spiegano i genitori, è stato frettolosamente liquidato come suicidio “perché qualcuno non vuole arrivare allo scontro con poteri forti. Ma noi non ci arrendiamo”.

Il deputato Marco Sarracino ha annunciato l’intenzione di chiedere la calendarizzazione della proposta di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, mentre Beppe Giulietti (Articolo 21) ha rilanciato la richiesta di un’indagine internazionale: “L’Onu deve parlare. Qualcuno, dentro l’Onu, sa cosa è successo a Mario. È ora che dica la verità”.

Nel corteo si sono visti striscioni, fotografie, cartelli con la scritta “Mario non si archivia”. Perché, come ha sottolineato Don Ciotti dal palco di piazza Dante, “un Paese che rinuncia alla verità muore lentamente. Non possiamo permettere che la morte di Mario venga dimenticata o insabbiata”.

Intanto, la famiglia Paciolla valuta nuove mosse legali. “Stiamo raccogliendo ulteriori documenti”, spiega il padre, “e se ci saranno novità, chiederemo la riapertura del fascicolo in Italia. In alternativa, siamo pronti ad andare davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Perché chi ha ucciso Mario non può restare impunito”.

Un grido, quello per la verità su Mario Paciolla, che da Napoli si è levato oggi più forte che mai.

Camorra, la Cassazione annulla l’ergastolo per “l’omicidio dello zainetto”

Napoli– Il caso dell’omicidio di Luigi Mignano, noto alle cronache criminali come “l’omicidio dello zainetto” – perchè compiuto davanti al nipotino della vittima, che assistette alla scena – torna di nuovo in discussione.

La Corte di Cassazione, quinta sezione penale, ha annullato la condanna all’ergastolo per i presunti responsabili: Ariosto Pasquale (difeso dall’ avvoccato Dario Vannetiello), Terracciano Ciro Rosario (difeso dagli avv.ti Leopoldo Perone e Valerio Vianello), Luongo Umberto (difeso dagli avv.ti Alessandro Pignataro e Valerio Spigarelli), Salomone Giovanni (difeso dall’avv. Saverio Senese).

Una decisione che ha destato grande clamore, considerando il forte impatto mediatico  giudiziario di un’azione di sangue che ha segnato un’epoca recente della camorra partenopea.

Un duplice agguato e la lotta tra clan

I fatti risalgono al 9 aprile 2019, quando in Via Annunziata, a Napoli, Luigi Mignano fu ucciso e Pasquale Mignano rimase ferito in un tentato omicidio. Secondo le indagini, l’agguato fu compiuto per agevolare il clan Mazzarella-D’Amico, con l’obiettivo di imporsi sul clan Rinaldi, in una sanguinosa faida per il controllo del territorio e delle attività illecite.

La gravità dell’episodio e la sua connessione con le dinamiche camorristiche resero fin da subito il caso un simbolo della violenza criminale a Napoli.

La prima condanna all’ergastolo fu emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli l’8 settembre 2020. Tuttavia, il percorso giudiziario si è rivelato più tortuoso del previsto.

Il secondo annullamento dell’ergastolo: un precedente clamoroso

La sentenza della Suprema Corte, seppur relativa al solo trattamento sanzionatorio, assume una rilevanza notevole poiché si tratta del secondo annullamento della condanna all’ergastolo.

Il primo era avvenuto con una decisione del 14 dicembre 2023, pronunciata dalla prima sezione della Suprema Corte. Questo doppio annullamento, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto di tutti i ricorsi, sottolinea la complessità del quadro probatorio e la necessità di un’ulteriore valutazione.

Il “Delitto dello Zainetto” torna in Appello

Ora, dopo il deposito delle motivazioni della Cassazione, si aprirà il terzo giudizio di appello. Il caso sarà riesaminato da una diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello partenopea.

 

Superenalotto, il jackpot supera i 26milioni di euro. Tutte le quote

Nessun “6”, né “5+1” al concorso odierno del Superenalotto. Il jackpot stimato a disposizione del “6” per il prossimo concorso è pari a circa 26.600.000,00 euro.

La combinazione vincente: 4-10-14-48-58-83.

Numero Jolly: 47.

Numero Superstar: 63.

Le quote del Concorso Superenalotto/Superstar n.112 di oggi:

Punti 6: 0 totalizzano Euro:0,00

Punti 5+: 0 totalizzano Euro:0,00

Punti 5: 5 totalizzano Euro: 32.211,03

Punti 4: 749 totalizzano Euro: 235,45

Punti 3: 24.319 totalizzano Euro: 20,81

Punti 2: 349.066 totalizzano Euro: 5,00

SUPERSTAR

Punti 6SB: 0 totalizzano Euro: 0,00

Punti 5+SB: 0 totalizzano Euro: 0,00

Punti 5SS: 0 totalizzano Euro: 0,00

Punti 4SS: 4 totalizzano Euro: 23.545,00

Punti 3SS: 92 totalizzano Euro: 2.081,00

Punti 2SS: 1.840 totalizzano Euro: 100,00

Punti 1SS: 10.322 totalizzano Euro: 10,00

Punti 0SS: 21.979 totalizzano Euro: 5,00

Vincite Seconda Chance 50 Euro: 93 totalizzano Euro: 4.650,00

Vincite Seconda Chance 3 Euro: 14.001 totalizzano Euro: 42.003,00

Vincite WinBox 1: 2.012 totalizzano Euro: 50.300,00

Vincite WinBox 2: 215.994 totalizzano Euro: 439.072,00

Totale vincite Seconda Chance: 14.094

Totale vincite WinBox: 218.006

Montepremi disponibile per il prossimo 6 Euro: 26.600.000,00

 

Estrazioni del Lotto e numeri vincenti 10eLotto del 15 luglio 2025

Ecco le estrazioni del Lotto di oggi 15 luglio:

