Rc Auto, il bluff delle targhe polacche: ai napoletani arriva il conto da 5 milioni

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Giuseppe Del Gaudio

Sembrava la soluzione perfetta per sfuggire alle tariffe Rc Auto tra le più elevate d’Italia. Invece quella che per migliaia di automobilisti napoletani appariva come una scorciatoia legale rischia oggi di trasformarsi in un pesantissimo boomerang economico e giudiziario.

Le prime notifiche provenienti dalla Polonia stanno infatti raggiungendo centinaia di automobilisti coinvolti nel sistema delle cosiddette “targhe polacche”. Al centro della vicenda c’è un conto che sfiora i cinque milioni di euro, somma che il Pbuk, l’organismo polacco incaricato della gestione dei risarcimenti per i veicoli non assicurati, intende recuperare da agenzie e conducenti.

Quello che fino a ieri sembrava un escamotage per abbattere il costo delle assicurazioni si sta trasformando in una lunga battaglia legale internazionale.

Il meccanismo: auto sempre a Napoli, ma formalmente immatricolate in Polonia

Il sistema era tanto semplice quanto controverso.L’automobilista cancellava il veicolo dai registri italiani, lo faceva risultare formalmente immatricolato in Polonia attraverso società specializzate e, contestualmente, lo utilizzava in Italia mediante un contratto di noleggio a lungo termine.

In questo modo era possibile accedere a polizze assicurative molto più economiche rispetto a quelle praticate sul mercato italiano, dove, soprattutto nell’area metropolitana di Napoli, i premi Rc Auto possono raggiungere cifre particolarmente elevate.

Sulla carta tutto sembrava regolare. Nella pratica, però, molti veicoli non risultavano coperti da una reale assicurazione.

I numeri del fenomeno

La diffusione del sistema ha assunto dimensioni impressionanti.

Nel solo 2025, nella provincia di Napoli sono stati iscritti al Registro Nazionale dei Veicoli Esteri (Reve) 14.066 veicoli, in larga parte con immatricolazione polacca.

Anche il dato sugli incidenti fotografa l’entità del fenomeno: nello stesso anno le auto e le moto con targa polacca sono rimaste coinvolte in 5.364 sinistri nella sola provincia partenopea, oltre la metà del totale nazionale riferito ai veicoli immatricolati in Polonia.

L’aspetto più preoccupante emerge però dalle verifiche assicurative.

Su 2.263 incidenti, quasi uno su due, la documentazione esibita non avrebbe garantito una copertura assicurativa effettiva. Dietro la Carta Verde, infatti, si sarebbe nascosta un’assicurazione inesistente o comunque inefficace ai fini del risarcimento.

Dalle vittime risarcite alle richieste di rimborso

Fino ad oggi il sistema aveva retto grazie al meccanismo internazionale di tutela delle vittime della strada.

L’Ufficio Centrale Italiano (Uci) provvedeva infatti a risarcire chi aveva subito il danno, rivalendosi poi sull’organismo omologo polacco.

Ora, però, il Pbuk ha deciso di interrompere questo meccanismo e di recuperare direttamente le somme anticipate.

Sono già circa un centinaio le azioni legali avviate nei confronti delle società coinvolte e dei singoli automobilisti, a seconda delle clausole contenute nei contratti di noleggio sottoscritti.

Parallelamente, l’Uci ha segnalato la vicenda all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per fare luce sulla trasparenza di un mercato che prometteva forti risparmi ma che, secondo le contestazioni, avrebbe esposto migliaia di utenti a rischi enormi.

Un fenomeno che racconta le contraddizioni di Napoli

La vicenda delle targhe polacche va oltre il semplice caso assicurativo. È il sintomo di un problema strutturale che da anni interessa Napoli e la sua provincia.

Da una parte ci sono premi Rc Auto tra i più alti d’Italia, determinati da un’elevata incidentalità, dall’alto numero di frodi assicurative e da un contesto di rischio che penalizza anche gli automobilisti onesti. Dall’altra c’è una fascia sempre più ampia di cittadini che, schiacciata dai costi, cerca scorciatoie apparentemente convenienti.

È proprio su questo terreno che prosperano operatori pronti a proporre soluzioni “miracolose”, spesso presentate come perfettamente legali, ma che possono nascondere gravi conseguenze economiche e giudiziarie.

Il caso dimostra anche quanto sia pericoloso affidarsi a circuiti poco trasparenti. Il risparmio immediato può trasformarsi, nel giro di pochi anni, in richieste di risarcimento da decine di migliaia di euro, procedimenti civili internazionali e lunghe controversie.

Più che un episodio isolato, quello delle targhe polacche rappresenta il punto di incontro tra tre grandi criticità: il caro assicurazioni, la ricerca di scorciatoie per aggirare il sistema e un mercato parallelo che ha trovato terreno fertile in un territorio dove il costo della mobilità pesa in modo significativo sui bilanci delle famiglie.

La lezione è chiara: finché il divario tra le tariffe Rc Auto di Napoli e quelle del resto d’Italia resterà così marcato, sarà difficile eliminare del tutto fenomeni di questo tipo. Ma altrettanto evidente è che affidarsi a soluzioni opache rischia di trasformare un presunto affare in un danno economico ben più grave del premio assicurativo che si voleva evitare.

 

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Giuseppe Del Gaudio

Giuseppe Del Gaudio, giornalista professionista dal 1991. Amante del cinema d'azione, sport e della cultura Sud Americana. Il suo motto: "lavorare fa bene, il non lavoro: stanca"

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