

Secondigliano, scatta l’allarme sparatloria
Napoli – Il centralino del 113 squilla nel cuore della notte. La voce dall’altro capo del telefono è concitata, descrive il rumore inconfondibile di una sventagliata di proiettili che squarcia il silenzio di Secondigliano, fortino storico della criminalità organizzata nell’area nord di Napoli.
Scatta il protocollo di massima urgenza: le volanti della Polizia di Stato piombano sul posto a sirene spiegate, pronte a perimetrare la zona dell’ennesima “stesa” o di un agguato di camorra.
Ma quando gli agenti scendono dalle vetture e iniziano a setacciare l’asfalto sotto la luce dei lampioni, lo scenario che si presenta è spiazzante. Il vuoto.
Gli specialisti della scientifica e gli uomini del commissariato di zona hanno setacciato ogni centimetro del perimetro segnalato. Il bilancio dei riscontri, all’alba, è categorico: nessun bossolo calpestato sui marciapiedi, nessun foro d’arma da fuoco sulle facciate dei palazzi o sulle carrozzerie delle auto in sosta.
Contemporaneamente, è scattato il monitoraggio dei presidi sanitari. Da Capodichino fino agli ospedali del centro, i registri dei pronto soccorso sono stati passati al setaccio: nessun paziente si è presentato con ferite d’arma da fuoco o da taglio compatibili con una sparatoria. Eppure, le indagini non sono state archiviate.
Gli investigatori continuano a visionare le telecamere di sorveglianza pubbliche e private per capire se ci sia stato un reale transito di scooter sospetti o se si sia trattato, banalmente, di botti illegali scambiati per colpi di pistola. O di qualcosa di più sinistro.
L’episodio di Secondigliano, pur essendosi risolto in un nulla di fatto, accende i riflettori su un fenomeno sempre più frequente nella cronaca nera partenopea: il peso dei falsi allarmi e la presenza di mitomani.
A Napoli, la tensione criminale è costantemente ai livelli di guardia. Negli ultimi mesi, la città ha vissuto una forte frammentazione dei clan, con giovanissimi disposti a tutto pur di conquistare una piazza di spaccio, spesso manifestando la propria presenza proprio attraverso le “stese”, i raid dimostrativi per marcare il territorio. In un contesto così saturo di ansia, la percezione dei residenti è comprensibilmente alterata: il rumore di un motorino che va fuori giri o lo scoppio di un petardo di grossa taglia fa scattare immediatamente la psicosi dello scontro a fuoco.
Tuttavia, gli inquirenti non escludono una pista più torbida, legata alla figura del mitomane o del “disturbatore” strategico. Nella logica perversa della criminalità di strada, telefonare alle forze dell’ordine per segnalare una sparatoria inesistente può rispondere a due precise e inquietanti finalità:
Il test di reazione: Misurare il tempo di risposta delle volanti della Polizia in un determinato settore del quartiere, studiando i percorsi d’accesso delle forze dell’ordine per pianificare futuri agguati veri.
Il depistaggio o la sfida: Spostare le pattuglie in una zona per lasciare “scoperta” un’altra area del quartiere dove, nel frattempo, deve transitare un carico di droga o deve muoversi un latitante.
A questo si aggiunge la deriva sociologica dei “leoni da tastiera” o dei mitomani puri, soggetti che cercano un quarto d’ora di celebrità o che provano un piacere perverso nel vedere una parata di lampeggianti blu bloccare il quartiere. In una città ferita dove la violenza è purtroppo reale, il gioco del mitomane non è solo un procurato allarme: è un pericoloso sabotaggio alla sicurezza di tutti.
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