BARI 60 18 12 57 28

CAGLIARI 20 26 81 55 18

FIRENZE 28 59 46 83 81

GENOVA 32 57 09 41 17

MILANO 58 31 49 38 63

NAPOLI 36 58 57 45 59

PALERMO 03 05 48 86 62

ROMA 47 18 01 23 79

TORINO 56 34 49 89 90

VENEZIA 46 44 52 82 78

NAZIONALE 16 36 15 13 60

10eLOTTO

Numeri vincenti: 03 05 12 18 20 26 28 31 32 34 36 44 46 47 56 57 58 59 60 81

NUMERO ORO:60

DOPPIO ORO:60 18

 

Camorra, la lista di donna Gemma Donnarumma e le trattative con le donne rivali

Torre Annunziata – Era molto più che la moglie di Valentino Gionta, storico boss della camorra oplontina detenuto dal 1990. Gemma Donnarumma, per gli inquirenti, ha rappresentato per anni il vertice strategico e operativo del clan Gionta, incarnando una leadership femminile rara nella criminalità organizzata tradizionalmente maschile.

Dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, emerge come “donna Gemma” – così veniva chiamata – non solo fosse una figura simbolica, ma una vera e propria mente criminale capace di prendere decisioni autonome su racket, alleanze e persino omicidi.

Il ruolo apicale: mente, regista e intermediaria del clan

Donnarumma, secondo quanto ricostruito nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli, che oggi ha portato in carcere lei ed altri 17 affiliati, aveva assunto un ruolo di rappresentanza per conto del clan, imponendosi dopo l’arresto del marito come figura centrale nelle dinamiche camorristiche del territorio.

Era lei, come si evince dalla lettura delle oltre 260 pagine dell ‘ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro,  a dettare le strategie, a “regolare” le estorsioni e a sostituirsi ai reggenti ufficiali nei rapporti con imprenditori e affiliati.

Secondo le accuse, si occupava direttamente della gestione delle estorsioni storiche (la cosiddetta “lista” delle vittime); ma anche della creazione di un programma estorsivo parallelo, autonomo rispetto alla leadership maschile (in particolare rispetto a Gaetano Amoruso e Pasquale Romito, detto ‘o Turco).

E poi imponeva assunzioni “obbligate” presso attività commerciali, come forma di pressione e controllo sul tessuto economico e infine faceva da mediatrice tra affiliati liberi e detenuti, fungendo da collegamento tra la “cupola storica” e le nuove leve del clan.

I rapporti con altri clan e le alleanze tra donne

Determinante anche il suo ruolo diplomatico con gli altri gruppi camorristici attivi nell’area vesuviana. Intratteneva rapporti diretti con figure femminili di spicco dei clan rivali o alleati, come Michelina Manzi, moglie di Pasquale Gallo (detto “’o bellillo”, del clan Gallo-Cavalieri), con la quale avrebbe risolto un contrasto legato a una “doppia estorsione” ai danni di una impresa funebre.

Non solo: Donnarumma era in contatto diretto anche con i vertici femminili del clan Gallo-Limelli-Vangone, come Rosaria Vangone, che si recò personalmente a farle visita durante le festività natalizie del 2022 per rinsaldare l’alleanza.

Tali rapporti, spiegano i magistrati, non erano semplici convenevoli, ma strumenti di potere e controllo per evitare attriti tra clan, risolvere controversie e, soprattutto, mantenere il dominio del clan Gionta su Torre Annunziata e sui suoi interessi economici.

Le estorsioni e la “lista” delle vittime

Dalle intercettazioni ambientali e dalle dichiarazioni di pentiti emerge l’esistenza di una “lista” di imprenditori sistematicamente sottoposti a estorsione, tra cui le imprese della zona.

Donnarumma, delusa dalla mancata iniziativa di alcuni reggenti, avrebbe deciso di incassare direttamente le tangenti, anche grazie all’appoggio del fratello Enrico Donnarumma, incaricato di rapportarsi con gli altri affiliati.

In alcuni casi, Gemma avrebbe fatto convocare gli imprenditori per imporre assunzioni in favore dei familiari di affiliati detenuti. In altri, avrebbe organizzato estorsioni autonome ai danni di soggetti non previsti nella “lista ufficiale”, per garantire un flusso economico continuo al sostentamento proprio e del marito detenuto.

«Io tengo quelli che hai detto… io lo mando a chiamare… però tutto giusto, perché mi dava prima a me!» – si sente dire in un’intercettazione captata nel gennaio 2023, mentre discuteva dell’incasso delle estorsioni e delle tensioni interne all’organizzazione.

La scarcerazione e il ritorno simbolico

Scarcerata il 26 aprile 2022, la sua presenza sul territorio di Torre Annunziata è stata percepita, dagli stessi affiliati, come un segnale di rafforzamento del clan Gionta, non solo per il peso criminale, ma anche per l’autorità morale che le viene riconosciuta.

Secondo il collaboratore Pietro Izzo, anche quando non era formalmente alla guida, era lei a decidere su omicidi, estorsioni annuali e alleanze strategiche: «Le decisioni importanti venivano prese nel suo appartamento, alla sua presenza».

Figura simbolica e operativa

In definitiva, Gemma Donnarumma non è mai stata un volto di secondo piano nella galassia Gionta. Pur adottando, in alcuni frangenti, un atteggiamento “defilato”, ha sempre avuto il potere di convocare, decidere, punire e mediare. Una figura di vertice, riconosciuta da tutti, temuta da molti e rispettata da tutti gli affiliati, anche solo per il cognome che porta: quello di donna Gemma, la regina silenziosa della camorra di Torre Annunziata.

Turista americana si tuffa dal Fiordo di Furore: rischia la paralisi

Salerno– Un tuffo spericolato, senza calcolare i rischi, potrebbe costarle cara. Una turista americana di 45 anni, in vacanza in Costiera Amalfitana con la famiglia, è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Ruggi di Salerno dopo essersi lanciata dal fiordo di Furore, uno dei punti più alti e pericolosi della zona.

