Caso Monaldi, al via gli interrogatori: i chirurghi davanti al GIP per la morte del piccolo Domenico

Sotto la lente della Procura il trapianto di cuore del 23 dicembre scorso. Le accuse per il primario Oppido e la dottoressa Bergonzoni sono di omicidio colposo e falso: decisiva la gestione della catena del freddo e i tempi dell'espianto.



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Napoli– È il giorno della verità giudiziaria per l’equipe di cardiochirurgia dell’ospedale Monaldi. Sono iniziati questa mattina, dinanzi al gip Mariano Sorrentino, gli interrogatori di garanzia per il primario Guido Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni. I due medici sono al centro dell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto a seguito di un trapianto di cuore eseguito lo scorso 23 dicembre.

La Procura di Napoli ha richiesto per entrambi una misura interdittiva, un provvedimento che potrebbe sospenderli temporaneamente dall’esercizio della professione.

Le accuse: non solo negligenza, ma anche il reato di falso

Il quadro accusatorio delineato dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci è pesante. Oltre all’ipotesi di omicidio colposo, ai due professionisti viene contestato il reato di falso. Gli inquirenti, supportati dalle indagini dei carabinieri del Nas, sospettano che vi siano state irregolarità non solo nell’atto operatorio, ma anche nella documentazione clinica redatta successivamente.

Il giallo del “cuore congelato” e i tempi dell’intervento

Il cuore dell’inchiesta ruota attorno a presunte gravi violazioni dei protocolli medici. Secondo le testimonianze raccolte tra il personale presente quel giorno, il trapianto sarebbe stato viziato da due errori fatali:

L’espianto anticipato: Il cuore malato del piccolo Domenico sarebbe stato rimosso prima ancora che l’organo del donatore, proveniente da Bolzano, arrivasse nella sala operatoria del Monaldi.

La catena del freddo: Il cuore nuovo sarebbe giunto a Napoli conservato in un box di vecchia generazione e, stando alle denunce, sarebbe stato “congelato” dall’uso improprio di ghiaccio secco anziché del ghiaccio sintetico o normale previsto per il trasporto degli organi. Un errore che ne avrebbe compromesso irrimediabilmente la funzionalità.

La difesa: “Pronti a rispondere a ogni domanda”

Nonostante la delicatezza della loro posizione, i due medici hanno scelto la linea della massima trasparenza. I legali della difesa hanno infatti anticipato che i loro assistiti non si avvarranno della facoltà di non rispondere, ma chiariranno punto su punto la propria condotta.

L’interrogatorio della dottoressa Bergonzoni è terminato nella tarda mattinata, mentre a mezzogiorno ha avuto inizio il faccia a faccia tra il gip e il primario Guido Oppido. La decisione sulla misura interdittiva è attesa nelle prossime ore.

In breve

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Commenti (3)

I protocolli devonoessere verificati e se ci sono responsabilita si devono applicare le sanzione ma occorre evitare processi sommari garantire trasperenza nelle carte e nei tempi e ricordarsi che ogni persona merita un giusto processo senza condanne anticipate

Capisco il bisogno di chiarire ma le indagini non devvono diventare processi mediatici, attendiamo i risulati ufficiali e la decisione del gip sperando che si facia giustizia senza pregiudizzj e che la verita emerga piano e corretta

La vicenda mi pare molto seria ma anzi bisogna che se faccia chiarezza e verità senza schiere di giudizi affrettati i medici debenno essere ascoltati e procedimentalmente accertati però il dolore per il bimbo è grande e la g3nte chiede risposte velici e certe

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