Piombo contro l’auto del figlio del boss: cinque colpi per chiudere il conto

L’odore della polvere da sparo torna a saturare le strade di Castello di Cisterna. Una nuova azione di fuoco, rapida, spietata e dal chiaro intento omicidiario, ha squarciato la quiete serale in via Giacomo Leopardi. Nel mirino della criminalità organizzata è finito nuovamente Tommaso Rega, 37 anni, figlio del ras attualmente detenuto Giovanni Rega (noto negli ambienti investigativi come “Coscia storta”).

La dinamica balistica e l’esecuzione del raid lasciano poco spazio alle interpretazioni: non si è trattato di un avvertimento a scopo intimidatorio, ma del preciso tentativo di eliminare fisicamente il bersaglio.

L’azione di fuoco e la saturazione del bersaglio

La sequenza si è sviluppata in una frazione di secondi. Chi aveva il compito di portare a termine la missione di morte ha intercettato l’auto su cui si trovava il 37enne e, prima di innescare il ciclo di fuoco, ha raggelato la scena con una minaccia verbale inequivocabile: «Ti devo fare la festa».

Subito dopo, la deflagrazione. Il pistoleri ha esploso una sequenza di ben cinque colpi di pistola, indirizzando la volata e concentrando la rosata direttamente contro l’abitacolo della vettura. La scelta di colpire un veicolo (con i proiettili destinati a superare la resistenza dei cristalli o delle lamiere prima di attingere il corpo) indica un volume di fuoco pensato per “saturare” lo spazio ristretto dell’auto, massimizzando l’impatto letale. Solo una manovra evasiva o un difetto di mira nella concitazione del momento ha evitato la strage.

Il precedente di aprile: a due centimetri dal miocardio

Per comprendere il livello di allarme dell’evento di ieri sera, l’analisi balistica e criminale deve necessariamente arretrare di poche settimane. Anche lo scorso aprile, nel pieno della notte, Rega fu bersaglio di un feroce agguato che sfiorò l’esito letale. In quell’occasione, la vittima fu attinta da un singolo, devastante proiettile penetrato dalla spalla sinistra.

L’ogiva intraprese una traiettoria interna insidiosissima, arrestando la sua corsa a pochissimi centimetri dal muscolo cardiaco. Trasportato d’urgenza all’Ospedale Cardarelli di Napoli, Rega riuscì a sopravvivere per un puro miracolo clinico a un trauma penetrante che aveva letteralmente rasentato il miocardio.

Le indagini: tracce, calibri e la faida in corso

Il passaggio dal ferimento “chirurgico” di aprile alla pioggia di piombo di ieri in via Leopardi certifica che il mandato di morte nei confronti dell’erede del clan è ancora attivo e pressante. Gli specialisti della Polizia Scientifica hanno setacciato l’asfalto per la repertazione dei bossoli espulsi dall’arma — verosimilmente una pistola semiautomatica — per determinarne il calibro esatto e lo stato della percussione.

Le indagini balistiche comparative dovranno stabilire se a sparare ieri sera sia stata la medesima canna che ha quasi ucciso il 37enne un mese fa. Sullo sfondo, resta altissima la tensione in tutto l’hinterland a nord di Napoli, con le autorità pronte a fronteggiare una potenziale faida per il riassetto delle piazze di spaccio.

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