Le prime diagnosi parlano di lesioni alla colonna vertebrale: i medici non escludono il rischio di paralisi.La donna, non una tuffatrice professionista come quelle che ogni anno si esibiscono in gare organizzate, ha scelto di lanciarsi da un’altezza di circa 30 metri, ignorando i pericoli di un gesto che richiede tecnica, preparazione e conoscenza del punto di impatto.

Dopo il violento contatto con l’acqua, sarebbe svenuta ed è stata immediatamente recuperata dai soccorritori.

Soccorsi immediati, ma la situazione è drammatica

Trasportata d’urgenza prima al pronto soccorso di Castiglione di Ravello e poi, in elisoccorso, al Ruggi di Salerno, la turista è stabile ma la prognosi resta riservata. I sanitari temono danni permanenti: l’impatto potrebbe aver compromesso la colonna vertebrale, con esiti ancora da definire.

L’episodio riaccende i riflettori sui comportamenti avventati di alcuni turisti, che sfidano la natura senza consapevolezza. Quello di Furore è un luogo iconico, ma i tuffi – se non eseguiti da professionisti – possono trasformarsi in trappole mortali. Bastano pochi secondi per cambiare una vita.

Teverola, va a casa della moglie nonostante il divieto: arrestato 46enne

Teverola – È stato arrestato in flagranza di reato un 46enne del posto, già sottoposto a misure cautelari per motivi legati a episodi di violenza domestica.

Nella tarda serata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Teverola lo hanno sorpreso nei pressi dell’abitazione della moglie, violando così il divieto di avvicinamento alla persona offesa e il divieto di dimora nel comune di residenza.

Dopo l’arresto, l’uomo è stato condotto presso le camere di sicurezza dell’Arma locale e, nella mattinata odierna, è comparso davanti al giudice per il rito direttissimo. Al termine dell’udienza, l’Autorità Giudiziaria ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Il 46enne è stato quindi trasferito presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.

L’intervento dei Carabinieri conferma l’attenzione costante delle forze dell’ordine nel contrasto ai reati di natura familiare e nella tutela delle vittime di violenza.

San Prisco, pusher in giro con un’auto a noleggio

San Prisco – Era a bordo di una Smart bianca intestata a una società di noleggio, quando è stato fermato dai carabinieri per un controllo. Il suo atteggiamento nervoso ha insospettito i militari, che hanno deciso di approfondire la verifica.

La perquisizione ha confermato i sospetti: nascondeva cocaina all’interno di contenitori per ovetti di cioccolato.

È accaduto nella notte in viale Europa, dove i carabinieri della Stazione di San Prisco hanno arrestato un 22enne di nazionalità albanese, senza fissa dimora, con l’accusa di detenzione illecita di sostanza stupefacente.

Durante la perquisizione personale e veicolare, i militari hanno rinvenuto 10 dosi di cocaina – per un peso complessivo di circa 5 grammi – occultate in due ovetti di plastica, di quelli solitamente usati per contenere le sorprese degli snack dolci. Sequestrati anche 265 euro in contanti, ritenuti il presunto provento dell’attività di spaccio.

Al termine delle formalità di rito, il giovane è stato trasferito presso la casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, dove resta in attesa dell’udienza di convalida.

Malattia da trapianto contro l’ospite,  presentato a Roma un Policy paper

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Roma – “Istituzione di un Registro nazionale sulla Malattia da trapianto contro l’ospite e riconoscimento della GvHD come malattia rara e invalidante”.

Sono solo due tra le dieci richieste contenute nel documento di indirizzo ‘La GvHD cronica: dalla conoscenza alla gestione del paziente’, presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa organizzata su iniziativa della senatrice Elisa Pirro, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Donazione e il trapianto di organi, tessuti e cellule, che si è svolta presso il Montecitorio Meeting Center (MoMec).

Nato nell’ambito del progetto G.R.A.C.E (GvHD Response and Awareness for Care and Engagement), promosso da Sanofi con istituzioni, società scientifiche e associazioni pazienti, il documento ha l’obiettivo di “sensibilizzare istituzioni e stakeholder” sulla GvHD cronica, una patologia immunomediata sistemica e potenzialmente letale. Il documento promuove una maggiore conoscenza sulla patologia e sulla sua gestione.

“La GvHD cronica è una condizione ancora poco conosciuta, ma che incide profondamente sulla qualità della vita di chi la affronta- ha fatto sapere la senatrice Pirro- Con il progetto ‘Grace’ vogliamo dare voce ai pazienti e ai caregiver, promuovere consapevolezza e costruire un percorso condiviso che migliori l’accesso alle cure e il supporto lungo tutto il percorso terapeutico”.

Tra gli altri punti contenuti nel documento, l’istituzione della Giornata Nazionale della GvHD cronica e la Giornata Nazionale del trapianto di cellule staminali emopoietiche; la promozione di campagne di sensibilizzazione; la creazione di Pdta (Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali) per definire standard assistenziali.

E ancora: garantire la formazione di team multidisciplinari nei centri trapianto (infermieri, ematologi, dermatologi, gastroenterologi, oculisti e pneumologi) ed un accesso equo e tempestivo a nuove soluzioni terapeutiche; assicurare la collaborazione tra le associazioni di pazienti per sviluppare programmi educativi condivisi per pazienti e caregivers; sviluppare programmi di supporto psicologico e sociale per pazienti e caregiver; promuovere la ricerca clinica.

“L’obiettivo del progetto- hanno fatto sapere durante l’evento- è dare voce ai pazienti, conoscere l’impatto di questa patologia sulla qualità di vita, vincere le paure e le resistenze verso il trapianto di midollo osseo, identificare e promuovere interventi concreti e specifici che permettano di affrontare questo percorso con consapevolezza, con il fine ultimo di migliorare l’accesso alle terapie innovative e a forme di supporto continuativo lungo l’intero percorso terapeutico, elevando gli standard di cura e la qualità di vita dei pazienti”.

