Ad 11 anni dal delitto di Giovanni Piscitelli, sindaco di Cervino in provincia di Caserta, è stata fissata per il 30 maggio l’udienza dinanzi alla terza sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli. Sotto accusa l’unico imputato Pietro Esposito Acanfora, ingegnere e responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Cervino, dopo la sentenza di assoluzione in primo grado e il ricorso in appello delle parte civili. Il 28 febbraio del 2008 Piscitelli, fu ritrovato in località Durazzano, a qualche metro di distanza dalla propria vettura data alle fiamme. L’allora primo cittadino era riuscito a scendere dal veicolo per tentare di porsi in salvo, ma le ustioni non gli diedero scampo. Venne trovato bruciato dalle gambe in su. Quello di Piscitelli è un caso senza colpevoli. Si spera di scoprire qualche elemento in più nel processo in Appello a Napoli dove con ‘la nuova legge Orlando’ potranno essere risentite le fonti dichiaranti. Le indagini successive alla morte del sindaco portarono all’arresto di Pietro Esposito Acanfora, e un imprenditore del posto, Vincenzo Vigliotti, furono arrestati e indagati per il delitto. Ma, poco più di due settimane dopo, i due furono scarcerati. Al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, Acanfora fu assolto in primo grado “per non aver commesso il fatto” dal giudice Marcello De Chiara; la posizione di Vigliotti, invece, fu stralciata. Esposito Acanfora è assistito dagli avvocati Carlo De Stavola e Rocco Trombetti per le parte civili gli avvocati Renato Jappelli, Carlo Madonna, Giovanni De Raffaele Carfora e Giovanni De Lucia per il Comune di Cervino. Nel corso del processo di primo grado sono stati ascoltati anche dei collaboratori di giustizia di alcun clan camorristici casertani come Oreste Spagnuolo e Antonio Farina che hanno escluso la partecipazione della malavita locale nell’efferato delitto.
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