Caso Caliendo, spunta il giallo del trapianto mancato: «Fuori lista quando c’era un cuore pronto»

Napoli – Una “trapiantabilità a intermittenza” che proietta nuove ombre sul tragico destino di Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il fallimento di un trapianto di cuore eseguito a fine 2025. Secondo quanto denunciato dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia della vittima, dalle carte dell’inchiesta emergerebbe un tempismo a dir poco sospetto sulla gestione delle liste d’attesa.

L’organo sfiorato e l’esclusione lampo

I fatti risalgono all’inizio di febbraio. “Lo scorso 2 febbraio da Bologna si era reso disponibile un cuore compatibile per Domenico”, spiega l’avvocato Petruzzi. Tuttavia, proprio quel giorno, su istanza dei cardiochirurghi di Napoli, il bambino è stato cancellato dalla lista del centro regionale trapianti a causa di alcuni danni rilevati a diversi organi.

La vera anomalia, secondo la tesi della difesa, si sarebbe verificata quarantotto ore dopo: il 4 febbraio Domenico viene reinserito nella lista dei trapiantabili. Un “miracolo” burocratico che però arriva fuori tempo massimo, quando il cuore di Bologna era già stato definitivamente assegnato a un altro piccolo ricevente.

Dalle accuse di falso all’ipotesi di dolo

La vicenda si inserisce in un procedimento giudiziario per omicidio colposo in concorso che vede attualmente indagati sette medici. Tra questi figurano i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, già interdetti nelle scorse settimane dal gip di Napoli, Mariano Sorrentino, con l’accusa di falso in concorso per la compilazione della cartella clinica del bambino.

Alla luce della nuova documentazione trasmessa al Centro Nazionale Trapianti, la posizione dei legali della famiglia Caliendo si fa ancora più dura. Per Petruzzi non si tratta di una semplice svista, ma di “un altro indizio pienamente compatibile con la nostra ipotesi di omicidio volontario, quanto meno attraverso il dolo eventuale”.

La difesa dei medici: «Scelte solo scientifiche»

Di contro, la linea dei medici indagati resta ferma sul rigetto di ogni accusa. I cardiochirurghi, assistiti dai penalisti Dario Gagliano, Anna Ziccardi, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, hanno sempre ribadito la correttezza del proprio operato. Secondo i consulenti della difesa, l’esclusione temporanea e ogni altra decisione clinica sarebbero state prese nel pieno rispetto delle regole e dettate esclusivamente da stringenti e oggettive valutazioni scientifiche e operative sulle condizioni del paziente.

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Giuseppe Del Gaudio

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