Le raccomandazioni del documento sono basate “sia sull’evidenza clinica sia sulle testimonianze autentiche dei pazienti ed emerse dal confronto all’interno del Gruppo di lavoro G.R.A.C.E”, mirate a promuovere un approccio multidisciplinare e integrato nella gestione della GvHD, migliorando l’identificazione precoce e il trattamento delle complicanze della patologia, con il fine ultimo di elevare gli standard di cura e la qualità di vita dei pazienti.

“Sanofi continua e rafforza il suo impegno in ambito trapiantologico– ha commentato Gilda Stivali, Medical Head Sanofi General Medicines, Italia- La nostra missione va oltre la ricerca di terapie innovative: lavoriamo quotidianamente per supportare le persone sottoposte a trapianto di cellule staminali ematopoietiche in ogni fase del loro percorso per garantire un miglioramento della loro qualità di vita.

Ci impegniamo nell’identificare le esigenze cliniche ancora non risolte nella gestione clinica della GvHD e collaboriamo attivamente con la comunità ematologica per far progredire le conoscenze scientifiche. Sosteniamo inoltre l’iniziativa della GVHD Alliance nel creare una rete informativa e di supporto che connetta le persone con GVHD, i caregiver e i clinici”.

CHE COSA È LA GVHD
La GvHD (Graft-versus-Host Disease), malattia del trapianto contro l’ospite, è una condizione immunomediata sistemica che può colpire tra il 20% e il 50% dei pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo (o più correttamente, di cellule staminali ematopoietiche) allogenico ovvero trapianti effettuati con cellule provenienti da un donatore.

La GvHD si sviluppa quando le cellule immunitarie del donatore riconoscono come estranei i tessuti del ricevente, attivando una risposta immunitaria che può danneggiarli. Si distinguono due principali forme di GvHD con caratteristiche cliniche, patofisiologiche e terapeutiche distinte: la GvHD acuta (aGvHD), che insorge solitamente entro i primi 100 giorni dal trapianto e interessa prevalentemente la cute, il fegato e il tratto gastrointestinale; la GvHD cronica (cGvHD), che si manifesta generalmente dopo i 100 giorni dal trapianto, fino a due anni dal trapianto allogenico, ma può comparire anche in tempi più precoci.

Può coinvolgere, oltre agli organi colpiti nella forma acuta, anche pelle, occhi, mucose orali ed esofagee, fegato, intestino e sistema muscoloscheletrico.

IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
Attualmente, il quadro normativo sui trapianti di midollo osseo in Italia si fonda su leggi nazionali e regolamenti europei che garantiscono sicurezza, qualità e trasparenza lungo tutto il percorso, dalla donazione al trapianto.

Tra le principali normative figurano la Legge 91/1999, che istituisce il Centro Nazionale Trapianti e introduce il consenso informato, e la Legge 52/2001, che riconosce il Registro nazionale dei donatori. Vari decreti legislativi (dal 2007 al 2012) disciplinano gli aspetti tecnici, recependo direttive europee sulla qualità e sicurezza. Gli Accordi Stato-Regioni definiscono gli standard per i centri trapianto.

A livello europeo, dal 2027 entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sulle Sostanze di Origine Umana, che armonizza le norme su cellule, sangue e tessuti, rafforzando tracciabilità e sicurezza. Nel gennaio 2023 è stato presentato il disegno di legge AS 499, a prima firma della senatrice Elisa Pirro, con l’obiettivo di istituire una Giornata nazionale specificatamente dedicata alla donazione del midollo osseo, per “valorizzare l’importanza del gesto solidale e sensibilizzare l’opinione pubblica su questo specifico aspetto”.

Monte Faito, una giornata per non dimenticare le vittime della funivia

A tre mesi dalla tragedia che ha sconvolto il Monte Faito, giovedì 17 luglio si terrà una giornata di commemorazione dedicata alle vittime della funivia precipitata lo scorso 17 aprile, causando la morte di quattro persone.

L’iniziativa è promossa dal Faito Doc Festival, in sinergia con l’Associazione Culturale Monteamare e numerose realtà locali, per ricordare, riflettere e lanciare un appello collettivo affinché il Faito non venga abbandonato.

Sul piazzale della Funivia, simbolo del monte e fulcro della memoria, si alterneranno testimonianze, momenti artistici e spirituali. “La Funivia del Faito è diventata negli anni molto più di un mezzo di trasporto.

È un simbolo, una musa, un luogo dell’anima. La tragedia del 17 aprile ha spezzato vite e sollevato interrogativi profondi, ma ci ha anche uniti nella richiesta di verità e giustizia”, dichiarano i direttori artistici Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, ideatori del Festival giunto alla 18ª edizione (in programma dal 19 al 27 luglio).

Le vittime della tragedia – Carmine Parlato, macchinista appassionato; i coniugi inglesi Graeme Derek Winn e Margaret Elaine; la giovane Janan Suliman – saranno ricordate insieme ai loro familiari e al fratello di Janan, Taheb, miracolosamente sopravvissuto.

Il programma della giornata

La commemorazione inizierà alle ore 11 con una sessione di yoga guidata da Annamaria De Gennaro, cui seguiranno podcast, riflessioni e testimonianze da parte di esercenti, lavoratori EAV, religiosi, artisti e cittadini. Dopo un pic-nic comunitario, il pomeriggio proseguirà con intermezzi spirituali e performance al pianoforte del maestro Giuseppe De Rosa.

Il momento culminante sarà alle ore 19, con il lancio di palloncini biodegradabili, ciascuno contenente un pensiero, un messaggio o una preghiera in ricordo delle vittime. La giornata sarà anche l’occasione per condividere idee e costruire insieme nuove iniziative in difesa del Monte Faito, “che vive in chi lo ama”.

