Napoli – Un vero e proprio sistema parallelo all’interno degli uffici comunali, dove le pratiche anagrafiche venivano sistematicamente alterate, accelerate o falsificate in cambio di somme di denaro e, nei casi più gravi, di indebiti favori di natura personale. È questo il quadro delineato da una vasta inchiesta della Procura di Napoli, che ha acceso i riflettori su presunti illeciti consumati all’interno della Seconda e della Terza Municipalità, rispettivamente negli uffici di piazza Dante e di via Lieti a Capodimonte.
L’indagine, anticipata stamane da Repubblica, Il Mattino e Il Corriere del Mzzogioerno, che ha portato all’emissione dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, conta numeri imponenti: sono 119 le persone iscritte nel registro degli indagati. L’elenco comprende dipendenti ed ex dipendenti comunali, intermediari e un nutrito gruppo di beneficiari delle pratiche illecite, nella maggior parte dei casi cittadini stranieri in cerca di regolarizzazione.
Le accuse e il “tariffario”
Le ipotesi di reato al vaglio dei magistrati sono pesanti: associazione per delinquere finalizzata al falso, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo quanto emerso dal lavoro investigativo, i pubblici ufficiali coinvolti avrebbero chiuso un occhio — e spesso entrambi — di fronte a evidenti anomalie nelle richieste di residenza. I controlli incrociati hanno infatti svelato situazioni paradossali: fino a venti persone registrate come residenti all’interno di “bassi” di pochi metri quadrati, o appartamenti di appena quaranta metri in cui figuravano domiciliate cinque o sei persone.
Agli atti dell’inchiesta figura un vero e proprio tariffario non ufficiale: dai 30 ai 50 euro a pratica per snellire la burocrazia e garantire il rilascio di documenti d’identità, passaggio fondamentale per l’accesso ai servizi sanitari e per l’ottenimento o il rinnovo dei permessi di soggiorno.
I gravi abusi e i ruoli chiave
Oltre all’illecito profitto economico, l’impianto accusatorio delinea contorni ancor più inquietanti. In diverse occasioni, approfittando della vulnerabilità degli utenti in attesa dei documenti, sarebbero stati richiesti favori e prestazioni di natura personale come “merce di scambio” per velocizzare le procedure di cambio di residenza.
Al vertice di questo sistema, secondo le ricostruzioni, figurerebbero tre figure chiave: un cittadino srilankese di 53 anni, con il ruolo di procacciatore di clienti tra i connazionali e altri immigrati, affiancato da due impiegati comunali di 66 e 68 anni. Tra i dipendenti pubblici finiti sotto la lente della giustizia se ne contano almeno sei (quattro dei quali già in pensione). Il coinvolgimento tocca anche il panorama politico locale, con un consigliere eletto nella Terza Municipalità tra gli indagati.
Le indagini e le telecamere nascoste
L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto e condotta dai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi, è il frutto di una complessa attività d’indagine condotta dalla Polizia Municipale e dal nucleo investigativo dei Carabinieri. Fondamentale per raccogliere gli elementi di prova è stato l’ausilio di microspie e telecamere nascoste collocate proprio all’interno degli uffici chiave.
Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti è finito anche un CAF gestito da un cittadino straniero, che avrebbe funto da snodo centrale per intercettare i bisogni dell’utenza e indirizzarla verso gli sportelli compiacenti. Nel frattempo, per scongiurare la reiterazione del reato, l’amministrazione è già corsa ai ripari: alcuni dipendenti coinvolti hanno raggiunto i limiti pensionistici, mentre per altri è scattato il trasferimento ad altre mansioni.







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