Napoli, Salvatore Giuliano: «Menzogne? Mio padre mostri le prove, io non ho mai mentito»

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Giuseppe Del Gaudio

Napoli– La frattura interna a una delle famiglie che hanno segnato la storia criminale di Napoli si consuma ormai a mezzo stampa e a colpi di comunicati ufficiali. Non si è fatta attendere la replica di Salvatore Giuliano, figlio dell’ex boss di Forcella (oggi collaboratore di giustizia) Luigi Giuliano e di sua moglie Carmela Marzano. Rispondendo alla dura lettera inviata in precedenza dai genitori, che lo accusavano di aver diffuso solo falsità, Salvatore ha affidato all’ANSA una nota ufficiale per blindare la propria condotta e rispedire al mittente ogni addebito.

«Io non ho mai mentito», scandisce con fermezza il figlio dell’ex capoclan, rivelando inoltre uno sfondo inquietante: quello di ricevere da tempo «velate minacce» circa l’esistenza di presunte prove capaci di smentire i suoi racconti. Prove che, tuttavia, non sarebbero mai state esibite.

Il silenzio rotto dopo un anno e mezzo

Il fulcro della discordia è il podcast “La Tigre”, all’interno del quale Salvatore ha ripercorso la propria vita e i legami familiari. Una narrazione pubblica che i genitori hanno duramente contestato nella loro missiva, ma con un tempismo che lo stesso Salvatore definisce sospetto.

«Mio padre e mia madre hanno deciso di parlare solo oggi, ad un anno e mezzo di distanza dalla pubblicazione del podcast dove avevo già raccontato la mia vita», evidenzia la nota. «Per mesi hanno taciuto. Per mesi nessuna smentita, nessuna replica, nessun documento. Poi, improvvisamente, escono con accuse pesantissime, definendo ‘falsità’ le mie parole». Da qui la sfida diretta all’ex capoclan: «Se davvero avessero avuto prove della mia presunta menzogna, perché non hanno parlato subito? E perché quelle prove non le hanno mai mostrate?».

La denuncia del sistema criminale

Salvatore Giuliano tiene a precisare come il suo percorso pubblico non sia una vendetta privata, bensì una testimonianza civile sul peso di un cognome ingombrante e sulle derive della criminalità organizzata.
«Io non ho mai giudicato la sua scelta di collaborare con la giustizia», sottolinea, riferendosi al pentimento del padre.

«Quello che ho sempre fatto, e continuo a fare, è denunciare il sistema camorristico e raccontare il dolore di essere cresciuto dentro quella cultura criminale». Per il figlio dell’ex boss, il confine tra l’affetto familiare e l’impegno sociale resta netto: «Attaccare la camorra non è attaccare mio padre: è l’unico modo per onorare la verità e proteggere chi, come me, ne ha subito le conseguenze».

Con la sua lettera Salvatore Giuliano, figlio dell’ex boss pentito Luigi Giuliano, rivela anche che da tempo sta subendo velate minacce. “Mi si fa intendere che esisterebbero prove capaci di smentire le mie dichiarazioni – spiega – ma quelle prove non sono mai state rese pubbliche. E, cosa ancora più grave, non hanno mai dato luogo ad alcuna iniziativa legale nei miei confronti. Questo atteggiamento è diffamatorio, insostenibile ed intollerabile”.

“Io e la mia famiglia lontani da logiche criminali”

“Oggi, – fa sapere – e da sempre, io vivo con l’amore della mia vita, Luana. Abbiamo costruito insieme una famiglia meravigliosa, lontano da tutte le dinamiche marce della camorra. Qui ho trovato la pace, la forza di raccontare la mia verità e il coraggio di non avere più paura. Proprio per questo, vi chiedo di capire che questi attacchi privi di fondamento e gravemente diffamatori non colpiscono solo me ma feriscono profondamente la mia famiglia: Luana, i miei figli, persone innocenti che non hanno mai chiesto nulla se non vivere in pace. Lo dichiaro davanti a tutti: non ho mai mentito. Mi sono limitato a raccontare, secondo verità, la mia vita, le difficoltà che ho dovuto affrontare, le vessazioni che ho subito e che tuttora subisco”.

“Se hanno prove contro di me vadano in Tribunale”

Il figlio di Luigi Giuliano ci tiene a sottolineare, nella sua missiva, di non avere mai espresso giudizi nei confronti di qualcuno: “ho solo denunciato la camorra e raccontato il mio dolore” e “se mio padre e mia madre hanno prove contro di me, le producano. Vadano in tribunale. Io sono qui, a testa alta, con la coscienza a posto e la mia famiglia al fianco”.

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