Il Festival e il ricordo attraverso il cinema

Il Faito Doc Festival, che si aprirà il 19 luglio, dedicherà un focus speciale proprio alla funivia e al Monte Faito. Nella Casa del Cinema immersa nel bosco saranno proiettati tre cortometraggi nati in seguito alla tragedia:

“Con gli occhi in su” del Collettivo di Radio Asharam,

“Dove sale il cuore” di Anna Delgado,

e “L’amore sospeso” di Stefano Cormino (girato nel 2012).

Tutti i film hanno la stessa durata: 8 minuti, esattamente come il tempo di percorrenza della funivia da Castellammare al Faito. Un modo simbolico per restituire voce e visione a un luogo sospeso tra cielo e mare.

Nel corso della serata inaugurale è previsto anche un omaggio speciale a Luigi Torino, fondatore della ProFaito, e a Gigino Vanacore, storica figura simbolo del Monte Faito, testimone della sua bellezza e della sua fragilità.

La giornata del 17 luglio vuole essere molto più di una commemorazione: è un atto d’amore collettivo verso un luogo che merita rispetto, cura e memoria.

Caserta, pusher arrestato mentre fa una consegna a una donna ai domiciliari

Caserta– Un giovane pusher è finito in manette dopo essere stato sorpreso dai carabinieri mentre vendeva crack a una donna già sottoposta agli arresti domiciliari.

L’operazione, condotta ieri pomeriggio dalla Sezione Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Caserta, ha portato all’arresto in flagranza di reato di un 20enne di San Prisco, accusato di cessione e detenzione di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.

La traccia del crack: 40 euro per due dosi

Durante un servizio di controllo mirato sulle persone sottoposte a misure cautelari, i militari hanno notato il giovane mentre consegnava due dosi di crack (per un totale di 0,7 grammi) a una 30enne casertana, in cambio di 40 euro. La donna, già agli arresti domiciliari, è stata segnalata alla Prefettura come consumatrice di stupefacenti e deferita per evasione.

All’avvicinarsi dei carabinieri, il 20enne ha tentato di darsi alla fuga, colpendo i militari con calci e pugni nel disperato tentativo di sottrarsi al controllo. Bloccato dopo un breve inseguimento, è stato perquisito: nella tasca dei suoi pantaloni sono state trovate altre 6 dosi di crack (per 1,48 grammi totali) e 90 euro in contanti, presumibilmente frutto dello spaccio.

L’arrestato, già noto alle forze dell’ordine, è stato tradotto in carcere in attesa del giudizio a rito direttissimo. Intanto, la 30enne è stata rilasciata ma dovrà rispondere di evasione e uso di sostanze stupefacenti.

L’operazione conferma l’impegno dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto al narcotraffico, anche attraverso mirati controlli sui soggetti già segnalati.

Ischia, brucia la macchia mediterranea: denunciato un uomo per incendio colposo

Ischia – Un incendio boschivo è stato domato in extremis ieri in località Campagnano, nel Comune di Ischia, grazie al tempestivo intervento dei Carabinieri Forestali di Casamicciola Terme.

A far scattare l’allarme, una densa colonna di fumo che si innalzava dal versante esposto al mare, visibile a distanza.

I militari, impegnati in un servizio di prevenzione contro gli incendi boschivi, si sono immediatamente recati sul posto, raggiungendo la zona interessata dopo aver percorso un sentiero impervio.

Nei pressi di un’abitazione, hanno trovato un uomo impegnato a spegnere le fiamme che si stavano rapidamente propagando tra canne, sterpaglie e macchia mediterranea.

L’intervento congiunto dei carabinieri e del proprietario ha permesso di contenere il rogo prima che potesse espandersi ulteriormente. Gli accertamenti condotti sul posto hanno rivelato che l’incendio era stato innescato accidentalmente dallo stesso uomo, il quale aveva acceso un fuoco per bruciare residui vegetali nel proprio terreno coltivato, perdendone però il controllo.

Un gesto compiuto in violazione del divieto vigente: la Regione Campania ha infatti dichiarato il periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi, rendendo severamente proibite simili attività.

L’uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria per incendio boschivo colposo.

L’episodio sottolinea, ancora una volta, l’attenzione costante del Comando Carabinieri Forestale di Napoli nel contrasto agli incendi, soprattutto nel periodo estivo, quando il rischio diventa elevato a causa delle alte temperature e della siccità.

Napoli, omicidio di Antony Artiano: 10 anni e 6 mesi al suocero

Una condanna a 10 anni e 6 mesi di reclusione è stata inflitta a Gianluca Muro per concorso anomalo nell’omicidio di Antonio Artiano, detto Antony, ucciso a colpi di pistola il 10 novembre 2022 al culmine di una lite familiare nel rione Traiano di Napoli.

La sentenza, emessa dal gup Federica De Bellis, segue un processo che ha fatto luce su una vicenda drammatica, segnata da tensioni personali e violenza.

I sostituti procuratori Maurizio De Marco e Valentina Rametta avevano chiesto 12 anni per Muro, padre di Pasquale Muro, già condannato a 16 anni in abbreviato a marzo per aver sparato il colpo mortale che ha colpito Artiano alla testa, causandone la morte dopo sei giorni di agonia in ospedale.

Una lite familiare sfociata in tragedia

Al centro del dramma, una relazione tormentata tra la figlia di Gianluca Muro e Antonio Artiano. Secondo la famiglia Muro, il giovane avrebbe avuto comportamenti violenti verso la ragazza, che spesso tornava a casa con evidenti segni di percosse.

Questo contesto di tensioni avrebbe innescato la lite fatale nel rione Traiano, culminata con l’omicidio. Gianluca Muro, che si è sempre proclamato innocente, è stato ritenuto responsabile di un ruolo di supporto nell’atto criminale, secondo l’accusa di concorso anomalo.

