

I danni causati dall'incendio al parco di Longola
Non sarebbe stato il gesto isolato di un vandalo, ma un’azione organizzata e studiata nei particolari. È questa l’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori dopo il devastante incendio che nella notte ha colpito il Parco Archeologico Naturalistico di Longola, a Poggiomarino.
Secondo le prime risultanze investigative, gli autori del raid avrebbero agito con metodo, scegliendo obiettivi precisi all’interno dell’area e approfittando anche del fatto che parte del sistema di videosorveglianza risultava non funzionante. I focolai sarebbero stati appiccati in punti diversi del parco poco dopo le due di notte, segno di un’azione coordinata finalizzata a massimizzare i danni.
Gli inquirenti non escludono alcuna pista, compresa quella di un messaggio intimidatorio rivolto a una realtà che negli ultimi anni è diventata simbolo di valorizzazione culturale e recupero del territorio.
Le indagini procedono senza sosta. Gli investigatori avrebbero già acquisito immagini considerate particolarmente importanti provenienti da una telecamera che sarebbe riuscita a riprendere i movimenti di almeno uno dei presunti piromani.
Dalle registrazioni emergerebbe la figura di un uomo che si muove con sicurezza nel buio dell’area archeologica, come se conoscesse perfettamente il luogo e sapesse esattamente quali strutture colpire.
Filmati che ora saranno analizzati fotogramma per fotogramma per cercare di identificare il responsabile e ricostruire l’intera dinamica dell’incendio.
Un altro elemento ritenuto fondamentale dagli investigatori è il ritrovamento di un’automobile abbandonata in via Turati, a poca distanza dal parco.
All’interno del veicolo sono state trovate due taniche di benzina che potrebbero essere state utilizzate per alimentare il rogo. Sul mezzo sono inoltre in corso accertamenti tecnici da parte degli specialisti del reparto scientifico, impegnati nella ricerca di impronte digitali, tracce biologiche ed eventuali elementi utili all’identificazione degli autori.
Proprio da questi reperti potrebbe arrivare una svolta decisiva nell’inchiesta.
Il bilancio dei danni è pesantissimo. Le fiamme hanno completamente distrutto l’infopoint all’ingresso del parco e raso al suolo i laboratori didattici utilizzati per le attività rivolte a scuole e visitatori.
La serra ha riportato gravi danni interni, mentre alcuni gradoni dell’area destinata al birdwatching sono stati interessati dall’incendio. Solo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco, supportati dai carabinieri della stazione di Poggiomarino e dagli agenti del commissariato di San Giuseppe Vesuviano, ha evitato che il rogo si propagasse all’intero complesso.
Tra i primi a lanciare l’allarme anche Luigi Staiano, agente della Polizia Municipale di Striano, il cui intervento ha consentito di attivare rapidamente la macchina dei soccorsi.
La vicenda ha suscitato forte indignazione istituzionale. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha definito l’accaduto «una ferita grave al patrimonio culturale e all’intera collettività».
Parole che fotografano il valore di un sito unico nel panorama archeologico del Mezzogiorno.
Il sito di Longola venne scoperto nel 2000 durante lavori di bonifica del fiume Sarno. Gli scavi portarono alla luce un insediamento frequentato dalla media età del Bronzo fino al VI secolo avanti Cristo, caratterizzato da canali navigabili, aree abitative, attività artigianali e una vera e propria darsena.
Il ritrovamento di tre antiche piroghe ha confermato il ruolo strategico del villaggio nella valle del Sarno, tanto da far definire Longola dagli studiosi una sorta di “Venezia protostorica” risalente a tremila anni fa.
Negli ultimi anni il sito era al centro di un importante programma di valorizzazione promosso da Parco Archeologico di Pompei e dal suo direttore Gabriel Zuchtriegel, sostenuto da finanziamenti pubblici destinati alla crescita e alla fruizione dell’area.
A essere colpita non è stata soltanto una struttura fisica, ma anche l’opera quotidiana di decine di volontari che da anni custodiscono il parco.
Mentre Longola prova a rialzarsi, gli investigatori continuano la caccia ai responsabili di un gesto che ha colpito non soltanto un parco archeologico, ma un simbolo identitario dell’intera area vesuviana.
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Approfondimento
Il Parco Archeologico di Longola va a fuoco, ma la sorveglianza resta un colabrodo.
Non un gesto isolato, ma un attacco studiato: taniche di benzina trovate in un’auto
abbandonata confermano il piano criminale dietro il rogo.
Brucia un pezzo di storia e cultura di Poggiomarino, mentre le istituzioni devono
dimostrare di saper reagire davvero, senza lasciare spazio all’incuria e
all’abbandono.