

In foto il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani
Roma– Sono atterrati ieri sera all’aeroporto di Fiumicino, provati ma liberi, il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani. I due, che si trovavano a bordo di una delle imbarcazioni della Freedom Flotilla diretta a Gaza, erano stati fermati in acque internazionali dalla marina israeliana.
All’uscita dal gate, Mantovani ha rotto il silenzio davanti ai cronisti. «Abbiamo subito violenze fisiche», ha dichiarato il giornalista, visibilmente segnato dalla vicenda, raccontando i momenti concitati dell’abbordaggio e della successiva detenzione.
Mentre Carotenuto e Mantovani atterravano a Roma via Atene, il resto del gruppo internazionale era in fase di trasferimento. La Farnesina ha confermato in una nota che tutti i partecipanti sono stati spostati dal centro di detenzione di Ketziot all’aeroporto di Eilat (Umm Al Rashrash), dove sono stati imbarcati su voli charter turchi. I funzionari dell’ambasciata italiana a Tel Aviv hanno seguito l’intera procedura di assistenza e presenziato alle operazioni di imbarco.
In serata, la Global Sumud Flotilla ha diffuso un comunicato in cui conferma la partenza degli attivisti con tre voli Turkish Airlines (TK6919, TK6921 e un terzo collegamento) schedulati tra le 14:50 e le 15:10 ora palestinese. La nota, dal tono durissimo, parla di uno «sforzo diplomatico» innescato dalla pressione internazionale.
La delegazione italiana della Flotilla alza il tiro e punta il dito contro quella che definisce «l’autoproclamata unica democrazia del Medioriente». «Non bastano condanne formali o critiche a Ben Gvir – si legge nel comunicato – perché sembrano ora servire a giustificare le azioni violente del regime di Netanyahu». L’appello finale è netto: «Continueremo a fare pressione sulle nostre istituzioni fino a quando non saranno interrotti i rapporti militari, commerciali e accademici con Israele. Libertà per la Palestina».