VERBALI INEDITI DEL PENTITO

Afragola, i signori delle Salicelle: la guerra silenziosa tra i vecchi boss e la ferocia dei «Panzaruttari»

Le confessioni esclusive del pentito Giovanni Barra svelano i patti segreti tra i vicoli del terrore, la regia dal carcere del boss Raffaele Nobile e l'offensiva estiva contro i rivali del Rione Salicelle
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Afragola si è risvegliata stamane sotto il suono cupo delle sirene, ma è nelle righe dell’ultima ordinanza cautelare che si legge di una guerra silenziosa e spietata. Da brividi. Le indagini coordinate con straordinario rigore dal Gruppo Carabinieri di Castello di Cisterna sollevano il velo su una ristrutturazione militare e piramidale del potere criminale nell’area nord di Napoli.

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Al centro del ciclone giudiziario c’è il clan Nobile, storicamente noto come il gruppo dei “Panzaruttari”, una consorteria capace di rigenerarsi e di dettare legge sul territorio anche quando i suoi storici leader sono confinati in una cella di massima sicurezza. Il clan ha saputo tessere alleanze strategiche di mutuo soccorso con i cartelli confinanti di Casoria e Caivano, preparandosi a un’offensiva totale.

La genesi del terrore: il vuoto di potere e le “stese”

L’attività investigativa, iniziata nel giugno del 2023 e protrattasi fino al marzo del 2024 attraverso un reticolo asfissiante di intercettazioni telefoniche e ambientali, fotografa il momento esatto in cui i “Panzaruttari” hanno rotto gli indugi per espandere i propri confini. Il vuoto di potere si era venuto a creare nell’ottobre del 2022, quando una massiccia operazione giudiziaria aveva decapitato il gruppo rivale “Luongo-Barbato-Bizzarro”, egemone all’interno del feudo di edilizia popolare del Rione Salicelle.

Con i capi storici — tra cui Giuseppe Sasso, Luca D’Auria e Vincenzo De Pompeis — finiti dietro le sbarre, gli equilibri criminali sono entrati in una fase di violenta fibrillazione. La tregua, fragile e provvisoria, è andata in frantumi nell’estate del 2023, quando le strade di Afragola hanno ricominciato a parlare la lingua dei proiettili.

La notte dei lunghi coltelli: il raid di vico Maiello

Il resoconto degli inquirenti, raccolto nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Federica Colucci, delinea un’escalation sistematica. Tutto ha inizio il 29 maggio 2023 con una pioggia di piombo nel Rione Salicelle. Poche ore dopo, nel cuore della notte del 30 maggio, una sventagliata di proiettili colpisce una concessionaria di auto a Cardito, di proprietà un soggetto ritenuto vicinissimo ai Nobile.

È l’inizio di una tragica catena di risposte. Il culmine della tensione criminale si registra il 28 luglio 2023. Alle ore 01:00, un uomo a volto coperto esplode colpi di pistola sotto la Torre A delle Salicelle, urlando una minaccia che suona come una dichiarazione di sovranità: «Nuie stamm ca!»

«O’ mazzett’, è chiù fort’, simm nuie!»

Solo quindici minuti più tardi, una “batteria” a bordo di una Fiat Panda nera fa irruzione in vico Vincenzo Maiello con un obiettivo chiaro: assassinare Raffaele Iorio, detto “‘o mazzett”. A guidare il commando è Francesco Graziano, noto come “‘o checc”, che imbracciando un fucile d’assalto kalashnikov spara all’impazzata gridando verso lo stabile: «O’ mazzett’, è chiù fort’, simm nuie!».

La ritorsione dei Panzaruttari scatta la sera stessa: alle 22:10, nel Rione Salicelle, un commando armato di AK-47 intercetta e ferisce gravemente Emanuele Scuotto, legato alla fazione opposta. L’ordine del giorno è uno solo: rispondere al fuoco col fuoco.

«Così si sono presi la città»: le rivelazioni di Giovanni Barra

L’ascesa dei Nobile e la brutale transizione del potere trovano un riscontro formidabile nei verbali inediti di Giovanni Barra. Arrestato nel giugno del 2025, il neo-collaboratore di giustizia ha squarciato il velo di omertà, consegnando ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia la cronaca fedele di un golpe di camorra effettuato alla luce del sole. Le sue parole ridisegnano le dinamiche di un intero hinterland.

