

Nella foto una protesta di Claudio Gubitosi al Ministero della Cultura
Giffoni – Contributi pubblici e danno erariale: sequestro conservativo della Corte dei Conti all’Ente autonomo Giffoni Experience che organizza la rassegna cinematografica internazionale del Giffoni Film Festival.
E’ la resa dei conti tra Claudio Gubitosi, patron del Giffoni film Festival, i suoi familiari e la Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti. I militari della Guardia di Finanza a conclusione di un’indagine partita circa due anni fa hanno notificato all’Ente autonomo Giffoni Experience e al suo patron Gubitori un invito a dedurre e contestuale atto di messa in mora su richiesta del sostituto procuratore Mauro Senatore, coordinato dal procuratore regionale giacinto Dammicco.
Nel mirino della Finanza e della Corte dei Conti i contributio pubblici erogati dalla regione Campania per le edizioni del Giffoni Film Festival dal 2016 al 2024.
Il danno erariale ipotizzato è di 478.769 per il quale i finanzieri fatto il sequestro conservativo di rapporti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai soggetti destinatari del provvedimento, fino alla concorrenza dell’importo contestato, oltre a rivalutazione monetaria e interessi.
Il procedimento ha preso avvio dalla gestione del servizio di trasporto e movimentazione di ospiti e giurati del festival, già sfociato in un decreto di citazione a giudizio davanti alla Corte dei conti e attualmente in attesa di sentenza.
In questo nuovo procedimento la vicenda ruota intorno a Claudio Gubitosi e all’associazione Aura, intestata alla moglie Alfonsina Novellino, che aveva come unica dipendente della coppia Claudia.
La Giffoni Experience è nel mirino della Procura e della Corte dei Conti da oltre due anni. Gubitosi per oltre un ventennio ha organizzato e diretto il Giffoni Film Festival facendolo diventare un evento internazionale con ospiti famosi e giurati ragazzi provenienti da tutto il mondo. Il festival ha beneficiato negli anni di sponsor e di contributi pubblici, ridimensionati o annullati quando la gestione della famiglia Gubitosi è stata messa sotto la lente di ingrandimento.
Tanto che lo stesso Claudio Gubitosi ha inscenato numerose proteste contro il Ministero della Cultura (vedi foto).
Le successive attività investigative, infatti, avrebbero fatto emergere ulteriori criticità legate agli affidamenti diretti conferiti, dal 2016 al 2024, all’associazione culturale che si occupa delle attività sociali collegate alla manifestazione cinematografica, presieduta da Alfonsina Novellino, moglie del direttore artistico dell’Ente che aveva come unica dipendente la figlia della coppia.
Le verifiche svolte avrebbero consentito di ricostruire un sistema attraverso il quale parte dei contributi pubblici destinati al festival sarebbe stata progressivamente “dirottata” verso l’associazione mediante affidamenti formalmente qualificati come servizi di inclusione e solidarietà sociale, ma ritenuti, nella sostanza, una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tale schema si sarebbe ripetuto annualmente attraverso la presentazione di progetti sociali dai contenuti generici – assistenza, inclusione, solidarietà, campagne di sensibilizzazione, attività charity e servizi di supporto – successivamente inseriti tra le spese finanziate con fondi pubblici. Gli incarichi, conferiti ogni anno per importi pressoché identici, sarebbero poi stati rendicontati nell’ambito dei contributi regionali ed europei ottenuti dall’Ente.
Le verifiche contabili avrebbero inoltre evidenziato che l’associazione Aura riceveva quasi esclusivamente risorse provenienti dagli affidamenti del Giffoni Film Festival e che gran parte delle somme percepite sarebbe stata destinata alla copertura del costo dell’unica dipendente.
Ulteriori riscontri investigativi hanno fatto emergere che numerose attività sociali indicate nei progetti sarebbero state, in realtà, svolte gratuitamente da soggetti terzi o associazioni partner, mentre la documentazione acquisita avrebbe evidenziato spese ritenute modeste, scarsamente pertinenti o prive di collegamento diretto con le attività rendicontate.
Dalle risultanze istruttorie sarebbe inoltre emersa una situazione di conflitto d’interessi tra i vertici dell’Ente organizzatore e l’associazione destinataria degli affidamenti.
In particolare, il direttore artistico avrebbe preso parte alle procedure riguardanti l’associazione presieduta dalla propria coniuge, certificando, in alcune annualità, la regolare esecuzione delle prestazioni oggetto degli affidamenti.
Il Responsabile Unico del Procedimento, pur in presenza di rapporti familiari e interessenze con l’associazione beneficiaria, avrebbe a sua volta attestato alla Regione Campania la regolare esecuzione delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative relative agli affidamenti contestati, contribuendo così a rappresentare come ammissibili spese successivamente ritenute prive dei necessari requisiti di rendicontazione e non pertinenti rispetto alle finalità del finanziamento pubblico.
I soggetti coinvolti potranno ora esaminare gli atti depositati dalla Procura regionale, presentare memorie difensive e documentazione a propria discolpa ed anche chiedere di essere convocati dall’autorità contabile per le controdeduzioni.
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