Afragola, le confessioni del pentito: «Ecco come i Nobile hanno tradito i Moccia»

Napoli – C’è una nuova, feroce generazione criminale che cammina a passo spedito tra i vicoli di Afragola e le palazzine delle Salicelle. Una generazione che ha cancellato le vecchie gerarchie, che non trema davanti ai “colletti bianchi” della camorra tradizionale e che usa la violenza cieca come unico passaporto per il rispetto.

A sventrare i segreti del gruppo dei “Panzarottari”, la fazione criminale trainata dalla famiglia Nobile che negli ultimi anni ha conquistato l’autonomia criminale sul territorio sul sangue della storica egemonia del clan Moccia, sono i

Alex Pollaro, classe 1998, ha deciso di saltare il fosso. Il suo interrogatorio dinanzi ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, guidato dai Pubblici Ministeri Ilaria Sasso del Verme e Giorgia De Ponte, squarcia il velo su una realtà fatta di stese, ordini impartiti via smartphone dalle celle dei penitenziari e spedizioni punitive da migliaia di euro a settimana.

«Io sono entrato a far parte del gruppo dei panzarottari quando sono uscito dal carcere nel 2024», mette a verbale Pollaro, descrivendo un legame che affonda le radici nell’infanzia, in quella normalità apparente dei quartieri difficili. «Conoscevo e frequentavo i panzarottari fin da quando ero bambino, giocavamo a pallone insieme e ci vedevamo quasi tutti i giorni». Ma il pallone è stato presto sostituito dalle armi e dal controllo del territorio.

La scalata autonoma e lo sgarro ai Moccia

Per anni i Panzarottari hanno operato all’ombra dei Moccia, la storica e potente organizzazione mafiosa di Afragola. Il patto era chiaro: fare estorsioni con il benestare dei colonnelli Michele Puzio, detto “Uccione”, e Giovanni Tuccillo. Ma a un certo punto i Nobile decidono che dividere la torta non conviene più. Cominciano le estorsioni “sottobanco”. I soldi non finiscono più nella cassa comune del clan per mantenere i detenuti e gli affiliati.

«In passato, so che Michele Puzio detto Uccione si lamentava perché il gruppo di Nobile Raffaele faceva delle estorsioni sottobanco e non consegnava tutti i proventi dell’attività estorsiva nelle casse della famiglia Moccia per il mantenimento degli affiliati e dei detenuti del clan Moccia, come avrebbe dovuto fare». Un oltraggio intollerabile che scatena le armi: «Mi è stato raccontato anche che, proprio nell’ambito dei contrasti attinenti alla mancata consegna di tutti i proventi delle attività estorsive svolte dai Nobile, ci fu un conflitto a fuoco tra i Nobile e gli uomini di Puzio Michele detto Uccione… Alla sparatoria partecipò anche …omissis…».

Con i successivi arresti e l’inizio della collaborazione con la giustizia di Puzio e di altri reggenti come un tale Alessandro, lo spazio si allarga. I Nobile tagliano definitivamente i ponti: «I Nobile non furono più tenuti a versare i proventi delle estorsioni nelle casse del clan Moccia e gestivano le attività estorsive autonomamente… Da 3 o 4 anni hanno iniziato a gestire anche il traffico di stupefacenti».

(nella foto il rione Salicelle di Afragola e da sinistra in alto il boss Raffaele Nobile, il figlio Antonio detto Spiedino, il nipote Antonio detto Topolone e il pentito Alex Pollaro)

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Giuseppe Del Gaudio

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