Maradona, la rivelazione in aula: «Soffriva di disturbo bipolare»

Nuovi e delicati dettagli emergono dal tribunale di San Isidro, in Argentina, dove è in corso il processo per accertare le responsabilità mediche legate alla scomparsa di Diego Armando Maradona, avvenuta nel 2020.

Per la prima volta, un membro della sua équipe sanitaria ha parlato apertamente delle fragilità psicologiche dell’ex fuoriclasse, offrendo un quadro clinico molto più complesso di quanto fosse noto all’opinione pubblica.

La testimonianza in aula

Lo psicologo Carlos Diaz, esperto in dipendenze e membro del gruppo di sette professionisti sanitari attualmente sotto accusa, ha deposto davanti ai giudici svelando una diagnosi fino ad oggi inedita. Secondo le parole dello specialista, il team medico non si trovava ad affrontare unicamente la dipendenza da alcol e psicofarmaci del campione. Il percorso terapeutico, infatti, mirava a gestire anche un disturbo bipolare e un disturbo narcisistico di personalità.

Si tratta della prima volta in assoluto che un medico curante menziona pubblicamente e in sede ufficiale una simile diagnosi per Maradona. L’investigazione, che vede sul banco degli imputati anche psichiatri, medici e infermieri, punta a chiarire se l’équipe abbia agito con la dovuta diligenza professionale o se vi siano state delle negligenze fatali nella cura del “Pibe de Oro”.

Le fragilità del campione

Durante la sua audizione, Diaz ha provato a spiegare ai giudici i meccanismi che tormentavano l’ex calciatore. Lo specialista ha evidenziato come le dipendenze fossero strettamente intrecciate all’enorme peso dei suoi successi sportivi e a una forte vulnerabilità emotiva. Di fronte ai sentimenti di frustrazione, ha sottolineato lo psicologo, Maradona non possedeva gli strumenti adeguati per reagire, finendo per cercare rifugio nell’abuso di sostanze.

Nonostante questo difficile scenario, la deposizione ha restituito anche l’immagine di un uomo che tentava di riprendere in mano la propria vita. Diaz ha infatti assicurato che Maradona nutriva una genuina volontà di disintossicarsi, spiegando di averlo aiutato a raggiungere e mantenere uno stato di sobrietà proprio durante l’ultimo mese prima del tragico epilogo.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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