Napoli, colonnine HPC cannibalizzate: ì’ombra del mercato nero sui moduli EV

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Una denuncia netta, che rimbalza dai forum digitali alle strade dell’hinterland napoletano. Tra Napoli, Chiaiano, Mugnano, Marano, Villaricca e Giugliano la mobilità elettrica si sta scontrando con una realtà criminale sistematica e silenziosa.

Non si parla del classico micro-vandalismo, ma di una vera e propria operazione di “cannibalizzazione” delle colonnine di ricarica rapida HPC (High Power Charging), svuotate della loro componente più preziosa nel disinteresse mediatico diffuso.

Non è vandalismo: è ingegneria criminale

A sollevare il caso sono gli stessi automobilisti elettrici, riuniti in community nazionali che monitorano quotidianamente lo stato della rete. Le immagini che circolano sui canali social mostrano uno scenario desolante: i cabinet blindati delle stazioni ad alta potenza vengono scardinati e letteralmente privati dei loro organi vitali, i cosiddetti “power stack” (i moduli di potenza interni).

Se nel resto d’Europa il fenomeno criminale legato alle colonnine si limita spesso al taglio dei cavi per recuperare pochi chili di rame, nel Napoletano il salto di qualità è evidente e inquietante. Chi colpisce possiede competenze tecniche specifiche, attrezzature adeguate e, soprattutto, tempo a disposizione.

Smontare un apparato industriale ad alta tensione senza rimanere folgorati richiede un know-how che esclude l’improvvisazione. La precisione chirurgica dei furti fa nascere un interrogativo inevitabile: dove finiscono questi componenti elettronici d’alto valore? L’ipotesi di un canale di ricettazione specializzato o di un mercato parallelo si fa ogni giorno più concreta.

Fondi pubblici ed effetto “inaugura e abbandona”

Il danno economico è ingente, ma a far rabbia agli utenti è anche la natura dei beni colpiti. Gran parte delle infrastrutture devastate appartiene alla rete ENEL X / Enel, colosso energetico che ha installato i punti di ricarica beneficiando di significativi incentivi e finanziamenti pubblici legati ai piani per la transizione ecologica. Risorse della collettività investite per spingere i cittadini verso l’acquisto di veicoli a zero emissioni.

Tuttavia, all’enfasi dei tagli del nastro sembra seguire una gestione post-danno fallimentare. Molti utenti segnalano infatti che le stazioni colpite rimangono fuori servizio per settimane, spesso per mesi, trasformandosi in carcasse metalliche esposte al degrado.

Una percezione di abbandono che alimenta la frustrazione: una volta incassati i contributi pubblici, la riparazione di impianti economicamente “scomodi” sembra scivolare in fondo alle priorità dei gestori, lasciando intere aree urbane scoperte dal servizio di ricarica rapida.

Se fossero pompe di benzina? Il peso del silenzio

Ciò che sconcerta maggiormente la community EV è il muro di silenzio che circonda questa emergenza. La domanda che si pongono i guidatori è provocatoria ma legittima: cosa succederebbe se un gruppo criminale assaltasse sistematicamente i distributori di carburante tradizionali, smontandone le pompe e paralizzando il rifornimento di intere province?

Con ogni probabilità assisteremmo a:

Aperture dei telegiornali nazionali e prime pagine;

Interrogazioni parlamentari e dibattiti politici sulla sicurezza;

Dichiarazioni congiunte delle istituzioni;

Interventi straordinari delle forze dell’ordine.

Nel caso della rete elettrica, invece, la distruzione di asset strategici dal valore di centinaia di migliaia di euro viene declassata a fatto di cronaca minore, quasi una normale conseguenza del vivere in territori complessi.

Un danno strategico per la transizione del Paese

Ogni singola colonnina HPC smembrata rappresenta un tassello in meno nel mosaico della mobilità sostenibile. Le conseguenze immediate ricadono sui cittadini: aree prive di copertura, disservizi costanti e, soprattutto, un crollo verticale della fiducia verso l’affidabilità dell’infrastruttura pubblica.

Se lo Stato e le istituzioni locali non sono in grado di tutelare e difendere impianti tecnologici di tale portata, il problema smette di essere una questione per “soli automobilisti elettrici”. Diventa una crisi di credibilità istituzionale e di ordine pubblico. Accendere i riflettori su questo fenomeno non è più rimandabile, prima che la sistematica distruzione di beni comuni venga definitivamente accettata come la normalità.

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Gustavo Gentile

Esperto in diritto Diplomatico e Internazionale. Lavora da oltre 30 anni nel mondo dell’editoria e della comunicazione. E' stato rappresentante degli editori locali in F.I.E.G., Amministratore di Canale 10 e Direttore Generale della Società Centro Stampa s.r.l. Attento conoscitore della realtà Casertana.

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Gustavo Gentile