Delitto di Boscotrecase

Omicidio di Salvatore Solimeno: restano in carcere Guastafierro e Titas

La Procura contesta ai due l'omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e il porto illegale di arma clandestina. Decisiva la testimonianza della compagna della vittima
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Restano in carcere i due uomini accusati dell’omicidio di Salvatore Solimeno, il 46enne ucciso il 5 giugno scorso a Boscotrecase, nel Napoletano, al termine di una violenta lite scoppiata all’interno di un complesso condominiale.

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Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata ha infatti convalidato il fermo disposto dal sostituto procuratore Emilio Prisco, accogliendo la ricostruzione investigativa formulata dalla Procura e dai carabinieri che hanno condotto le indagini nelle ore immediatamente successive al delitto.

Per i due indagati, rispettivamente di 27 e 33 anni, è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere. Le accuse sono pesantissime: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e porto illegale di arma da sparo clandestina.

La lite nata da questioni di vicinato

Secondo quanto emerso finora, all’origine della tragedia vi sarebbero futili motivi riconducibili a dissidi tra vicini. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è anche una discussione legata al deposito dei sacchetti della spazzatura negli spazi comuni del condominio.

Si tratta però di un aspetto ancora oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti, che stanno cercando di chiarire il contesto dei rapporti tra la vittima e i due presunti aggressori e verificare se vi fossero precedenti tensioni o contrasti.

L’agguato nel garage condominiale

La ricostruzione investigativa descrive una sequenza particolarmente violenta. Solimeno sarebbe stato affrontato all’interno del garage condominiale, dove i due indagati lo avrebbero aggredito.

Nel corso dell’azione sarebbero stati esplosi almeno tre colpi di pistola a distanza ravvicinata. Uno dei proiettili ha colpito il 46enne alla coscia sinistra, lesionando l’arteria femorale e provocando una massiccia emorragia risultata fatale.

Durante le attività investigative è stata sequestrata l’arma ritenuta utilizzata per il delitto, risultata clandestina, oltre a un bastone che sarebbe stato impiegato da uno degli aggressori durante l’aggressione.

L’inseguimento e il coraggio della compagna

Un ruolo centrale nell’inchiesta è svolto dalla testimonianza della compagna della vittima, presente durante i drammatici momenti che hanno preceduto la morte di Solimeno.

Secondo gli accertamenti, dopo essere stato ferito mortalmente, il 46enne avrebbe tentato di raggiungere la propria abitazione per mettersi in salvo. I due aggressori lo avrebbero inseguito con l’intenzione di esplodere ulteriori colpi.

A fermarli sarebbe stata proprio la donna che, nonostante le minacce ricevute da uno degli indagati, si sarebbe frapposta tra il compagno e gli assalitori, impedendo che l’azione omicidiaria proseguisse. Un intervento che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe evitato conseguenze ancora più gravi.

Le indagini proseguono

La Procura di Torre Annunziata continua a lavorare per definire tutti i contorni della vicenda e verificare se l’omicidio sia stato effettivamente pianificato, come ipotizzato nell’aggravante della premeditazione contestata ai due arrestati.

Gli ulteriori accertamenti dovranno chiarire la natura esatta dei dissidi che hanno preceduto il delitto e ricostruire nel dettaglio le fasi che hanno portato alla morte di Salvatore Solimeno, trasformando una controversia di vicinato in una tragedia consumatasi sotto gli occhi della compagna della vittima.

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Commenti (1)

Una tragedia assurda ma bisognava di più attenzion dalla giustizia e dai vicinati.Le info sembrano confuse e i passaggi processuali vanno verificata con calma I due indagatti pare chehanno reagito per motivi banali,la compagna ha evitato altri colpi ma resterà traumatizzata e la comunità chiede risposte e sicurrezza

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