

Il carcere di Santa Maria Capua Vetere
Pomeriggio di follia e altissima tensione all’interno della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere. Un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito con schiaffi, pugni e spintoni da due detenuti italiani nel Reparto Danubio (sezione p.t. lato B).
Il poliziotto, finito in ospedale, ha riportato una prognosi di tre giorni. A denunciare con fermezza l’accaduto sono state le sigle sindacali CON.SI.PE. e OSAPP, che hanno riacceso i riflettori sulle criticità strutturali e gestionali del carcere casertano.
Secondo quanto ricostruito, l’episodio è scattato quando l’agente di vigilanza ha sorpreso i due reclusi mentre fumavano hashish nei corridoi della sezione. Di fronte all’invito del poliziotto a ripristinare la legalità, i due reclusi lo hanno affrontato con arroganza, intimandogli di andarsene per “non mettere pressione”. Subito dopo è scattata la violenza fisica.
Solo il pronto intervento dei colleghi di turno ha evitato conseguenze ben più gravi, permettendo di sottrarre l’agente alla furia degli aggressori. La situazione è tuttavia degenerata poco dopo: all’arrivo dell’Ispettore di sorveglianza, i due reclusi si sono rifiutati di rientrare in cella, aizzando gli altri detenuti presenti e minacciando di lanciare olio bollente contro il personale d’accesso. La trattativa si è protratta a lungo ed è rientrata soltanto verso le 20:30 grazie alla gestione dell’emergenza da parte del Vice Comandante.
L’ennesimo episodio di violenza ha scatenato la dura reazione dei rappresentanti dei lavoratori. Per Luigi De Curtis (CON.SI.PE.), la vicenda ripropone il nodo drammatico della salute mentale tra le sbarre: “Non si può tollerare che detenuti con patologie psichiatriche vengano abbandonati nei reparti ordinari invece di essere destinati a strutture sanitarie dedicate. La Polizia Penitenziaria non può continuare a pagare l’inerzia delle istituzioni”.
Sulla stessa linea Vincenzo Palmieri, segretario regionale dell’OSAPP, che oltre ad esprimere solidarietà al collega punta il dito contro il sovraffollamento dell’istituto: “Oggi la struttura ospita oltre 1.000 detenuti rispetto a una capienza regolamentare di 800 posti”. Entrambe le sigle chiedono ai vertici del DAP il trasferimento immediato ed esemplare dei responsabili fuori dal distretto e interventi urgenti per garantire gli standard minimi di sicurezza.
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