Dante racconta il suo viaggio nell’aldilà attraverso lo spostamento dell’attenzione del proprio io dalla natura contingente a quella immanente: nel suo poema tutto ha un perché. Ma non fa questo in modo unicamente razionale nel senso che non si affida solamente ai sensi e all’intelletto umani perché fa ampio uso dell’allegoria.
Si tratta di un uso che sfugge al controllo della ragione perché l’allegoria, attraverso i fatti narrati, culmina nell’indefinito aprendo la strada ad interpretazioni che solo l’ausilio della fede può rendere chiare e finite nel senso cioè di complete sia riguardo il destino di Dante viaggiatore sia riguardo il messaggio che ne deriva al lettore.
In tal senso l’uso dell’allegoria si fonde con quello dell’analogia fondendo mirabilmente ragione e fede e soverchiando di gran lunga la trama degli eventi del poema attraverso l’idea di fatalità che coincide con la volontà divina.
In altre parole Virgilio e Beatrice sono figure complementari perché, grazie ad essi, il lettore colloca le anime dei personaggi del poema dantesco su due piani diversi, quello che è la vita terrena di dette anime e quello che è l’eternità che ad esse deriva dal comportamento tenuto quando erano vive: la dimensione dell’eternità è, in tal caso, la percezione da parte delle anime del proprio status dopo la loro morte, che diventa consapevolezza morale e significato universale delle proprie azioni grazie alla volontà divina che ha valorizzato il criterio di scelta di ogni uomo quando questi era in vita facendolo arrivare alla determinazione del Sé.
In altre parole l’uomo, una volta entrato, nell’aldilà concepisce in modo definitivo il valore delle proprie azioni arrivando attraverso l’intervento di Dio a comprenderne il senso. In questo modo in Dante ragione e fede superano la condizione di entità dell’Essere perché inscritte in un universo, quello della Divina Commedia, in cui il razionalismo aristotelico e il misticismo neoplatonismo paradossalmente coincidono in quanto dettati da una ricognizione che il Sommo Poeta fa del suo background culturale il che è lo stesso che dire che Dante si sente moralmente impegnato a rappresentare la vita di tutti noi attraverso il proprio destino sia di letterato che di esule.
È inevitabile che Dante pone la propria attenzione sui concetti di libertà e dignità considerando le proprie ingiustizie subite, la fede come naturale conseguenza delle proprie vicissitudini, vissute all’ombra di una ragione che ha generato la storia terrena, e la volontà di Dio il quale si pone come arbitro nella valorizzazione del momento della scelta dell’uomo che si spinge, oltre le umane apparenze, verso il mistero della Trinità.
Ma questo a condizione che l’uomo si immerga nel flusso continuo degli eventi per comprendere che l’impossibilità di interpretare la volontà di Dio è il presupposto affinché egli migliori sempre di più trovando le ragioni della propria esistenza in ciò che è sempre al di fuori di lui.
Biagio Lauritano






Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti