Caccia alla spia dietro il sequestro di armi e stupefacenti: agguato in famiglia al corso Seciondigliano

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Giuseppe Del Gaudio

Napoli– Quattro colpi di pistola per regolare i conti, per lavare col sangue il sospetto di un tradimento. La violenza che ha squarciato il pomeriggio del Corso Secondigliano non è stata un’esplosione di follia isolata, ma la coda velenosa di un’operazione di polizia scattata poche ore prima tra i rottami di un centro demolizioni a San Pietro a Patierno.

Il blitz nel deposito della droga

Tutto inizia in via Casoria. Gli agenti del Commissariato Secondigliano tengono d’occhio i movimenti attorno a un container situato in un’area già sotto sequestro. Quando vedono il 29enne Stefano Margarita entrarvi con circospezione per poi uscirne a passo svelto, decidono di chiudere il cerchio. L’intuizione dei poliziotti trova conferma nel fiuto dei cani dell’Unità Cinofila: quel box metallico era un vero e proprio caveau della criminalità.

Sotto i sigilli, gli agenti hanno rinvenuto un tesoro illegale: mezzo chilo di cocaina già diviso in 112 dosi, cannabis, bilancini e coltelli ancora sporchi di polvere bianca. Ma a preoccupare gli inquirenti è soprattutto l’arsenale: due fucili calibro 12 (un Beretta e un Benelli Montefeltro) e una semiautomatica 7,65, tutte armi risultate rubate e pronte all’uso. Per Stefano Margarita le manette scattano all’istante.

La caccia alla “spia”

La notizia dell’arresto e del sequestro dell’arsenale corre veloce nei vicoli, e con essa il sospetto. Qualcuno deve aver parlato. Qualcuno deve aver indicato quel container agli “uomini dello Stato”. Nella testa di Savio Margarita, fratello dell’arrestato, il nome del colpevole è uno solo: quello del cognato, il 49enne Salvatore Marino.

La sentenza viene eseguita poco dopo, in pieno giorno, lungo il Corso Secondigliano. Savio Margarita intercetta Marino e scarica l’arma: quattro proiettili centrano l’uomo, lasciandolo a terra in condizioni disperate. Un agguato rapido, feroce, figlio di una logica criminale che non ammette falle.

La resa e la confessione

Dopo lo sparo, il silenzio della fuga. Per alcune ore Savio Margarita fa perdere le proprie tracce, mentre il cognato lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale. Poi, la pressione degli inquirenti e il vicolo cieco della latitanza lo spingono alla resa. Accompagnato dal proprio avvocato, l’uomo si è presentato negli uffici della Squadra Mobile, ammettendo le proprie responsabilità.

Dietro la confessione, resta il quadro di una periferia dove le armi rubate e i panetti di cocaina dettano legge, e dove il sospetto di aver collaborato con la giustizia si paga con il piombo. Per ora, il bilancio è di un uomo in cella e un altro in fin di vita, entrambi travolti dallo stesso destino di violenza.

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