Camorra e appalti, pugno duro della Prefettura: cinque interdittive antimafia a Napoli e provincia

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Vincenzo Scarpa
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Il business del “caro estinto” e il settore del commercio nell’area metropolitana di Napoli finiscono ancora una volta nel mirino dello Stato. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha firmato cinque nuovi provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di altrettante aziende con sede legale tra Napoli, Pomigliano d’Arco, San Giuseppe Vesuviano e Castello di Cisterna. Le misure bloccano sul nascere qualsiasi tentativo delle imprese colpite di stringere accordi con la Pubblica Amministrazione o di accedere a finanziamenti pubblici, estromettendole di fatto dal circuito dell’economia legale.

I provvedimenti sono il risultato di una serrata attività istruttoria che ha confermato una tendenza ormai consolidata: la forte vulnerabilità del comparto delle onoranze funebri. Si tratta di un settore tradizionalmente “sensibile” e ad altissima redditività, dove spesso la gestione aziendale risulta strettamente riconducibile o condizionata da soggetti legati alle consorterie camorristiche locali. Per garantire che i decreti ostativi abbiano un effetto reale e immediato, la Prefettura sta seguendo da vicino l’operato dei Comuni, supportata dalle forze dell’ordine che hanno già avviato controlli e verifiche mirate sui territori interessati.

La strategia di presidio della legalità non si ferma però ai soli uffici amministrativi. Il Prefetto, attraverso il Gruppo Interforze, ha disposto una serie di accessi ispettivi direttamente nei cantieri edili attivi nella provincia. L’obiettivo è duplice: da un lato, svolgere radiografie complete sulle società appaltatrici, sui mezzi e sulle maestranze per prevenire infiltrazioni della malavita; dall’altro, vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza e contrastare la piaga del lavoro nero. Un’azione a tutto campo essenziale per difendere il tessuto produttivo sano, tutelare la libera concorrenza e salvaguardare l’ordine pubblico economico della regione.

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