La sentenza e il ricorso annunciato

Il giudice ha disposto anche un risarcimento di 240mila euro ai familiari della vittima, riconoscendo il danno subito. Tuttavia, la difesa di Muro, rappresentata dall’avvocato Luigi Senese, ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, contestando la sentenza e ribadendo l’estraneità del suo assistito ai fatti più gravi.

L’omicidio di Antonio Artiano non è solo un fatto di cronaca, ma un monito sulla necessità di prevenire l’escalation di conflitti personali che possono trasformarsi in tragedie irreparabili. Mentre la giustizia segue il suo corso, con l’appello che potrebbe ridisegnare il destino processuale di Gianluca Muro, resta il dolore di una famiglia spezzata.

Paura al Vomero, crolla ramo in via Scarlatti: ragazzo ferito alla testa

Napoli– Momenti di paura questa mattina nella centralissima Via Scarlatti, nel quartiere Vomero, dove un ramo di un platano si è improvvisamente staccato, ferendo un ragazzo che stava passeggiando lungo la via. Il giovane è stato colpito alla fronte, riportando una copiosa emorragia.

Alcuni passanti sono intervenuti immediatamente per prestare i primi soccorsi, allertando il 118. Sul posto è giunta rapidamente un’ambulanza che ha stabilizzato la vittima, trasportandola poi in ospedale per gli accertamenti del caso.

Al momento, non sono disponibili ulteriori dettagli sulle sue condizioni, ma la dinamica dell’incidente ha fatto temere il peggio.

L’allarme inascoltato dei cittadini

L’episodio riaccende i riflettori su una problematica che i cittadini del Vomero denunciano da mesi: la necessità urgente di potatura dei platani presenti nella zona. Da tempo, i residenti segnalano all’amministrazione comunale la pericolosità di rami non curati e la presenza annuale di parassiti che indeboliscono le piante.

Questo incidente, purtroppo, sembra confermare i timori espressi dalla popolazione. La sicurezza dei pedoni, specialmente in una via così trafficata e frequentata come Via Scarlatti, è una priorità che richiede interventi tempestivi e una manutenzione costante del verde pubblico.

 

Napoli, presunti abusi in hotel, tra le vittime anche una donna morta suicida

Emergono altri particolari dall’inchiesta nata dalla denuncia di presunti abusi sessuali subiti da due dipendenti dell’Hotel Oriente da parte di due superiori, entrambi licenziati dalla struttura dopo le accuse.

Tra i nomi citati nelle denunce, persino quello di una ex collega che si sarebbe tolta la vita, un dettaglio che aggiunge gravità a una vicenda già inquietante.

Le dichiarazioni delle donne, al vaglio degli inquirenti, descrivono un ambiente di lavoro tossico, in cui le molestie sarebbero state una prassi consolidata, spingendo alcune colleghe a licenziarsi per sfuggire alle pressioni.

Le denunce: un quadro di abusi e ricatti

Le due donne, una più giovane e l’altra in condizioni di fragilità economica, hanno raccontato di aver subito per anni vessazioni e abusi sessuali all’interno dell’albergo. La prima, costretta a lavorare per sostenere sé stessa, ha dichiarato di aver intrapreso una relazione con uno degli indagati nel tentativo di mitigare le molestie, salvo poi trovarsi intrappolata in una spirale di richieste sessuali e messaggi offensivi.

La donna confessa di aver contemplato il suicidio l’anno scorso, schiacciata dal peso psicologico delle pressioni subite. L’altra denunciante, una giovane che lavorava per mantenere la madre gravemente malata, ha descritto episodi di abusi avvenuti in uno stanzino dell’hotel, in ascensore e in altri locali della struttura.

Le avances, secondo il suo racconto, non si sarebbero fermate nemmeno di fronte ai suoi rifiuti, con il rischio concreto di perdere il posto di lavoro. La giovane riferisce di attacchi di panico e di un episodio in cui, terrorizzata dalla sola voce di uno degli indagati, ha lasciato cadere un vassoio di bicchieri per il tremore.

Prove e testimonianze

A supporto delle accuse, una delle donne ha consegnato agli investigatori foto e messaggi WhatsApp estratti da tre cellulari, che documenterebbero le pressioni subite. Le denunce citano anche altre colleghe, alcune delle quali avrebbero lasciato l’hotel per sfuggire a un clima di molestie ritenuto “normale” nell’ambiente di lavoro.

Tra i riferimenti più drammatici, il caso di una collega che si sarebbe suicidata, un elemento che gli inquirenti stanno verificando con estrema attenzione.

Minacce e ritorsioni

Le due lavoratrici hanno trovato il coraggio di denunciare solo dopo anni di paura e ricatti. Una delle reazioni più gravi sarebbe arrivata da uno degli indagati, che avrebbe minacciato: “Se mi licenziano, te ne devi andare da Napoli”.

Un’intimidazione che sottolinea la pressione psicologica esercitata sulle vittime, costrette a scegliere tra il silenzio e la perdita del lavoro, unica fonte di sostentamento.

Gli investigatori della Procura di Napoli stanno ora cercando riscontri alle dichiarazioni, analizzando le prove fornite e indagando su eventuali altre testimonianze per ricostruire il clima all’interno dell’Hotel Oriente.

La vicenda getta luce su una realtà drammatica, in cui la vulnerabilità economica e lavorativa diventa terreno fertile per abusi e ricatti. Le denunce delle due donne rappresentano un grido di coraggio contro un sistema di sopraffazione, ma sollevano interrogativi urgenti sulla tutela delle lavoratrici in ambienti professionali.

È inaccettabile che in un ambiente professionale si possano verificare abusi di tale gravità, sfruttando la vulnerabilità economica delle vittime. Il licenziamento dei due superiori da parte della proprietà dell’hotel è un primo passo, ma le indagini dovranno ora fare piena luce su tutte le accuse, verificando non solo i singoli episodi ma anche la presunta “normalizzazione” delle molestie nel luogo di lavoro, come denunciato dalle vittime.

