Appalti pilotati nel Casertano

Il «sistema Caprio» arriva al Riesame: caccia ai complici nei palazzi pubblici

Dopo il "no" del Gip alle misure cautelari per il tempo trascorso dai fatti, la Procura di Santa Maria Capua Vetere impugna la decisione. Giovedì l'udienza chiave a Napoli. Tra i coinvolti colletti bianchi, ex dirigenti e un militare infedele.
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Napoli– Un unico centro decisionale, schermato da un reticolo di aziende formalmente concorrenti ma saldamente nelle mani di tre fratelli. Un meccanismo perfetto capace di annientare la concorrenza e spartirsi appalti milionari tra la Campania e il Molise, pilotando commissioni e comprando il silenzio o la complicità di funzionari pubblici. È l’identikit del “sistema Caprio”, la presunta associazione a delinquere che giovedì 18 giugno finirà sul tavolo del Tribunale del Riesame di Napoli.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha infatti presentato appello contro la decisione del Gip Mauro Bottone. Il giudice, pur riconoscendo la sussistenza di “gravi indizi di colpevolezza”, ha rigettato le 32 richieste di custodia cautelare (13 in carcere e 16 ai domiciliari) avanzate dagli inquirenti, ritenendo che fosse passato troppo tempo dai fatti contestati, avvenuti tra il 2019 e il 2023.

Il ruolo della “talpa” in divisa

L’inchiesta, che conta in totale 54 indagati, solleva il velo su una fitta rete di coperture. Tra i nomi caldi c’è anche quello di un carabiniere, all’epoca in servizio al Nucleo Investigativo di Caserta. Secondo l’accusa, il militare avrebbe agito da “talpa”, avvisando i fratelli Francesco, Luigi e Ubaldo Caprio – originari di Casal di Principe – di un’imminente perquisizione nel luglio 2022.

Un preavviso che avrebbe permesso agli imprenditori di ripulire le memorie dei cellulari prima del sequestro. Un sospetto alimentato anche dai verbali di alcuni collaboratori di giustizia e dai comportamenti dello stesso Ubaldo Caprio, che agli investigatori della Guardia di Finanza consegnò un telefono e una Sim diversi da quelli intercettati, dimostrando di essere costantemente informato sulle mosse della Procura.

Dalle mazzette comunali alla Reggia di Caserta

I tentacoli del cartello si estendevano su decine di amministrazioni comunali. Nell’elenco delle gare ritenute truccate figurano i comuni casertani di Dragoni, Caiazzo, Santa Maria a Vico, Vitulazio, Baia e Latina, Gioia Sannitica e Falciano del Massico. Ma il business si allungava anche nell’Irpinia (Calabritto), nel Sannio (Amorosi e Paupisi), nel Consorzio Sannio-Alifano e in Molise (Montaquila).

Le mani del gruppo erano riuscite ad arrivare persino al Comune capoluogo di Caserta e alla prestigiosa Reggia Vanvitelliana. A tessere i legami con la macchina amministrativa c’era, secondo gli inquirenti, anche Carmine Sorbo, ex dirigente di vertice del Comune di Caserta oggi in pensione e già noto alle cronache giudiziarie, spuntato nell’inchiesta come consulente della “Casertana Costruzioni”, società satellite della galassia Caprio.

Trucco delle finte concorrenti

Il modus operandi per accaparrarsi i lavori era sistematico: i Caprio partecipavano ai bandi pubblici presentando offerte coordinate tramite diverse società intestate a prestanome. Una finta competizione in cui il vincitore era già scritto a tavolino, garantendo ai tre fratelli il monopolio assoluto e la gestione diretta dei cantieri finanziati con i soldi pubblici. La parola passa ora ai giudici del Riesame, chiamati a valutare se per i protagonisti di questo schema debbano aprirsi o meno le porte del carcere.

Commenti (1)

Leggendo l’articolo sembra un quadro molto intricat,o noncapisco però bene tutte le cose; i tre fratelli parevan invincibili ma poi i procedimenti son stati rallentati e magari la prova è sfugge,non voglio accusare,ma sperò che i giudici delriesame facciano chiarezza e che la veritàuscira fuori.

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