

Napoli, corruzione nelle forze dell'ordine scatta il blitz
Napoli – Dati fiscali, precedenti penali, informazioni bancarie e contributive sottratte ai database dello Stato per essere impacchettate e rivendute al miglior offerente.
È quanto emerge da una vasta operazione della Polizia di Stato che, nelle prime ore di oggi, ha disarticolato una presunta rete criminale specializzata nello spionaggio informatico e nella compravendita di dati sensibili.
L’indagine, coordinata dalla “Sezione per la Criminalità Informatica” della Procura della Repubblica di Napoli, ha portato all’emissione di 29 misure cautelari eseguite tra le province di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno. Nello specifico, il G.I.P. ha disposto il carcere per quattro indagati, gli arresti domiciliari per sei persone e l’obbligo di firma per altre diciannove. Le accuse, a vario titolo, includono associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile partenopea, supportati dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, la rete criminale si basava su un collaudato sistema di corruzione. Al centro dell’inchiesta figurano alcuni Pubblici Ufficiali, tra cui appartenenti alle Forze dell’Ordine, che – dietro compenso – avrebbero effettuato accessi abusivi a banche dati di interesse nazionale (come lo SDI o i sistemi INPS).
Le informazioni venivano poi cedute a esponenti dell’organizzazione, i quali provvedevano a rivenderle a imprenditori del settore delle investigazioni private, agenzie di recupero crediti o singoli acquirenti. Tra le vittime del furto di dati figurano cittadini comuni, ma anche personaggi dello spettacolo, della finanza, dell’imprenditoria e diverse società per azioni.
Durante le perquisizioni nelle abitazioni dei sospettati e nelle sedi delle agenzie coinvolte, la Polizia ha sequestrato numerosi dispositivi informatici. Il dettaglio più inquietante emerso dalle carte è il ritrovamento di un vero e proprio listino prezzi, un documento che catalogava costi e tipologie di informazioni estrapolabili.
Secondo le accuse, le tariffe variavano in base alla delicatezza del dato:
25 euro per un accertamento sui precedenti di polizia tramite la banca dati SDI.
Dai 6 agli 11 euro per le interrogazioni sui database INPS (cedolini della pensione, dati reddituali ed estratti conto operativi).
Contestualmente agli arresti, le autorità hanno proceduto al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro.