Napoli– I subappalti come possibile punto di vulnerabilità del sistema degli appalti pubblici. È questo il tema sul quale si è soffermato il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenendo a margine della 22ª edizione del Premio Giancarlo Siani.
Le sue parole arrivano mentre resta alta l’attenzione sull’inchiesta relativa ai lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari, nella quale gli investigatori hanno ipotizzato un sistema fatto di presunte tangenti e fenomeni di caporalato.
«Il sistema preventivo non funziona»
Rispondendo alle domande dei cronisti, Gratteri ha puntato l’attenzione innanzitutto sul sistema normativo e sui meccanismi di prevenzione.
«È il sistema normativo che è soprattutto preventivo che non funziona», ha spiegato il procuratore, indicando come esempio la possibilità di ricorrere al subappalto nella realizzazione delle opere.
E proprio i subappalti, secondo Gratteri, rappresenterebbero l’elemento maggiormente esposto alle distorsioni del sistema.
Il passaggio tra un’impresa e l’altra
Il procuratore ha quindi descritto il meccanismo che, secondo la sua analisi, può verificarsi lungo la filiera degli appalti: «Sappiamo che spesso quando c’è un passaggio, uno step, lì c’è la mazzetta e poi la difformità all’opera».
Un sistema nel quale, ha osservato Gratteri, i margini economici possono ridursi progressivamente con il moltiplicarsi dei livelli di subappalto. «È ovvio che i margini di guadagno sono sempre più risicati man mano che si passa da un subappalto a un subappalto», ha detto, aggiungendo che «spesso tra un subappalto e l’altro c’è la mazzetta».
L’ombra delle organizzazioni criminali
Il ragionamento del procuratore si è poi spostato sul rapporto tra gestione delle risorse pubbliche e presenza della criminalità organizzata.
Parlando dell’inchiesta sull’Alta velocità Napoli-Bari, Gratteri ha sottolineato di non considerare sorprendenti vicende di questo tipo: «Non sono una novità per me». E ha aggiunto: «Le mafie o i faccendieri, gli ingordi sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere».
Le dichiarazioni arrivano dunque nel pieno dell’attenzione investigativa sui lavori dell’Alta velocità, riportando al centro del dibattito la necessità di controllare non soltanto l’affidamento iniziale delle grandi opere, ma anche tutti i passaggi successivi della catena degli appalti e dei subappalti.



