Salerno, l’ex pugile a processo per la tragica lite con l’amico

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Salerno – Una serata iniziata in strada e conclusasi nel peggiore dei modi all’interno di un appartamento, trasformato in un fatale teatro di violenza. Si avvia verso il primo, decisivo snodo giudiziario l’inchiesta sulla morte di Vincenzo Mazza, il 35enne originario di Angri che ha perso la vita nell’abitazione dell’ex pugile dilettante salernitano Luca Fedele.

Quest’ultimo, oggi cinquantenne e recluso nel carcere di Fuorni, comparirà il prossimo 1° giugno davanti al Gup del Tribunale di Salerno, Rossella Setta. L’accusa è di omicidio preterintenzionale e la difesa ha optato per il rito abbreviato.

La tragica notte di via D’Annunzio

I fatti si sono consumati al primo piano di una palazzina nel quartiere Santa Margherita. Secondo quanto emerso dalle serrate indagini dei Carabinieri della Compagnia di Salerno, i due uomini avrebbero trascorso insieme le ore precedenti al delitto. Una frequentazione confermata da alcuni testimoni che li avevano notati in strada prima che si ritirassero nell’appartamento.

Poi, per cause ancora non del tutto chiarite, un alterco improvviso, esploso in un contesto purtroppo compromesso dall’alterazione psicofisica. Mazza – descritto come un giovane incensurato e noto ai servizi di salute mentale – sarebbe stato raggiunto da un violento pugno al volto sferrato dall’ex pugile. Un colpo che ne avrebbe provocato la rovinosa e letale caduta a terra.

Il finto furto e le contraddizioni

A rendere il quadro investigativo particolarmente complesso, nelle primissime ore dopo il dramma, è stato il tentativo di depistaggio operato dallo stesso Fedele. È stato lui, infatti, a chiamare il 118, fornendo ai soccorritori una versione che si è sgretolata nel giro di pochi minuti. L’uomo aveva dichiarato di aver sorpreso uno sconosciuto intento a rubare in casa e di aver reagito a un’aggressione. Una narrazione incompatibile con la scena che si è presentata davanti agli occhi dei militari dell’Arma: nell’appartamento sono state rinvenute tracce di cocaina e crack disposte in modo tale da suggerire lo scenario di una “serata allegra” tra conoscenti, piuttosto che i segni di un’effrazione.

L’interrogatorio e l’approdo in aula

Condotto in caserma la notte stessa della tragedia, l’ex sportivo è stato protagonista di un lungo e confuso interrogatorio, cambiando più volte versione dei fatti, in bilico tra il presunto effetto delle sostanze assunte e il disperato tentativo di alleggerire la propria posizione.

Gli esiti dell’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria, uniti ai rilievi effettuati nell’appartamento posto sotto sequestro, hanno però permesso alla Procura di tracciare una linea chiara e di cristallizzare il capo di imputazione in omicidio preterintenzionale.

Con la scelta del giudizio immediato e del rito abbreviato, il procedimento entra ora nel vivo. Il prossimo 1° giugno il giudice sarà chiamato a valutare gli atti di un’indagine che ha fatto luce sulle ombre di una notte drammatica, restituendo la verità – per quanto amara – alla famiglia di un giovane la cui vita è stata spezzata troppo presto.

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Rosaria Federico

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