Nella foto la vittima Ciro Rapuano e Lucia Salemme
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Napoli– È un colpo di scena che potrebbe ribaltare le indagini sull’omicidio di Ciro Rapuano, 59 anni, ucciso nella notte del 4 settembre scorso con una raffica di coltellate – quasi sessanta, secondo le prime ricostruzioni – nella sua abitazione di via Sant’Arcangelo a Baiano, nel cuore pulsante di Forcella.
A sferrare i colpi mortali sarebbe stata la moglie, Lucia Salemme, 58 anni, ora detenuta nel carcere di Secondigliano con l’accusa di omicidio aggravato. Ma la versione dei fatti fornita dalla donna, che sostiene di aver agito per difendersi da un’aggressione del marito, appare sempre più fragile agli occhi degli inquirenti.
L’autopsia, il cui incarico potrebbe essere conferito già domani al medico legale scelto dalla Procura di Napoli, promette di essere il nodo cruciale per fare luce su una vicenda avvolta da ombre e contraddizioni.
La notte del delitto: una furia di coltellate
Il dramma si consuma nella quiete apparente di un appartamento nel centro storico di Napoli, dove Ciro Rapuano viene trovato senza vita, riverso sul letto, il corpo devastato da decine di coltellate, concentrate soprattutto sulle spalle e sul retro del collo. Una ferita, in particolare, al collo, potrebbe essere quella fatale.
La moglie, Lucia Salemme, racconta agli investigatori una storia di paura e autodifesa: sostiene di essere stata aggredita dal marito, armato di coltello, che l’avrebbe ferita al braccio e alle dita. La donna, difesa dall’avvocato Riccardo Pinto, ha ribadito questa versione anche sabato scorso davanti al gip Alessandra Grammatica, sottolineando un passato di violenze domestiche subite per anni.
Ma i dettagli della sua ricostruzione sollevano perplessità. Le quasi sessanta coltellate inferte a Rapuano, molte delle quali alle spalle, mal si conciliano con lo scenario di una colluttazione. Gli inquirenti dellaPolizia di Stato, coordinati dalla IV sezione della Procura di Napoli, ipotizzano che l’uomo potesse essere inerme, forse addirittura addormentato, al momento dell’attacco. Un’ipotesi che, se confermata dall’autopsia, potrebbe smontare del tutto la tesi della legittima difesa.
L’autopsia: la chiave per la verità
L’esame autoptico, che sarà condotto nei prossimi giorni, assume un’importanza cruciale. Non solo dovrà confermare il numero esatto delle coltellate – un dato che già di per sé racconta la ferocia dell’atto – ma soprattutto chiarire se Ciro Rapuano fosse cosciente o meno quando è stato colpito.
Era sveglio e in grado di difendersi? Oppure, come sospettano gli investigatori, era in uno stato di incoscienza, magari sorpreso nel sonno? La risposta a questa domanda potrebbe ridefinire l’intera dinamica del delitto e inchiodare Lucia Salemme a una premeditazione.Non solo.
Gli inquirenti stanno valutando di sottoporre a un esame approfondito anche le ferite riportate dalla donna, che lei attribuisce all’aggressione del marito. Le lesioni al braccio e alle dita saranno analizzate da un esperto per verificare se siano compatibili con un tentativo di difesa o se, invece, possano essere state autoinferte o provocate in altro modo. Un’ipotesi, quest’ultima, che getterebbe ulteriore ombra sulla credibilità della 58enne.
Lucia Salemme, arrestata subito dopo il delitto, si trova ora nel carcere di Secondigliano. Davanti al gip ha descritto un matrimonio segnato da anni di abusi e violenze da parte del marito, dipingendo il delitto come un gesto estremo di sopravvivenza.
Ma la violenza inaudita dell’attacco e il numero impressionante di coltellate raccontano una storia diversa, che gli investigatori stanno cercando di ricostruire con meticolosità. La Procura non ha mai interrotto le indagini, scavando nel passato della coppia e interrogando vicini e conoscenti per raccogliere elementi che possano confermare o smentire il racconto della donna.
Le domande senza risposta
Amici e aprenti si interrogano su una tragedia che ha sconvolto il quartiere, i dubbi si moltiplicano. Rosaria Capuano, sorella della vittima fin dal primo giorno sta alimentando dubbii sulla versione della donna invitando gli investigatori a chiarire anche il ruolo avuto dalla figlia della vittima, che era presnete in casa la sera dell’omicidio.
Perché un numero così elevato di coltellate, se si trattava di difendersi? Come è possibile che un uomo armato di coltello, come sostenuto da Salemme, non abbia lasciato tracce di una lotta più evidente?
E, soprattutto, era davvero cosciente Ciro Rapuano quando la lama lo ha colpito decine di volte? Le risposte, attese dall’autopsia e dalle indagini in corso, potrebbero non solo chiarire la dinamica di quella notte fatale, ma anche ridisegnare il confine tra vittima e carnefice in una vicenda che, per ora, resta avvolta nel mistero.
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