

Nella foto, un particolare della vicenda.
Bari – Spiava i dati sensibili e finanziari di oltre 3500 clienti, tra i quali il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni: concluse le indagini sull’ex dipendente dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo su Vincenzo Coviello. Nell’inchiesta figurano altre sette persone allora dipendenti della stessa banca, che figura tra le parti offese nell’inchiesta.
Secondo la Procura che ha dichiarato concluse le indagini preliminari, l’ex dipendente di Intesa Sanpaolo, già addetto alla sede Agribusiness di Bisceglie e licenziato nell’agosto 2024, per anni – sfruttando le proprie credenziali – avrebbe monitorato in maniera “occulta, sistematica e prolungata” i dati sensibili e finanziari di 3.572 clienti. Tra le vittime di questo “spionaggio patrimoniale” figurano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio Maria La Russa e il Ministro della Difesa Guido Crosetto.
“L’acquisizione di questi dati sensibili ha esposto a grave rischio non solo il diritto alla riservatezza dei singoli, ma la stessa sicurezza delle istituzioni democratiche”. È quanto si legge in una nota della Procura di Bari relativa all’indagine. Gli inquirenti parlano di “natura compulsiva e reiterata degli accessi abusivi, moltiplicatisi in maniera quasi ossessiva su una vastissima platea di soggetti”.
Secondo quanto emerso dalle indagini il 54enne di Bitonto avrebbe iniziato l’attività di monitoraggio dei clienti a partire dal gennaio 2020 e si è protratto, in maniera costante, sino alla fine di aprile 2024. “La gravità e la vastità delle intrusioni – spiega la Procura – hanno conferito all’inchiesta un inevitabile risalto nazionale, richiamando la massima attenzione dei vertici istituzionali. A dimostrazione del prioritario interesse centrale nel porre un freno definitivo a un fenomeno illecito così allarmante e capillarmente sviluppato, l’indagine ha visto il qualificato intervento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo” che “certifica, in maniera inequivocabile, come la tutela della sicurezza cibernetica e il contrasto a ogni forma di spionaggio finanziario rappresentino un’esigenza assoluta e imprescindibile per la difesa del Paese”.
Ma Coviello non è il solo indagato nell’inchiesta della Procura di Bari, altri sette dipendenti di Intesa Sanpaolo sono coinvolti nell’indagine per un presunto spionaggio patrimoniale. Oggi i carabinieri di Bari hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari al 54enne di Bitonto all’epoca dei fatti contestati dipendente della filiale di Bisceglie dell’istituto di credito. La posizione degli sette indagati è stata formalmente stralciata e i relativi fascicoli già trasmessi per competenza alle altre sedi giudiziarie dislocate sul territorio nazionale.
L’indagine, spiega la Procura di Bari in una nota, ha infatti permesso di accertare che “non ci si trova di fronte a un fenomeno isolato”. I profili di responsabilità a carico degli ulteriori sette, tutti dipendenti del medesimo istituto di credito, riguardano “condotte del tutto analoghe a quelle del principale indagato, sintomo di una preoccupante vulnerabilità al fascino della curiosità illecita o del dossieraggio, seppur caratterizzate da una minore offensività, frequenza ed entità, e non rivolte verso obiettivi istituzionali sensibili”.
La Procura di Bari ha archiviato, inoltre, l’indagine nei confronti di Intesa Sanpaolo, inizialmente coinvolta quale responsabile amministrativo nel procedimento sull’ex dipendente della filiale di Bisceglie, Vincenzo Coviello. A darne notizia lo stesso istituto di credito, riferendo che il decreto di archiviazione risale al 10 giugno scorso. Gli inquirenti, fa sapere Intesa Sanpaolo, hanno accertato “la palese insussistenza di un interesse o vantaggio della Banca” e la “adeguatezza del modello organizzativo” poiché l’istituto di credito “sin dalle prime fasi investigative ha dimostrato collaborazione proattiva e volontà di trasparenza assoluta”. “Nella vicenda in esame, – è scritto nell’archiviazione – l’autore del reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio (o di terzi), recando un vulnus irreparabile all’Istituto”.
“La condotta del Coviello – conclude – si sostanzia in un macroscopico tradimento del vincolo fiduciario e nella dolosa inosservanza delle istruzioni operative impartitegli, rendendo l’Istituto di credito la vera e unica parte lesa della vicenda”. Secondo la Procura, “la radicale estraneità della Banca rispetto al disegno criminoso è peraltro plasticamente dimostrata dalla tempestiva e ferma reazione posta in essere dall’ente a propria tutela”, dal licenziamento del dipendente l’8 agosto 2024 alla denuncia formalizzata qualche giorno dopo.
La Procura osserva poi che “l’implementazione costante di misure di sicurezza, documentata anche attraverso il ‘Programma Nemo’, testimonia un impegno concreto e continuativo nella protezione dei dati della clientela” che “esclude radicalmente la configurabilità di una ‘colpa di organizzazione'”.
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