

Nella foto, un particolare della vicenda.
New York – Aveva solo 18 anni quando uccise una compagna di classe in un impeto di gelosia, diventando una delle donne più giovani a finire nel braccio della morte.
Alla vigilia dell’iniezione letale per Christa Pike, oggi 50enne, i media statunitensi rilanciano le polemiche per l’esecuzione della donna condannata all’età di 18 anni per un delitto che l’ha portata nella death row, il braccio della morte. Domani, a 200 anni dall’ultima esecuzione di una donna nel Tennessee avvenuta nel 1820, le sarà somministrata l’iniezione letale. Christa Pike è la prima donna, nella storia moderna degli Stati Uniti, a morire per un delitto commesso quando aveva solo 18 anni.
Pike e il suo fidanzato di allora, Tadaryl Shipp 17enne, furono condannati nel 1995 per l’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, loro compagna di classe al Knoxville Job Corps. Proprio Tadaryl Shipp e un altro giovane che partecipò al delitto, hanno maturato i tempi per chiedere la libertà condizionale e la libertà vigilata.
“Se Christa avesse avuto un anno di meno, si preparerebbe all’udienza per ottenerla anche lei – osserva il Times – anzichè andare incontro al boia” dopo che il governatore Bill Lee ha ieri respinto la grazia. Il caso suscitò clamore per la brutalità dell’omicidio, la giovane età dei coinvolti e il fatto che sul corpo della vittima fosse stato inciso un simbolo satanico. La scuola di formazione chiuse subito dopo il delitto. Christa finì l’anno dopo nel braccio della morte.
La Corte Suprema ha riconosciuto nel 2005 che i 18 anni non rappresentano uno spartiacque netto per mettere a morte una persona: “Le differenze tra adolescenti e adulti non scompaiono magicamente il giorno in cui si compiono 18 anni”, scrisse il giudice Anthony Kennedy fissando però quell’età sulla scorta del ragionamento che “un limite va pure deciso”.
Continuano le pressioni dei movimenti contro la pena di morte secondo cui all’immaturità neurologica di Christa Pike si aggiungono i traumi subiti: violentata piccolissima, poi a 11 anni e ancora a 17, picchiata brutalmente dal padre, tenuta a digiuno dalla madre.
Gli avvocati della donna sostengono che la pena di morte non sia appropriata per un crimine commesso a quell’età da un’adolescente affetta da una malattia mentale non curata, dopo un’infanzia segnata da brutali abusi sessuali e abbandono. In seguito a Pike sono stati diagnosticati un disturbo bipolare e un disturbo da stress post-traumatico.
I suoi avvocati hanno chiesto che, in caso di esecuzione, la squadra incaricata dell’iniezione letale sia composta esclusivamente da donne: Christa teme che essere immobilizzata su una barella e toccata da guardie uomini possa farle rivivere i traumi subiti da bambina.
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