

Nella foto il boss Patrizio Bosti e la figlia Flora Bosti
Napoli – Un pronostico infallibile, se non fosse che la realtà ha preso la direzione diametralmente opposta. «Vedo per te un anno fatto di vittoria, non ti faranno alcuna cattiveria», assicurava lo scorso dicembre “Nennetta”, sedicente cartomante interpellata al telefono. Ma la rassicurazione esoterica non ha fatto i conti con i telefoni sotto controllo. Flora Bosti, 35 anni, figlia del capoclan Patrizio Bosti, ha visto svanire i suoi arresti domiciliari.
Pochi giorni fa, la Squadra Mobile di Napoli guidata dal primo dirigente Mario Grassia ha dato esecuzione a un provvedimento di aggravamento della misura cautelare: la donna è stata prelevata dalla sua abitazione (fuori dalla Campania) e trasferita in un penitenziario del Centro Italia.
La svolta è arrivata grazie alle indagini coordinate dal pubblico ministero della Dda di Napoli, Alessandra Converso. Flora Bosti era riuscita a lasciare il carcere l’estate scorsa dopo una condanna in primo grado a quasi sette anni di reclusione, ottenendo la detenzione domiciliare a patto di rispettare un divieto tassativo: non comunicare in alcun modo con soggetti esterni al proprio nucleo familiare.
Un obbligo aggirato sistematicamente. La donna, come anticipato da Il Mattino, sfruttando schede sim intestate a cittadini extracomunitari e profili social, manteneva vivi i contatti con l’esterno. Tra questi, il 12 e 13 dicembre scorsi, spiccano le telefonate alla cartomante per conoscere l’esito delle decisioni del giudice Federica Villano, dello stesso pm Converso e della strategia del proprio legale, l’avvocato Domenico Dello Iacono.
Conversazioni surreali, in cui la veggente si preoccupava persino di capire se l’interlocutrice si trovasse «dal lato della porta o dal lato della cucina» per captare meglio i “fluidi” energetici.
Oltre al colore delle consultazioni mistiche, l’informativa della Squadra Mobile racchiude elementi di ben altra caratura investigativa. Monitorando i canali social e le utenze d’appoggio – in un’occasione la 35enne si sarebbe persino spacciata per la nipote (figlia del fratello Ettore Bosti) per rintracciare un pacco destinato al carcere – gli inquirenti hanno mappato una fitta rete di relazioni.
Agli atti compaiono scambi di regali costosi, convenevoli e messaggi che sembrano ridisegnare o confermare i ponti diplomatici tra i clan. Di particolare interesse per la Procura sono i contatti tra la famiglia della Vasto-Arenaccia e un giovane nipote di Cesare Pagano, storico capo dei “sub-clan” dei passati scissionisti di Scampia. Materiale ritenuto prezioso per decifrare i correnti equilibri tra i cartelli storici della criminalità organizzata napoletana.
La difesa di Flora Bosti, affidata agli avvocati Domenico Dello Iacono ed Elisabetta Valentino, ha immediatamente presentato ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere il ripristino dei domiciliari.
Nel frattempo, questo filone si incastra in un’inchiesta madre decisamente più vasta. L’obiettivo della Direzione Distrettuale Antimafia è fare piena luce sulla galassia di attività imprenditoriali e commerciali direttamente riconducibili al gruppo di Patrizio Bosti, fondatore e vertice indiscusso dell’Alleanza di Secondigliano.
Flora Bosti (35 anni) è inserita a pieno titolo nelle dinamiche del clan, sebbene con compiti diversi rispetto alle figure militari. Nell’estate precedente ai fatti narrati, era stata condannata a quasi 7 anni in primo grado nell’ambito di una maxi-inchiesta contro il clan Contini che aveva svelato il controllo opprimente del clan sul territorio del Vasto, dell’Arenaccia e delle zone limitrofe alla Stazione Centrale di Napoli.
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Approfondimento
Pronostico sbagliato, realtà impietosa: i tarocchi dicevano «vittoria», ma per Flora
Bosti è scattato l’arresto in carcere.
Dai domiciliari al penitenziario, la figlia del capoclan Patrizio Bosti non sfugge al giro di vite della giustizia.
Un colpo che pesa sulle dinamiche del clan e conferma come le indagini serrate non lascino
spazio a magie o illusioni.