Droga tra Torre Annunziata-Volla

Napoli, così il maxi-processo sul narcotraffico vesuviano si è sgonfiato in Appello

La Corte d’Appello cancella i 17 anni al narcos Giovanni Belvedere: l’associazione mafiosa declassata a "lieve entità". Prescrizione per gli altri sette imputati.
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Napoli – Diciassette anni e dieci mesi di reclusione cancellati con un colpo di spugna giuridico, sostituiti da una condanna a soli 4 anni. Crolla l’impianto accusatorio che nel 2024 aveva scosso l’hinterland vesuviano e la periferia orientale di Napoli, sgonfiando quella che gli investigatori avevano battezzato come la “holding dello spaccio” tra Torre Annunziata e Volla.

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La terza sezione della Corte d’Appello di Napoli, all’esito dell’udienza del 19 giugno 2026, ha ribaltato il verdetto di primo grado del Tribunale di Nola, accogliendo in toto le linee difensive dei legali Pignataro, Autieri, Del Vecchio, Dello Iacono e Attanasio. La chiave di volta? La totale riqualificazione dei reati: non più un’associazione a delinquere strutturata e aggravata dal metodo mafioso, ma una rete di spaccio di “lieve entità” (ex art. 74 comma 6 del d.p.r. 309/1990). Un declassamento che, per effetto domino, ha fatto scattare la prescrizione per tutti gli altri sette imputati eccellenti del processo.

L’ombra dei clan sul Parco Palladino

L’inchiesta originaria aveva fotografato un business radicato nel territorio di Volla, con epicentro tra i palazzoni del Parco Palladino e via Pietro Nenni. Secondo la ricostruzione iniziale della Direzione Distrettuale Antimafia, il gruppo criminale non muoveva i propri passi nel vuoto, ma operava sotto l’egida e l’influenza di storici cartelli camorristici dell’area vesuviana e napoletana: i Gallo-Cavaliere di Torre Annunziata e i Veneruso, egemoni nella zona orientale del capoluogo.

Al centro di questa ragnatela di spaccio c’era lui: Giovanni Belvedere. Per l’accusa era il “broker”, l’anello di congiunzione logistico e commerciale capace di far viaggiare fiumi di cocaina e hashish dall’area oplontina fino alle piazze di spaccio dell’hinterland. Un ruolo da capo, promotore e finanziatore che nel gennaio del 2024 gli era valso una condanna durissima a Nola.

La battaglia sul “Pactum Sceleris”

Nelle motivazioni del ricorso in Appello, i difensori hanno scardinato pezzo dopo pezzo i capisaldi del primo grado, puntando il dito contro un’interpretazione definita “troppo astratta” delle prove. Le intercettazioni telefoniche, i pedinamenti e le immagini delle telecamere nascoste piazzate dalla polizia giudiziaria nell’autunno del 2015 documentavano sì episodi di spaccio, ma – secondo la tesi difensiva – non dimostravano l’esistenza di un vero e proprio pactum sceleris.

Mancava, in buona sostanza, la prova di una stabilità della struttura criminale e di un dolo associativo permanente. Molti dei coimputati, hanno sostenuto i legali richiamando la storica giurisprudenza delle Sezioni Unite, non erano elementi organici a una “holding”, bensì soggetti estranei che compivano favori occasionali o agivano per interessi puramente personali.

Il verdetto: colpo di spugna e prescrizioni

I giudici di secondo grado hanno condiviso questa lettura, escludendo l’aggravante mafiosa (art. 416-bis.1 c.p.) e derubricando i reati nei commi dedicati alla lieve entità. Le conseguenze della sentenza letta in aula sono radicali.
Mentre la posizione di Belvedere è stata rideterminata in 4 anni di reclusione, per gli altri sette coimputati il reato è stato dichiarato estinto. I giudici hanno pronunciato il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione nei confronti di:
Salvatore Clemente
Fabio D’Ambrosio
Andrea Scognamiglio
Raffaele Solopaco
Rosaria Troiano
Raffaele Ursini
È andata ancora meglio a Michele Maione, assolto ai sensi dell’articolo 530 del codice di procedura penale perché il fatto contestato “non sussiste”.

La Corte si è riservata novanta giorni per il deposito delle motivazioni ufficiali, termine dopo il quale la Procura Generale valuterà il ricorso in Cassazione. Per ora, il maxiprocesso che doveva smantellare l’asse della droga nell’area vesuviana si chiude con un drastico ridimensionamento.

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Commenti (1)

Il’articolo è abbastaaza dettagliato ma lasa aperte molte questoni; la sentenza parre complessa e confusa, con concetti ripetuti e frasi mal costrutte. Mi pare che gli elementi probatorii son valutati in modo generale, senza chiarire il pactumsceleris, e certi nomi sonmo mescolati manca chiarezzaespositiva , i giudicihanno argomentato poco, restano dubbi sulla qualificazionee eppure le indagini parevano corposse e comunque non tutto è stato spiegato bene.

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