Malasanità in Campania: cosa può fare il paziente quando sospetta un errore medico

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Quando un paziente o un familiare sospetta un caso di malasanità, la prima reazione è spesso di smarrimento: non si sa se ciò che è accaduto sia una complicanza inevitabile, un ritardo diagnostico, una cattiva organizzazione della struttura o un vero errore medico. In Campania, come nel resto d’Italia, il punto di partenza non è accusare subito qualcuno, ma ricostruire con ordine il percorso di cura.

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La prima cosa da fare è raccogliere tutta la documentazione sanitaria. La cartella clinica, i referti, gli esami diagnostici, le lettere di dimissione, i verbali di pronto soccorso, le prescrizioni, i consensi informati e le eventuali comunicazioni ricevute dalla struttura sono gli elementi che permettono di capire cosa è stato fatto, quando è stato fatto e con quali motivazioni.

Richiedere la cartella clinica

La cartella clinica è il documento principale per valutare un possibile errore sanitario. Contiene le informazioni sul ricovero, sulle condizioni del paziente, sulle terapie somministrate, sugli esami richiesti, sugli interventi eseguiti e sull’evoluzione clinica.

Il paziente ha diritto a chiedere la documentazione sanitaria alla struttura pubblica o privata. La Legge 24/2017 prevede che la direzione sanitaria fornisca la documentazione disponibile entro sette giorni dalla richiesta; eventuali integrazioni devono essere consegnate entro trenta giorni.

La richiesta dovrebbe essere fatta per iscritto, preferibilmente tramite PEC, raccomandata o modulo dell’ospedale, conservando copia della domanda e della ricevuta. È utile chiedere espressamente:

  • cartella clinica completa;
  • referti di laboratorio e diagnostica per immagini;
  • verbali di pronto soccorso;
  • diario clinico e infermieristico;
  • schede operatorie e anestesiologiche;
  • consenso informato;
  • lettere di dimissione;
  • eventuali esami eseguiti prima e dopo il ricovero.

Referti ed esami: perché sono importanti

I referti servono a verificare se i medici avevano già elementi sufficienti per sospettare una determinata patologia. In molti casi, il problema nasce da un esame non valutato correttamente, da un referto ignorato, da un controllo non prescritto o da un peggioramento clinico sottovalutato.

Per esempio, una diagnosi tardiva può dipendere da un ritardo nell’esecuzione di una TAC, da valori ematici alterati non approfonditi, da sintomi importanti trattati come disturbi banali o da una mancata presa in carico dopo il pronto soccorso. Non ogni ritardo, però, è automaticamente un errore medico: bisogna capire se, in base ai dati disponibili in quel momento, un comportamento diverso sarebbe stato doveroso.

Consenso informato: non è solo una firma

Un altro documento da controllare è il consenso informato. La Legge 219/2017 stabilisce che il consenso informato deve essere inserito nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

Il consenso non dovrebbe essere una semplice firma su un modulo generico. Il paziente deve essere messo nelle condizioni di comprendere diagnosi, trattamento proposto, rischi, benefici, alternative possibili e conseguenze del rifiuto delle cure. Questo è particolarmente importante in caso di interventi chirurgici, procedure invasive, trattamenti rischiosi o terapie con possibili effetti collaterali rilevanti.

Se il paziente non è stato informato in modo adeguato, può esserci un problema anche quando l’intervento è stato eseguito tecnicamente bene. Il punto, infatti, non riguarda solo la correttezza della prestazione sanitaria, ma anche il diritto della persona a scegliere consapevolmente.

Diagnosi tardive: quando il ritardo può pesare

Una delle situazioni più frequenti nei casi di sospetta malasanità riguarda le diagnosi tardive. Succede quando una malattia viene individuata troppo tardi e, nel frattempo, le condizioni del paziente peggiorano o si riducono le possibilità di cura.

Può accadere in ambito oncologico, cardiologico, neurologico, infettivologico o ostetrico. Il paziente lamenta sintomi, si sottopone a visite o esami, ma la diagnosi arriva solo dopo settimane o mesi. In questi casi bisogna verificare se il ritardo era evitabile e se una diagnosi più tempestiva avrebbe cambiato concretamente il percorso terapeutico o la prognosi.

