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CASERTA. Un Rolex dal valore di circa 80mila euro e mazzette di banconote sequestrate dai carabinieri. Si allarga a Rfi l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul presunto sistema di tangenti legato all’appalto per lo smaltimento di terre e rocce provenienti dai cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari.
Al centro delle indagini c’è l’affidamento di un appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa due milioni di metri cubi di materiali provenienti dai lavori della nuova linea ferroviaria. L’inchiesta, condotta dai pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano e coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni, si è ora allargata con l’iscrizione nel registro degli indagati di altre cinque persone.
Tra queste figura il funzionario di Rfi Domenico Semplice, indagato per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, avvocato, agli imprenditori del settore delle cave Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco e all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti.
I cinque nuovi indagati si aggiungono all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, all’imprenditore Antonio Luserta e all’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex primo cittadino, già coinvolti nell’inchiesta emersa lo scorso 22 giugno con una prima serie di perquisizioni.
Secondo l’ipotesi investigativa, Luserta avrebbe raggiunto nella primavera-estate del 2022 un presunto accordo corruttivo con l’allora sindaco Marino all’interno dello studio dell’avvocato Iorio. L’imprenditore avrebbe avuto la necessità di superare la mancanza dell’autorizzazione del Genio Civile per lo smaltimento delle terre e rocce da scavo nella sua cava situata nella zona di Santa Lucia, a Caserta.
Luserta si sarebbe quindi rivolto a Marino affinché, nella sua veste di sindaco, proponesse a Rfi l’utilizzo della cava. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’ex primo cittadino avrebbe successivamente contattato il funzionario di Rfi Domenico Semplice, che avrebbe contribuito all’assegnazione dell’appalto.
Per questa presunta attività, Marino avrebbe ricevuto dall’imprenditore una tangente superiore ai 200mila euro. Ancora più consistente, secondo l’accusa, sarebbe stata la somma destinata al funzionario di Rfi: quasi 500mila euro versati tra giugno 2024 e gennaio 2026. Il denaro sarebbe stato fatto transitare attraverso 13 presunte consulenze fittizie affidate all’architetto Gaetano Sacco.
Una parte delle somme sarebbe stata successivamente trasferita alla moglie del funzionario attraverso bonifici giustificati da consulenze legali che gli investigatori ritengono inesistenti. Altri bonifici, per un valore complessivo di quasi 366mila euro, sarebbero invece finiti a società di ingegneria ritenute riconducibili allo stesso funzionario.
Nel gennaio scorso, secondo la ricostruzione investigativa, Semplice avrebbe inoltre ricevuto da Sacco un Rolex di lusso dal valore di circa 80mila euro. L’orologio è stato trovato e sequestrato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta durante le perquisizioni eseguite questa mattina.
Gli accertamenti della Procura avrebbero fatto emergere un presunto sistema più ampio, nel quale sarebbero coinvolti anche altri imprenditori del settore delle cave. Tra gli indagati figurano infatti Giovanni Sferragatta, gestore della cava di tufo Giannelli di Maddaloni, e Vincenzo Bifulco, gestore di una cava ad Apricena, in provincia di Foggia.
Anche i due imprenditori, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbero versato somme di denaro al funzionario di Rfi per ottenere appalti, seppure per importi inferiori rispetto a quelli contestati a Luserta.
Le indagini proseguono per ricostruire tutti i passaggi del presunto sistema corruttivo e accertare eventuali ulteriori responsabilità. Per tutte le persone coinvolte vale il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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