I verbali di Giovanni Barra 

«Con riferimento alla storia criminale dei panzaruttari, come ho già detto, nel 2022 questi prendevano ordini da Emanuele Maugeri dal carcere. In seguito i panzaruttari si sono legati a Giovanni Baratto, il quale voleva che prendessero il controllo di Afragola e che cacciassero ‘o checc, uomo di fiducia di ‘o nennill, ossia Giuseppe Sasso.

Quindi Giovanni Baratto chiese ai panzaruttari di uccidere ‘o checco, cosa che i panzaruttari non fecero. I gruppo quindi si mise a gestire da solo le piazze di spaccio sotto il controllo di Baratto. Preciso che ‘o checco era alleato di Baratto e di Maugeri e che Baratto, con l’appoggio di Maugeri, aveva deciso di eliminarlo. In quel periodo era Baratto a comandare Casoria».

«’O checco fu estromesso piano piano dalle attività criminali e si rese conto che gli volevano fare le scarpe. Quindi ‘o checco, insieme a tale Alessandro delle Salicelle e a tale ‘o demonio, andò a sparare a casa di ‘o Mazzetto, che aveva una piazza di spaccio ad Afragola, e a casa della ragazza di Topolone o forse di Topolone stesso, non ricordo precisamente. A seguito di questo fatto mi chiamò Giovanni Baratto per incontrarmi.

Ci incontrammo a casa sua, alla presenza di Topolone e del cugino di quest’ultimo. Baratto mi spiegò quello che stava accadendo e delle azioni di fuoco contro ‘o mazzetto e contro Topolone. Io gli chiesi perché non avesse informato Maugeri, ma lui mi disse che io e Maugeri eravamo la stessa cosa. Ci aggiornammo ad un successivo incontro il giorno seguente presso il parco S7 a Casoria».

«Io, Amilcare Cervo detto o gemello, Roberto Maugeri e Pino Tammaro partimmo dal Bronx con due ciclomotori ed andammo al parco S7. Giunti sul posto, incontrammo Giovanni Baratto che aveva una pistola 9×21 in mano; vicino a lui c’era Vincenzino, che era diventato il suo braccio destro; alle loro spalle c’erano tale Luciano, che stava con i panzaruttari, e Topolone, armato di un kalashnikov, un ragazzo di colore che saprei riconoscere ed un altro ragazzo, entrambi armati di pistole. C’era una Lancia Y color prugna.

Baratto disse che volevano buttare a terra la casa di Maria Bizzarro, dove c’era una piazza di spaccio. Era ancora giorno quando avemmo questo incontro; andarono a sparare, partendo con la Lancia Y color prugna. Prima che partissero per l’azione di fuoco, io litigai con Giovanni Baratto perché gli dissi che era una follia andare a sparare di giorno e che avrebbero potuto colpire anche dei bambini. Quindi io e Amilcare ce ne andammo».

«Partirono con la macchina per compiere l’azione di fuoco Topolone, Luciano, il ragazzo di colore e l’altro ragazzo che stava con loro. Baratto, che aveva deciso l’azione insieme ai panzaruttari, rimase sul posto con Maugeri, Vincenzino e Pino Tammaro, quando io mi allontanai con Amilcare. Ora aggiungo che con loro c’era anche il cognato di Baratto, Raffaele De Rosa. L’ho ricordato dopo averlo visto nell’album fotografico».

«Il giorno seguente venne Giovanni Baratto a casa mia e mi disse che non avevano colpito bambini, ma che avevano sparato nella milza e nell’addome a un ragazzo della zona del nolano, che si trovava sul posto e che apparteneva al gruppo di una donna capo piazza del nolano, moglie di un uomo con la barba, in quel periodo detenuto; questo ragazzo era stato prestato al gruppo di o nennillo.

Baratto era chiaramente arrabbiato con me per quello che gli avevo detto il giorno prima. Poi o checco mi raccontò che al momento di questo agguato lui si trovava sul lastrico del palazzo armato di kalashnikov ma non sparò. Questo kalashnikov poi fu sequestrato a Caivano. Con questa azione contro ‘o nennillo, i panzaruttari si sono presi Afragola».

Le armi, i complici e i motori di Cardito

Dall’analisi delle dichiarazioni del collaboratore emerge un quadro di allarmante ferocia: «Voglio ribadire che i panzaruttari sono molto pericolosi e sono capaci di compiere omicidi anche per motivi banali, in quanto sono violenti e pronti all’uso delle armi». Ma le indagini rivelano anche l’esistenza di insospettabili sponde logistiche ed economiche nel tessuto imprenditoriale locale.

Barra fa esplicitamente il nome di “del titolare di una concessionaria di auto a Cardito, indicato come un vero e proprio facilitatore dell’ascesa dei Nobile: «All’inizio del loro percorso criminale, …omissis… diede ai panzaruttari una motocicletta Honda XADV. La motocicletta fu data ai cugini Antonio Topolone e Antonio Spiedino». Un legame che non si sarebbe limitato alla fornitura di mezzi di trasporto ad alte prestazioni: secondo il pentito, l’imprenditore avrebbe persino inviato uno dei membri del gruppo a compiere una specifica azione di fuoco, confermando una pericolosa osmosi tra economia legale e criminalità organizzata.

Il direttorio della nuova generazione

La mappa del comando ricostruita dalla Direzione Distrettuale Antimafia e dai militari dell’Arma evidenzia un ricambio generazionale spietato ma strettamente dinastico. Se il capo indiscusso e promotore resta Raffaele Nobile, capace di emanare direttive vincolanti direttamente dal carcere, sul territorio la reggenza operativa era saldamente nelle mani dei giovani della famiglia: il figlio Antonio Nobile, detto “Spiedino” (classe 2000), e il nipote Antonio Nobile, detto “Topolone” (classe 2004). Intorno a loro si è aggregata una nuova leva di affiliati, cinici e inclini alla militarizzazione dello scontro, pronti a tutto pur di blindare il monopolio del narcotraffico e delle estorsioni, scrivendo col sangue il nuovo capitolo della camorra a nord di Napoli.

L’elenco dei ventinove indagati

 

AHMETOVIC Milenko detto “Roberto lo zingaro”, nato a Maddaloni il 06.10.1993 INDAGATO

BOTTONE Bruno, nato ad Acerra il 08.01.1996 CARCERE

CAPASSO Antonio, nato a Napoli il 13.07.1981 CARCERE

CAPONE Rosario, nato a Napoli il 16.06.1978 CARCERE

CAPONE Salvatore, nato a Napoli il 12.05.1975 DIVIETO DI SOGGIORNO

CERBONE Francesca, nata a Casoria il 14.01.1978 CARCERE

D’ANTO’ Marika, nata a Caserta il 22.02.1997 CARCERE

DE LUCA Gennaro, nato ad Acerra il 11.06.1992 CARCERE

DE LUCA Raffaele alias “o russ”, nato a Napoli il 30.05.1991 CARCERE

DI MICCO Domenico, nato a Napoli il 18.04.1991 CARCERE

FORTE Giovanni, nato a Napoli il 09.05.1977 INDAGATO

FORTE Luigi, nato ad Acerra il 31.08.2000 CARCERE

GIORDANO Oreste, nato ad Acerra il 19.07.1985 CARCERE

IORIO Raffaele alias “Mazzetto”, nato a Napoli il 26.09.1982 CARCERE

IORIO Antonio, nato a Napoli il 7.03.2001 CARCERE

IORIO Ciro, nato ad Afragola il 06.06.1976 CARCERE

LAMI Salvatore, nato ad Acerra il 18.03.2003 DIVIETO DI SOGGIORNO

MAIELLO Gennaro Antonio, detto “Giordano”, nato ad Afragola il 13.06.1974 CARCERE

MARINO Pietro detto “Pierino”, nato a Napoli il 4.01.1988 INDAGATO

MARRONE Giuseppina, nata a Napoli il 07.11.1977 DIVIETO DI SOGGIORNO

MARRONE Mauro, nato ad Acerra il 23.02.1985 CARCERE

NOBILE Antonio alias “Spiedino” o “musso e vecchia”, nato a Carpi il 27.09.2000 CARCERE

NOBILE Antonio alias “Topolone”, nato ad Acerra il 22.01.2004 CARCERE

NOBILE Giuseppe, nato ad Acerra il 24.08.1982 CARCERE

NOBILE Pasquale, nato ad Acerra il 01.03.2001 CARCERE

NOBILE Raffaele, nato a Napoli il 04.08.1978 CARCERE

NOBILE Stefania, nata ad Acerra il 26.12.1986 CARCERE

POLLARO Alex, nato ad Acerra il 06.08.1998 CARCERE

SANTORO Luciano, nato a Napoli il 25.07.1993 CARCERE

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Commenti (1)

Sto leggendo l’articolo e mi paice la descrizzione,ma sembra che la città èssere stata lasciata quasi sola. I carabb inieri han fatte indagini grosse,però la gente parla piano e si vede paura e sfiducia. Le info sonno confuse,e i nomi si mescano tropp o, non capisco bene chi comanda adesso.

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