Cronaca Napoli

Maltrattamenti, l’imputato si difende in aula coi video hard dell’ex compagna

Pubblicato da
Rosaria Federico

Torre Annunziata – Non è bastato il divieto di avvicinamento, prima, e gli arresti domiciliari, poi, a fermarlo. Ora, nel processo che lo vede imputato per maltrattamenti, lesioni e stalking, un 30enne di Sorrento, figlio di un noto ristoratore, tenta un’ultima, controversa, mossa difensiva: mostrare al giudice i video intimi dell’ex compagna per dimostrarne la presunta inattendibilità.

La strategia difensiva e la reazione della parte civile

L’udienza di venerdì scorso davanti al giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata si è trasformata in un campo di battaglia legale ed etico. I legali del 30enne hanno depositato agli atti screenshot e fermi immagine, estrapolati da un consulente tecnico dallo smartphone dell’imputato, che ritraggono la giovane, una tatuatrice di 37 anni, in pose sessuali esplicite, intenta in atti di autoerotismo.

Immagini che la stessa vittima aveva cancellato dalle proprie chat dopo la fine della relazione, convinta di essersi liberata di un capitolo doloroso della sua vita.

Una mossa che ha scatenato la durissima reazione dell’avvocato di parte civile, Angelo Morreale. “Un tentativo becero di sputtanare la mia cliente”, ha tuonato in aula, scusandosi per il termine ma non per la sostanza.

“Dentro quest’aula non ci sono solo ingranaggi, ma esseri umani. Io stesso, che non c’entro nulla, sono stato costretto a vedere quei fotogrammi. Se si voleva dimostrare l’esistenza di una relazione sessuale, sarebbe bastata la messaggistica. Qui c’è la chiara volontà di gettare fango sulla vittima, sottoponendola a una inaccettabile forma di vittimizzazione secondaria”.

Le accuse: una relazione tossica tra gelosia e violenza

Il processo, nato da un’indagine della pm Giuliana Moccia, dipinge il quadro di una relazione tossica e violenta, durata dal 2023 al luglio 2024. Secondo l’accusa, la donna avrebbe più volte tentato di chiudere, stanca dei tradimenti di lui. Una decisione che avrebbe scatenato la reazione del compagno.

L’uomo, stando a quanto ricostruito, non si sarebbe limitato a minacciarla di morte (“la nostra storia finirà con la morte di uno di noi”) o di lasciarla senza lavoro (“ti spezzo le mani così non tatu più”). Le contestazioni parlano di schiaffi e colpi con una ciabatta che le procurarono un occhio nero, di essere stata chiusa in casa mentre cercava di andarsene con le valigie e, dopo la rottura, di pedinamenti e di un localizzatore Gps installato sull’auto di lei per controllarne ogni spostamento.

L’ultimo episodio contestato, a gennaio 2025, sarebbe avvenuto quando l’uomo, ormai finito agli arresti domiciliari per la violazione delle precedenti misure, l’avrebbe afferrata per il marsupio, strattonata e fatta cadere a terra, facendole battere la testa al muro.

La decisione del giudice: immagini ammesse ma con un monito

Di fronte allo scontro tra le difese, l’ultima parola è spettata al giudice monocratico, l’unico in aula a non aver mai visionato i video. Con una decisione che cerca un delicato equilibrio tra diritto alla prova e tutela della persona, il giudice ha definito i filmati “pertinenti” e ne ha disposto l’acquisizione al fascicolo, non ravvisando alcun “divieto processuale”. Ha però invitato alla massima prudenza, precisando che si tratta di “documenti” utili solo per approfondire la dinamica della coppia, data la natura della vicenda. Resterà al magistrato che scriverà la sentenza, ha concluso, il compito di valutarne l’effettiva capacità dimostrativa rispetto al resto delle prove raccolte. La parola, ora, torna al processo, con la prossima udienza fissata per il 4 e 5 marzo.

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