È fondamentale che le autorità garantiscano il massimo supporto e protezione alle donne che hanno avuto il coraggio di denunciare, assicurando che non subiscano ulteriori danni o ritorsioni.

Questo caso deve servire da monito per tutte le aziende, affinché implementino protocolli rigorosi per la prevenzione delle molestie e per la tutela dei propri dipendenti, creando ambienti di lavoro sicuri e rispettosi. La verità e la giustizia per queste donne sono un imperativo morale e sociale.

Napoli, inaugurato il nuovo campo di beach e foot volley alla Rotonda Diaz

Un nuovo spazio per sudare, giocare e incontrarsi nasce nel cuore di Napoli. Alla Rotonda Diaz, sullo splendido lungomare Caracciolo, è stato inaugurato il nuovo campo per beach volley e foot volley, a pochi passi dalla già frequentatissima Mappatella Gym. Un tassello in più in un progetto di riqualificazione urbana che unisce sport, benessere e bellezza, sostenuto dalla Fondazione Marinelli Gaeta con la partecipazione della società Jacked e il contributo di numerosi imprenditori e realtà del terzo settore, tra cui la Fondazione 100×100 Naples.

Alla cerimonia di apertura non sono mancati il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e l’assessore Edoardo Cosenza, insieme a rappresentanti di istituzioni e associazioni. Manfredi ha sottolineato l’importanza di investire nello sport accessibile e gratuito: “Con questo campo completiamo l’offerta sportiva su una delle spiagge pubbliche più amate. E non ci fermiamo qui: anche a San Giovanni a Teduccio sono previsti nuovi interventi per garantire mare, sicurezza e sport a tutti i cittadini”.

Un messaggio ribadito anche da Cosenza, che ha ricordato come la palestra sulla spiaggia, inaugurata solo un anno fa, sia diventata subito punto di riferimento per centinaia di persone ogni giorno. L’idea di una città che offre luoghi liberi dove allenarsi e stare insieme prende così sempre più corpo, senza restare solo uno slogan.

Entusiasta anche Roberta Marinelli, presidente della Fondazione Marinelli Gaeta, promotrice del progetto: “Con questo campo, aggiungiamo un’altra occasione per vivere lo sport e costruire legami sociali. Napoli ha luoghi straordinari, e noi vogliamo continuare a valorizzarli con progetti concreti e inclusivi. La collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore dimostra che quando si lavora insieme, i risultati arrivano”.

Rissa in comunità per minori a Battipaglia, arrestato un 18enne egiziano dopo l’aggressione a un poliziotto

Una rissa esplosa tra le mura della comunità per minori “Obiettivo Futuro” di Battipaglia ha portato all’arresto di un 18enne di nazionalità egiziana, finito in manette per rissa, resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. I fatti risalgono al 12 luglio scorso, quando una segnalazione ha richiesto l’intervento urgente della Polizia di Stato all’interno della struttura, dove alcuni ospiti erano venuti alle mani.

All’arrivo degli agenti, la situazione è apparsa subito tesa. Identificati due minorenni e un giovane tunisino coinvolti nello scontro, le forze dell’ordine hanno constatato anche la presenza del diciottenne egiziano, che si è subito distinto per il comportamento ostile e provocatorio. In pochi minuti l’intervento è degenerato: il ragazzo ha aggredito uno degli agenti con un pugno al volto, colpendolo all’occhio destro e rendendo necessario il trasferimento del poliziotto in ospedale, dove è stato giudicato guaribile in 15 giorni.

La violenza del gesto ha richiesto l’intervento di una seconda pattuglia per contenere la furia del giovane. Solo con l’arrivo dei rinforzi è stato possibile immobilizzarlo e procedere all’arresto. Su disposizione del magistrato di turno presso la Procura per i minorenni di Salerno, il 18enne è stato trasferito al Centro di prima accoglienza dei minori di Napoli.

Restituito a Pompei un mosaico rubato durante la Seconda Guerra Mondiale

Pompei – Un tassello di storia e arte è tornato a casa. Il Parco Archeologico di Pompei ha riacquisito un prezioso mosaico raffigurante una coppia di amanti, rimpatriato dalla Germania grazie all’instancabile lavoro del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e con il supporto del Consolato Generale d’Italia a Stoccarda.

La storia del mosaico è singolare: era stato donato a un cittadino tedesco da un Capitano della Wehrmacht, addetto alla catena dei rifornimenti militari in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un reperto quindi riconducibile a quelle vicende di depredazione bellica che hanno visto numerose opere d’arte italiane sottratte al loro contesto originario.

Gli eredi dell’ultimo possessore tedesco, dimostrando un lodevole senso etico, sono riusciti a mettersi in contatto con il Nucleo TPC di Roma, chiedendo indicazioni sulle modalità di restituzione del mosaico allo Stato Italiano.

Dopo una serie di accertamenti sul manufatto e la sua provenienza, i militari del Comando Specializzato si sono adoperati per il rimpatrio, avvenuto il 16 settembre 2023.

La scena erotica e la sua destinazione originale

Si tratta di un pannello a mosaico con una scena erotica, probabilmente proveniente dall’area vesuviana. Secondo gli esperti, potrebbe aver decorato la pavimentazione di una camera da letto all’interno di una domus o di una villa.

Grazie alla collaborazione dell’Ufficio Tutela Beni Archeologici del Parco Archeologico di Pompei, è stato possibile ricondurre, seppure in modo ipotetico data l’assenza di dati certi sul contesto di rinvenimento originale, il reperto al territorio vesuviano.

