

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
Da mesi lavorano senza ricevere lo stipendio e ora hanno deciso di fermarsi. È la protesta dei circa 50 seppellitori impiegati nei cimiteri napoletani attraverso due cooperative, che denunciano il mancato pagamento delle retribuzioni da prima dell’estate.
Gli arretrati, secondo quanto riferito dai lavoratori e dalla Cisl Funzione Pubblica, variano da due fino a dieci mesi. Le buste paga oscillano tra i 700 e i 1.200 euro, ma per molti addetti il problema non è soltanto economico: nonostante la mancata retribuzione, il servizio ha continuato a essere garantito per mesi.
La mobilitazione è guidata dalla Cisl Funzione Pubblica, con il responsabile Agostino Anselmi al fianco dei lavoratori. Per tre giorni consecutivi è stata proclamata un’assemblea permanente davanti alla sede dell’area cimiteri cittadini, in via Santa Maria del Pianto. La protesta dovrebbe concludersi domani, 30 settembre, ma senza una soluzione potrebbe proseguire.
«Noi chiediamo scusa ai napoletani, abbiamo rispetto del lutto, del dolore che avvolge le famiglie in questi momenti. Ma senza stipendi i lavoratori non possono andare avanti e questa forma di protesta è l’unica maniera per scuotere le coscienze», ha dichiarato Anselmi.
Secondo la Cisl, il Comune di Napoli avrebbe regolarmente corrisposto alle cooperative quanto dovuto per la gestione del servizio. Il problema, dunque, sarebbe legato ai mancati versamenti delle società ai propri dipendenti.
L’amministrazione comunale, intanto, starebbe cercando una soluzione per intervenire direttamente sui lavoratori, anche attraverso forme di acconto, per poi rivalersi sulle cooperative.
«Si tratta di una situazione gravissima perché il Comune di Napoli paga puntualmente le cooperative», ha spiegato Anselmi. «I seppellitori di Napoli non sono dipendenti del Comune, ma sono dipendenti delle cooperative e noi ringraziamo il Comune, il sindaco Manfredi, il direttore, l’assessore perché già si sono fatti carico di sostituirsi ai pagamenti».
Per il sindacato, però, l’intervento sull’emergenza non basta. La richiesta è quella di modificare alla radice il modello di gestione del servizio, portandolo all’interno di una società partecipata dell’amministrazione.
«Abbiamo fatto una proposta, abbiamo posto all’attenzione del sindaco il fatto che l’intero servizio, non solo i lavoratori, venga internalizzato con una partecipata», ha affermato Anselmi. «È un servizio così delicato che non può essere affidato a delle cooperative, quindi deve entrare nei meccanismi dell’Ente pubblico».
La proposta della Cisl è di trasferire il servizio alla Napoli Servizi. «Noi chiediamo che si trovi una possibilità di traghettare questo servizio nella Napoli Servizi. Addirittura oggi, 29 settembre 2026, c’è un consiglio comunale dove c’è una delibera che amplia le funzioni della Napoli Servizi», ha aggiunto Anselmi.
Nel frattempo i lavoratori restano riuniti in assemblea permanente, in attesa di una risposta concreta sul pagamento degli arretrati e sul futuro del servizio. Una vertenza che coinvolge non solo la condizione economica di decine di addetti, ma anche la gestione di un’attività essenziale per la città.
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