Caso Domenico, la famiglia chiede verifiche su entrambi i cuori

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Giuseppe Del Gaudio
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Napoli– Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha presentato un’istanza al giudice per le indagini preliminari chiedendo un ampliamento dell’incidente probatorio fissato per il prossimo 28 aprile al Policlinico di Bari.

In particolare, la richiesta riguarda la presenza, durante l’esame tecnico, non solo del cuore trapiantato e poi risultato danneggiato, ma anche del cuore originario del bambino, espiantato prima dell’intervento.“È un accertamento necessario – ha spiegato Petruzzi – perché restano interrogativi a cui bisogna dare risposte chiare”.

I possibili nuovi interrogatori dei medici

Parallelamente, si apre un ulteriore fronte investigativo. Il legale ha infatti fatto riferimento alla possibilità di un nuovo interrogatorio preventivo per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni.
I due medici sono indagati per falso nell’ambito del procedimento che riguarda presunte modifiche alla cartella clinica del piccolo Domenico.

Secondo Petruzzi, un’eventuale ripetizione degli interrogatori risulterebbe “irrituale”. “Qualcosa deve essere accaduto durante le audizioni delle scorse settimane – ha sottolineato – poi si capirà per quale motivo si renda necessario rifarle”.

Il nuovo caso: una bambina morta prima dell’intervento

Nel frattempo, emerge un secondo episodio finito sotto la lente della fondazione dedicata a Domenico. Si tratta del decesso di una bambina avvenuto all’ospedale Monaldi nell’ottobre 2025, circa due mesi prima dell’intervento sul piccolo Caliendo.
Secondo quanto riferito dal legale, la documentazione clinica è ancora in fase di analisi, ma i primi elementi farebbero ipotizzare un ritardo nelle cure.

“La bambina – ha spiegato Petruzzi – sarebbe morta a causa di un atteggiamento attendista immotivato. Non risulta alcuna annotazione clinica che giustifichi questa scelta, che potrebbe aver compromesso le possibilità di sopravvivenza”.

Diagnosi nota, intervento tardivo

Dalla ricostruzione emerge che la piccola fosse affetta da una malformazione diagnosticata già in fase prenatale, circostanza che avrebbe richiesto un intervento tempestivo subito dopo la nascita.

“Si sapeva che bisognava intervenire immediatamente – conclude il legale – ma ciò non è avvenuto. Quando si è deciso di operare, ormai era troppo tardi”.

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