

Claudio Lotito
La scalata ostile, i social e il “mercato” violato: Roma apre il vaso di Pandora sulla Lazio. Un disegno criminoso tentacolare, ramificato tra le stanze della finanza romana, i canali della comunicazione militante e le curve dello stadio Olimpico.
È questo lo scenario delineato dalla Procura della Repubblica di Roma e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, che nelle scorse ore hanno scosso il calcio e l’economia italiana con una serie di perquisizioni mirate.
Al centro dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo capitolina figurano nomi di primissimo piano del gotha bancario e relazionale: Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, l’amministratore delegato dello stesso istituto di credito Francesco Maiolini, e il noto opinionista e faccendiere Luigi Bisignani.
L’ipotesi d’accusa mossa dai magistrati romani è grave e puntuale: concorso in manipolazione del mercato, reato previsto dal Testo Unico della Finanza, aggravato da una pluralità di condotte che si trascinano, secondo gli inquirenti, dal giugno del 2024 e risultano tuttora al centro di accertamenti dinamici.
Per i magistrati, l’obiettivo finale sarebbe stato duplice e sinergico: da un lato provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni della S.S. Lazio Spa — società quotata in Borsa — e dall’altro strangolare la resistenza dell’azionista di maggioranza Claudio Lotito, costringendolo a cedere il pacchetto di controllo del club.
Il motore dell’inchiesta giudiziaria affonda le radici nelle querele e nelle dettagliate informative presentate dallo stesso Claudio Lotito tra i mesi di giugno e luglio del 2025. Il patron della Lazio, assistito dai propri legali, aveva messo nero su bianco una serie di episodi che, nella sua ricostruzione, non potevano essere considerati semplici sfoghi di una tifoseria delusa, ma i tasselli di una vera e propria macchina del fango orchestrata a tavolino.
Agli atti dell’inchiesta sono finiti episodi ad alto impatto mediatico e simbolico: dai blitz notturni con gli striscioni polemici e minatori comparsi nell’estate del 2024 in luoghi istituzionali chiave della Capitale — come piazza del Parlamento, nei pressi della Camera dei Deputati, e piazza San Lorenzo in Lucina — fino a una martellante campagna denigratoria condotta via social network e attraverso caselle di posta elettronica.
Lotito aveva denunciato di essere bersaglio di telefonate continue a tutte le ore del giorno e della notte, in un clima di logoramento psicologico e reputazionale finalizzato a demolire la sua immagine pubblica e a rendergli insostenibile la gestione della società.
Nel capo di imputazione provvisorio, i pm delineano con precisione chirurgica le modalità operative del presunto sodalizio. I tre indagati, agendo in concorso tra loro e con soggetti terzi in via di identificazione, avrebbero alimentato una spregiudicata opera di disinformazione.
Il metodo prevedeva la diffusione sistematica di fake news veicolate attraverso i social network, la testata online Millenovecento e il quotidiano Il Tempo, testata alla quale collabora Luigi Bisignani. Tra le notizie ritenute false e artificiosamente immesse nel circuito mediatico spiccano autentici tormentoni che avevano fatto tremare i tifosi laziali:
La presunta e imminente cessione del pacchetto di controllo azionario da parte di Lotito;
Un catastrofico stato di decozione finanziaria in cui verserebbero le società controllate dallo stesso patron;
L’incredibile e spregiudicata intenzione di Lotito di fare deliberatamente retrocedere la squadra in una serie minore allo scopo di intascare il cosiddetto “paracadute” economico stimato in circa 35 milioni di euro.
Notizie giudicate dagli inquirenti non solo infondate, ma strutturalmente idonee a disorientare i mercati finanziari, deprimere il valore azionario della società sportiva e surriscaldare oltre misura il clima ambientale attorno alla squadra.
La vicenda giudiziaria si interseca inevitabilmente con il malcontento di una parte consistente della tifoseria laziale, da mesi sul piede di guerra contro la proprietà. Un dissenso che, anche in questa stagione calcistica, si è tradotto in forme eclatanti di protesta, come il boicottaggio delle gare interne allo stadio Olimpico e la massiccia presenza, invece, al seguito della squadra nelle sole partite in trasferta.
I gruppi della curva avevano ufficializzato lo “sciopero” e la rinuncia agli abbonamenti già all’inizio del mese di giugno. Tuttavia, gli investigatori del Nucleo Investigativo dei Carabinieri ritengono che dietro la protesta della piazza non vi sia solo il genuino malumore sportivo, ma l’ombra di una regia esterna e manipolatoria.
Il decreto di perquisizione evidenzia come gli ultimi riscontri, emersi dall’analisi delle pubblicazioni della testata online Millenovecento e depositati di recente dagli inquirenti, confermino l’esistenza di un disegno unitario: orientare e strumentalizzare il dissenso delle tifoserie per trasformarlo in un ariete politico-mediatico contro i vertici societari.
Di fronte al terremoto giudiziario e mediatico, la reazione dei vertici istituzionali tirati in ballo non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale, la Banca del Fucino ha inteso marcare una netta linea di demarcazione rispetto alle vicende oggetto di indagine, precisando con forza la propria posizione giuridica e operativa.
L’istituto di credito ha reso noto che «la Banca non è indagata e non è destinataria di alcun provvedimento», esprimendo al contempo «piena fiducia nell’operato del Presidente Mauro Masi e dell’Amministratore Delegato Francesco Maiolini», nella certezza che i riscontri della magistratura chiariranno la totale correttezza del loro operato.
La nota della banca entra nel merito delle contestazioni economiche, sgomberando il campo da qualsiasi ipotesi di manovra finanziaria occulta:
L’istituto non ha mai finanziato, né direttamente né indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende dell’inchiesta o lesiva degli interessi della S.S. Lazio, dei suoi azionisti e dei suoi vertici.
Non è mai stato ricevuto alcun mandato per l’acquisto della società o di partecipazioni azionarie ad essa legate, né sono mai state svolte attività di advisory per soggetti interessati all’acquisizione del club.
Ribadendo la massima collaborazione con l’autorità giudiziaria affinché la verità venga ristabilita nel minor tempo possibile, la Banca del Fucino ha confermato la regolare prosecuzione dell’operatività aziendale a tutela di clienti, dipendenti e azionisti, riservandosi al contempo di tutelare la propria reputazione e la propria immagine in ogni sede giudiziaria contro qualsiasi ricostruzione distorta o lesiva.
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