

Sequestro Messina Denaro
Tesoro del boss mafioso Matteo Messina Denaro: arrestati Giacomo Tamburello da sempre ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro, mentre in Spagna sono finiti in manette l’ex moglie di Tamburello e il figlio Luca. L’operazione della Guardia di Finanza di Palermo, coordinata dalla Dda guidata dal Procuratore Maurizio de Lucia ha portato alla luce il patrimonio occulto del capomafia che in 40 anni di attività ha accumulato ingenti capitali con il traffico di droga.
Il 10% dei proventi del narcotraffico finiva nelle casse di Messina Denaro che a sua volta investiva i capitali in resort, azioni e oro. Ad occuparsi del patrimonio era Giacomo Tamburello, l’uomo che si occupava anche di gestire il narcotraffico in nome e per conto di Messina Denaro.
Il patrimonio del trafficante è sconfinato: ville lussuose in Spagna, conti correnti a Gibilterra, Andorra, Libano, Lussemburgo e isole Cayman. Azioni, fondi, titoli, conti milionari in banche di mezzo mondo, appartamenti e resort extralusso tra Marbella e Malaga e decine e decine di società come la Lujo Family Office, la spagnola Smiley Bubbles la Cinzano Ltd, costituita nel 2011 nelle Isole Cayman.
Un tesoro stimato dagli inquirenti in oltre 200 milioni di euro gestito nell’ultimo periodo dal figlio di Tamburello, Luca fresco di studi internazionali in economia, arrestato oggi col padre e la madre.
E’ stato lui, con uno spericolato investimento ad acquistare Villa Natacha, a Marbella, in Spagna. Tamburello ha dato fondo a tutte le sue liquidità e ha messo insieme 3 milioni a cui due soci hanno aggiunto 300mila euro.
“Ho rischiato tutto” diceva, a ottobre del 2025, non sapendo di essere intercettato, mentre progettava di prendere la residenza a Dubai per pagare meno tasse e di spostare 12 chili di oro dal Lussemburgo al Principato di Monaco. Un’operazione, questa, realizzata con l’aiuto di un consulente bancario a Monaco che, per la complessa operazione, aveva scelto la Bemo Bank del Lussemburgo e che alla famiglia Tamburello ha fruttato 2 milioni.
“Il tono dell’interlocuzione, la varietà delle opzioni prospettate e la consapevolezza dei costi e delle implicazioni di sicurezza – scrivono i pm – evidenziavano che il trasferimento non rispondeva a una semplice esigenza operativa, ma si inseriva in un processo più ampio di riorganizzazione del patrimonio familiare all’interno di giurisdizioni selezionate per la loro riservatezza bancaria”.
In Spagna grazie alle intense sinergie con la Policia National, è stato possibile eseguire (tramite Ordine di Investigazione Europeo) attività tecniche di intercettazione, in parallelo con le analoghe operazioni condotte in Italia. “Tutti questi accertamenti hanno permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico.
Più in dettaglio, è stato possibile acclarare come quei capitali siano stati nel tempo reimmessi nei circuiti dell’economica legale e siano oggi disseminati in una vasta moltitudine di strumenti finanziari, di partecipazioni azionarie, rapporti bancari, nonché in holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati, in massima parte, in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra”, dicono gli inquirenti.
“Sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale” hanno ricostruito gli inquirenti. Sul piano delle disponibilità, “sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti- dicono gli inquirenti – È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese.
Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi, nella specie oltre 12 kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol. Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione di Tamburello, dalla moglie e soprattutto dal figlio (anch’essi sottoposti a custodia cautelare in carcere)”.