Non basta dire “se ne sono accorti tardi”. Serve una valutazione tecnica: quali sintomi c’erano? Quali esami erano stati fatti? C’erano segnali di allarme? Le linee di condotta medica suggerivano ulteriori accertamenti? Il danno sarebbe stato evitabile o ridotto?

Complicanza o errore medico?

Un punto delicato è distinguere tra complicanza ed errore medico. Una complicanza è un evento sfavorevole che può verificarsi anche quando i sanitari operano correttamente. Un errore medico, invece, presuppone una condotta non adeguata: una diagnosi mancata, una terapia sbagliata, un intervento eseguito male, una dimissione prematura, un’omessa vigilanza, una mancata prevenzione del rischio o una gestione non corretta di un’emergenza.

La differenza non si stabilisce “a sensazione”. Va verificata sulla documentazione, confrontando ciò che è accaduto con ciò che ragionevolmente avrebbe dovuto essere fatto. Anche una complicanza nota può diventare rilevante se non è stata spiegata prima, se non è stata prevenuta quando possibile o se non è stata gestita tempestivamente dopo la sua comparsa.

Cosa fare davanti a dubbi concreti

Quando ci sono dubbi concreti sul percorso di cura, può essere utile richiedere una valutazione del caso per capire se esistono i presupposti per un risarcimento per errore medico. La valutazione dovrebbe partire dai documenti sanitari e, nei casi più complessi, coinvolgere un medico-legale o uno specialista della materia interessata.

È importante non basarsi solo sul racconto, anche se il racconto del paziente è fondamentale. La documentazione permette di verificare tempi, decisioni, omissioni, terapie, esami, firme, annotazioni cliniche e passaggi tra reparti.

Gli errori da evitare

Il paziente dovrebbe evitare alcuni comportamenti che possono indebolire la ricostruzione del caso:

  • aspettare troppo tempo prima di richiedere la documentazione;
  • consegnare originali senza conservarne copia;
  • basarsi solo su frasi dette verbalmente;
  • pubblicare accuse sui social;
  • confondere automaticamente un esito negativo con un errore medico;
  • sottovalutare referti, immagini diagnostiche e lettere di dimissione.

Un esito sfavorevole non significa sempre responsabilità sanitaria. Allo stesso modo, però, non bisogna accettare spiegazioni generiche quando il decorso clinico presenta passaggi poco chiari.

Il ruolo della struttura sanitaria

La Legge 24/2017 ha rafforzato il tema della sicurezza delle cure e della gestione del rischio sanitario, stabilendo che la sicurezza delle cure è parte del diritto alla salute e si realizza anche attraverso attività di prevenzione e gestione del rischio connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Questo significa che, quando si valuta un caso di malasanità, non bisogna guardare soltanto al singolo medico. A volte il problema riguarda l’organizzazione: carenza di personale, ritardi negli esami, mancato passaggio di informazioni, dimissioni affrettate, assenza di controlli, errori nella gestione delle urgenze o comunicazioni incomplete tra reparti.

I passi da seguire per tutelarsi 

Chi sospetta un errore medico in Campania dovrebbe muoversi con metodo: richiedere la cartella clinica, raccogliere referti ed esami, controllare il consenso informato, ricostruire le date principali e far valutare il caso da professionisti competenti.

La domanda centrale non è solo “è andata male?”, ma “si poteva fare qualcosa di diverso, secondo le conoscenze mediche e i dati disponibili in quel momento?”. Solo una ricostruzione seria consente di distinguere tra complicanza, fatalità, disservizio ed errore medico risarcibile.

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Commenti (1)

Ho letto l’articolo ma non so bene cosa pensar,la documentazione e importante però spesso non la danno subito,lapaziente resta confuso,cartellaclinica mancante o e incompleta, consenso informato e firmato ma non spiegato, i medici diceva tutto ok ma i referti non era letti e perduti. Bisognerebbe spiegare meglio i tempi e le responsabilità,perchè x molti casi resta oscuro e ci si perde

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