Nelle more di ulteriori analisi e studi archeometrici per accertarne l’autenticità e ricostruire la sua storia, il pannello sarà esposto temporaneamente all’Antiquarium di Pompei. Questa scelta consentirà non solo la sua conservazione e tutela, ma anche la pubblica fruizione, rendendo accessibile un pezzo di storia che per decenni è stato lontano dal suo contesto.

“La riconsegna odierna conferma ancora una volta il grande impegno che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale profonda nella riacquisizione del patrimonio culturale nazionale impropriamente presente all’estero,” ha dichiarato il Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, presente alla consegna. “Questo lavoro viene svolto quotidianamente grazie a una fitta rete di relazioni internazionali, consolidate negli anni, che ci consentono di poter operare con precisione e rapidità.”

Anche il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha espresso la sua gratitudine: “Ogni reperto depredato che rientra è una ferita che si chiude, per cui esprimiamo la nostra gratitudine al Nucleo tutela per il lavoro svolto. La ferita non consiste tanto nel valore materiale dell’opera, quanto nel suo valore storico; valore che viene fortemente compromesso dal traffico illecito di antichità.

Non conosciamo l’esatta provenienza del reperto e probabilmente non la conosceremo mai; faremo ulteriori studi e analisi archeometriche per accertarne l’autenticità, per ricostruire la sua storia fin dove possibile. Lo studio, la conoscenza e la fruizione pubblica del patrimonio sono i fiori di loto che crescono sul fango dei trafugamenti mossi dalla brama del possesso e dell’egoismo di chi sottrae reperti archeologici alla comunità.”

Il ritorno di questo mosaico non è solo il recupero di un oggetto, ma la riaffermazione del valore inestimabile del patrimonio culturale e della sua appartenenza alla collettività.

Omicidio Cerciello, ridotta la pena a Gabriel Natale Hjorth: 10 anni e 11 mesi

Roma – Gabriel Natale Hjorth, uno dei due americani coinvolti nell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega avvenuto a Roma nel 2019, ha ottenuto una riduzione di pena nel terzo grado di appello.

La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha infatti stabilito una condanna a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni, 5 mesi in meno rispetto agli 11 anni e 4 mesi inflitti nel precedente processo.

Il ruolo di Hjorth e la decisione della Cassazione

Hjorth, 24 anni, è accusato di concorso anomalo in omicidio. Attualmente si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a casa della nonna a Fregene. La Cassazione, pur confermando la sua responsabilità penale, aveva ordinato un nuovo processo solo per ricalcolare la pena, ritenendo eccessiva quella precedente.

Il procuratore generale lo ha definito il “protagonista criminale” della vicenda, ricordando il suo ruolo attivo nella ricerca della droga, nel tentativo di estorsione e nella consapevolezza del coltello usato per uccidere Cerciello.

La condanna definitiva per il complice Lee

Diverso il destino del complice Elder Finnegan Lee, la cui condanna a 15 anni e 2 mesi per omicidio è ormai definitiva. Lee, che materialmente colpì il vicebrigadiere, non ha ottenuto sconti.

La reazione della famiglia Cerciello

I legali della famiglia Cerciello, pur riconoscendo la conferma delle aggravanti, hanno espresso insoddisfazione per la riduzione di pena, giudicandola “troppo lieve” rispetto alla gravità del fatto. «All’inizio era stato chiesto l’ergastolo – hanno ricordato – e oggi ci ritroviamo con una condanna che non riflette la gravità di quanto accaduto».

Un caso che ha segnato l’Italia

L’omicidio di Cerciello, aggredito a pugnalate mentre indagava su un tentativo di estorsione legato a una compravendita di droga, aveva scosso l’opinione pubblica, trasformando il vicebrigadiere in un simbolo della lotta alla criminalità.

Ora, a quasi 6 anni dai fatti, la vicenda giudiziaria volge al termine, ma per la famiglia Cerciello la ricerca di giustizia piena non si ferma qui. «Mario meritava di più», hanno concluso i legali.

Prossimi passi: Hjorth potrebbe presentare ricorso in Cassazione, ma con la terza riduzione di pena, le opzioni si stanno esaurendo. Intanto, la sua detenzione prosegue tra le mura domestiche, mentre Lee sconta la sua condanna in carcere.

Il Garante dei detenuti di Caserta fa il punto: “Legalità e dignità, non solo parole”

Due mesi di lavoro, decine di chilometri percorsi dietro porte blindate, parole scambiate tra sbarre e uffici, dati raccolti e problemi portati fino a Roma.

Il primo bilancio del Garante provinciale dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta è tutto tranne che formale: è concreto, urgente e carico di realtà.

Nel giro di poche settimane l’Ufficio ha dato il via a un monitoraggio serrato, con ispezioni – anche a sorpresa – in tutte le principali strutture detentive del territorio: dalla casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere al carcere di Carinola, dall’Istituto per minorenni di Airola alla REMS di Calvi Risorta.

L’attenzione è puntata sulle criticità sistemiche che minacciano ogni giorno il rispetto dei diritti fondamentali: sovraffollamento, sanità penitenziaria sotto organico, rischi operativi per il personale, strutture inadeguate.

Elementi che non solo minano la dignità delle persone detenute, ma rendono più complesso anche il lavoro degli operatori. Per questo il Garante non ha esitato a denunciare le situazioni più gravi: alcune di queste segnalazioni sono già sul tavolo della Commissione Diritti Umani del Senato.

Non si tratta solo di controllare, ma di costruire: il mandato del Garante ha già prodotto una rete di dialogo con la Prefettura, l’ASL, la Magistratura di sorveglianza, l’Amministrazione penitenziaria e il mondo del terzo settore. L’obiettivo è chiaro: trasformare ogni criticità in proposta, ogni denuncia in percorso condiviso. “Abbiamo scelto di iniziare con il rispetto, l’ascolto e la verità dei fatti – spiega il Garante – perché la legalità non può esistere senza la giustizia umana. La dignità di chi è privato della libertà è lo specchio della salute democratica del nostro Paese”.